21 FEBBRAIO 2011

IL RESTO DEL CARLINO

21 FEBBRAIO 2011
 
Allevatore trova tre agnelli incaprettati
Al ritrovamento della volpe impiccata, ora si va ad aggiungere questo nuovo caso. Quando sono stati trovati, erano ancora vivi e con le zampe legate da una corda
 
 
 
 
Cessapalombo (Macerata) - Teste di lupo mozzate, volpi impiccate. Adesso anche agnelli incaprettati. Nella aberrante sequenza di carcasse di animali utilizzate per lanciare messaggi quando non vere e proprie intimidazioni, ora va ad aggiungersi anche il caso di tre agnelli che un allevatore di Cessapalombo ha ritrovato — ieri mattina — nella sua proprietà. Erano ancora vivi, con le zampe legate da una corda. E non appartenevano all’allevamento in cui sono stati trovati.Questo particolare ha messo in allarme l’allevatore che, pensando che quegli animali potessero essere infetti e temendo un contagio, ha subito avvertito i carabinieri di Caldarola per sporgere denuncia. Sul posto sono poi intervenuti anche i veterinari dell’Asur, che hanno preso gli animali per poter eseguire tutti i controlli. Non si sa chi possa aver compiuto un atto del genere. Si sospetta, tra l’altro, che i tre agnelli possano essere il bottino di qualche furto: i ladri avrebbero prelevato gli animali da un altro allevamento, abbandonandoli per chissà quale motivo nel recinto di Cessapalombo, con l’intenzione di tornare a riprenderseli poco dopo. Il tentativo di furto sarebbe però andato a vuoto, dato che l’allevatore si sarebbe accorto degli ospiti indesiderati e avrebbe chiamato i carabinieri.Intanto resta il mistero attorno al ritrovamento, l’altro ieri, di una volpe impiccata a una rudimentale forca costruita appositamente e fissata al guard rail della Provinciale 82, a Montefano, tra le frazioni di Montefanovecchio e Osteria Nuova. L’animale, recuperato l’altro ieri dai tecnici dell’Asur, è attualmente custodita in una speciale cella frigorifera. Probabilmente, date le modalità della sua “esecuzione”, verrà disposta un’autopsia. E sarà probabilmente la polizia provinciale, competente per quanto riguarda la fauna selvatica, a seguire il caso. Non è chiara, infatti, la causa della morte dell’animale: la lesione a una zampina aveva fatto pensare all’uso di una tagliola, ma l’ipotesi è da confermare. E si è portati a ritenere che la volpe fosse già morta quando è stata appesa alla forca.Qualcunque sia il motivo della morte, comunque, che potrebbe anche essere stato accidentale, l’elemento più inquietante resta la costruzione del patibolo. "Davvero non me lo so spiegare — dice il sindaco di Montefano Carlo Carnevali —: forse si tratta di un’emulazione di quanto avvenuto a Visso, con la testa di lupo mozzata. Qui in campagna capita che le volpi rechino qualche disagio agli allevatori, ma non al punto da ideare un gesto simile. Comunque, escluderei la questione intimidatoria".
GAZZETTA DI MANTOVA
21 FEBBRAIO 2011
 
Una lepre scuoiata appesa a un albero del parco Mincio
E' stata trovata a Soave dalle guardie volontarie, legata con una robusta corda da marinaio. L'ente presenterà denuncia. Precedenti simili si sono verificati con una volpe e una cicogna.
 
 
 
PORTO MANTOVANO (MN). Una lepre scuoiata e appesa ad un albero. A penzoloni sul pelo dell'acqua lungo il Mincio, a Soave. E' orribile la scena che si è presentata davanti agli occhi di chi il fiume lo naviga ogni giorno. Le guardie del Parco sono intervenute stamattina per rimuovere la carcassa che era stata legata con una robusta corda marina. «Un fatto aberrante e criminale - commentano da Porta Giulia -, un gesto incivile di disprezzo per la vita e per la natura e per il quale sporgeremo denuncia». Non è la prima volta che animali uccisi vengono legati ad alberi nella zona del Parco del Mincio. In precedenza erano state ritrovate una volpe e una cicogna.

IL RESTO DEL CARLINO
21 FEBBRAIO 2011
 
Caccia alla volpe, 33enne denunciato per furto aggravato ai danni dello Stato
L'uomo è stato beccato dai carabinieri mentre in piena notte rientrava da una battuta di caccia con una preda uccisa
 
Reggio Emilia - E'stato scoperto dai carabinieri mentre in piena notte tornava a casa con una preda uccisa dopo essere stato a caccia di volpi,  vietata dal 31 gennaio.E' stato denunciato per furto aggravato ai danni dello Stato un cacciatore di frodo di 33 anni di Ligonchio, sull’alto Appennino reggiano, al quale i militari hanno sequestrato anche un fucile da caccia calibro 12 e due cartucce, una delle quali utilizzata per sparare all’animale. La carcassa della volpe era stata poi nascosta sotto un telone nel suo fuoristrada. L’uomo è stato inoltre sanzionato con due verbali da 206 euro l’uno, per aver cacciato la volpe in periodi e orari non consentiti.
EMILIA NET
21 FEBBRAIO 2011
 
Denunciato cacciatore di frodo
Nei guai un 33enne di Ligonchio , sorpreso  dai carabinieri con una volpe appena uccisa , nascosta nella sua auto. Deve rispondere si furto aggravato ai danni dello Stato.
 
di SIMONA ONNIBONI
 
Ligonchio (RE) - Nonostante il divieto di caccia la notte , nonostante il 31 gennaio scorso sia stata ufficialmente chiusa la caccia alla volpe, un cacciatore ha continuato a cacciare nonostante i divieti. All'uomo, un 33enne, residente a Ligonchio, è però andata male perchè è stato fermato dai carabinieri del paese , verso le 2.30 della scorsa notte, mentre stava rientrando a casa con la sua preda. Una volpe che aveva nascosto all'interno dell'auto, coperta da un telone. Ad attirare l'attenzione dei militari è stato il fuciel dell'uomo che aveva appoggiato sul sedile posteriore della vettura, un fuoristrada. Insospettiti, gli stessi militari hanno deciso di procedere ad un controllo accurato ed così che hanno scoperto la preda. La carcassa dell'animale è stata sequestrata e consegnata alla Polizia Provinciale. Gli stessi militari hanno anche sequestrato il fucile da caccia, un calibro 12 e due cartucce . Il 33enne , condotto in caserma, è stato denunciato per furto aggravato ai danni dello Stato e , alla luce dei fatti, l'uomo è stato inoltre sanzionato con due verbali da 206 euro l'uno, per aver cacciato la volpe in periodi e orari non consentiti.

PIACENZA SERA
21 FEBBRAIO 2011
 
Ancora vandali alla colonia felina. Incendiata la struttura
 
 
  
 
PIACENZA - Ancora un raid vandalico alla colonia felina di via Palmerio a Piacenza. Ignoti hanno appiccato un incendio nei pressi del portico di legno all’ingresso della casupola che fino alla scorsa settimana ospitava i gatti domestici. Le fiamme, domate grazie all’intervento dei vigili del fuoco, hanno completamente distrutto lo stesso portico e l’area esterna. Nessuno degli animali ha riportato conseguenze. Sul posto per i rilievi i carabinieri.
Solamente qualche giorno fa, nella notte tra domenica e lunedì scorsi, erano state tagliate le reti di recinzione e divelte le finestre della casetta dove erano ospitati i mici. In quell’occasione erano sparite due gatte.
GEA PRESS
21 FEBBRAIO 2011
 
Alle cinque del mattino aveva già catturato venti cardellini. Valore: 450 euro
Intervento dei Carabinieri di Villafrati (PA).
 
