07 OTTOBRE  2009

BLOGOSFERE

7 OTTOBRE 2009

 

Phoenix, un cagnolino di razza Chow abbandonato la scorsa estate, non ce l'ha fatta

 

 

 

 

Ma come si fa?? Mi chiedo, ma come si fa? Scusate, ma mi viene voglia di urlare. Vedete il cagnolino della foto? Ecco, guardategli gli occhi. Mi piange il cuore. E' stato soppresso venerdì scorso. Era stato abbandonato nella Regione di Durham. I veterinari hanno fatto il possibile, ma ormai il suo cancro era ad uno stadio troppo avanzato. Almeno ha vissuto i suoi ultimi giorni circondato da persone che si sono prese cura di lui. I veterinari della Humane Society di Durham ha dovuto sopprimerlo. "Aveva smesso di mangiare, dormiva sempre e mostrava poco interesse nei giochi e nelle cose che potevano dargli gioia". I suoi padroni adottivi Tracy e Mike, Debby Houghton (l'investigatrice nel caso di abbandono) e Ruby Richards, la manager della Humane Society di Durham erano tutti con lui a regalargli abbracci e baci. Quando un abitante di Clarington, Roy Loveless, aveva trovato il cane, a metà agosto, aveva pensato che fosse un coyote ridotto male. Insomma, un animale irriconoscibile. Houghton aveva detto che Phoenix, così avevano chiamato il cagnolino di razza Chow, era magrissimo, con le unghie incarnite, un'infezione all'orecchio, vesciche sullo stomaco e il naso quasi putrefatto. "E'veramente in condizioni orribili. Orribili. E' un terribile caso di negligenza", aveva detto.Siccome Phoenix non aveva pulci, la Houghton ha subito pensato che fosse fuggito da una casa o gettato da una macchina. Non aveva né collare né microchip. Dopo qualche settimana i veterinari gli hanno trovato un cancro inoperabile alla lingua. Nonostante ciò, sembrava che Phoenix non soffrisse ed era allegro. La Humane Society ha fissato una ricompensa di 5.350 dollari per chi riesca a dare informazioni utili per aiutare a fare luce sul caso di abbandono. Chi ha visto qualcosa può chiamare il 905-433-2022, ext. 2.  Gente senza cuore. Il tuo cane ha un cancro e l'abbandoni? Come si fa? Non ho altre parole. Se non insulti che è meglio che ora mi tenga per me. Simona Giacobbi


IL SECOLO XIX

7 OTTOBRE 2009

 

Cuccioli di cane chiusi in un sacco con la calce

 

Rivarola (GE) - Chi li ha lasciati in quella condizione non è umano. È una persona che forse nemmeno sentirà il rimorso per quello che ha fatto. Ma la speranza è che, invece, lo senta. Quattro cuccioli di cane appena nati, meticci, sono stati chiusi in un sacco di plastica con dentro della polvere di calce. Il sacco è stato poi gettato in un bidoncino della spazzatura nella zona di Rivarola di Carasco. L’abbandono dei cuccioli dev’essere avvenuto in mattinata, secondo i veterinari che poi hanno preso in cura gli animali. Intorno alle 11,30 un passante, che stava gettando una cartaccia nello stesso bidone, ha sentito gli impercettibili guaiti dei cagnolini chiusi nel sacchetto. Ha estratto l’involucro ed ha fatto la drammatica scoperta. Una chiamata, d’istinto, al 118, per segnalare il ritrovamento. Poi le mani sono corse a sciogliere il nodo del sacchetto, per liberare gli animaletti. Due di loro, un maschio e una femmina, erano appena morti. Gli altri due erano agonizzanti. Il 118 Tigullio soccorso ha diramato la segnalazione alla Croce bianca rapallese, che ha l’appalto sul servizio di soccorso e recupero degli animali abbandonati.I cuccioletti sono stati presi dai sanitari e portati, con un mezzo di soccorso, al centro veterinario Studio Levante di via Trieste a Chiavari (gli ambulatori veterinari hanno turni di reperibilità per garantire sempre una sorta di “pronto soccorso” per animali, ndr). Purtroppo nelle prime ore del pomeriggio è morto anche un altro cucciolo, una femmina. «È un “metodo” che abbiamo già avuto modo di conoscere - dice un veterinario dello Studio Levante - si mette la calce nel sacchetto, perché i cuccioli, respirandola, muoiano più in fretta. Ma non è così. I cuccioli muoiono comunque per assenza di ossigeno, e la presenza della calce, per fare in modo che poi i cadaveri non emanino cattivo odore, li espone a sofferenze ulteriori». Del fatto sono stati informati i carabinieri di Chiavari: il referto stilato dai veterinari è stato infatti allegato ad una denuncia, per ora contro ignoti, per i reati di maltrattamento e uccisione di animali.Sul fronte delle indagini occorrerà stabilire se alcune delle telecamere di videosorveglianza del comune di Carasco (oltre che quelle di un vicino istituto di credito) possano aver notato qualcuno gettare il sacchetto con i cuccioli nel bidoncino dell’immondizia a margine della strada di Rivarola. Le pene per questi reati, tra l’altro, sono state recentemente inasprite. Quanto al superstite, l’ultimo dei cagnetti è stato sottoposto a disperate cure per strapparlo ad un destino di morte: i veterinari lo hanno comunque sottoposto a terapia di ossigeno e flebo: fino alla tarda serata di ieri l’animaletto era vivo. Poi, durante la notte, l’animale è purtroppo spirato.


