26 NOVEMBRE  2009

L'UNIONE SARDA
26 NOVEMBRE 2009
 
Capoterra (CA), fermati dai ranger due "corrieri delle grive"
Fino a Capoterra per acquistare dai bracconieri tordi e merli da trasformare in prelibate tacculas e rivendere, poi, a ristoranti e agriturismi. Denunciate due persone

 

 
ANDREA PIRAS
 
Provincia di Cagliari - Sedili ribaltati dell'auto per poter caricare i grossi sacchi di juta e una speranza: riuscire a non destare sospetti e allontanarsi il più in fretta possibile da Capoterra. D'altra parte chi avrebbe mai pensato che quelle buste enormi caricate nel cofano potessero contenere altre buste di cellofan, ben più piccole, con dentro, ognuna, otto volatili già spennati e pronti per la cottura. Tacculas, insomma. Ottocentoquaranta tra tordi e merli che i due corrieri, un pensionato di 69 anni e un commerciante di 52, entrambi di Quartu, erano andati ad acquistare direttamente a Capoterra, nelle case dei cacciatori di frodo. Di questo sono certi i ranger del Servizio ispettorato ripartimentale del Corpo forestale di Cagliari coordinato dal comandante Giuseppe Delogu: quei volatili erano stati catturati con reti e lacci, dunque dai bracconieri, visto che agli esami veterinari neppure una delle grive presentava ferite da arma da fuoco. Inequivocabili, quindi per gli esperti, le cause della loro morte. Adesso gli 007 dei ranger stanno tentando di scoprire dove quella montagna di uccelli pronti per diventare prelibate tacculas dovessero finire. Sarebbero stati rivenduti direttamente ai loro clienti privati dal commerciante-pescivendolo di Quartu e dal suo amico pensionato, oppure sarebbero finiti nel mercato clandestino che garantisce il prodotto a ristoranti, agriturismi, bed & breakfast? Una cosa è certa: l'operazione di polizia venatoria condotta dalla Forestale tra Quartu e Capoterra ha inferto un duro colpo alla distribuzione illegale delle tacculas, proprio in questo periodo in cui i cacciatori di frodo stanno lavorando di gran lena per garantire agli estimatori dei tordi bolliti in acqua e sale e poi conditi con il mirto una consistente quantità di prodotto. Selvaggina che trasformata in tacculas (otto tordi uniti tra loro dai rami di mirto dal costo che può raggiungere anche gli ottanta, cento euro) avrebbe garantito ai due corrieri almeno diecimila euro. Così ipotizzano almeno gli investigatori. Per i due amici quartesi adesso è scattata la denuncia all'autorità giudiziaria, ma il cerchio potrebbe chiudersi coinvolgendo anche altre persone.Il blitz è scattato l'altro pomeriggio verso le 19 a Capoterra. Una pattuglia dell'Ispettorato forestale ha intercettato nei pressi di Piazza Liori una Peugeot 205 con i due quartesi a bordo. Un'operazione tutt'altro che casuale ma più verosimilmente organizzata con cura. Di fatto i ranger stavano tenendo d'occhio alcuni noti bracconieri che proprio quel pomeriggio avevano incontrato i due acquirenti arrivati da Quartu. Hanno così atteso il momento opportuno per intimare l'alt alla loro macchina. I controlli hanno confermato i sospetti. Il commerciante e il pensionato erano veramente andati a Capoterra per far rifornimento di tordi e merli. Immediato il sequestro della merce, l'enorme quantità di volatili ripuliti da penne e piume e congelati.Un servizio, quello del Corpo forestale, che ha anche permesso di recuperare, in diverse zone di campagna, ben tremila e settecento lacci per la cattura degli uccelli. Pochi giorni fa sempre i ranger avevano messo in atto un altro maxi sequestro, confiscando ai bracconieri settecento tordi già confezionati in pacchi da otto.

LA NUOVA SARDEGNA

26 NOVEMBRE 2009

 

Soccorsi negati a un cane  

 

MACOMER (NU) - Soccorsi negati a un cane  Un cane senza padrone investito da una macchina non può essere curato. La denuncia è di un automobilista che nei giorni scorsi ha trovato un cane ferito lungo la strada Macomer-Bosa nei pressi di Bara. Il cane era vivo e forse un intervento di chirurgia veterinaria l’avrebbe salvato. Il problema era il costo. L’uomo ha telefonato al servizio veterinario della Asl, ma nessuno gli ha dato risposte. L’animale aveva il collare, ma senza la piastrina con le indicazioni per rintracciare il padrone.


NOI TV
26 NOVEMBRE 2009
 
Cani abbandonati e rifiuti speciali in un bosco a Pascoso
 
 
Pascoso (LU) - Le indagini, partiti da alcune segnalazioni e coordinate dalla Procura di Lucca, hanno portato i militari a scoprire l'esistenza di un ricovero di animali. In particolare, i carabinieri hanno trovato 19 cani, segugi e meticci, presumibilmente usati per la caccia, in pessime condizioni igienico sanitarie. 'Erano costretti a avivere in cucce fatiscenti e a cielo aperto - ha spiegato il Comandante dei Nas di Livorno, Gennaro Riccardi - e dovevano abbeverarsi in recipienti contenenti acqua putrida'. Nel ricovero i militari hanno trovato anche tredici maiali e due bovini, destinati probabilmente al consumo umano, anch'essi in cattive condizioni di mantenimento. Non solo. Nell'area erano stati lasciati rifiuti speciali, pericolosi e non, tra cui scarti di attivita' edilizia ed elettrodomestici. Il proprietario dell'area, un trantaquattrenne di Lucca, F.M. le iniziali, e' stato denunciato per abbandono e maltrattamenti di animali. Rischia un anno di arresto e 10mila euro di multa. E' indagato anche per deposito e gestione non autorizzata di rifiuti.
 
http://www.noitv.it/notizie/2009/NL137590

ANSA AMBIENTE

26 NOVEMBRE 2009

 

ANIMALI: RICOVERO CANI IN MEZZO RIFIUTI, SEQUESTRATA AREA

 

LUCCA - Un ricovero a cielo aperto per animali - cani, suini e bovini -, costretti a vivere in pessime condizioni igienico sanitarie e in mezzo a rifiuti, e' stato scoperto dai carabinieri in un'area boschiva a Pescaglia, in provincia di Lucca. Per il terreno, pari a circa 2 ettari, sono scattati i sigilli cosi' come sono stati sequestrati 19 cani e 13 suini e 2 bovini, animali quest'ultimi che gli investigatori sospettano fossero destinati al consumo umano. Denunciato il proprietario dell'area. L'operazione e' stato condotta dai militari del Nas di Livorno, del Noe di Firenze e dell'arma territoriale di Lucca, coordinati dal pm lucchese Antonio Mariotti. Secondo quanto spiegato dai militari, nell'area sono stati rinvenuti rifiuti speciali, anche pericolosi, in mezzo ai quali erano costretti a vivere gli animali. I cani, alcuni dei quali colpiti da dermatite, avevano cucce fatiscenti ed erano costretti ad abbeverarsi in recipienti contenenti acqua putrida ed a mangiare anche budella di animali. Riscontrata nell'area anche presenza diffusa di escrementi. Nelle stesse condizioni in cui erano tenuti i cani sarebbero stati allevati i 13 suini e 2 bovini sequestrati.


COMUNICATO ENPA
26 NOVEMBRE 2009
 
L’INCREDIBILE STORIA DI MOSE’, PRESO A BASTONATE, RINCHIUSO IN UN SACCO E SALVATO ALL’ULTIMO MINUTO
 
E’ vivo per miracolo, Mosé. Mosé è uno splendido meticcio che - poco meno di due anni di vita - ha dovuto sperimentare sulla propria pelle un gesto di indescrivibile crudeltà. E’ lunedì e, come tutti i giorni il quattrozampe - un trovatello - se ne va in giro tranquillamente per le strade di Statte, un centro abitato a poca distanza da Taranto. Il cagnolino, però, non sa che quello non è proprio il suo giorno fortunato. Un 68enne incrocia il cammino del cane, lo vede, si avvicina. Mosé, immaginando un gesto di tenerezza dell’uomo, non fugge, lo guarda, forse scodinzola; si aspetta che da un momento all’altro una mano amica lo accarezzi delicatamente sul muso. E invece nessun gesto affettuoso per lui. Un bastone lo colpisce a più riprese: una, due, tre, quattro volte, con una furia cieca e violenta, impensabile per un essere umano. Non soddisfatto della sua “prestazione”, il 68 enne solleva di peso Mosé – dolorante e malconcio – lo rinchiude in un sacco e lo abbandona al suo destino. Intervengono i Carabinieri. “Il cane è morto”, pensano gli agenti che consegnano il “pacco” alla ditta incaricata di smaltirne il corpo. Ed è a questo punto che si compie il miracolo. Un dipendente dell’impresa si accorge di un movimento leggero, quasi impercettibile, capisce che all’interno di quel fagotto c’è un cuore che batte ancora e, senza pensarci due volte, soccorre il cagnolino. Una corsa frenetica per raggiungere l’Enpa di Taranto, i cui volontari si dedicano, anima e corpo, al salvataggio del quattrozampe. Nella sventura Mosé è stato fortunato: lentamente si sta riprendendo dalle ferite del corpo; quelle dell’anima, invece, sono ancora dolenti. Per il 68enne le cose non sono andate altrettanto lisce. L’uomo è stato denunciato e del suo caso si sta occupando il procuratore capo Franco Sebastio; l’Enpa di Taranto, dal canto suo, ha preannunciato che si costituirà parte civile nel processo a carico dell’uomo.

LA PROVINCIA DI VARESE

26 NOVEMBRE 2009

 

In mezzo alla spazzatura spuntano sette cuccioli

 

SOMMA LOMBARDO (VA) - Sono stati ritrovati in uno scatolone davanti ad un cassonetto della spazzatura i sette cagnolini, tutti fratelli di soli trenta giorni, affidati alla Lav di Saronno. A ritrovare gli animali, in un angolo di via Milano, è stato un quarantenne che svuotando la propria spazzatura ha notato un movimento all'interno di uno scatolone. «Il ritrovamento è avvenuto venerdì scorso - spiega Roberto Sormani, portavoce della Lega antivivisezione - ed è l'ennesima vergogna a cui dobbiamo assistere. Evidentemente le continue campagne di informazione e sensibilizzazione a nulla servono contro l'ignoranza. Ignoranza perchè tali gesti vengono compiuti da persone che destinano alla morte innocenti ed indifese creature viventi, quando basterebbe si rivolgessero alle associazioni per l'accudimento dei cuccioli e sterilizzassero i propri animali». Per i sette fratellini, meticci, il lieto fine non era assolutamente scontato. «Se nessuno li avesse ritrovati in tempo, recandosi a gettare l'immondizia in quel cassonetto, nel giro di poco sarebbero morti. Lanciamo un appello, invitando chiunque avesse visto chi ha compiuto questo gesto a farcene segnalazione per la relativa denuncia». [...]