 
Nuova operazione dell’Arma dei Carabinieri ai danni di uccellatori palermitani.  Questa volta ad intervenire sono stati i militari della Stazione di Villafrati (PA) che hanno fermato un 53enne di Palermo colto in flagranza di reato durante un controllo del territorio.I Carabinieri, infatti, hanno potuto riscontrare che l’uccellatore stava effettivamente catturando dei cardellini con l’utilizzo di un altro uccellino utilizzato come richiamo e con richiami acustici elettromagnetici (mezzi di caccia vietati dalla legge). Il valore del cardellino-zimbello, secondo i Carabinieri, era di cento euro. L’uomo aveva già catturato, grazie all’utilizzo di una rete di dieci metri di superficie, venti cardellini già riposti all’interno di una gabbia di base rettangolare alta non più di quindici centimetri. Nel gergo degli uccellatori, tale gabbia viene chiamata “ricevitore”. Il valore dei venti cardellini, sempre secondo i Carabinieri, era di ben 450 euro. Tutta l’attrezzatura ed i volatili, sono stati posti sottosequestro. Questi ultimi sono stati affidati al Corpo Forestale della Regione siciliana per la liberazione.L’intervento è avvenuto sabato scorso alle 5.00 del mattino, fatto questo che evidenzia la meticolosità degli uccellatori, quasi sempre palermitani o della provincia, che sistematicamente lavorano al furto di fauna protetta per poi rivenderla preferenzialmente nel mercato degli uccellatori di Ballarò. Tale ignobile esibizione, degna dei mercati di fauna selvatica del sud est asiatico, si svolge nello storico mercato palermitano ogni domenica mattina. In tale luogo, nonostante i numerosi interventi delle Forze dell’Ordine (nelle ultime settimane vi è stato un intervento dei Carabinieri ed un’altro congiunto di Polizia di Stato e Corpo Forestale dello Stato), numerosi uccellatori espongono nella pubblica via cardellini ed altri volatili sia selvatici che allevati in casa, come canarini e pappagallini.Non solo i due interventi di Ballarò. Ben quattro altri uccellatori palermitani, sono stati bloccati in questi ultimi giorni dal Corpo Forestale della Regione siciliana nella provincia di Enna e di Agrigento. Un fenomeno, dunque, ampiamente diffuso grazie all’esiguità della pena. Tutti i reati venatori previsti dalla legge italiana, sono infatti reati di natura contravvenzionale. Piccole ammende che di sicuro non fanno molta paura ai bracconieri.
ADN KRONOS
21 FEBBRAIO 2011
 
Due denunce nel torinese per contrabbando di uccelli
Torino - Trasportavano oltre trenta volatili, di due razze protette, senza nessuna documentazione. Ognuno degli uccelli vale da 100 a 300 euro
 
 
Torino - A bordo dell'autocarro su cui viaggiavano avevano oltre trenta tra cardellini e ciuffolloti in alcune gabbie. Sono stati denunciati dai carabinieri per maltrattamento di animali due romeni di 28 e 36 anni fermati nei pressi di Pavone Canavese in provincia di Torino. I due, sospettati di essere contrabbandieri di uccelli, oltre a non avere la documentazione sanitaria necessaria sono stati trovati in possesso di una lunga mazza in legno.I cardellini e i ciuffolotti, che sono stati affidati al servizio di tutela della flora e della fauna torinese, sono due razze protette. Sul mercato italiano un cardellino vale 100 euro e un ciuffolotto circa 300 euro. 
CRONACA QUI
21 FEBBRAIO 2011
 
Torino: contrabbando di uccelli protetti, denunciati due romeni
 
I carabinieri hanno denunciato per maltrattamento di animali due romeni che trasportavano una trentina di cardellini e ciuffolotti a bordo di un autocarro. Gli uccelli, chiusi in gabbia, non avevano la documentazione sanitaria necessaria e sono stati affidati al servizio di tutela della flora e della fauna torinese. I militari dell'Arma, che hanno fermato gli stranieri nei pressi di Pavone Canavese (Torino) sospettano che stessero conrabbandando i volatili, che appartengono a due specie protette. Sul mercato italiano un cardellino vale 100 euro e un ciuffolotto circa 300 euro.

GIORNALE DI SICILIA
21 FEBBRAIO 2011
 
Villafrati, una denuncia per bracconaggio
 
VILLAFRATI (PA). I carabinieri hanno denunciato per bracconaggio un 53enne. L'uomo è stato sorpreso nelle campagne del comune di Villafrati mentre tentava di catturare volatili appartenenti a specie protette. Nell'auto aveva una gabbia con un cardellino da richiamo; un'altra gabbia con 20 cardellini catturati poco prima, del valore di circa 450 euro; una rete trasparente ed alcuni richiami elettronici. I volatili sono stati consegnati al Corpo Forestale che ne curerà la liberazione, dopo averne accertato lo stato di salute.

GEA PRESS
21 FEBBRAIO 2011
 
India – manifestazioni animaliste dopo l’uccisione di una cagna gravida
 
Ha investito, uccidendola, una cagna gravida e non contento di ciò ha ucciso anche tre cuccioli. Il tutto è avvenuto nella città di Lucknow, nello stato indiano di Uttar Pradesh. Secondo gli animalisti indiani è solo l’ennesimo grave episodio. Un intervento deciso del governo federale indiano è orami inderogabile. L’India deve fornirsi di un valido strumento legislativo contro le crudeltà sugli animali. Fine settimana di passione, dunque, e manifestazioni in ben sedici città indiane. A darne notizia il The Times of India.Non solo cani e gatti, aggiunge Kamna Pandey, volontaria animalista indiana. Basta vedere come vengono trattati gli animali messi al traino di carri stracolmi. Quando sono ormai alla fine delle forze, vengono inviati al macello.Azad Maidan, un altro volontario animalista indiano, ha così predisposto una mail da inviare al Ministro dell’Agricoltura indiano, competente per la materia. Anche per Azad Maidan, in India occorre al più presto una disposizione che tuteli che gli animali.Le manifestazioni che si sono svolte nelle sedici città indiane sono state organizzate come vere e proprie veglie a lume di candela, in ricordo dei cani di Lucknow e nella speranza che le cose al più presto possano cambiare. All’iniziativa hanno aderito tutte le principali associazioni animaliste occidentali con sedi in India. Tra queste l’americana Peta (People for the Ethical Treatment of Animals ).

TG COM
21 FEBBRAIO 2011
 
Balene,107 arenate in Nuova Zelanda
Eutanasia ai 48 esemplari sopravvissuti
 
 
Sono rimaste intrappoalate sulla spiaggia, in Nuova Zelanda, 107 balene, morte o moribonde, scoperte da scursionisti su una remota costa di Stewart Island, al largo della costa meridionale dell'Isola del Sud. I cetacei erano arenati in profondità sulla spiaggia e con la marea che si ritirava rapidamente, i ranger del Department of Conservation hanno preso la "decisione difficile ma senza alternative" di sottoporre a eutanasia le 48 sopravvissute.E' l'ennesimo fenomeno di spiaggiamento che riguarda balene globicefale. Il dipartimento disponeva di soli cinque ranger, e con la bassa marea non vi era speranza di tenere in vita gli animali sopravvissuti fino all'arrivo di altri soccorritori, ha detto un portavoce. "Ci sarebbero volute almeno 10 o 12 ore prima di poter tentare di riportarle in mare e guidarle al largo, tenuto conto anche delle alte temperature, con un temporale in arrivo". Le globicefale, o balene pilota, lunghe fino a 6 metri, sono la specie più comune osservata in Nuova Zelanda, e gli spiaggiamenti di massa sono frequenti. Questo mese ne sono morte 14 presso Nelson nell'Isola del Sud e il mese scorso altre 24 sulla costa settentrionale dell'Isola del nord. Non è chiaro perché questo avvenga e si ritiene che il loro sistema di navigazione sonar "si inceppi" in acqua bassa causando confusione al loro orientamento. In altri casi, quando una balena malata o ferita si dirige a riva e si arena, il resto del branco la segue.
GEA PRESS
21 FEBBRAIO 2011
 
Canada – la Ministra dalla torta in faccia (video) da oggi il via alla mattanza di foche
 