EQUITANDO

7 OTTOBRE 2009

 

Fucili contro i cavalli - Perché?

 

         

                                                                                                                                                       
Tonino con il suo proprietario - foto senzacolonne.it

 

Brindisi - Riportiamo parte dell'articolo apparso due giorni fa online su senzacolonne.it, riguardante un episodio avvenuto nella campagna brindisina che ha visto protagonista un cavallo fortunatamente poi sopravvissuto allo sparo e, a seguire, ma con una conclusione tragica una mail e delle foto che ci ha fatto pervenire Enrico Bertozzi a testimonianza di un drammatico episodio avvenuto nel litorale ligure del Tigullio.

Puglia - "Il fucile infilato in una feritoia, un solo colpo sparato con l'intenzione di uccidere un cavallo e consegnare così un avvertimento al padrone, Antonio Massaro che della profonda ferita all'addome del suo "Tonino" si è accorto solo ieri mattina. Tonino sta bene, era nella sua stalla e per fortuna è sopravvissuto all'agguato. L'arma era caricata a pallettoni, il murgese di cinque anni che accompagna l'uomo, un agricoltore, nelle sue giornate nei campi si era accovacciato, accanto una pozza di sangue e la cartuccia scarica rotolata all'interno della stalla. Una intimidazione in grande stile: il messaggio è pervenuto trasversalmente al destinatario attraverso l'animale indifeso che non avrebbe potuto reagire, scalciare, fuggire da quella stanzetta di pochi metri in cui era stato rinchiuso, con la sua biada, per la notte. Il movente non è chiaro, i carabinieri cui ha sporto denuncia il contadino, che ha un piccolo podere in contrada Formosa, nelle campagne brindisine a ridosso della strada per Cerano, tengono in considerazione varie ipotesi. Stanno indagando, i militari dell'Arma, sui rapporti di buon vicinato in quell'angolo sperduto di campagna, proprio a ridosso della statale 613 per Lecce.
Terrore allo stato puro, violenza gratuita contro un animale che nulla sa delle questioni umane. Dormiva, "Tonino". In piedi come tutti i cavalli non aspettava altro di sentire arrivare il suo padrone con la razione di cibo. Avrebbe iniziato a scalpitare e a nitrire già al tintinnio del lucchetto che si apriva, cinquanta metri più lontano dalla sua stalla. Di notte la campagna è deserta. Accanto al terreno di Massaro, in fondo ad un tratturo sterrato che prende il via da una strada asfaltata sul cui sfondo c'è la centrale Enel di Cerano, c'è una marmeria. E' un sentiero privato, protetto da una sbarra che impedisce l'accesso agli estranei. Qualcuno, armato, è riuscito comunque ad arrivarci, a scavalcare l'inferriata, a entrare nella stalla e a sparare nell'oscurità."
(fonte senzacolonne.it)

Liguria - "Queste foto documentano in modo inconfutabile la morte di un giovane puledro di circa 3 anni per mano di un vigliacco cacciatore di cinghiali armato di carabina, per il momento ancora sconosciuto.
Il fatto è avvenuto domenica 4 ottobre 2009 sui pascoli del parco dell’Aveto, nel comune di Borzonasca, nell’entroterra del litorale ligure del Tigullio. Sono ormai anni che lotto perchè ciò non avvenga, ma ogni anno, in concomitanza dell’apertura della caccia, vengono uccisi a fucilate diversi cavalli.
Perchè? Per errore? No!
Sono UCCISIONI INTENZIONALI per dimostrare il disappunto di alcuni cittadini verso le continue indecisioni delle amministrazioni dei comuni dei paesi limitrofi al parco o, ancor peggio per puro disprezzo degli animali, accusati di brucare erba su pascoli di altrui proprietà.
Ho bisogno di tutti voi perchè ciò non avvenga mai più!"
(Enrico Bertozzi - ulteriori informazioni telefonando al: 3332865801)
 