LA PROVINCIA PAVESE

26 NOVEMBRE 2009

 

Rinchiude i cani nell'auto

 

Paolo Fizzarotti

 

VOGHERA (PV). Due cani di razza, due magnifici esemplari di pastore tedesco chiusi giorno e notte dentro un’auto di piccole dimensioni: uscivano pochissimo e hanno vissuto in questo modo per quasi due mesi. La padrona gli portava da mangiare solo a notte fonda, probabilmente per non farsi vedere. La situazione si è sbloccata solo quando gli abitanti della zona, stanchi di vedere le due povere bestie soffrire a quel modo, hanno avvisato la polizia locale. I vigili urbani, dopo numerosi appostamenti anche notturni, sono riusciti a bloccare la proprietaria: V.C., una donna torinese di 59 anni, è stata denunciata a piede libero per maltrattamento di animali con l’aggravante della continuità. I due cani sono stati sottratti alla donna e affidati ai volontari dell’Enpa, che ora cercano per loro una nuova famiglia.  Nei giorni scorsi i vigili urbani ricevono la telefonata di un residente in via XX Settembre. L’uomo segnala che nella zona vede spesso parcheggiata una Fiat Panda, con a bordo due cani di grossa taglia. Ogni tanto la macchina viene spostata ma i cani sono sempre a bordo, giorno e notte. La polizia locale, coordinata dal vicecomandante Gianluigi Algeri, si mette all’opera, utilizzando anche le telecamere cittadine. In breve la macchina viene identificata: la targa dice che è intestata a una donna della provincia di Torino. Dato che di V.C. non si conosce alcun recapito vogherese, i vigili non possono fare altro che fare una serie di appostamenti. Martedì sera l’auto viene vista in via XX Settembre. I cani, inferociti per la solitudine e le durissime condizioni in cui vivono da mesi, non permettono a nessuno di avvicinarsi.  Verso le 22 i vigili sono fortunati: arriva la padrona, per portare da mangiare agli animali. Si scopre così che si tratta di una donna in procinto di trasferirsi a Voghera con il suo compagno. «Ho trovato una sistemazione provvisoria, ma non posso tenere in casa i cani - si è giustificata la donna - Ci è anche capitato di dormire in macchina con loro». La situazione, obiettivamente difficile, non le è bastata ad evitare la denuncia e la confisca dei cani. I due pastori tedeschi, però, erano inferociti: è stato necessario chiamare il veterinario dell’Asl, l’accalappiacani e i volontari dell’Enpa. Alla fine i cani sono stati accolti proprio nella struttura dell’Enpa in strada Folciona.  «Purtroppo - spiega Maria Grazia Centelli, dell’Enpa di Voghera - di casi del genere ne vediamo tantissimi. La gente, anche quella che dice di amare gli animali, si ostina a considerarli come degli oggetti. E nei casi di povertà o disagio sociale, come questo, sono gli animali quelli che pagano il prezzo più alto».


LA SICILIA

26 NOVEMBRE 2009

 

Carlentini (SR)
Lotta al randagismo

 

Gaetano Gimmillaro

 

Carlentini (SR) . Il Comune avvierà nei prossimi giorni la campagna di sterilizzazione per prevenire il fenomeno del randagismo. Così mentre mute di cani selvatici, scorazzano per le vie cittadine, il sindaco Pippo Basso si attiva per apporre un argine.
Da tempo c'è, infatti, una vera psicosi tra quanti hanno necessità di recarsi al Comune: si teme di incappare nei morsi di questi randagi. Il sindaco ha recepito le pressanti sollecitazioni, emettendo un'ordinanza con la quale si dispongono multe salate nei confronti di quanti non provvederanno ad effettuare la registrazione del proprio cane all'anagrafe canina entro il secondo mese di vita dell'animale. C'è di più: dopo aver effettuato il versamento di 2,5 euro, i proprietari o i detentori a qualsiasi titolo di cani, dovranno prenotare presso l'ufficio igiene e sanità del comune, la data di visita per l'iscrizione o microcippatura dell'animale.
L'iscrizione all'anagrafe canina potrà essere effettuata presso l'ambulatorio veterinario comunale, attivato di concerto con l'Asp e ubicato in via Luigi Pulci, presso il centro sociale Don Pino Puglisi di Carlentini Nord, ogni martedì dalle 9 alle ore 12.30 previa esibizione della ricevuta di pagamento della tariffa di € 2,55. Il versamento potrà essere effettuato direttamente allo sportello dell'Asp di via Dello Stadio.
Prevista l'applicazione di una pesantissima sanzione amministrativa, (2.582,28 euro), qualora l'inosservanza dell'obbligo di iscrizione all'anagrafe canina riguardi cani appartenenti a razze particolarmente aggressive.


IL SECOLO XIX

26 NOVEMBRE 2009

 

Massacro di animali in Nepal nel giorno del "sacrificio"

La cerimonia ogni 5 anni

 

KATHMANDU. Almeno 15 mila bufali e un numero di capre e uccelli difficile da quantificare sono stati sacrificati in un tempio del Nepal meridionale. Lo hanno detto gli organizzatori del sacrificio che viene considerato il singolo macello di animali più grande del mondo. Gli Indù nepalesi sono soliti offrire animali per guadagnare il favore delle divinità e assicurarsi fortuna e prosperità. Ma la celebrazione che si tiene ogni cinque anni nel tempio di Gadhimai, nel sud del Nepal, quest'anno è stata condannata dagli animalisti, tra i quali milita l'attrice francese Brigitte Bardot, che hanno chiesto la fine del massacro di animali, un rituale vecchio di secoli. Il tempio si trova a Bariyapur, a 150 km. da Kathmandu, nelle pianure meridionali del Nepal che confinano con l'India. «Martedì abbiamo sacrificato più di 15 mila bufali. Ma il numero di capre e uccelli, compresi galli e piccioni, che abbiamo sacrificato è difficile da calcolare», ha detto il direttore del comitato organizzatore della festa. Secondo quanto riferito da testimoni, schiere di macellai che brandivano grandi coltelli ricurvi hanno ucciso gli animali nei campi, davanti a migliaia di fedeli. Oltre l'80% dei 27 milioni di nepalesi è indù. «È una tradizione e è anche una questione di fede. Come possono fermarci delle proteste?», si chiede il principale sacerdote del tempio, aggiungendo di non aver ricevuto nessuna rimostranza. Molti fedeli sono arrivati dall'India per assistere alla cerimonia.


IL SECOLO XIX

26 NOVEMBRE 2009

 

«Una Splendida idea».«amo gli animali ma sono perplessa»

 

Matteo Politanò

 

Genova. La possibilità di introdurre animali domestici nell'ospedale San Martino divide il parere dei ricoverati e dei parenti in visita ai propri cari. Diversi i giudizi favorevoli anche se non sono mancate le perplessità di chi, pur essendo un amante degli animali, nutre dubbi sulla questione dell'igiene e in particolare sul problema allergie.
«Molte persone sono allergiche al pelo degli animali, non capisco come sia possibile permettere ad un cane di entrare in ospedale. Amo gli animali ma resto molto perplessa su questa decisione», spiega Rita Marcias. «Io sono assolutamente d'accordo, quanto vorrei che la mia Lily fosse qui. Naturalmente in alcune zone dell'ospedale dovrei metterle la mascherina per prevenzione», sorride Irma Osso in visita al marito Francesco Meligrana, ricoverato.
«Vorrei tanto che il mio Toby mi potesse venire a trovare. In famiglia abbiamo la passione per gli animali e sono assolutamente favorevole a questa novità». Per altri la proposta va meglio definita, magari limitando l'accesso degli animali solamente ad alcune aree. «In ospedale non penso sia giusto farli entrare, forse si potrebbero creare delle zone intermedie dove i ricoverati come me possono incontrare i loro amici a quattro zampe», aggiunge Lucia Bertolotti.
Altra proposta raccolta è quella di limitare l'accesso degli animali ad un parco nei pressi dell'ospedale. «All'interno della struttura non penso sia giusto, mia moglie è ricoverata e se vedesse un cane andrebbe su tutte le furie», spiega Giovanni Padula. Per tutti i perplessi il limite di questa proposta è presentato soprattutto dal problema dell'igiene. «Non sono d'accordo, soprattutto per una questione di pulizia», puntualizza Stefano Giusti, studente. Le perplessità e gli assensi si bilanciano ma coloro che si mostrano perplessi riguardo alla questione ci tengono subito a sottolineare come il dissenso non sia sinonimo di non amore per gli animali. «Mi piacciono gli animali ma non per questo credo sia giusto permettere loro l'ingresso in ospedale. Inoltre trovo sbagliato imporre questa novità anche a chi magari non ha piacere a vedere un cane», aggiunge Carlo Massone. Per Adolfo Parodi i dubbi derivano invece dalla curiosità su come sia possibile introdurre cani in ambienti che notoriamente danno la priorità all'isolamento dei batteri. «In ospedale è importante isolare gli ambienti, molti oggetti possono portare virus e batteri. Mi chiedo come sia possibile fare entrare degli animali».


IL SECOLO XIX

26 NOVEMBRE 2009

 

Tutto è partito da una lettera al secolo xix

La testimonianza

 

Genova - La politica è intervenuta nella vicenda degli animali al San Martino a seguito di una segnalazione di una lettrice del Secolo XIX. «Giovedì 23 ottobre mentre chiedevo il permesso di entrare con la mia autovettura presso l'ingresso carrabile del monoblocco del San Martino - scriveva Simona Parodi in una mail - sono stata intimata ed insultata dall'incaricato, di fare immediatamente inversione ed uscire dall'ospedale in quanto io avevo nel portabagagli un cane. Al mio affermare che sono un istruttore cinofilo e che il cane non sarebbe certo entrato in ospedale ma mi avrebbe atteso in macchina con un'amica, il dipendente non ha voluto sentire ragioni, citando a male parole un regolamento ospedaliero. In molte città si parla di progetti di pet therapy anche in ambito ospedaliero, a Genova invece l'ignoranza e la maleducazione per chi ha un cane la fanno da padrone come sempre». La lettera era arrivata sul tavolo del presidente della Regione Claudio Burlando e dall'ufficio del governatore era partita l'esortazione alla direzione sanitaria dell'ospedale San Martino: non sottovalutare il problema della ricerca di una sanità a misura d'uomo. Il problema denunciato dalla lettrice del Secolo XIX si è intrecciato con l'attività di preparazione del regolamento già avviato dalla direzione dell'ospedale genovese. Individuato il problema, la mobilitazione è stata corale: e i quattrozampe entrano in corsia.


IL SECOLO XIX

26 NOVEMBRE 2009

 

Cani e gatti in ospedale al capezzale dei padroni

Il san Martino apre le porte agli animali

 

Genova - Metti un coniglio (vivo) in fondo al letto. O l'amato cagnolino, o il gatto di casa. Però in ospedale, solo in orario di visita.
È la piccola, clamorosa svolta che partirà tra pochi giorni (dal 1° dicembre) al San Martino di Genova, un ospedale che si mette così idealmente in primissima fila tra le strutture sanitarie nazionali che hanno deciso di dare spazio alla pet therapy. Ovvero, il potere degli animali da compagnia di dare - se non la salute - almeno un po' di serenità ai malati.
Gli animali potranno entrare rispettando un regolamento dettagliato che è nato per salvaguardare prima di tutto l'igiene degli ambienti, ma anche la quiete degli altri ricoverati: l'accesso sarà autorizzato dai medici dopo una richiesta presentata con almeno ventiquattr'ore di anticipo. E gli eventuali compagni di stanza, vista la convivenza forzata, saranno interpellati per consentire o vietare l'ingresso dei visitatori a quattro zampe.
I responsabili del San Martino garantiscono che non c'è razzismo nell'aver limitato l'accesso ad alcune categorie di bestiole: i canarini sono esclusi, ad esempio, perché potrebbero trasmettere infezioni. I conigli, al contrario, sono tra i più comuni (dopo cani e gatti) e sani animali da compagnia. E in fondo in ospedale sono sempre entrati, però solo nel menù: omogeneizzati.
Non serve storcere il naso pensando che la sanità pubblica potrebbe occuparsi di problemi apparentemente più concreti: la pet therapy è una cosa seria. E la vicinanza di un animale - che non costa nulla - può valere , soprattutto per tanti anziani , molto più di un cachet.
Dal 1° dicembre i ricoverati potranno ricevere la visita degli amici a quattro zampe: «È terapeutico»


LA ZAMPA.IT
26 NOVEMBRE 2009
 
Genova, animali ammessi all'ospedale San Martino
 
 
GENOVA - Animali da compagnia ammessi in corsia durante le ore di visita ai pazienti ricoverati: la storica innovazione, annunciata oggi dal quotidiano "Il Secolo XIX", scatterà dal prossimo mese nell’ospedale San Martino di Genova, il maggiore della Liguria, ma sarà sottoposta ad alcune restrizioni. Occorrerà chiedere con almeno 24 ore di anticipo il permesso, che dovrà essere firmato dai medici del reparto; bisognerà ottenere l’assenso degli altri pazienti ricoverati nella stessa stanza; gli animali dovranno avere un libretto sanitario che attesti la loro buona salute; saranno ammessi cani, gatti e anche conigli ma non canarini, pappagallini e altri uccelli, potenziali diffusori di malattie.
La direzione sanitaria avrebbe preso la decisione - scrive il quotidiano genovese - dopo un episodio accaduto nell’ottobre scorso, quando un usciere tentò, inutilmente, di bloccare un visitatore che voleva portare ad un’ammalata terminale, ricoverata nell’hospice del padiglione Maragliano, il suo cagnolino per un ultimo saluto. Il direttore sanitario ha così studiato la questione ed ha stilato una bozza del regolamento, nel quale si ricorda che la pet therapy è ormai riconosciuta anche a livello scientifico.