Da oggi si inizia con la mattanza dei cuccioli di foca canadesi. Si parte da Hay Island e si proseguirà nel Golfo di San Lorenzo e poi ancora nel Newfoundland. Mamme e cuccioli saranno così radunati ed i cacciatori inizieranno la loro opera di … picconamento!Il Ministro federale della pesca Gail Shea, conferma tutto. Come già dichiarato ricorrerà all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) contro la decisione dell’Unione Europea di sospendere l’importazione dei derivati di foca. Evidentemente non gli basta l’apertura dei mercati cinesi. Questa volta, però, la Signora Ministra è ancor più sprezzante. Per lei, infatti, l’emozione va messa da parte. Il riferimento è alle circa seimila famiglie coinvolte nel business derivato dalla mattanza di cuccioli di foca grigia. Secondo il Ministro, infatti, la caccia è un uso responsabile di una risorsa sostenibile. Ovviamente mettendo da parte l’emozione …Anche quest’anno gli animalisti canadesi filmeranno la mattanza ed è loro intenzione mostrare gli agghiaccianti documenti proprio in coincidenza dei principali appuntamenti organizzati dalle autorità canadesi per promuove il loro mercato di pelle di cucciolo. Ivi compresa la richiesta al WTO.Gail Shea è stata più volte oggetto di dure critiche da parte degli animalisti canadesi. Una torta le fu fatta pervenire … in faccia da una attivista animalista. Peta precisò poi che trattavasi di una torta vegana alla crema di tofu.
VEDI VIDEO:
http://www.geapress.org/pellicce/canada-%E2%80%93-la-ministra-dalla-torta-in-faccia-video-da-oggi-il-via-alla-mattanza-di-foche/12154
ROMAGNA OGGI
21 FEBBRAIO 2011
 
Forlì, voleva salire sul bus col cane, 2.500 euro di multa
 
FORLI' - Aveva pagato il biglietto sia per lui che per Sharon, per salire sul bus alla fermata davanti all'ospedale Morgagni-Pierantoni. Ma per il 58enne e il suo cane, Sharon appunto, non c'è stato niente da fare. L'episodio risale allo scorso ottobre, ma la condanna del tribunale nei confronti dell'uomo è arrivata e lui si è trovato a dover pagare 2.500 euro per interruzione di pubblico servizio. Il cane era dotato di guinzaglio e museruola, di qui la discussione con l'autista.Il tranviere non ha voluto in nessun modo che il cane salisse a bordo perchè, non di piccola taglia, come previsto dal regolamento. Da qui la discussione che ha costretto il padrone di Sharon a chiamare la Polizia, ma nulla da fare. Il cane non è salito sul bus e il padrone si è beccato una multa di 2.500 euro.
LA TRIBUNA DI TREVISO
21 FEBBRAIO 2011
 
Ruba un cucciolo di boxer, denunciato per furto aggravato
Si è innamorato del cucciolo di boxer visto in un giardino di Borso e se l'è portato via. Il proprietario del cagnolino ha sporto denuncia ai carabinieri che hanno rintracciato e denunciato per furto il ladro, un disoccupato albanese di 37 anni.
 
Borso (TV). Insolito furto mercoledì scorso a Borso. E.Q., disoccupato albanese di 37 anni residente in paese, ha rubato il cucciolo di boxer di T.P.L., 56 anni.
Il cagnolino, due mesi appena, giocava tranquillo nel giardino del suo proprietario.L'albanese lo ha preso e se l'è portato a casa. Il padrone del boxer ha denunciato il furto ai carabinieri di Crespano che subito si sono messi a a caccia del ladro di cani.Due giorni dopo lo hanno rintracciato e denunciato per furto aggravato. Il cagnolino è stato restituito al suo proprietario.
GEA PRESS
21 FEBBRAIO 2011
 
Palermo: trovati cavalli da corsa in stalla abusiva
Intervento dei Carabinieri del NAS.
 
 
Nei giorni scorsi i Carabinieri del NAS di Palermo hanno scoperto una stalla utilizzata verosimilmente per la detenzione di cavalli usati nelle corse clandestine. Il locale si trova in via Olio di lino, nella periferia di Palermo che si congiunge con il territorio di Monreale. In tutto quattro cavalli da corsa e numerose sostanze dopanti.Si tratta di un’area più volte segnalata per le stalle dei cosiddetti “cavaddari”, che sono numerose nelle campagne fortemente urbanizzate tra Monreale e Palermo.Via Olio di lino, inoltre, si trova nei pressi della fine del più noto percorso cittadino utilizzato per le corse clandestine: ovvero la tangenziale nel tratto compreso tra via Oreto e via Ernesto Basile. Giunti a ridosso di quest’ultimo svincolo i cavalli vengono separati dai calessi e tirati per le redini da due ragazzi a bordo di uno scooter   lungo la strada laterale allo scorrimento veloce per Sciacca la quale consente facilmente di raggiungere la stessa via Olio di Lino.Non molto distante da quest’ultimo luogo, sempre i militari dei NAS, scoprirono agli inizi del 2010 un macello clandestino di cavalli con attrezzature, ivi comprese celle frigorifere, e cavalli, macellati e non, del valore di alcune centinaia di migliaia di euro. Tra gli attrezzi funzionali all’uccisione dei cavalli venne rinvenuto anche un grosso martello. L’enormità del sequestro fece supporre agli inquirenti l’esistenza di una organizzazione criminale che imponesse alle macellerie l’acquisto di questa carne.Purtroppo è questa la fine più comune che subiscono le migliaia di cavalli da corsa stipati, spesso, in stalle ricavate in box auto presenti finanche nei palazzi in pieno centro cittadino.
I poveri animali vengono in genere acquistati presso le stesse scuderie che corrono all’ippodromo per poche centinaia di euro e per la stessa cifra vengono poi rivenduti ai macelli. Nel periodo che intercorre vengono utilizzati nelle corse clandestine e per trainare le carrozze per turisti.

GENOVA 24
21 FEBBRAIO 2011
 
Sori, fa giardinaggio e trova un ospite inatteso: un cucciolo di talpa
 
 
Sori (GE). Una signora di Sori, che si stava dilettando in giardinaggio, mentre preparava la terra del suo orto, ha visto qualcosa di strano proprio sotto un vaso di fiori. C’era una montagnola strana di terra e quindi è andata a verificare di che cosa si trattasse.Scavando con le mani, ha trovato una infossatura nel terreno, ha continuato la ricerca e ha trovato una creatura minuscola. Dopo aver verificato che si trattava di un cucciolo di talpa, la signora ha chiamato il proprio veterinario, che le ha consigliato di rivolgersi all’Enpa.“E adesso abbiamo anche la talpa – spiega l’associazione – La signora dovrà per forza verificare se c’è la madre perché sarebbe un bel problema per il suo orto. Ha chiesto consiglio e la maniera per allontanarla. Forse può sistemare del cotone imbevuto di sostanze con odori forti (alcool, menta piperita, profumi vari). Disturbandola potrebbe allontanarsi. Non vuole certamente farle del male e questo potrebbe essere un buon metodo incruento”.
BLITZ QUOTIDIANO
21 FEBBRAIO 2011
 
La storia commovente del beagle che resta accanto al segugio in trappola
 
Provincia di Cagliari - Una storia di amicizia tra due cani accaduta a fine gennaio e resa pubblica solo oggi fa commuovere gli amanti degli animali.La storia racconta è quella di Stella, un segugio di un anno, e Carrettoni, un beagle maschio. La notizia è riportata dal Corriere della Sera: ci troviamo nei boschi del cagliaritano, dove dei volontari della Lipu stanno battendo un’ampia zona per ripulirla delle tante trappole con cui i bracconieri illegalmente catturano uccelli ed altri animali.Mentre ripulivano il bosco, due volontari, Giovanni Malara e Angelo Scuderi, vengono attratti dal lamento ripetuto di un cane che ulula e guaisce disperatamente. Richiamati dai lamenti del cane, i due volontari hanno scoperto la povera Stella, sofferente, rimasta intrappolata da una trappola con la quale i bracconieri catturano cinghiali e più cercava di liberarsi dalla morsa più veniva straziata dalla trappola. Si è poi scoperto che Carrettoni, cercava di attirare l’attenzione da più di due giorni: grazie al suo ululare è stato possibile salvare Stella. racconta Malara, uno dei due volontari: “”Credevamo che ad ululare era l’animale intrappolato. Per il dolore. Il nodo scorsoio arriva ad amputare la zampa. Il meccanismo è spietato. Più l’animale tenta di scappare, più il nodo stringe”.“Abbiamo invece scoperto – continua Malara – che ad ululare era Carrettoni il maschietto di beagle libero. Lui, però, non mollava un attimo Stella. Secondo me non l’aveva mai lasciata. Abbiamo saputo poi che i cani si erano persi due giorni prima. Pioveva e faceva freddo. Ma lui era lì, accanto alla sua compagna. Fradici di pioggia. Guardi, ancora oggi non riesco a pensare serenamente a quella scena, anche perché le cose non sono finite .. diciamo senza ulteriori complicazioni”.i due cani si erano fra l’altro persi: il padrone dei cani li stava cercando e che, appena saputo del ritrovamento, si è fatto subito vivo ringraziando sentitamente i due volontari.ecco il video del ritrovamento girato dai due volontari della Lipu:
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/beagle-resta-accanto-segugio-trappola-757652/