NOTIZIARIO ITALIANO

7 OTTOBRE 2009

 

Rinchiusi cani nei Sassi di Matera

 

MATERA – Ieri sera, Striscia la Notizia ha mandato in onda un servizio sconcertante. Pare che nei famosissimi Sassi di Matera, siano stati rinchiusi numerosi cani, sottratti dai canili comunali ed abbandonati in queste “celle buie“, senza acqua e cibo. L'inviato di Striscia, Edoardo Stoppa, si è recato sul posto a pochi metri dal centro di Matera, per documentare la terribile notizia. Da un'intervista ad un uomo che ha preferito mantenere l'anonimato, è emerso che molti ragazzi, hanno l'abitudine di recasi al canile, prendere dei cani, per poi segregarli nei Sassi, in locali fatiscenti, stretti, oscuri, umidi e soprattutto in completo stato di abbandono. La domanda è: perchè lasciare per giorni dei poveri animali indifesi, senza il minimo necessario per la sopravvivenza? Che interesse deve esserci dietro a tale crudeltà? Addirittura possono essere intravisti anche dei cani morti, lasciati lì, in mezzo agli altri, che potrebbero a breve avere lo stesso triste destino. C'è da sottolineare che i locali in questione sono demaniali: i cancelli sono stati riaperti dai ragazzi, nonostante il Comune li avesse sigillati. Adesso ci sono dei nuovi lucchetti di cui solo i giovani succitati posseggono le chiavi, impadronendosi di una zona del Comune. E' assurdo che non sia stato preso alcun provvedimento per evitare questa tortura. Il Sindaco e l'Amministrazione pare siano stati sempre al corrente del fatto, ma non hanno mai alzato un dito. Anzi, quando Stoppa ha richiesto giorni fa, un incontro con il Primo Cittadino, dopo lunghe attese è dovuto tornare a casa a cani vuote. Lascia pensare inoltre, come la scoperta della triste vicenda, coincida perfettamente con le dimissioni di Buccico (ex Sindaco della città). E' ancora tutto da verificare: l'inviato di Striscia di certo non si arrenderà davanti alla prima porta in faccia. Saremo tutti pronti ad attendere delle spiegazioni sulla triste faccenda. Stoppa conclude: “Per il momento è tutto, ma solo per il momento” .


TRENTINO

7 OTTOBRE 2009

 

Bracconiere uccide un gallo cedrone

 

TERRAGNOLO (TN). Non ne restano molti, di galli cedroni nella nostra zona. Nell’area tra Terragnolo e Folgaria la Forestale stima ne vivano non più di sei o sette esemplari. Uno di questi è stato trovato morto stecchito sabato da un cacciatore della riserva di Terragnolo, salito in località Costoncino.  Il cacciatore ha avvisato il personale della stazione forestale di Folgaria, che ha recuperato l’animale e per accertarne le cause di morte lo ha sottoposto a una visita in un ambulatorio veterinario di Mori. Qui, sull’animale morto, sono state effettuate delle radiografie che hanno spiegato molto sulla fine del gallo cedrone.  L’esemplare, un maschio, era stato raggiunto da un colpo di doppietta caricata con pallini di pezzatura media (numero 5, di solito si usano per lepri o animali della stessa taglia). E’ probabile che l’animale, una volta ferito, sia fuggito cercando scampo, ma morendo di sepsi in seguito alle lacerazioni provocate dai pallini di piombo.  Il gallo cedrone è un animale in via di estinzione e la sua caccia è proibita su tutto il territorio nazionale. Anche in Trentino la normativa vigente tutela la specie. Dal punto di vista formale, la caccia al cedrone è “sospesa”, sine die.  L’esemplare abbattuto è dunque da considerare a tutti gli effetti un atto di bracconaggio.  Ora gli uomini del Corpo forestale della Provincia, coordinati dal dirigente Giorgio Zattoni, stanno cercando il responsabile dell’abbattimento. Per il momento si stanno eseguendo delle verifiche sul tipo di munizioni utilizzate dai bracconieri in questo specifico caso.  Secondo le stime della Forestale, gli esemplari di gallo cedrone rimasti in Vallagarina non superano la decina, la cui in massima parte è concentrata sulle pendici del Pasubio. E’ un animale che si riproduce con molta lentezza, anche perchè molto sensibile agli eventi metereologici (un inverno freddo e secco, ad esempio, ne può uccidere parecchi di stenti) e facile preda per altri animali selvatici. Del resto, anche le uova vengono depredate dalla fauna boschiva.  Il loro accoppiamento è difficoltoso e spesso basta poco per disturbare la coppia di cedroni in amore: i latrati di un cane da caccia sono sufficenti per distrarli e mandare a monte una covata. Da qui la necessità di tutelare la specie.