SANREMO NEWS

26 NOVEMBRE 2009

 

Ventimiglia (IM): dovrà essere ridimensionato il canile

 

Ventimiglia (IM) - Dovrà essere ridimensionato e messo a norma il canile di Peglia a Ventimiglia. Questo per ottenere l'autorizzazione sanitaria dell'Asl. E’ stato il Dottor Rivò del settore veterinario dell’Asl a confermarlo ieri. Sono due le soluzioni per il futuro. Il trasferimento dei cani in esubero ed il relativo adeguamento di Legge, in attesa dei due nuovi canili provinciali.


IL TIRRENO

26 NOVEMBRE 2009

 

Pit bull aggredisce altri cani in un cortile

 

PIETRASANTA (LU). Per fermare il pit bull che, entrato in un cortile, stava aggredendo alcuni cani, i carabinieri hanno dovuto ricorrere all’uso delle armi: un colpo di pistola che lo ha ferito ad un fianco rendendo finalmente inoffensivo l’animale, poi dato in carico al servizio veterinario.  Il movimentato episodio è avvenuto ieri pomeriggio intorno alle 16,30 al Crociale. Secondo una prima ed ancora frammentaria ricostruzione, il pit bull sarebbe riuscito a sfuggire al proprietario e si sarebbe allontanato. Vagando senza controllo, l’animale si è infilato all’interno di un cortile dove ha attaccato alcuni altri cani presenti. I proprietari di questi ultimi, terrorizzati dalla ferocia del pit bull, hanno dato l’allarme al 112. E una pattuglia della stazione di Pietrasanta ha presto raggiunto la zona dove era in corso l’aggressione. Quando i militari hanno cercato di tranquillizzare il pit bull, questi si è rivoltando cercando di attaccare i militari. Uno dei carabinieri ha estratto la pistola sparando al cane e colpendolo ad un fianco senza ucciderlo. Ma rendendolo inoffensivo.


ALTO ADIGE

26 NOVEMBRE 2009

 

Tagnin: «Tartarughe, una follia»

 

BOLZANO. «Ci mancava solo l’acquario con le tartarughe nell’ufficio del sindaco per la Pet therapy. Ma in Comune non hanno nulla di serio di cui occuparsi? Tutto questo è paradossale. E conferma che in Municipio più che di acqua fresca c’è bisogno di aria nuova». Mario Tagnin, esponente del Pdl, critica l’idea di Antonella Arseni, capo di gabinetto, di mettere nell’ufficio di Spagnolli un mega-acquario con due splendidi esemplari di “Pelomedusa Subrufa Subrufa” detta anche “Tartaruga che sorride” che porterà relax e calma. Al di là delle critiche scontate dell’opposizione, più d’uno in Municipio ritiene inopportuna l’iniziativa. «Credo - commentava l’assessore Silvano Baratta - che abbiamo problemi più seri di cui occuparci delle tartarughe e se proprio si doveva prendere un animale, avrei scelto qualcos’altro: la tartaruga non è proprio il simbolo di velocità ed efficienza». Si preoccupa delle spese il capogruppo dell’Udc Francesco Gennaccaro: «Acquario e tartarughe sono gratis, ma chi paga il mantenimento? Non abbiamo soldi da buttare».


IL TIRRENO

26 NOVEMBRE 2009

 

La tartaruga salvata in mare: chiamatela Fortuna

 

TALAMONE (GR). Una tartaruga Caretta caretta è stata recuperata martedì pomeriggio a Porto Santo Stefano, nella zona della darsena.  Notata dai pescatori della piccola pesca e dai soci dell’associazione Amici del Guzzo, l’animale ha corso il rischio di essere colpito dalle eliche delle imbarcazioni. Fortunatamente questo non è accaduto; affiorando per respirare la tartaruga è stata avvistata e subito è scattato l’allarme per il suo recupero.  Immediatamente sono stati avvisati i responsabili del Centro di recupero di Talamone e grazie all’aiuto dei pescatori che hanno fornito le loro imbarcazioni e i loro attrezzi, l’animale è stato pescato e tirato sano e salvo a bordo di un’imbarcazione.  La tartaruga - ribattezzata Fortuna - è lunga circa 40 centimetri e ha un’età apparente di cinque o sei anni. L’animale è stato subito affidato in custodia temporanea, al Tartanet di Talamone, gestito dal Parco regionale della Maremma. Qui gli esperti Chiara Caruso, Maurizio De Pirro ed il tecnico Silvano Chipa, verificate le condizioni di salute non soddisfacenti dell’animale, hanno ritenuto opportuno ospedalizzarlo immediatamente per accertamenti. La tartaruga attualmente si trova in cura nelle vasche adiacenti all’acquario di Talamone.  Questo esemplare inaugura la stagione dei recuperi invernali. Fortuna è infatti la prima Caretta caretta trovata dai pescatori dell’Argentario nella stagione di pesca successiva al fermo biologico. Grazie alla loro sensibilità e alla loro collaborazione nella passata stagione di pesca invernale furono recuperate e tratte in salvo 12 tartarughe.


ANSA AMBIENTE
26 NOVEMBRE 2009
 
ANIMALI: AIDAA,NELLA LOTTA RANDAGISMO NECESSARI 10MLN DI EURO
 
ROMA - ''Dieci milioni di euro per la costruzione di 30 nuovi canili''. Questo il necessario contributo alla lotta contro il randagismo che l'Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) ha chiesto al ministro del Tesoro, Giulio Tremonti. L'associazione animalista, ricordando che sono oltre 700.000, di cui piu' di 500.000 solo nel centro sud Italia, i cani randagi liberi sul territorio nazionale, ha lanciato un appello a Tremonti affinche' vengano inseriti nella finanziaria in discussione provvedimenti per affrontare l'allarme: oltre ai 3 milioni di euro per le campagne di sterilizzazione gia' stanziati, l'Aidaa ha sottolineato l'importanza di ulteriori 10 milioni di euro da destinare alla costruzione dei nuovi 30 canili. ''E' necessario - ha affermato il presidente nazionale di Aidaa, Lorenzo Croce - uno sforzo finanziario da parte del Governo per permettere a regioni ed enti locali di far fronte al fenomeno del randagismo sia attraverso un'imponente campagna di sterilizzazione, sia attraverso la realizzazione di almeno 30 nuovi canili, 20 dei quali da destinare alle regioni del centro sud Italia''.

CITY

26 NOVEMBRE 2009

 

Animali da compagnia, ecco la legge che li protegge

primo sì Mai più mutilazioni su cani e gatti. Ieri la Camera ha ratificato la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. La parola passa al Senato.

 

ROMA - Ci sono voluti oltre vent’anni. Ma finalmente anche l’Italia si allinea col resto d’Europa per quel che riguarda la tutela e la protezione dei nostri amici a quattrozampe.

Più rispetto

La Camera ha infatti approvato ieri - pressoché all’unanimità (466 voti favorevoli, uno solo contrario e sei astenuti) - il disegno di legge che recepisce la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Una proposta ferma da più di quattro lustri, finalmente approdata al primo giro di boa. L’ultima parola spetta infatti al Senato. Cosa prevede il disegno di legge? Innanzitutto un giro di vite per chi uccide Fido e Micio (da 3 a 18 mesi di reclusione, anche senza il requisito della crudeltà): con le nuove regole potrà essere condannato “chiunque cagiona, senza necessità, la morte di un animale”. Inasprisce inoltre pene e sanzioni per chi maltratta un quattrozampe (da 3 a 15 mesi di reclusione; multe da 3mila a 18mila euro), comprese le mutilazioni a fini “estetici” (il taglio di code e orecchie). Contrasta infine il reato di introduzione illecita di animali da compagnia (da 3 mesi a un anno di reclusione; multe da 3mila a 15mila euro), crimine particolarmente prospero sotto Natale, periodo di “punta” per la vendita di cuccioli. Sanzioni ancora più severe se i baby Fido e Micio hanno meno di 12 settimane o provengono da zone sottoposte a misure restrittive di polizia veterinaria (soprattutto Paesi dell’Est: Ungheria, Slovacchia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca).

Cani da caccia “mutilabili”

Le nuove regole introdotte dal disegno di legge prevedono un’eccezione, chiesta a gran voce dalla Lega. Riguarda i cani da caccia (bracco, springer, eccetera.), per i quali sarà consentito il taglio della coda (entro e non oltre il sessantesimo giorno di vita). Motivo? Se si infilano nei rovi rischiano di ferirsela. Meglio mozzargliela: pratica che, assicura la leghista Giovanna Negro, confortata dall’Associazione veterinari, “non è dolorosa”. Con buona pace di animalisti ed etologi, per i quali invece la coda rappresenta uno straordinario mezzo di comunicazione del cane.


CORRIERE ADRIATICO

26 NOVEMBRE 2009

 

Recepita la convenzione europea

Guai a chi tocca Fido

 

Roma Fido e Fuffi non si toccano. L'Aula della Camera ha approvato pressochè all’unanimità il disegno di legge che recepisce la convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Il testo ora passa all’esame del Senato. In base alle nuove regole sarà tassativamente vietato mutilare gli animali tagliando loro la coda o le orecchie, salvo in alcuni limitati casi che saranno individuati da un regolamento del ministero della Salute (la lobby delle doppiette si è già mobilitata per consentire il taglio della coda di alcuni cani da caccia). In ogni caso, gli interventi dovranno essere finalizzati al benessere dell’animale; e il regolamento dovrà essere redatto sentendo i veterinari.


IL PICCOLO

26 NOVEMBRE 2009

 

Chi farà male a cani e gatti sarà perseguibile per legge

 

ROMA - Fido e Fuffi non si toccano. L'Aula della Camera ha approvato pressochè all'unanimità il disegno di legge che recepisce la convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Il testo ora passa all'esame del Senato.In base alle nuove regole sarà tassativamente vietato mutilare gli animali tagliando loro la coda o le orecchie, salvo in alcuni limitati casi che saranno individuati da un regolamento del ministero della Salute. Gli interventi dovranno comunque essere finalizzati al benessere dell'animale.