GEA PRESS
21 FEBBRAIO 2011
 
Vi di ricordate Scooby? Ora abbiamo anche un’eroina milanese, Briciola
 
Vi ricordate Scooby?  L’ alano di Chicago che diventò un eroe per il salvataggio di una donna dallo stupro?
Ora alla ribalta della cronaca è salita una cagnetta milanese, che con molta più saggezza e com/passione del suo padrone umano, e non accettando la “padronanza”, gli ha impedito di violentare una ragazzina di 14 anni.E’ accaduto a Milano, nel Parco di via Costantino Baroni, lo scorso 29 settembre: l’aggressore un ristoratore italiano 40enne, la vittima una studentessa 14enne.
La mancata violenza è dovuta solo alla determinazione della cagnetta, che ha cominciato ad abbaiare con tutto il fiato che aveva in gola quando  il ristoratore aveva cominciato a strappare i vestiti della malcapitata ragazzina.
L’abbaiare di Briciola, legata ad una panchina,  ha distratto il violentatore quel tanto che ha permesso alla studentessa di scappare.Cinque mesi di indagini, tra appostamenti e controlli all’angrafe canina, condotte dai Carabinieri della stazione Gratosoglio e della Compagnia di Porta Magenta ed il bruto è stato individuato ed arrestato.
Fondamentale, per l’arresto, il nome della cagnetta, Briciola, rimasto ben impresso alla scampata vittima dello stupro.
Cane ed uomo sono stati riconosciuti tra almeno cento foto di cani e cento foto di uomini.
Il ristoratore, padre di una bambina di 6 anni, che aveva appena accompagnato a scuola prima di aggredire la 14enne,  pare abbia confessato la violenza sessuale.Una preoccupazione sorge spontanea, Briciola è ancora al sicuro in quelle mani? Purtroppo il nostro ordinamento giuridico è sicuramente clemente con gli stupratori e gli uccisori di animali, la loro permanenza nella patrie galere è veramente fugace.
Chi difenderà altre ragazzine? Chi difenderà Briciola? Un grande segno di civiltà vorrebbe il sequestro e la confisca di Briciola.
JULIE NEWS
21 FEBBRAIO 2011
 
Su Youtube il gatto che chiede indicazioni stradali
 
E' normale, quando si gioca in gruppo tra giovani, perdersi gli amici per strada, solo perchè magari corrono troppo forte oppure perchè ci si distrae un attimo. Ed è altrettanto normale in questo caso chiedere indicazioni al primo che si incontra. Meno normale è quando il "sicorso" avviene tra gatti ed esseri umani.
E' quello che si vede in questo video di sorveglianza, che sta facendo il giro del web. Si vedono tre gatti che schizzano via, seguiti a qualche secondo di distanza da un quarto. Che si ferma, perplesso, ad osservare la strada, prima di girarsi verso l'uomo. Che gli indica la strada presa dagli altri tre gatti, che è la stessa che il quarto segue.
Se fossero fuimetti o un cartone animato di Walt Disney, si può quasi immaginare che il gatto dica: "Scusi, ha visto passare i miei amici?"; e l'uomo risponda: "Certo, sono andati di là". "Grazie, buonasera". Una bella storiella, no?
VIDEO
http://www.julienews.it/notizia/cronaca/su-youtube-il-gatto-che-chiede-indicazioni-stradali/67108_cronaca_2_1.html
VARESE NEWS
21 FEBBRAIO 2011
 
Cigno "si perde" in via San Martino, lo salvano i passanti
L'animale, molto spaventato, era in mezzo alla strada a quasi un chilometro di distanza dal lago. È stato catturato e liberato in acqua
 
Angera (VA) - Attimi di confusione questa mattina ad Angera a causa di un cigno finito, non si sa ancora come, in mezzo alla carreggiata in via San Martino. L'animale ha bloccato per alcuni minuti il traffico lungo la strada che porta dal centro cittadino verso Uponne e Ispra. L'esemplare era molto spaventato e solo dopo alcuni tentativi è stato catturato da dei passanti che con l'aiuto della protezione civile di Angera lo hanno raccolto e riportato sul lungolago. Alla vista dell'acqua il cigno è subito corso in salvo. Resta ancora in dubbio come sia arrivato dal lago a via san Martino che si trova a quasi un chilometro di distanza dalle rive del Verbano. Diverse le ipotesi per giustificare l'accaduto: l'animale potrebbe aver urtato in volo un ostacolo, come un cavo elettrico, cadendo di conseguenza al suolo. È stata considerata anche la possibiltà che qualcuno l'abbia portato via volutamente per poi abbandonarlo in strada a poche centinaia di metri di distanza. 

SAVONA NEWS
21 FEBBRAIO 2011
 
Savona: abbattuti 8249 capi di cinghiali e dimezzati i danni per i contadini
Sono stati resi noti dall'assessore alla caccia Livio Bracco e dall'assessore alla Polizia Provinciale Luca Villani i dati relativi ai danni causati dagli ungulati e ai capi abbattuti nella Provincia di Savona
 
Sono stati resi noti dall'assessore alla caccia Livio Bracco e dall'assessore alla Polizia Provinciale Luca Villani i dati relativi ai danni causati dagli ungulati e ai capi abbattuti nella Provincia di Savona presso la Sala Giunta della Provincia di Savona. “Abbiamo deciso di fare questa conferenza non solo per dare una serie di numeri, ma per spiegare nel dettaglio il nostro lavoro in questi anni di insediamento in questo settore. – ha spiegato Bracco - Un lavoro graduale per creare una serie di condizioni utili al territorio e ai contadini. Sono stati abbattuti 8249 capi di cinghiali che hanno creato danni notevoli al nostro territorio, ci sono stati nel 2010, 150mila euro di danni al coltivato ma rispettivamente nel 2007 i danni erano stati ben 306.550 mila €, nel 2008 330mila € mentre nel 2009 219mila €. Siamo riusciti quindi a ridurre notevolmente i danni in relazione alla grande prevenzione effettuata nei tre ambiti territoriali di caccia (Albenga-Savona-Valbormida) con pastori elettrici, gabbie, battute di caccia e grazie al lavoro fatto dalla Polizia Provinciale e alla maggior condivisione di essere collegati al territorio, all’ambiente da parte dei cacciatori. Dai dati forniti dagli uffici competenti si evince come le denunce relative ai danni subiti siano sensibilmente diminuite nel corso dell'ultimo triennio: si è passati infatti dalle 725 del 2009, alle 501 del 2009 per arrivare a 371 alla data del 30 settembre 2010. Siamo rusciti dal luglio del 2009 a ridurre i tempi di pagamenti dei danni causati dagli ungulati e simili e questo ci sembra un ottimo risultato". L'assessore alla Polizia Provinciale Luca Villani ha proseguito “Abbiamo lavorato molto sul controllo e la prevenzione e abbiamo visto maggiore consapevolezza nei cacciatori per il rispetto delle regole. Siamo intervenuti come Polizia Provinciale nei casi di segnalazione danni nell’abbattimento o allontanamento di cinghiali e caprioli nei periodi senza caccia per limitare i danni ai contadini e c’è stato un clima di grande collaborazione con i cacciatori. Nel 2010 abbiamo effettuato 37 multe amministrative e 10 penali, alcune riguardanti il bracconaggio e siamo stati molto presenti sul territorio. Nell'anno 2010 è importante rilevare che gli interventi effettuati sul territorio da noi come Polizia Provinciale hanno portato complessivamente alla cattura di un totale di 99 capi".
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
21 FEBBRAIO 2011
 