LA ZAMPA.IT
26 NOVEMBRE 2009
 
L'angelo degli orsi della luna
I cinesi chiudono gli animali in gabbia per estrarre la loro bile, una donna li salva
 
ANTONELLA MARIOTTI
 


Così minuta è difficile immaginarla mentre accarezza un orso. Jill Robinson è una signora bionda di cinquantuno anni; è inglese e gira il mondo a raccogliere fondi per gli «orsi della luna», una definizione dolce e poetica che nasconde una tortura terribile: gli animali chiusi in gabbie piccolissime che impediscono anche il più piccolo movimento, un catetere conficcato nel fegato che «munge» la loro bile più volte al giorno, le zampe spesso mutilate, i denti segati per evitare ogni possibile ribellione.
Sembrano immagini da una galleria di tortura medioevale, ma sono la realtà di oggi. In Asia le chiamano «fattorie della bile», e sono numerose perché la bile è l’ingrediente di base per molti preparati della medicina tradizionale cinese.

La carezza
Era il 1993 quando Jill Robinson entrò per la prima volta in una «fattoria». «Mi ero allontanata dal gruppo e mi ritrovai in una grande stanza - racconta -. In gabbie grandi quanto i loro corpi erano rinchiusi decine di orsi con dei tubi di ferro, quasi tutti arrugginiti, piantati nel ventre: in quelle condizioni gli animali possono sopravvivere per anni, anche decenni. All’improvviso un’orsa allungò un zampa, io la presi tra le mani e guardando quell’animale decisi che cosa avrei fatto nel resto della mia vita». Qualche anno dopo nasceva la «Animal Asia Foundation, la creatura di Jill, che da qualche settimana ha aperto una sede anche a Genova, oltre alla casa madre a Hong Kong, e le filiali di Germania, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti.
«Rimpianti? L’unico è quello di non essere riuscita a salvare quell’orsa», dice mentre le guance le si colorano un po’. Il racconto di Jill è semplice non ci sono toni esasperati o accuse, alza la voce solo quando sottolinea che «non è vero che i cinesi sono crudeli e insensibili, la gente lì è cambiata molto. Oggi ci sono sessanta associazioni in Cina che si battono per i diritti degli animali». Molti degli orsi che vengono liberati hanno tumori al fegato, proprio dovuti alla pratica alla quale per decenni vengono sottoposti. E questo è pericoloso anche per gli uomini. Anche i medici cinesi ormai stanno cercando di informare e di sensibilizzare la popolazione su questo pericolo. «Quella bile presa da animali ammalati può far ammalare chi usa i prodotti che la contengono».
Anni di lotte, di campagne animaliste. E il privato? «Ho avuto un marito per vent’anni, ora siamo separati, e lui ha una carica importante nell’associazione». Ma la vita di Jill sono gli «orsi della luna», chiamati così perché sul petto hanno una specie di falce di luna chiara sul petto.
Jill Robinson ha acquistato il suo primo orso, liberandolo nel 1998. «È stato relativamente semplice trovare i fondi per farlo - ricorda -. È bastato raccontare gli orrori che avevo visto per ricevere denaro da persone semplici e personaggi celebri. Più complicato è stato costruire i rapporti con le amministrazioni locali, convincere a riconvertire le fattorie della bile».
Da pari a pari
Ma questa piccola signora bionda in jeans e maglietta, rigorosamente sponsorizzata Animal Asia, è l’unica in grado di «trattare» con il governo cinese. L’associazione che lei ha fondato è la sola che può entrare nei confini cinesi, così come in quelli del Vietnam e in Corea, perché le fattorie degli orrori sono sparse in tutta l’Asia. Si calcola che siano ventimila gli orsi prigionieri nelle gabbie per la bile, liberi in natura ne restano solo quindicimila, la loro bile viene utilizzata anche fuori dalla medicina: per produrre shampoo, dentifrici, vino e bibite. In Corea quel tipo di orsi, specie protetta tra l’altro, è ormai quasi estinta per l’elevate richiesta di bile. Dal 2000 a oggi sono stati liberati circa 260 orsi nella provincia di Sichuan, l’accordo siglato da Animal Asia e governo cinese prevede la scomparsa delle fattorie della bile. Gli orsi liberati vengono poi «rieducati» nel centro «Moon Bear Rescue».
«È incredibile vedere la loro capacità di ripresa - spiega Jill Robinson -, sono animali traumatizzati, feriti, impauriti. Eppure bastano pochi giorni perché recuperino fiducia e il contatto con i loro simili». Così Bluebell, Bodo, Charley, Chica, Claudia e tanti altri orsi ognuno «battezzato» dai volontari sono come tornati alla vita, ma con segni fin troppo evidenti della prigionia. Come Quantock: ha il muso deturpato da anni di colpi dati contro le sbarre della gabbia, ha perso parte delle orecchie e del naso. «Ma il suo carattere è estremamente gentile - racconta chi l’ha incontrato -. Gioca in continuazione, e la sua fiducia nell’uomo è una lezione per noi ogni giorno».
 
http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&ID_articolo=1482&ID_sezione=339&sezione=News
ARESSO NOTIZIE
26 NOVEMBRE 2009
 
Macellazione rituale islamica ignorati i diritti di chi non ha voce
 
 
E’ con forte rammarico che siamo venuti a conoscenza del protocollo d’intesa per la macellazione islamica stipulato dalle Istituzioni locali, peraltro senza che le associazioni animaliste aretine venissero almeno interpellate. Tale rito prevede l’uccisione degli animali, tramite la pratica della iugulazione (sgozzamento) senza nessun preventivo stordimento, quindi causando inopportune sofferenze, il testo del protocollo riporta: “…..per questo, nella consapevolezza che le pratiche religiose possono offrire l’occasione di reciproca intesa e conoscenza ed agevolare il necessario processo di integrazione di questi cittadini, si è concentrata l’attenzione sul particolare fenomeno da parte delle istituzioni, dei soggetti e degli enti interessati che quotidianamente operano affinché le  reciproche differenze ed il rispetto delle regole  costituiscano il presupposto di una serena e civile convivenza”. Premesso che per le nostre Associazioni qualunque forma di macellazione così come attuata oggi colpisce la sensibilità degli animali quali esseri senzienti, va detto come l’accordo recentemente stipulato, ignori palesemente i più elementari principi di civiltà, etica e coscienza ed sia in evidente contrasto con i principi stabiliti in modo forte e unanime dalla dichiarazione universale dei diritti degli animali, sottoscritta nel 1978 a Bruxelles su iniziativa dell’Unesco, la quale recita che: “…Ogni animale ha diritto alla considerazione, alle cure ed alla protezione dell'uomo” (art. 2 co. 3), “Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti crudeli. Se la soppressione di un animale è necessaria, deve essere istantanea, senza dolore, ne angoscia” (art. 3) “Nel caso che l'animale sia allevato per l'alimentazione, deve essere nutrito, alloggiato, trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà o dolore” (art. 9). È vero che il rituale religioso islamico è consentito dalle normative europee ed è stato recepito dal nostro paese, ma è altrettanto vero che la stessa  (art. 3 D.lgs n. 333/98) stabilisce senza dubbio che: “…le operazioni di trasferimento, stabulazione, stordimento, macellazione e abbattimento devono essere condotte in modo tale da risparmiare agli animali eccitazioni, dolori e sofferenze evitabili.”
Il nostro disappunto, quindi, nasce in considerazione del fatto che una convivenza con certi presupposti non potrà né essere serena né tantomeno civile.
Se da una parte l’unione di etnie e culture diverse che si sta verificando in questi anni in Italia e anche nel nostro territorio è certamente una cosa che arricchisce sotto moltissimi punti di vista, non si può accettare che in nome di una diversità culturale si introducano nel nostro paese delle pratiche tradizionali che provocano la sofferenza degli animali destinati alla macellazione e che si scontrano con la sensibilità comune. I diritti degli animali devono essere considerati a tutti gli effetti come un bagaglio culturale anche del nostro paese e pertanto il diritto alla non sofferenza un confine invalicabile, a maggior ragione in una provincia e una città come Arezzo, che nel proprio regolamento di tutela degli animali riporta al suo interno principi ben chiari:
” Il Comune riconosce alle specie animali il diritto ad un’esistenza compatibile con le proprie caratteristiche biologiche ed etologiche;  La città di Arezzo, comunità portatrice di elevati valori di cultura e civiltà, individua nella tutela degli animali uno strumento finalizzato al rispetto ed alla tolleranza verso tutti gli esseri viventi e in particolare verso le specie più deboli.” Invece, ancora una volta i diritti dei più deboli, di coloro che non hanno voce, vengono messi da parte ignorando le gratuite sofferenze che questa pratica causerà. WWF, ENPA, LAV, RIFUGIO CINNI e OIPA, che si rendono disponibili ad un confronto costruttivo, chiedono alle Istituzioni che hanno sottoscritto tale protocollo di rivederlo, introducendovi il diritto alla non sofferenza degli animali. Facciamo altresì appello ai medici veterinari della USL incaricati di verificare il controllo della procedura affinché richiamandosi al loro giuramento professionale, che prevede tra l’altro, la cura e il benessere degli animali, promuovendone il rispetto quali esseri senzienti, facciano obbiezione alla pratica della iugulazione senza stordimento.Tutto ciò è possibile rispettando comunque il rituale religioso, se è vero che in alcuni Stati islamici (ad esempio in Malesia) lo stordimento è permesso, a condizioni ben precise: deve essere temporaneo e non deve provocare danni permanenti; chi lo esegue deve essere musulmano con apposita autorizzazione ministeriale, o deve essere sorvegliato da un musulmano o da una autorità di certificazione Halal (di provenienza lecita); i dispositivi usati per stordire animali non halal non devono essere usati per stordire animali halal.Ci auguriamo tutti che l’integrazione possa avvenire nel modo più rispettoso possibile nei confronti di qualunque essere senziente, sia esso umano o animale e a prescindere da ogni cultura o tradizione.
 
http://www.arezzonotizie.it/index.php?option=com_content&task=view&id=70331&Itemid=2

INFOPAL
26 NOVEMBRE 2009
 
STRISCIA DI GAZA, UNA FESTA DEL SACRIFICIO ALL'INSEGNA DEL FEROCE ASSEDIO ISRAELO-INTERNAZIONALE

 
Gaza - Infopal. Molti palestinesi di Gaza, quest'anno, non riusciranno a comprare il montone dell'Eid (Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio, la principale festività del calendario islamico) a causa dell'embargo e della conseguente scarsità di bestiame nella Striscia. L'assedio imposto alla Striscia di Gaza ha infatti fatto balzare alle stelle il prezzo degli animali da macellazione.Il Sottosegretario all'Agricoltura, nel governo della Striscia, Ibrahim al-Qudra, ha spiegato che durante la Eid al-Adha la popolazione gazawi richiede oltre 15 mila vitelli e 20 mila ovini, mentre nel resto dell'anno ne servono 4000 al mese. Al-Qudra ha chiesto all'Egitto di consentire l'importazione del bestiame attraverso il valico di Rafah, per preservare la popolazione assediata dalle "estorsioni israeliane" (animali da macello venduti a prezzi altissimi). Nei mercati di Gaza non si trova quasi nulla, tranne qualche ovino e bovino. L'assedio getta la propria ombra di miseria e oppressione anche sulla più importante festa del calendario islamico.

http://www.infopal.it/leggi.php?id=12897

CORRIERE DELLA SERA

26 NOVEMBRE 2009

 

Protestano gli animalisti: «Soluzione barbara e sbagliata»

Cecchini in elicottero contro i cammelli

In cerca di acqua entrano in città e devastano cisterne e condizionatori. Ne saranno abbattuti 6 mila

 

MILANO - Saranno abbattuti dall'alto, da cecchini piazzati su elicotteri che avranno il compito di farne fuori fino a 6 mila, secondo quanto riportano le agenzie di stampa internazionali. Sono tanti e sono troppi. E, soprattutto, si trovano nel posto sbagliato. La mattanza dei cammelli selvatici che le autorità dei Territori Settentrionali australiani hanno deciso di autorizzare è finalizzata a prevenire gli inconvenienti che la colonia che sta letteralmente assediando la cittadina di Docker River, un piccolo centro urbano dell'Outback, che conta solo 350 abitanti che si ritrovano però prigionieri in casa propria. L'abbattimento dei cammelli erranti non è un problema solo australiano: nelle settimane scorse una decisione analoga era stata presa per gli animali che vagano lungo il confine tra Egitto e Israele.