Trenta lepri ripopolano la riserva ad Esperia, soddisfatta Federcaccia
 
Provincia di Frosinone - Sabato scorso, nella Zona Addestramento Cani (Zac) di Esperia, individuata a ridosso del parco Naturale dei Monti Aurunci tra il Monte Fammera e la località Vigna del Pozzo ,in un paesaggio d’altri tempi totalmente incontaminato ma allo stesso tempo facilmente raggiungibile dalla strada comunale che sale verso il castello Medievale di Roccaguglielma, sono state liberate ben 30 lepri fornite dall’ATC FR2.
Positivissimo il giudizio espresso dalla Sezione Federcaccia di Esperia con sede in Piazza Roma la quale tramite il proprio presidente Margherita Paliotta esprime tutta la propria soddisfazione nei confronti di un progetto ritenuto serio e duraturo nel tempo, portato avanti dall ATC fr 2 con la collaborazione di tutti i cacciatori locali e non .
“I federcacciatori racconta il Presidente Paliotta hanno preso parte all’evento portando a spalla le casse contenenti i selvatici a più di mille metri d’altitudine, un sacrificio enorme pari solamente alla passione ed alla voglia di fare dei giovani associati alla nostra federazione”.
“Ringraziamo vivamente la struttura dell’Atc FR2 ed il Presidente De Giuli – si legge in una nota della Zac – sempre vicino alle problematiche inerenti al mondo della caccia e soprattutto disposto ad aiutare i cacciatori che abbiano voglia di crescere e confrontarsi nella difficile gestione dell’attività venatoria.
Sosteniamo il lavoro svolto dal nostro Atc sapendo quando sia duro oggi giorno portare avanti un discorso migliorativo nell’ambiente venatorio ma siamo convinti che, con una programmazione adeguata ed individuando gruppi di cacciatori disposti a rendersi utili e collaborare, si possano raggiungere risultati soddisfacenti”.

GEA PRESS
21 FEBBRAIO 2011
 
Sasso Marconi (BO): arriva l’ambulanza per la fauna del bolognese
 
 
Arriva l’ambulanza per la fauna della provincia di Bologna. Ad acquistarla il Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, nelle colline di Sasso Marconi (BO). Daini, caprioli, cervi, ma anche volpi e tassi, da alcuni giorni hanno così un importante strumento che consentirà al Centro di Monte Adone di raggiungere già attrezzato i luoghi ove vengono ritrovati gli animali bisognevoli di cure.Gli operatori del Centro già utilizzavano alcuni mezzi, ma l’ambulanza ha proprio tutto, dalle barelle, alle bende, farmaci di primo soccorso, ossigeno e quant’altro possa servire per arrivare in piena sicurezza, una volta recuperato l’animale, presso i locali del Centro. Una volta giunto ci sono i box di prima accoglienza e l’ambulatorio. Se necessario, l’animale viene direttamente trasportato nel centro veterinario di Sasso Marconi. Molte volte occorre, infatti, l’ ecografia, come radiografie ed altri esami clinici.“L’ambulanza è pienamente operativa già da alcuni giorni – dice a GeaPress Mirca Negrini, Responsabile del Centro – Molte volte si incorre in situazioni particolari ed è necessario utilizzare la barella a cucchiaio. Per questo l’ambulanza è fornita di due diversi tipi di barella, ed abbiamo dovuto seguire scrupolosamente le prescrizioni dagli esperti del ramo, tra cui quelli della motorizzazione“.A trovarsi nei posti più impensabili, sono soprattutto i caprioli, molto comuni nelle colline e purtroppo spesso investiti dal traffico sempre più frequente anche nei posti che prima erano solo occasionalmente transitati o addirittura privi di strade. Può anche capitare il capriolo che rincorrendosi si va ad incastrare tra le barre di un cancello. ” E’ successo – precisa Mirca Negrini – e più di una volta. Spesso dobbiamo richiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco. Un bell’impegno visto che siamo reperibili nell’intero arco delle ventiquattro ore. Molto spesso a chiamarci sono i Carabinieri oppure la Forestale. Dobbiamo essere sempre reperibili e con l’ambulanza abbiamo voluto fornire uno strumento in più per un soccorso ottimale“.Non solo caprioli, ma anche tassi, volpi e cervi anche se, in quest’ultimo caso gli interventi sono meno frequenti. Stanno in aree più alte dove vi sono meno automobili. “Per fortuna loro e anche nostra – aggiunge Negrini – Si tratta di un animale decisamente più impegnativo rispetto al capriolo, ma quando capita corriamo subito“.Il Centro di Sasso Marconi riserva una parte della sua attività all’accoglimento della fauna selvatica ma è anche riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, quale luogo di destinazione di fauna esotica posta sotto sequestro. A Sasso Marconi vi sono gli scimpanzé sequestrati ai circhi, ma anche leoni, tigri, pantere, tutti con brutte storie di maltrattamento o di traffici illeciti alle spalle. Per fortuna, per loro, l’ambulanza non servirà.
ANSA
21 FEBBRAIO 2011
 
Ambulanza per cani e gatti vittime calamita'
 
Arriva sulle strade, in aiuto agli animali colpiti da terremoti, inondazioni e altre catastrofi naturali, "Isotta": la prima unità mobile di soccorso veterinario dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali).
Lo speciale mezzo di primo soccorso, che prende nome dalla gatta salvata tra le rovine di Onna dopo il terremoto in Abruzzo, sarà allestito con i più moderni dispositivi medico-veterinari.
A bordo saranno presenti una macchina per l'ossigenoterapia, una lettiga speciale per trasporto di animali fino a 100 kg che potrà essere usata anche su terreni accidentati e trasformata in tavolo operatorio itinerante, delle guide per il carico di animali pesanti ed un porta-feriti supplementare.Subito dopo il terremoto dell'Aquila sono stati 5000 gli animali domestici che hanno "vagato nel nulla"per giorni.I volontari delle associazioni hanno censito nelle tende 2.134 cani e 536 gatti, effettuando 3.738 interventi di assistenza clinica e 805 interventi di assistenza chirurgica e recuperando 884 cani e 325 gatti.

LA PROVINCIA DI LECCO
21 FEBBRAIO 2011
 
Dopo il servizio de La Provincia Premiato il medico che ha salvato Leo Consegnato dal ministro Brambilla il riconoscimento a Invernizzi per il labrador
 
Lecco - Ieri mattina, in occasione della Borsa Internazionale del Turismo, presso lo stand Italia, il ministro del turismo, la lecchese Michela Vittoria Brambilla ha consegnato uno speciale riconoscimento al dottor Aldo Invernizzi, il medico lecchese che, la scorsa settimana, con l'aiuto dei propri cani, è riuscito a individuare e a portare in salvo il labrador Leo, smarritosi il 5 febbraio durante un'escursione sul Grignone e scivolato in un dirupo.
La storia a lieto fine di Leo era apparsa sulle pagine de "La Provincia di Lecco" attraverso la toccante testimonianza di Francesca Bonora, la proprietaria del quattro zampe che, per ritrovare il suo amato labrador, aveva acquistato un ampio spazio pubblicitario sul quotidiano. Un bellissimo racconto, che ha emozionato e commosso tanti lettori e al quale va il merito di aver evidenziato i sentimenti di amore per gli animali e di solidarietà umana dimostrati da tutte le persone coinvolte nelle operazioni di ricerca e di salvataggio del labrador.
La vicenda di Leo e, soprattutto, il coraggio e l'altruismo manifestati da Aldo Invernizzi sono un esempio concreto di come nel nostro Paese sia ormai diffusa una nuova coscienza di amore e attenzione verso i nostri piccoli amici e di rispetto dei loro diritti. Proprio per promuovere questo cambiamento culturale e favorire l'accoglienza dei turisti che viaggiano con il proprio animale al seguito, il Ministero del Turismo ha promosso diverse campagne e progetti finalizzati a riconoscere le esigenze di tutti coloro che amano gli animali e non vogliono separarsi da loro per andare in vacanza o anche solo per viaggiare sui mezzi di trasporto locali o recarsi presso gli uffici pubblici o gli esercizi commerciali. L'obiettivo di rendere le nostre città e le destinazioni turistiche sempre più Animal Friendly risponde anche all'esigenza di aumentare la competitività dell'offerta turistica italiana e incrementare l'appeal nazionale, in particolare modo nei confronti dei viaggiatori provenienti da altri Paesi dove, già da tempo, e' diffusa una maggior sensibilità nei confronti degli animali e della loro tutela.
OGGI TREVISO
21 FEBBRAIO 2011
 
PIANO CERVI AL SALONE DELLA CACCIA
L'assessore regionale Stival ribadisce la necessità di riportare a 1.000 - 1.500 i cervi del Cansiglio
 
VICENZA/CANSIGLIO - L'anomala crescita numerica della popolazione di cervi sulla foresta del Cansiglio, al confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, oggi stimata tra 2.000 e 2.500 esemplari rispetto alle 3-400 unità valutate una decina d'anni fa, è stato il tema centrale della terza ed ultima giornata di presenza della Regione Veneto ad "Hunting Show", Salone Internazionale della caccia, natura e tiro sportivo, alla Fiera di Vicenza.Alla presenza dell'assessore regionale alla caccia Daniele Stival e del collega della Provincia di Belluno Silver De Zolt, la questione è stata affrontata nel corso di un convegno tecnico, incentrato sull'Accordo Interregionale per il controllo della popolazione dei cervi in Cansiglio, sottoscritto dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, dalla Province di Treviso e Belluno e dal Corpo Forestale dello Stato."Questa situazione - ha sottolineato Stival - costituisce una vera e propria emergenza per gli habitat silvo pastorali, che oramai evidenziano danni ingenti. Sia ben chiaro - ha aggiunto - che qui non si tratta dell'interesse dei cacciatori, ma di una necessità di salvaguardia di equilibri naturali, di un territorio e delle attività agricole che vi si svolgono. In questo senso hanno lavorato tutte le istituzioni coinvolte, definendo un Accordo importante, concreto e adatto ad affrontare la questione".Il Piano al centro dei lavori odierni all'Hunting Show ha visto la costituzione di un gruppo tecnico da parte delle istituzioni interessate, allargato ad un rappresentante dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, per determinare, coordinare e verificare iniziative di intervento per il contenimento del numero dei capi.In assenza di interventi specifici, il numero dei cervi è destinato a raddoppiare in un quinquennio, con conseguente ulteriore sottrazione di risorse e foraggio per le attività zootecniche indispensabili al permanere delle attività umane e agricole in Cansiglio, mentre non è esclusa la possibilità di "collasso sanitario" della popolazione di cervidi, come già accaduto in altre situazioni analoghe, che porterebbe alla decimazione "naturale" degli animali e a possibili problemi veterinari per le restanti specie, comprese quelle da reddito.Per raggiungere il risultato, saranno rafforzati i piani di prelievo ordinari nelle aree di caccia limitrofe, sia in Veneto sia in Friuli Venezia Giulia. Qualora tali iniziative non si rivelassero sufficienti, sarà possibile attivare interventi di controllo anche all'interno dell'area demaniale, esclusivamente utilizzando personale istituzionale (polizia forestale). Secondo i tecnici, un corretto equilibrio potrebbe essere raggiunto contenendo i cervi attorno alle 1000 - 1.500 unità. "In buona sostanza - ha concluso Stival - il nostro obiettivo è dare una mano agli equilibri naturali perché non vengano compromessi, in una zona dove convivono risorse naturali e attività di coltivazione della foresta, pascolo e zootecnia di pregio, bovina e ovina".

ECOLOGIAE
21 FEBBRAIO 2011
 
Alce americano, un altro animale che rischia l’estinzione per il riscaldamento globale
 
 
Ogni tanto spunta il nome di un animale che, vuoi per la caccia, la pesca eccessiva, la deforestazione o il cambiamento climatico, rischia di sparire per sempre. Notizie brutte che non vorremmo mai darvi, ma che purtroppo balzano agli onori della cronaca di continuo. Oggi è la volta di uno dei simboli degli Stati Uniti: l’alce americano.  Questo bellissimo mammifero vive nel Nord del Minnesota ed in pochissime altre zone fredde degli States, mentre altri esemplari “cugini” Alces alces vivono in Russia. Tutti sono legati da un problema comune: il loro numero è in calo da anni.Per molto tempo si è creduto che questa riduzione degli esemplari fosse ascrivibile esclusivamente al bracconaggio o all’azione dei lupi, ma ora è stata notata una evidente correlazione, sul lungo termine, tra il crollo della popolazione delle alci americane ed il cambiamento climatico. Secondo la relazione “Minnesota Moose” di Mark S. Lenarz ed Erika Butler, della Divisione del Minnesota Fish and Wildlife Research Unit, le alci cominciano ad andare in crisi ad una temperatura superiore ai 14° C in estate e -5° C in inverno. Essi aumentano il loro tasso metabolico quando superano queste soglie, nel tentativo di mantenere stabile la temperatura del corpo. Si spiegherebbe così l’enorme numero di esemplari trovati morti non in periodi di caccia, fuori dalle casistiche più comuni come collissioni con automobili, predazione, malattie, ecc., e che sono aumentati negli ultimi 50 anni fino a rappresentare circa il 61% dei casi.
Se l’innalzamento delle temperature fosse davvero la causa della diminuzione degli alci, il declino della popolazione nel Nord-Est del Paese rischia di accelerare ancor più rapidamente nei prossimi anni, concludono i ricercatori. Un fenomeno che in quelle aree si sta verificando sempre più spesso anche in altri animali come l’orso bruno, “confuso” dai periodi di caldo che lo fanno uscire dal letargo, ma che lo portano poi a riaddormentarsi quando ritorna improvviso il freddo con nevicate record, come sta accadendo negli ultimi mesi. Questi ed altri esemplari morti (apparentemente) in modo misterioso, potrebbero avere tutti lo stesso destino: sparire tra qualche decina di anni a causa dei cambiamenti climatici.
BLOG BENESERE
21 FEBBRAIO 2011
 
Carne rossa: una bomba ad orologeria
 
Se i vegetariani lo sostenevano da tempo, adesso c’e’ anche la conferma scientifica: la carne rossa fa davvero male. Questa settimana infatti il governo britannico annuncera’ i risultati di una ricerca compiuta dallo Scientific Advisory Committee on Nutrition che sicuramente non renderanno molto felici i carnivori convinti.Un esauriente studio ha appena concluso che la carne rossa, cosi’ come i suoi derivati, se consumata in dosi maggiori ai 500gr. a settimana, non solo potrebbe potenzialmente aumentare le probabilita’ di contrarre il cancro, ma il rischio e’ cosi’ alto da spingere il governo ad emettere un comunicato ufficiale in proposito.Il World Cancer Research Fund gia’ nel 2007 aveva detto che per ridurre drasticamente il rischio di tumore all’intestino, stomaco, ovaie, seno e vescica sarebbe stato opportuno, per quanto riguarda i bambini, evitare totalmente il consumo di ‘processed meat’ - ovvero insaccati, salsicce, carne in scatola e simili - mentre agli adulti veniva consigliato di non superare i 70gr. giornalieri. La nuova ricerca invece include anche la carne rossa non trattata, confermando che questo tipo di alimento contiene un pigmento capace di danneggiare il DNA delle cellule del sistema digestivo. Fattori che hanno in tempi moderni peggiorato la situazione includerebbero l’impiego di conservanti nei derivati ed il fatto che alcuni allevatori scelgano di gonfiare le mucche di ormoni. Sbruciacchiare la carne, cosi’ come gli altri cibi, invece causerebbe da sempre un ulteriore danno perche’ durante il processo si producono sostanze cancerogene. Sara’ interessante vedere come l’industria della carne reagira’ alla notizia: fino ad ora Meatinfo, nonostante sia un punto di riferimento per le persone nel settore, non ha riportato niente in proposito. La British Nutrition Foundation ha invece messo le mani davanti settimana scorsa dicendo che non c’erano prove sufficienti per garantire con certezza un legame tra il consumo di carne e il cancro o le malattie cardiovascolari; bisogna pero’ ricordare che, nonostante le apparenze, questa fondazione potrebbe avere troppi interessi in gioco per essere obiettiva visto che parzialmente sovvenzionata dal British Pig Executive e dal English Beef and Lamb Executive.
GIORNALETTISMO
21 FEBBRAIO 2011
 
Mangeremo tutti ragni e cavallette?
Gli insetti potrebbero essere la carne del futuro, poco costosa ed ecologica: ce la faremo ad abituarci?
 