DANNI ALLE ABITAZIONI - I problemi causati dai cammelli, che non sono originari dell'Australia ma che vi sono stati importati a metà del 1.800, sono parecchi. In cerca di acqua, gli animali sventrano cisterne e cercano perfino di scardinare le condotte di raccolta della condensa degli impianti di climatizzazione delle case. Gli animali che muoiono restano spesso a decomporsi all'aria aperta e in alcuni casi questo ha comportato l'inquinaento di pozze e falde acquifere. Gli animali a volte si spingono anche oltre, cercando di aprire anche le porte delle abitazioni. La gente ha paura e tende a non uscire. E non mancano i casi di persone che si sono dette pronte a emigrare altrove. Insomma, proprio come avveniva con gli abitanti di Hamelin assediati dai topi della celebre fiaba dei fratelli Grimm. Solo che per risolvere il problema in questo caso non si è pensato ad un pifferaio e alle melodie del suo flauto magico, ma a cacciatori professionisti e ai loro fucili di precisione.

«SOLUZIONE OBBLIGATA» - Le autorità dicono di non avere alternative. «E' una situazione molto critica - ha commentato il ministro Rob Knight, raggiunto dall'Ap a Alice Springs, città a 500 km da Docker River -. Quanto accade è davvero inusuale ed è necessaria un'azione urgente. Non ci possiamo permettere il lusso di aspettare altro tempo». L'uso degli elicotteri viene giustificato con la necessità di coprire un'area di circa 15 chilometri di raggio all'esterno della città. L'operazione dovrebbe scattare la prossima settimana. Una volta uccisi, le loro carcasse saranno trasportate nel deserto. Il governo locale ha stanziato 45 mila dollari per contribuire alle spese di sistemazione dei danni causati dai cammelli agli edifici e alle infrastrutture.

EMERGENZA ACQUA - Non è la prima volta che in Australia si affronta la questione dei cammelli erranti. Ma in questo caso, a causa di un'estate particolarmente torrida che ha prosciugato molte pozze e costretto molti animali ad avvicinarsi alle città, il problema inizia ad essere particolarmente sentito dalla popolazione. Secondo alcune stime sarebbero almeno un milione i cammelli attualmente presenti sul territorio australiano, dove furono importati per consentire le esplorazioni di un continente tanto vasto e caratterizzato, in molte zone, da un clima particolarmente arido e da un ambiente poco ospitale.

LA PROTESTA ANIMALISTA - Immediata la reazione dei gruppi animalisti. Animals Australia ha definito «barbaro» l'intervento programmato dal governo locale e sottolinea che non si è neppure pensato a soluzioni alternative come l'allestimento di barriere di protezione per fermare l'avanzata dei cammelli. «E' assurdo pensare alle armi come unica soluzione - ha detto il direttore dell'associazione, Glenys Oogjes -. Oltretutto sparando dagli elicotteri si rischia di causare molte sofferenze agli animali che dovessero restare solo feriti».


http://www.corriere.it/animali/09_novembre_26/sterminio-cammelli-australia_e188db2c-da78-11de-a7cd-00144f02aabc_print.html


IL PAESE NUOVO
26 NOVEMBRE 2009
 
"American Circus": ritorna a Lecce dopo sette anni
 
Lecce (Salento) – L'”American Circus” prodotto da John David Morton e dai fratelli Flavio e Daniele Togni dopo sette anni torna a Lecce, allo Stadio in Via del Mare dal 26 novembre all'8 dicembre.(Ines De Marco) – Si chiama “Bellissimo” il nuovo spettacolo a tre piste dell'"American Circus" che sarà ospitato a Lecce da oggi, 26 novembre, fino all'8 dicembre. La presentazione dell'evento ieri mattina a Palazzo Carafa, con il sindaco della città Paolo Perrone, ben fiero di poter offrire alla cittadinanza uno spettacolo di alto livello: “Si tratta di un avvenimento particolare data l'importanza storica del circo di cui stiamo parlando – ha dichiarato – Gli spettacoli circensi che da anni accogliamo a Lecce raccoglie ancora tanto pubblico e unisce le famiglie intorno a esibizioni stravaganti che riescono a catturare l'attenzione di tutti, incluso me”. Anche per questa occasione non è mancata da parte dall'amministrazione comunale quella che ormai è stata definita “una tassa sociale”: dedicare uno degli spettacoli in programma ai bambini e alla famiglie più sfortunate. E anche in questo caso immediata l'attenzione da parte degli organizzatori dello spettacolo, che hanno risposto alla richiesta offrendo una particolare agevolazione a tutte le strutture che ospitano persone indigenti per i quali si applicherà un costo unico e ridotto, prezzi agevolati a tutte le amministrazioni comunali delle province di Lecce e Brindisi, i quali potranno richiedere ingressi di favore per i propri concittadini che vivono in stati di disagio. Inoltre parte dello spettacolo inaugurale previsto per oggi 26 novembre andrà a favore di ingressi per l'associazione “Cuoreamico”, giunta quest'anno alla nona edizione, e il 3 dicembre anche per la piccola Giorgia, affetta da una gravissima malattia all'interstino, gli spettatori offriranno un euro per velocizzare i tempi dell'operazione.Tra i presenti di ieri mattina Flavio Togni, direttore artistico dell'”American Circus”, il quale ha paragonato la sua attività ad “una piccola città viaggiante che ogni anno si rinnova e si adegua ai tempi, anche se l'essenza della carovana resta sempre quella”. Ogni tappa della tournée, infatti, implica lo spostamento da un luogo all'altro dell'Europa di centoquarantotto carovane, tre scuderie, ben quaranta tir e di due treni speciali necessari per il trasporto di animali e strutture molto articolate. Tre le piste che uniscono oriente ed occidente. Tanti gli artisti, molti dei quali del Rinling Bros Barnum & Bailey Circus, il più grande circo degli Stati Uniti. Quattro le specie di animali protagonisti dello spettacolo: elefanti, cammelli, cavalli e le immancabili tigri, che rappresentano esemplari nati nel circo di terza generazione. Qualche attenzione in più è stata rivolta proprio nei confronti di questi animali. Durante la conferenza si è tenuto a specificare che gli addestratori, in particolare Alfred Beatour, ha instaurato con le tigri un particolare rapporto, perché conosciuti appena nate. La famiglia Togni si è distinta propri per i suoi metodi in dolcezza, tanto da rivelarsi dei veri ”gattoni” sulla pista.
Non mancheranno comunque i leciti controlli da parte degli ispettori dell'Asl che nei prossimi giorni verificheranno lo stato degli animali adottati dal circo. A confermarlo anche l'assessore all'igiene Dino Pagliaro: “Controlleremo con attenzione, come facciamo ogni qualvolta si presentato spettacoli del genere. L'attenzione da parte del Comune di Lecce non mancherà, affinché vengano rispettati tutti i punti alla base del regolamento per la tutela e il benessere degli animali, da circa un anno adottato dall'amministrazione”. A portare il ringraziamento da parte del presidente della provincia di Lecce, l'assessore Roberto Marti, il quale ha ricordato l'esperienza del 2002, quando “già grande spazio per il sociale fu concesso da parte degli organizzatori”.
Allora...buon divertimento e che il titolo di questa manifestazione “Bellissimo”, sia l'esclamazione finale di tutti gli spettatori, come è già stata all'origine dell'idea.
 
http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9730:qamerican-circusq-il-suo-ritorno-a-lecce-dopo-sette-anni&catid=22&Itemid=59

LA NUOVA FERRARA

26 NOVEMBRE 2009

 

Al Niuman entrano 2 paga 1

 

FERRARA. Il Circo Niuman rimane ancora per un fine settimana a Pontelagoscuro e, grazie ad un accordo con la Nuova Ferrara, potranno entrare due persone e pagare uno solo. Basterà presentare il tagliando che pubblichiamo qui a fianco alla cassa. Gli spettacoli si terranno da domani, venerdì fino a domenica 29. I coupon sono validi tutti im giorni e per tutti gli spettacoli. Gli orari degli spettacoli sono: venerdì e sabato alle ore 17 e alle 21.15 e domenica alle ore 15.30 e 18. Anche il Circo Niuman ha il suo zoo dove l’attrazione maggiore è rappresentata dal simpatico ed imponente ippopotamo Pippo, ma anche dai pony, cani dalmata, pappagallini e cavalli. I numeri presentati sotto il tendone sono di alta scuola e vanni dai clown agli equilibristi sino a quelli con gli animali.


LA GAZZETTA DI MANTOVA

26 NOVEMBRE 2009

 

Dategli carne di cammello

 

SUZZARA (MN). «Non voglio che mio figlio mangi pollo in mensa. Voi lo uccidete tirandogli il collo e non con il metodo halal secondo le nostre usanze e pertanto lo consideriamo cibo impuro. E’ scritto sul Corano». Questa l’imposizione di una madre marocchina alle insegnanti della scuola elementare di via Nilde Iotti a Suzzara, che per il figlio, ha chiesto piuttosto, al posto della carne di pollo, carne di cammello. Il fatto è accaduto un mese fa ma se n’è avuta notizia solo ora. La madre, di religione musulmana, si è recata alla nuova scuola elementare per protestare con le insegnanti al fine di ottenere un menù adatto al figlio e rispettoso delle usanze dei seguaci di Allah. Alle rimostranze della madre marocchina, coperta in viso dal tradizionale hijab, le insegnanti non hanno posto ostacoli anche se si sono meravigliate perché l’anno scorso questo problema non sussisteva. «Signora ci dica cosa dobbiamo fare - le hanno risposto per tranquillizzarla - Ci dia una lista dei cibi che vorrebbe somministrare al suo bambino». Presto fatto. La madre marocchina si è ripresentata a scuola con l’elenco dei prodotti commestibili tra cui figuravano tutti i tipi di verdure oltre alla richiesta di carne di cammello. Un po’ difficile però trovare in piena pianura padana un cammello, tipico animale che vive in zone desertiche e steppose dell’Asia, utilizzato per la carne, il grasso, il latte, la lana e da trasporto. In Italia i cammelli sono allevati solo all’interno di parchi faunistici e nei circhi.