 
Ci sono ristoranti dove già oggi gli ospiti possono ordinare per poco pietanze come il  Baby Bee brulée: una crema sormontata da un ape leggermente croccante; addirittura un ristorante messicano offre  tacos chapulines ossia due tacos ripieni di cavallette secche Oaxaca-style. Coleotteri, larve di insetti  e via cantando potrebbero essere la carne del futuro? Si sa il boom della popolazione mondiale non si placa e la  domanda  mondiale di carne cresce, c’è un bisogno sempre più forte di proteine animali. Gli insetti potrebbero rappresentare una soluzione: sono ad alto contenuto di proteine, contengono vitamine del gruppo B e minerali come ferro e zinco, e sono a basso contenuto di grassi. Gli insetti sono più facili da raccogliere dal bestiame, e producono meno rifiuti. Gli insetti sono abbondanti. Di tutte le specie animali conosciute, l’80% camminae su sei gambe, e già oltre 1.000 specie commestibili sono stati identificate. E il gusto? E ‘spesso descritto come simile a quello della “nocciola”.
CON IL PEPERONCINNO – Del resto già la grande maggioranza del mondo in via di sviluppo mangia insetti. In Laos e Thailandia, le larve sono considerate una prelibatezza molto apprezzata e nutriente. Vengono preparate con scalogno, lattuga, peperoncino, limone e spezie, e servite con riso appiccicoso. Ma anche andando indietro nella storia, gli antichi romani erano abituati a considerare le larve di scarabeo piatti tipici della cucina, e l‘Antico Testamento parla di mangiare grilli e cavallette. Nel 20 ° secolo,il  piatto preferito l’imperatore giapponese Hirohito era un misto di riso cotto, vespe in scatola (tra cui le larve, pupe e adulti), salsa di soia e zucchero. Ma noi occidentali riusciremo mai ad amare gli insetti come cibo? E ‘possibile. Come racconta il WSJ degli entomologi dell’Università di Wageningen, hanno iniziato a promuovere gli insetti come cibo nei Paesi Bassi nel 1990. Molta gente rideva e si ritrasse, in un primo momento, ma l’interesse divenne gradualmente più forte . Negli ultimi due anni, tre aziende olandesi che normalmente producono mangimi per animali nei giardini zoologici, hanno creato linee di produzione speciali  di farina per il consumo umano a base di locuste e vermi. Ora, questi insetti sono venduti, liofilizzati, in due dozzine di negozi di alimentari al dettaglio che si rivolgono ai ristoranti che  hanno già messo gli insetti sul menu, con cavallette e vermi (larve di scarabeo) di solito tra i piatti.
COMBATTERE I PREGIUDIZI – Gli insetti hanno la reputazione di essere sporchi e di trasportare le malattie ma solo lo 0,5% di tutte le specie di insetti conosciute sono dannose per gli uomini, gli animali  o le piante. E se vengono allevati in condizioni igienico-sanitarie adatte sono perfettamente sicuri da mangiare. Non bisogna dimenticare che i nostri bisogni alimentari sono in aumento. Si prevede che la popolazione umana crescerà dai sei miliardi di uomini del 2000 ai nove miliardi nel 2050. La produzione di carne dovrebbe raddoppiare nel medesimo periodo, e l’aumento della domanda farà salire il prezzo. Pascoli e di foraggi già utilizzano il 70% di tutte le terre agricole, e aumentare la produzione di bestiame richiede l’espansione della superficie agricola a spese delle foreste pluviali e di altre terre incontaminate. I funzionari delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura hanno da poco dichiarato che la carne potrebbe diventare un elemento di estremo lusso entro il 2050, come il caviale, a causa di crescenti costi di produzione.
PULITI ED ECOLOGICI – Mangiare insetti  permetterebbe di evitare molti dei problemi associati con il bestiame. Per esempio, i suini e gli esseri umani sono abbastanza simili tanto da poter ammalarsi delle stesse malattie, a volte letali come è accaduto nel corso di una epidemia di febbre suina nei Paesi Bassi alla fine del 1990. Invece gli insetti sono così diversi da noi, che tali rischi sono molto più bassi. Gli insetti sono anche a sangue freddo, quindi non hanno bisogno di mangiare tanto quanto maiali e mucche che consumano più energia per mantenere la temperatura corporea. GliInsetti producono anche meno rifiuti: se dopo la trasformazione c’è uno scarto del 30% per le carni suine, del 35% per il pollo, del 45% per le carni bovine e del 65% per l’agnello, solo il 20% di un grillo non è commestibile. Vi siete convinti?
 

 

 

            21 FEBBRAIO 2011
VIVISEZIONE - SPERIMENTAZIONE


 
ROMAGNA OGGI
21 FEBBRAIO 2011
 
Chirurgia toracica, Forlì 'insegna' a Strasburgo
 
Anche Forlì a Strasburgo per insegnare l'uso del robot in ambito toracico a chirurghi di tutto il mondo. Il dott. Marco Taurchini, dell'U.O. di Chirurgia Toracica, diretta dal dott. Davide Dell'Amore, è stato infatti chiamato a comporre la Faculty, ovvero la commissione di docenti, del corso internazionale di chirurgia robotica organizzato dall'European Association Cardio-Toracic Surgery a Strasburgo, dal 23 al 26 febbraio. Un incarico che conferma l'eccellenza della scuola di chirurgia toracica forlivese Il corso, ospitato in uno dei centri europei all'avanguardia nell'ambito della chirurgia sperimentale, interesserà un gruppo selezionato di 20 chirurghi, di diversa nazionalità. Le lezioni prevedono una parte teorica e una pratica, con interventi robotici di dissezione su animali per affinare la tecnica e apprenderne di nuove. Il dott. Taurchini, in particolare, relazionerà e mosterà l'approccio robotico relativo alla patologia dell'esofago. Il centro di Chirurgia toracica forlivese è uno dei pochi in Italia a praticare tale intervento, in grado di garantire al paziente un miglior decorso post-operatorio, senza alcuna riduzione della radicalità oncologica. Grazie a una consolidata esperienza di chirurgia mini-invasiva toracica ed esofagea, l'equipe del dott. Dell'Amore ha potuto così offrire ai propri assistiti anche l'opportunità dell'esofagectomia robotica, recentissima evoluzione della tecnica toracoscopica e laparoscopica, sviluppata dopo lo stage del dott. Taurchini, a Los Angeles, al City of Hope Hospital, nell'equipe del prof. Kemp Howard Kernstine, massima autorità nel settore. «Col robot, non serve più incidere il paziente - illustra il dott. Taurchini - è sufficiente praticare i fori in cui inserire gli strumenti chirurgici collegati ai bracci meccanici, con grande beneficio di chi viene operato e senza sacrificare la radicalità chirurgica».Il dott. Taurchini sarà uno dei tre docenti italiani della Faculty del corso, insieme a due chirurghi del calibro di Franca Melfi, presidente del Robotic Working Group dell'European Association of Cardio Toracic Surgery, di cui fa parte lo stesso dott. Marco Taurchini, e del prof. Federico Rea, di Padova, che vanta una delle maggiori casistiche al mondo in timectomia.«L'invito dell'Eacts al dott. Taurchini è motivo di prestigio per tutta la nostra unità - commenta il dott. Dell'Amore - e costituisce, inoltre, una grande opportunità per la scuola di chirurgia toracica forlivese, chiamata a fornire il proprio bagaglio d'esperienza e conoscenza in un consesso così qualificato come la Faculty del corso Eacts, che vede rappresentate le più importanti scuole internazionali».
BOLOGNA 2000
21 FEBBRAIO 2011
 
Lo stabulario dell’Ateneo modenese e quello del Negri insieme per governare la ricerca pre-clinica in modo efficacie e trasparente
 
Governare la ricerca pre-clinica in modo efficacie e trasparente attraverso la creazione di un network tra gli stabulari italiani (MOMIT) allo scopo di creare sinergie nelle procedure e nell’ottimizzazione delle risorse. Questo l’ambizioso progetto che vede coinvolti il Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e l’Animal Care Unit dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano che verrà presentato martedì 22 febbraio 2011 presso la sede dell’istituto milanese (Via La Masa 19, Milano) in una giornata di studio che avrà inizio alle 8,30, alla quale parteciperanno rappresentanti del mondo accademico e della ricerca privata tra cui Silvio Garattini (Direttore Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Aldo Tomasi (Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia), Stefano Cencetti (Direttore generale del Policlinico di Modena) e Giovanni Botta del Ministero della Salute.
Cuore del workshop sarà la presentazione dell’esperienza che ha unito Modena e Milano nel percorso di certificazione ISO9001, e che vorrebbe essere un trampolino di lancio per la costruzione del network MOMIT (MOdena Milano-Italia, questo il significato dell’acronimo), come illustreranno Giuliano Grignaschi (responsabile della Animal Care Unit dell’IRF Mario Negri di Mialno) e Renata Battini (Direttore del Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale dell’Ateneo modenese-reggiano). Lo Stabulario modenese, unico nel panorama pubblico, è stato certificato nel 2008, mentre quello milanese è stato certificato nel 2009.
Il workshop, ha lo scopo di proporre ai diversi responsabili di stabulario che parteciperanno all’evento, un innovativo sistema di gestione degli stabulari come strumento per affrontare i temi caldi dell’attività di ricerca preclinica come l’armonizzazione delle procedure, i rischi professionali e il grande tema della trasparenza di un sistema spesso poco conosciuto dall’opinione pubblica e per questo spesso criticato per presunti maltrattamenti di animali.
Il nostro mestiere – dice la professoressa Renata Battini, Direttore del Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale dell’Università – non è certo quello di maltrattare animali. Lo stabulario svolge un fondamentale ruolo di supporto alla ricerca preclinica su farmaci e dispositivi medici, solo in casi di documentata forza maggiore, fa uso di animali vivi. L’avanzamento della conoscenza in diversi ambiti della ricerca biomedica non può prescindere dall’impiego dell’animale, che non è comunque mai utilizzato con noncuranza. I ricercatori devono pre-sentare un progetto che attesti l’assoluta necessità di utilizzare animali ed è il Comitato Etico dell’Ateneo per la Sperimentazione Animale che avvalla o meno questa necessità. Solo i progetti che vengono approvati arrivano alla fase sperimentale e anche in questa lo Stabulario è attrezzato per ospitare gli animali nelle migliori condizioni possibili, sia perché lo prescrivono la legge e la civiltà sia perché è ormai provato che gli animali mantenuti in contesti confortevoli danno migliori risultati riguardo alla ricerca. Certo, questi animali saranno oggetto di sperimentazioni in vivo e potranno morire, ma la loro condizione di vita è per molti aspetti migliore rispetto a quella degli animali allevati per uso alimentare. Trasparenza, garanzie, uso etico dell’animale, miglioramento sono alcune parole chiave per interpretare il lavoro che le due strutture hanno fatto e stanno facendo, con il fondamentale contributo dell’entusiasmo e della professionalità delle responsabili qualità, dott.ssa Flavia Parise (CSSI- Modena) e dott.ssa Eleonora Zennaro (IRF M.Negri-Milano) supportate dal dott. Gianfranco Baraghini (Ufficio qualità dell’azienda Policlinico)”.
Il Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale (CSSI) è costituito da due Sezioni. La sezione del Comparto Biologico o Biostab, in Via Campi, è stata sottoposta a recente ri-strutturazione. I lavori, terminati nel mese di giugno 2007, hanno portato al miglioramento delle condizioni ambientali, con particolare riguardo alla biosicurezza, nell’ottica di garantire l’allevamento e il mantenimento di animali SPF (specified pathogen free, cioè liberi da pato-geni specifici). Attualmente il Biostab si configura come uno stabulario SPF in cui possono entrare soltanto animali provenienti da allevamenti certificati per essere mantenuti in condizioni sanitarie e ambientali rigidamente controllate. L’uso di animali SPF è oggi fortemente raccomandato per gli studi di immunologia e di genetica, di tossicologia e di oncologia. La sezione del Policlinico o Polistab, è uno stabulario di tipo convenzionale per animali di piccola e grossa taglia. Pur non essendo dotata di ambienti capaci di contenere gli animali entro una “barriera”, mantiene gli animali salvaguardando il loro benessere e limita il contatto con microrganismi potenzialmente patogeni grazie al rispetto di norme di corretta manipolazione e stabulazione. Gli animali convenzionali sono tuttora largamente utilizzati nella ricerca biomedica e medica, in particolare negli studi di fisiologia, farmacologia e neuropsicologia sperimentale, oltre che in oncologia, e nella messa a punto di tecniche chirurgiche e micro-chirurgiche nel campo della medicina sperimentale. Il Polistab è dotato di due sale chirurgiche attrezzate.
Il CSSI serve tutti i ricercatori dell’Ateneo che abbiano esigenza di svolgere sperimentazioni su animali, principalmente biologi, farmacologi, ma anche clinici, soprattutto oncologi. Offre assistenza nella redazione del progetto scientifico programmatico indispensabile all’utilizzo della struttura, assistenza nell’individuazione e nell’attuazione delle procedure sperimentali, assistenza veterinaria per anestesia e chirurgia oltre che per quanto riguarda il benessere animale, assistenza nella valutazione dei risultati sperimentali, assistenza nella ricerca di partner per l’esecuzione e il completamento delle procedure. Esso ha iniziato da alcuni anni, grazie al Quality Center Network, una serie di collaborazioni con la realtà Biomedicale modenese.
“Proprio la collaborazione con il Quality Center Network – spiega il dottor Stefano Cencetti, Direttore generale del Policlinico – ha portato al processo di certificazione dello Stabulario, che si è potuto avvalere del contributo dell’Ufficio Assicurazione Qualità del Policlinico, che ha permesso al centro modenese di essere la prima realtà pubblica italiana a certificarsi per la sperimentazione preclinica sugli animali. L’esperienza maturata assieme al Mario Negri, dal 1961 struttura leader nel campo della ricerca farmacologica, permette oggi di proporre al mondo della ricerca nazionale un network di stabulari che abbia lo scopo di garantire trasparenza e razionalizzazione dei percorsi. Una struttura pubblica, assieme a una struttura privata, si pongono come promotori di un percorso che possa certificare la qualità dell’intero si-stema nazionale: si tratta ancora una volta della dimostrazione che una sinergia intelligente tra due mondi un tempo visti come inconciliabili, possa avere effetti virtuosi dal punto di vista economico, della qualità oltre che del rispetto dei valori della vita e della dignità di tutti gli esseri viventi”.

AGI
21 FEBBRAIO 2011
 
ANIMALI: NETWORK STABULARI MODENA/MILANO PER RICERCA PRECLINICA
 
Modena -Governare la ricerca pre-clinica in modo efficacie e trasparente attraverso la creazione di un network tra gli stabulari italiani (MOMIT) allo scopo di creare sinergie nelle procedure e nell'ottimizzazione delle risorse.
Questo l'ambizioso progetto che vede coinvolti il Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia e l'Animal Care Unit dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano che verra' presentato domani presso la sede dell'istituto milanese in una giornata di studio alla quale parteciperanno rappresentanti del mondo accademico e della ricerca privata tra cui Silvio Garattini (Direttore Istituto di Ricerche Farmacologiche 'Mario Negri', Aldo Tomasi (Magnifico Rettore dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia), Stefano Cencetti (Direttore generale del Policlinico di Modena) e Giovanni Botta del Ministero della Salute. Cuore del workshop sara' la presentazione dell'esperienza che ha unito Modena e Milano nel percorso di certificazione ISO9001, e che vorrebbe essere un trampolino di lancio per la costruzione del network MOMIT (MOdena Milano- Italia, questo il significato dell'acronimo), come illustreranno Giuliano Grignaschi (responsabile della Animal Care Unit dell'IRF Mario Negri di Mialno) e Renata Battini (Direttore del Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale dell'Ateneo modenese-reggiano).
Lo Stabulario modenese, unico nel panorama pubblico, e' stato certificato nel 2008, mentre quello milanese e' stato certificato nel 2009. Il workshop, ha lo scopo di proporre ai diversi responsabili di stabulario che parteciperanno all'evento, un innovativo sistema di gestione degli stabulari come strumento per affrontare i temi caldi dell'attivita' di ricerca preclinica come l'armonizzazione delle procedure, i rischi professionali e il grande tema della trasparenza di un sistema spesso poco conosciuto dall'opinione pubblica e per questo spesso criticato per presunti maltrattamenti di animali.
 
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