SASSUOLO 2000
26 NOVEMBRE 2009
 
Ancora episodi di bracconaggio ai cervi sull’Appennino reggiano
 
Ligonchio (RE) - "Dei cittadini ci hanno segnalato che nei giorni scorsi – dichiara il dott. Massimo Becchi, Presidente delle Guardie Ecologiche di Legambiente – in località Casenove in comune di Ligonchio hanno assistito all’abbattimento di un cervo, l’ennesimo atto di bracconaggio verso una specie non cacciabile nella nostra provincia, effettuato nottetempo con due mezzi fuoristrada”. “I bracconieri accortisi di essere stati visti hanno lasciato di gran fretta il luogo in cui avevano sparato, noncuranti di verificare se avevano abbattuto l’animale o meno. L’animale morto è stato rinvenuto dalle nostre Guardie Ecologiche della montagna due giorni fa, mancante della testa, asportata per il trofeo e ormai ridotto ad un mucchio di ossa dagli altri animali del bosco. La carcassa, di cervo maschio e di grosse dimensioni, è stata rinvenuta in prossimità del luogo dello sparo, a circa 50 metri nel bosco sottostante Casenove, a dove è avvenuta la battuta”.“Nei prossimi giorni – conclude Becchi – intensificheremo i controlli antibracconaggio, ma resta fondamentale la collaborazione con i cittadini, vista la vastità dell’area montana e il ripetersi frequente del fenomeno. Occorre infatti una tempestiva segnalzione di questi fenomeni che può essere fatta al numero 348.7419763″.
http://www.sassuolo2000.it/2009/11/26/ancora-episodi-di-bracconaggio-ai-cervi-sullappennino-reggiano/

BIG HUNTER

26 NOVEMBRE 2009

 

IL TAR DEL VENETO RESPINGE IL RICORSO DELLA LAC SUI ROCCOLI

 

Il TAR del Veneto ha respinto la richiesta della LAC di sospensiva della delibera regionale che autorizza l'attivazione degli impianti di cattura in Veneto per la stagione venatoria 2009/2010.L'onorevole Sergio Berlato in un comunicato stampa commenta l'insuccesso dell'associazione animalista: "Viste le sfortunate esperienze delle regionali del 2005 di Andrea Zanoni (candidato per i Verdi) e delle europee del 2009 (candidato per l'Italia dei Valori del cacciatore Di Pietro) che lo hanno visto inesorabilmente bocciato dagli elettori, il rampante anticaccia ha tentato di tornare alla carica con le solite false argomentazioni che hanno dimostrato di non fare piu' presa neppure nei confronti di cio' che rimane del manipolo di sostenitori che ancora lo attorniano".

Sulle dichiarazioni dello stesso Zanoni di questi giorni, secondo cui le disposizioni regionali sull'utilizzo dei roccoli sarebbero contrarie alla legislazione vigente, Berlato sottolinea "Per rispetto della verita' e contrariamente a quanto scrive Zanoni, va ricordato che la legge statale 157/92 all'art. 4 cosi' recita: L'attività di cattura per l'inanellamento e per la cessione a fini di richiamo puo' essere svolta esclusivamente da impianti della cui autorizzazione siano titolari le province e che siano gestiti da personale qualificato e valutato idoneo dall'Istituto nazionale per la fauna selvatica".

"L'autorizzazione alla gestione di tali impianti - aggiunge Berlato - è concessa dalle regioni su parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica (ora ISPRA), il quale svolge altresì compiti di controllo e di certificazione dell'attività svolta dagli impianti stessi e ne determina il periodo di attività". L'europarlamentare sottolinea poi che questa specifica previsione della 157/92 non e' stata oggetto di alcuna osservazione da parte del'Unione europea in quanto dalla stessa ritenuta perfettamente rispettosa della Direttiva CEE 409/79. Ne' tantomeno la detenzione di uccelli in apposite gabbie puo' configurare il reato di maltrattamento, cosi' come prevederebbe l'art. 727 del codice penale.
La Regione quindi non avrebbe fatto altro che applicare dal 1992 quanto previsto dalla legge statale 157/92 e dalle Direttive comunitarie.

"Falsa anche l'affermazione dell'esponente della LAC - torna a ribadire Berlato -secondo la quale gli impianti di cattura verrebbero finanziati con i soldi dei contribuenti, dal momento che le province, per la gestione di tali impianti, utilizzano parte delle risorse incamerate dalle tasse di concessione pagate annualmente dai cacciatori. Grave e non veritiera - scrive l'onorevole - l'immagine che Zanoni vorrebbe dare degli impianti di cattura gestiti dalle province del Veneto, quasi a voler dipingere le amministrazioni provinciali come conniventi in una diffusa associazione per delinquere, dal momento che i rari casi di mancato rispetto della legge da parte di alcuni gestori di tali impianti sono stati immediatamente e pesantemente sanzionati dalle province territorialmente competenti".

"Auguriamo a Zanoni - conclude Berlato - una fortuna migliore rispetto a quella che gli hanno riservato gli elettori in tutte le precedenti campagne elettorali, nonostante abbia tentato la fortuna candidandosi in partiti diversi, anche se riteniamo, visti i disastrosi precedenti, che dovra' adattarsi a rimanere quello che e' sempre stato".


CORRIERE DELLE ALPI

26 NOVEMBRE 2009

 

La giunta veneta riapre la caccia in deroga «No» degli animalisti

 

BELLUNO. La giunta regionale approva una terza delibera con cui riapre (da ieri fino al 31 dicembre) la caccia in deroga a storno e peppola.

Quando si pensava che la vicenda fosse archiviata in seguito allo stop imposto dal Veneto alcune settimane fa dopo ben due ricorsi al Tar della Lac, ritorna il tira e molla tra Regione e associazioni per la tutela degli animali. E queste ultime parlano di «atto ingiustificabile e gravissimo» e annunciano la presentazione alla magistratura di una richiesta urgente di sequestro della fauna selvatica interessata dalla caccia in deroga e il deposito del terzo ricorso al Tar. «Oltre a ciò», concludono Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf, «abbiamo dato mandato ai nostri legali di valutare la possibilità di presentare una denuncia per abuso in atti d’ufficio nei confronti della giunta del Veneto e dei suoi assessori». 


BIG HUNTER

26 NOVEMBRE 2009

 

Abruzzo: proposta per allungare i tempi di caccia dopo le disposizioni del Tar

 

Una proposta di legge per superare le decisioni del Tar, presentata in questi giorni su iniziativa del consigliere Antonio del Corvo, è oggetto di un'animata discussione alla Commissione regionale agricoltura e potrebbe presto essere approvata dal Consiglio Regionale.

La proposta n° 94/09 “Disposizioni urgenti in materia venatoria” vorrebbe modificare il calendario venatorio 2009 - 2010 allungando la stagione di caccia alla Beccaccia e i periodi per il prelievo della Lepre e del Fagiano. Il provvedimento è stato ieri duramente criticato dal gruppo consiliare dell'Italia dei Valori che si è dichiarato contrario alla modifica del calendario venatorio con un intervento di natura legislativa.  "Il Tribunale amministrativo regionale - sostengono i consiglieri dell'Idv Cesare D'Alessandro e Camillo Sulpizio - si è già pronunciato per ben due volte e ha stigmatizzato il comportamento negativo della Giunta regionale, che ha prolungato la caccia a molte specie animali, senza le dovute motivazioni tecnico-scientifiche''. Secondo i due consiglieri si sta tentando di aggirare le indicazioni dei giudici del Tar con un atto, "in contrasto - dicono - con la legge quadro nazionale e con altre disposizioni in materia, non ultimo con il buon senso''.Dure critiche anche dal Wwf, secondo cui la proposta, “palesemente illegittima”  se approvata aprirebbe “una  una ferita istituzionale, "costituendo questa procedura un pericoloso precedente che potrebbe essere applicato su qualsiasi tema". “Appare francamente incredibile – dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale di Wwf - che con tutti i problemi che la Regione Abruzzo ha in questo momento, tra terremoto, problemi della Sanità e disastri ambientali, il Consiglio Regionale possa perdere tempo per discutere un provvedimento del tutto illegittimo fatto su misura per pochi cacciatori”. “Questa nuova legge, essendo a tempo, - spiega Caserta - è fatta anche per evitare ricorsi amministrativi e presso il Governo affinchè si possa impugnarla. Di conseguenza verrebbero meno i diritti dei cittadini e delle associazioni di far valere le proprie ragioni presso le sedi opportune. In ogni caso, abbiamo scritto al Presidente Pagano affinchè faccia ritirare questa proposta garantendo l'equilibrio tra i poteri dello Stato”.


LA NUOVA SARDEGNA

26 NOVEMBRE 2009

 

Agricoltori e cacciatori, l'antica guerra

 

SANT’ANTIOCO (CI). «Fare l’agricoltore sta diventando sempre più difficile in quest’isola - dice Antonio Orrù, agricoltore - e oltre ai problemi legati alla situazione economica generale, ci si mettono anche gli animali come conigli e cinghiali che in una notte, spesso, bruciano il lavoro di una stagione e magari anche quello di diverse stagioni. Non è possibile continuare in questo modo. Quest’anno ho dovuto chiedere che mi rifondessero i danni per una vigna “lavorata” dai cinghiali. Dopo un anno di lavoro mi sono dovuto accontentare dell’indennizzo ma ora dovrò lavorare anche a sostituire diverse piante. Credo che bisogna fare qualche cosa. La cosa assurda è che non si può avere nemmeno un piccolo orto per esigenze familiari, patate, lattughe, fagiolini o cipolle, tutto viene intaccato».  E’ una storia lunga quasi quanto la storia umana, quella della competizione tra cacciatori e agricoltori e anche nell’isola, poco meno di 110 chilometri quadrati, circa 71 dei quali in mano all’autogestita di caccia Isola di Sant’Antioco, una delle più grandi della Sardegna, il conflitto è sempre latente e ogni tanto viene a galla. Negli anni l’autogestita, creando diversi problemi all’ambiente, ha reintrodotto dapprima i conigli, che sull’isola non erano presenti, provocando la quasi totale estinzione delle lepri e poi i cinghiali, che si erano estinti.  «Debbo dire che i conigli ogni tanto vengono eliminati naturalmente - sostiene Carla Sabiu comandante della Forestale - quest’anno è arrivata una epidemia di mixomatosi che ne ha diminuito fortemente il numero. Quanto ai cinghiali vediamo segni del loro passaggio ma non risulta che siano in eccesso». Sulla questione interviene anche l’assessore all’ambiente Massimo Melis. «Certo è necessario trovare un equilibrio - conclude l’assessore - tra le esigenze degli agricoltori e quelle dei cacciatori. Forse è il caso di convocare un tavolo dove le diverse esigenze possano trovare una maniera di convivere. Certo bisogna che le attività economiche, come l’agricoltura, possano essere realizzate senza dovere incontrare ulteriori problemi oltre a quelli generati dalle questioni meteorologiche».  La stagione della caccia è incominciata da poco, gli iscritti all’autogestita sono oltre trecento e molti di loro non sono residenti nell’isola.


IL GAZZETTINO

26 NOVEMBRE 2009

 

Sono 157 mila i cani che dovranno essere vaccinati

 

Regione Veneto

I COSTI

Sono 157 mila i cani che dovranno essere vaccinati obbligatoriamente entro il 28 febbraio, come disposto dalla Regione, per arginare l’epidemia di rabbia che potrebbe espandersi dalla provincia di Belluno. Per i proprietari, e soprattutto per chi possiede più di un animale, si prospetta un salasso: il vaccino costa, infatti, 30 euro più Iva.
I VETERINARI

La Marca è pronta a far fronte all’emergenza. «Sarà una vaccinazione pre contagio -precisa Paolo Camerotto, responsabile del servizio veterinario dell’Usl 9- nel nostro territorio non si registrano casi recenti di cani colpiti da rabbia».


ANMVI OGGI

26 NOVEMBRE 2009

 

RABBIA, VACCINAZIONI COMPLETATE ENTRO GENNAIO

 

Il Veneto si e' mosso con tempestivita' per arginare il problema della rabbia silvestre, ricomparsa in alcune zone del territorio. ''La Regione - ha detto l'assessore alla sanità, Sandro Sandri - si sta muovendo con tempestivita', come dimostra l'ordinanza firmata dal Presidente Galan''. Ordinanza che prevede, tra l'altro, la vaccinazione obbligatoria antirabbica pre-contagio dei cani in tutti i comuni delle Province di Belluno e Treviso, nei comuni vicentini ricompresi nelle Ullss 3 di Bassano e 4 Alto Vicentino, ed in quelli veneziani dell'Ulss 10 Veneto Orientale. ''Io stesso e la collega Elena Donazzan - ha riferito Sandri - stiamo seguendo la situazione passo dopo passo. Tutte le azioni necessarie ed utili sono state individuate ed attivate e la situazione si puo' definire sotto controllo''. La vaccinazione e' ''consigliata'' per gatti, furetti e gli altri animali da compagnia appartenenti a specie sensibili. Le operazioni vaccinali dovranno essere completate entro il 31 gennaio 2010 e sono effettuate dai Servizi veterinari delle Ullss e dai veterinari liberi professionisti iscritti all'albo e autorizzati allo scopo. I costi sono a carico dei proprietari degli animali. L'ordinanza prevede anche l'intensificazione della lotta al randagismo su tutto il territorio regionale, e il divieto della circolazione di cani in ambiente agro silvo pastorale in tutta la provincia di Belluno e in parte di quelle di Treviso e Vicenza.

 

RABBIA SILVESTRE, UN VIDEO PER INFORMARE

RABBIA: RACCOMANDAZIONI MINISTERIALI 

http://www.anmvioggi.it/files/ORDINANZA%20RABBIA%20SILVESTRE%20REGIONE%20VENETO.pdf


IL CORRIERE DELLE ALPI

26 NOVEMBRE 2009

 

Ritardi nella profilassi della malattia

 

BELLUNO. «La questione è stata presa in ritardo, per cui adesso ci troviamo a dover applicare delle misure drastiche che indubbiamente creano qualche difficoltà ai cacciatori, ma che si impongono vista la necessità di salvaguardare la salute pubblica». Sono già in movimento i cacciatori delle riserve bellunesi che contro la rabbia hanno offerto la loro più ampia collaborazione.  Intanto, per chi arriva nel Bellunese è obbligatorio vaccinare gli animali che porta al seguito. Chi sarà trovato privo di certificato, oltre al sequestro dell’animale, sarà sanzionato.   I cacciatori. «Credo che ancora non si sappia bene quanto e dove sia diffusa la rabbia e questo comporta per noi il blocco di buona parte della nostra attività venatoria», precisa Raffaele Riposi presidente della riserva di Trichiana. Che ieri mattina si è recato a palazzo Piloni «per offrire la nostra collaborazione nel controllo del territorio».  E così nei prossimi giorni ci sarà la prima riunione dei distretti alpini di caccia insieme a Provincia e Isitituto zooprofilattico «per capire il nostro ruolo e come sarà organizzato il controllo ma soprattutto per sapere quando i nostri cani saranno vaccinati per poter tornare alla caccia. Se la cosa veniva presa per tempo, sicuramente i nostri cani adesso potrebbero già essere tutti vaccinati».  Riposi, inoltre, pensa che «lo spargimento tramite elicottero delle esche vaccinali per le volpi non sia così efficace. E’ una misura eccezionale per una situazione eccezionale, ma se avessimo potuto metterle davanti alla tane sarebbe stato meglio».  Della stessa opinione anche il presidente della riserva di Feltre, Guido Bonsembiante. «Si è perso del tempo prezioso prima di capire l’entità del fenomeno e la vaccinazione dei cani poteva già essere prevista». Ma la Regione replica con l’assessore Sandro Sandri: «Siamo intervenuti tempestivamente».   Le vaccinazioni. L’Usl si muoverà su due fronti: la vaccinazione dei cani e la raccolta delle carcasse.  Per quanto riguarda la vaccinazione la Regione deciderà quale vaccino usare e la modalità di acquisto. Le vaccinazioni inizieranno prima nei comuni dove sono stati rinvenuti gli animali malati, poi negli altri e dovranno terminare entro il 31 gennaio 2010. Saranno eseguite dai servizi veterinari delle Usl «a prezzi agevolati», dice Pierluigi Zanola, responsabile del servizio veterinario Usl 1, e dai veterinari liberi professionisti iscritti all’albo e autorizzati allo scopo. I costi sono a carico dei proprietari degli animali.   Gatti. Per quanto riguarda i gatti la vaccinazione è consigliata se l’animale vive fuori casa nelle vicinanze di boschi.   Volpi. Per le volpi le disposizioni operative verranno direttamente dall’Unione Europea e saranno applicate dall’istituto zooprofilattico. Sui tempi di avvio della vaccinazione tutto dipenderà dalla possibilità della ditta di produrre una quantità di vaccino congrua. Inoltre, la questione si complica per il fatto che il vaccino sotto i zero gradi non è più efficace.   Cani randagi e vaganti. L’ordinanza regionale firmata ieri dal governatore Galan prevede anche l’intensificazione della lotta al randagismo su tutto il territorio regionale. «I randagi li catturiamo su segnalazione e li vacciniamo, per poi tenerli in osservazione al canile sanitario dai 3 ai 6 mesi», dice Zanola. «Per i vaganti, quelli cioè che hanno un padrone che però non li cura, le segnalazioni vanno fatte ai vigili urbani».


IL GIORNALE

26 NOVEMBRE 2009

 

SERPENTE A SONAGLI: DIVIETO DI JOGGIN IN PINETA

 

Castelfusano (RM) - Paura a Castelfusano. Al quarto giorno dall’avvistamento del terzo serpente a sonagli la pineta è semideserta. Restano i nastri lasciati dagli agenti della municipale su viale Mediterraneo e i cartelli per allontanare gli amanti del jogging: «Attenzione. Presenza di animali pericolosi» si legge. Ma degli uomini della Forestale, impegnati fino a martedì nelle ricerche, ieri nessuna traccia.
La segnalazione della presenza di un altro esemplare di Crotalus Atrox viene fatta domenica, come detto su il Giornale di ieri, da un ciclista a un esperto di rettili, un uomo più volte chiamato come consulente. È lui ad avvertire i ranger che arrivano sul posto. Il testimone è certo che si tratti dello stesso tipo di animale catturato il 29 settembre e il 19 ottobre nell’area adiacente via della villa di Plinio. I denti canini e la coda che emette il suono tipico dei serpenti visti solo al cinema lo convincono che è il crotalo dal morso letale. Viene presidiata l’area per 48 ore. Tutto ciò per un falso allarme? «La fonte non è stata identificata - sottolinea al telefono il sovrintendente del Servizio Cites Marco Fiori - perché quando sono arrivati i colleghi della forestale l’uomo si era allontanato. Abbiamo solo la notizia del presunto avvistamento riportata da un’altra persona, quindi per noi non è una fonte. Certo, tutto può essere visto che già due serpenti a sonagli sono stati catturati in pineta, ma niente più. In ogni caso stiamo monitorando l’area». Dunque non si tratta di una voce «riportata più volte» come sostengono ancora dal Municipio, «un tam tam passato di persona in persona», ma del faccia a faccia da brivido fra il serpente e un frequentatore della pineta, subito raccolta da decine di persone radunate davanti al chiosco-bar dopo una battuta di funghi. Psicosi collettiva? «Quell’uomo era sconvolto ma sicuro di ciò che aveva visto - raccontano le persone che hanno parlato con lui domenica, fra le quali un poliziotto del XIII commissariato fuori servizio -. La descrizione che ha fatto all'esperto è stata precisa». L’ipotesi che si tratti di un inquietante disegno criminale per allontanare per sempre la gente da Castelfusano, compresi romeni e sbandati, è tutt’altro che remota.


IL PICCOLO

26 NOVEMBRE 2009

 

La tigre di Putin sta bene e ha dato alla luce un piccolo

 

MOSCA La tigre ”di Putin”, della quale ieri la stampa russa denunciava la scomparsa, è sana e salva: sta bene e anzi ha avuto un tigrotto. L’ha detto in serata Dmitri Peskov, portavoce del premier russo Vladimir Putin, commentando le notizie allarmanti della stampa, secondo cui dallo scorso settembre non arriva più alcun segnale dal collare satellitare munito di speciale sensore applicato all'animale dallo stesso Putin nell'agosto 2008. «Poco tempo fa - ha detto Peskov citato dalla Itar-Tass - gli studiosi impegnati nelle ricerche sulle tigri dell'Ussuri nell'Estremo Oriente russo, hanno sostituito il collare satellitare sull'animale poichè a quello originario si erano scaricate le batterie». «Attualmente - ha aggiunto - si sta cercando di attivare il nuovo sistema di collegamento che consentirà nuovamente di seguire gli spostamenti della tigre». Secondo Peskov, gli studiosi sono riusciti inoltre a sistemare un collare dello stesso tipo anche sul tigrotto, che peraltro non è più così piccolo. Il portavoce di Putin ha quindi ringraziato tutti coloro che hanno mostrato interesse per le sorti della tigre di ”Putin”, invitando a non preoccuparsi.


TISCALI ANIMALI
26 NOVEMBRE 2009
 
Le tigri siberiane sono a rischio estinzione

 
26 novembre 2009. Le tigri siberiane che popolano l'Estremo Oriente russo tra il lago Baikal e l'oceano Pacifico, già a rischio estinzione, si sono dimezzate negli ultimi 10 anni a causa della caccia di frodo e della progressiva distruzione del loro habitat naturale.
A lanciare l'allarme è la Wildlife Conservation Society (Wcs) che ha appena annunciato i dati contenuti nel rapporto del 'Programma annuale di monitoraggio demografico delle tigri siberiane' coordinato dal governo russo. Il monitoraggio ha evidenziato una diminuzione del numero di tigri di addirittura il 40% in una vasta area siberiana di 23.000 chilometri quadrati.
Il numero complessivo degli esemplari superstiti, nella regione monitorata, è, secondo il rapporto, "di soli 56 felini". Gli autori del rapporto precisano che le precipitazioni nevose abbondanti dell'inverno 2009 potrebbero avere disperso alcune tigri, costringendole a "sfuggire" dalla zona monitorata e rendendole meno individuabili, e "censibili".
Ma i dati dell'indagine restano comunque preoccupanti e "richiedono un intervento immediato da parte delle autorità governative russe", spiega sul sito del Wcs John Robinson, il vicepresidente dell'organizzazione ambientalista.
 
http://animali.tiscali.it/articoli/news/2009/11/tigre-siberiana-rischio-estinzione-12345.html

BELLUNO PRESS

26 NOVEMBRE 2009

 

L’assessore Sandri sulla rabbia silvestre in Veneto: “Regione tempestiva”

 

Belluno - “Riguardo ai casi di rabbia silvestre registrati in Veneto negli ultimi giorni, la Regione si sta muovendo con tempestività, come dimostra l’ordinanza firmata ieri dal Presidente Galan. Io stesso e la collega Elena Donazzan stiamo seguendo la situazione passo dopo passo. Tutte le azioni necessarie ed utili sono state individuate ed attivate e la situazione si può definire sotto controllo”. Lo sottolinea oggi l’Assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri. L’ordinanza firmata ieri dal Presidente Galan, recante “Misure urgenti per contrastare la diffusione dell’epizoozia di rabbia silvestre in Veneto”, prevede tra l’altro la vaccinazione obbligatoria antirabbica pre-contagio dei cani in tutti i Comuni delle Province di Belluno e Treviso, nei comuni vicentini ricompresi nelle Ullss 3 di Bassano e 4 Alto Vicentino, ed in quelli veneziani dell’Ulss 10 Veneto Orientale. La vaccinazione è invece “consigliata” per gatti, furetti e gli altri animali da compagnia appartenenti a specie sensibili. Le operazioni vaccinali dovranno essere completate entro il 31 gennaio 2010 e sono effettuate dai Servizi Veterinari delle Ullss e dai veterinari liberi professionisti iscritti all’albo e autorizzati allo scopo. I costi sono a carico dei proprietari degli animali. L’Ordinanza prevede anche l’intensificazione della lotta al randagismo su tutto il territorio regionale; e l’obbligo di non toccare per nessun motivo animali sospetti, vivi o morti, fatto salvo il personale appositamente incaricato. In tutto il territorio regionale tutte le volpi abbattute o trovate morte e gli altri animali selvatici e domestici, abbattuti perché sospetti, o trovati morti, dovranno essere raccolti esclusivamente dal personale incaricato e fatti recapitare al più presto all’Istituto Zooprofilattico per gli accertamenti diagnostici. E’ inoltre vietata la circolazione di cani in ambiente agro silvo pastorale in tutta la provincia di Belluno; in quella di Treviso limitatamente alla zona faunistica delle Alpi e agli ambiti territoriali di caccia TV4, TV5 e TV9; in quella di Vicenza limitatamente alla zona faunistica delle Alpi, sinistra Brenta della Valsugana.
 

http://www.bellunopress.it/2009/11/26/lassessore-sandri-sulla-rabbia-silvestre-in-veneto-regione-tempestiva/


IL SOLE 24 ORE
26 NOVEMBRE 2009
 
Mozzarelle al titanio e popcorn all'atrazina
I trucchi nei piatti degli italiani svelati dai Nas
 
Mozzarelle fatte con latte in polvere, aumentando la massa grassa con il burro e la consistenza proteica con la caseina, sbiancate con cellulosa microcristallina (l'additivo E460) e rese lucide e riflettenti grazie al biossido di titanio usato normalmente nei veicoli spaziali. E' quanto hanno riscontrato tra giugno e luglio di quest'anno i Nas, Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell'Arma dei Carabinieri, eseguendo in Lombardia e Lazio controlli ispettivi in alcuni caseifici, come racconta il generale Cosimo Piccinno comandante dei Carabinieri per la tutela della Salute intervenuto oggi a Roma al convegno annuale Alimentazione e salute ideato e promosso da Salute/la Repubblica e organizzato da Somedia.E questa è solo una delle tante frodi alimentari che hanno portato nel 2009 a sequestrare 38mila tonnellate di alimenti. Soprattutto nei settori dei dietetici (+ 62%), latte (+33%), insaccati (+30%), pesce (+43%). Contaminazioni ambientali, trattamenti chimici e di conservazione illegali, ormoni, pesticidi e antibiotici presenti nel cibo che finisce nei nostri piatti ogni giorno. «Gli italiani sono tra le popolazioni più resistenti agli antibiotici» ha proseguito il comandante dei Nas «non perché prendiamo molte medicine per curarci, ma perché li assumiamo alimentandoci con la carne degli animali trattati».Forse è proprio per questa ragione che la sicurezza dei cibi che mangiamo è al terzo posto nella graduatoria delle paure degli italiani (fonte sondaggio Demos e PI nov 2008). La qualità e la sicurezza degli alimenti dipendono dagli sforzi di tutte le persone coinvolte nella complessa catena della produzione agricola, della lavorazione, del trasporto, della preparazione, della conservazione e del consumo. La sicurezza alimentare è una responsabilità condivisa dal campo alla tavola.
«Il cittadino-consumatore ha diritto alla massima informazione chiara e trasparente nel settore agroalimentare» ha confermato Silvia Biasotto responsabile del dipartimento sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino. «Per questo è necessario estendere a tutti i prodotti l'indicazione di origine in etichetta » ha proseguito la Biasotto «per garantire una reale tracciabilità della filiera, per informare il consumatore in caso di emergenze, ma anche per combattere l'omologazione degli alimenti e difendere il Made in Italy nel nostro Paese e all'estero».
«Se il consumatore in Italia sceglie un tonno a pinna gialla» ha spiegato Valentina Tepedino direttore di Eurofishmarket «deve sapere che il trancio ha almeno 10 giorni perché è una specie che non vive nel Mediterraneo. In alcuni periodi arriva congelato addirittura dall'Indonesia. Ma non sempre questa informazione viene riportata in etichetta. Non esiste un pericolo sanitario reale per i pesci» ha proseguito il direttore della società che si occupa di ricerche scientifiche nel settore della pesca «perché i pesci che acquistiamo in pescheria sono controllati dagli Organi di Controllo di riferimento. Esiste invece un aspetto di frode commerciale: il consumatore spesso non può risalire alla provenienza del pescato».«E' fondamentale la trasparenza e l'informazione ai consumatori» ha ribadito anche Aldo Soldi presidente Coop-Ancc Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumatori. «Per questo Coop opera su diversi piani d'azione tra cui la formulazione di prodotti a marchio, l'etichettatura, il coinvolgimento diretto dei clienti e l'educazione al consumo consapevole».
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/11/mozzarella-titanio.shtml?uuid=c54ac5c6-da9e-11de-9109-5de42fb9e91e&DocRulesView=Libero
 

 

            26 NOVEMBRE 2009
VIVISEZIONE - SPERIMENTAZIONE


 

LIBERO
26 NOVEMBRE 2009
 
GENETICA: EMBRIONI PECORA SENZA DNA MATERNO MA CON 2 PADRI, CREATI A TERAMO
 
Teramo, 26 nov. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Niente Dna materno, ma ben due 'papa'' genetici. Nei laboratori della Facolta' di Medicina veterinaria dell'Universita' degli Studi di Teramo, in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise, e' stato prodotto per la prima volta un androgenote di pecora: un embrione frutto della fusione di due Dna maschili, anziche' di due animali di sesso opposto.Si tratta "di una novita' assoluta - spiegano i ricercatori dell'ateneo di Teramo in una nota - perche' in passato erano stati ottenuti risultati simili solo da una specie animale, il topo, mentre il risultato raggiunto nei laboratori dell'ateneo di Teramo riguarda un embrione di animale di interesse veterinario, in avanzata fase di sviluppo". L'esperimento rientra nel progetto di ricerca 'Idee', finanziato dal Consiglio europeo della ricerca."Lo scopo di questa ricerca - spiega la coordinatrice del progetto Grazyna Ptak - non e' quello di promuovere stravaganti esperimenti per ottenere 'bambini' in modo poco convenzionale, ma di studiare le origini di alcune patologie nella gravidanza della donna. Come quelle che, per esempio - aggiunge - determinano la nascita di neonati sovrappeso o sottopeso. Gli embrioni monoparentali forniscono l'unico modello per studiare le origini di queste patologie". La cosa "che mi entusiasma di piu' - aggiunge la docente della Facolta' di Medicina veterinaria - e' che al momento non sappiamo nulla di questi androgenoti, perche' non esiste descrizione della loro morfologia in nessuna specie animale, nemmeno nel topo".

GALILEO
26 NOVEMBRE 2009
 
Pecore senza genoma materno
Il gruppo di ricerca dell'Università di Teramo coordinato da Grazyna Ptak ha ottenuto per la prima volta un androgenote di pecora
 
Un embrione di pecora ottenuto da due dna maschili. Lo hanno realizzato i ricercatori dell'Università di Teramo, coordinati da Grazyna Ptak, docente della Facoltà di Medicina Veterinaria (la stessa che nel 2001 ha clonato un esemplare di muflone sardo, vedi Galileo). Si tratta della prima volta che viene prodotto questo tipo di embrione, chiamato androgenote, di un animale di interesse veterinario e non di topo. La sperimentazione rientra in un progetto triennale che ha ottenuto dal Consiglio europeo della ricerca, in seno al programma "Idee", un finanziamento di 400mila euro.   Gli embrioni sono stati ottenuti tramite micro-manipolazione dei gameti. Quello che hanno fatto i ricercatori, guidati dalla professoressa Ptak e da Pasqualino Loi (che ha collaborato anche con il gruppo di ricerca che ha clonato la pecora Dolly ed è tra i massimi esperti italiani di questo campo della genetica) è stato prelevare le cellule uovo dalle ovaie di alcune pecore (prelevate dal mattatoio) e portarle a maturazione in vitro. Successivamente da queste cellule uovo è stato prelevato il nucleo contenente il materiale genetico e sostituito con due spermatozoi. “Oltre una ventina di giorni lo sviluppo di un feto monoparentale non procede, perché servono geni specifici del Dna materno - racconta a Galileo Grazyna Ptak, coordinatrice del progetto – Ma il nostro scopo non è creare individui, quanto studiare alcune patologie nella gravidanza della donna”. Come raccontano i ricercatori, il Dna materno e paterno hanno un ruolo complementare, entrambi servono per il corretto sviluppo del feto. I geni paterni, in particolare, sono responsabili dello sviluppo della placenta; quindi un androgenote dovrebbe presentare un feto sottosviluppato e una placenta sproporzionata. Nella maggior parte delle patologie che colpiscono il feto, come per esempio il diabete, si osserva un’alterazione della placenta e un feto sottopeso. "Il modello quindi ci permetterà di studiare queste patologie a livello genico”, precisa la Ptak.Ovviamente anche il modello monoparentale materno è utile per questo tipo di studi ma è più semplice da ottenere (ed è stato già ottenuto da loro e da altri sin dal 1998). La tecnica messa a punto dal gruppo di Teramo - formato oltre alla Ptak e a Loi - da giovani ricercatori tutti al di sotto dei trent’anni -  ha un efficienza molto alta, appena inferiore a quella delle tradizionali fecondazioni in vitro: 25 -30 per cento.
“Nessuno ancora si è mai preoccupato di descrivere la morfologia di questi modelli monoparentali. Uno dei nostri obiettivi invece è proprio quello di riuscire a elaborare e pubblicare descrizioni accurate e utili allo studio delle patologie della gravidanza”, ha concluso la ricercatrice. (c.v.)

IL PICCOLO

26 NOVEMBRE 2009

 

Sei depresso? Il farmacologo suggerisce il cibo spazzatura

 

SYDNEY Scienziati australiani hanno dimostrato che mangiare ”cibo spazzatura”, ricco di grassi, zucchero e carboidrati aiuta a risanare le ferite dell'infanzia. Era già noto che questo tipo di cibo, detto appunto ”comfort food”, dà un senso di benessere nei momenti di ansia e depressione ma i ricercatori della Scuola di scienze mediche dell'Università del Nuovo Galles del Sud volevano osservare gli effetti sul cervello. Negli esperimenti su topi di laboratorio, l'equipe guidata dalla docente di farmacologia Margaret Morris ha diviso gli animali in due gruppi. I topi del primo gruppo erano stati isolati dalle madri, per tre ore al giorno nelle prime due settimane di vita, e i loro livelli di ormoni dell'ansia e dello stress erano più elevati, mentre si riducevano i recettori di steroidi nella parte del cervello che controlla il comportamento. I livelli però si normalizzavano quando venivano alimentati con dolci, biscotti e cibo fritto. Nei topi dell'altro gruppo invece non si è registrato alcun beneficio dalla dieta grassa e dolce. Secondo Morris i risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Psychoneuroendocrinology, sono significativi perchè è noto come negli esseri umani i traumi e l'abbandono nell'infanzia contribuiscano a disturbi psicosociali in età adulta. Il ”comfort food” - scrive - può invertire gli effetti dei traumi subiti in tenerà età, ridisegnando la mappa cerebrale in una maniera simile agli antidepressivi, che promuovono le crescita dei nervi nel cervello.

 

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