IL SECOLO XIX

7 OTTOBRE 2009

 

L'Enpa: «Basta con le stragi di animali»

I protezionisti chiedono uno studio scientifico
Un cucciolo di cinghiale in gabbia e uno finito a fucilate: ritorna la polemica sui danni e sugli spari tra la gente

 

Alassio (SV). Piccoli cinghiali finiscono vittime dei colpi dei cacciatori o prigionieri delle trappole, e parte la mobilitazione per fermare quella che molti considerano una carneficina.
A scatenare la reazione non solo di ambientalisti e animalisti, ma anche di chi si è ritrovato suo malgrado ad assistere a scene piuttosto crude, sono stati due fatti avvenuti negli ultimi giorni, uno ad Alassio e uno sul colle del Melogno.
Ad Alassio, e per la precisione nella zona collinare della Madonna della Guardia, un piccolo cinghiale è rimasto prigioniero di una gabbia di cattura, lottando per tutta la notte con sbarre e sportello, tra inimmaginabili lamenti, prima di riuscire a liberarsi a prezzo di profonde ferite e fuggire sanguinante nella boscaglia.
Alcuni degli abitanti della zona, impressionati ed impietositi dai lamenti del cinghialetto, hanno raccontato tutto all'Enpa, che naturalmente è insorta.
Ma anche dal Melogno si alzano voci di protesta, questa volta da parte di alcuni escursionisti cinofili che si a passeggio per i sentieri con i loro cani e che si sono trovati davanti agli occhi un piccolo di cinghiale ucciso dalle fucilate dei cacciatori.
«Era letteralmente sventrato dalle fucilate, ed era così piccolo che certamente non era cacciabile - spiegano gli escursionisti -. Possibile che ci sia ancora chi si diverte a uccidere animali inermi? Tra l'altro è diventato impossibile fare una passeggiata nei boschi, perché non si riesce a fare un passo senza sentire spari a pochi passi di distanza, e c'è davvero da avere paura».
La contrarietà alla pratica venatoria è ovviamente condivisa dall'Enpa, che si oppone anche agli abbattimenti selettivi richiesti invece dagli agricoltori per arginare il problema dei danni che non solo cinghiali ma anche daini e caprioli provocano alle coltivazioni.
«Per fronteggiare questo problema - ricorda l'Enpa -, gli ambiti di caccia possono e devono fornire reti e pastori elettrici in grado di difendere efficacemente le coltivazioni. Da anni chiediamo l'avvio di studi scientifici sul fenomeno per giungere a soluzioni efficaci e incruente. Siamo favorevoli alle battute di allontanamento ma contrari alla caccia straordinaria in zone in cui sono avvenute incursioni di cinghiali: non si capisce quale utilità, se non "ludica" per chi le compie, abbia intervenire giorni dopo, quando i "colpevoli" sono lontani e gli animali uccisi sono estranei ai fatti».
Sulle gabbie di cattura la posizione degli animalisti è più possibilista.
«Ma solo se si provvede a controlli frequenti della gabbie e alla liberazione in zone protette degli animali catturati, mentre non è accettabile la "fucilazione" dell'animale in gabbia, come avvenuto diverse volte in provincia di Savona».
Decisamente di diverso avviso sono naturalmente gli agricoltori, che attraverso le associazioni di categoria incontrano oggi l'assessore provinciale Livio Bracco. Le associazioni non chiederanno semplicemente più abbattimenti, ma anche e soprattutto regole diverse
«Ci sono cose assurde - spiega Aldo Alberto, presidente provinciale della Cia -, come ad esempio il fatto che nei terreni degli agricoltori possono cacciare tutti tranne i proprietari, che si trovano con il danno provocato dai cinghiali, spesso con quello causato dal passaggio dei cacciatori, ma non possono sparare agli animali che entrano nei loro campi, neppure se hanno porto d'armi e licenza di caccia».
Gli agricoltori sembrano proprio avere dichiarato guerra alla fauna selvatica. «Abbiamo fatto una riunione nei giorni scorsi - prosegue Alberto -, e per la prima volta mi è capitato che i presenti fossero più dei convocati, segno che il problema è sentito».


LA GAZZETTA DI PARMA
7 OTTOBRE 2009
 
Stop alla tratta di cuccioli
 
Rose Ricaldi
 
Un grande traguardo nella legislazione italiana a tutela dei nostri amici animali è stato raggiunto nei giorni scorsi, grazie all'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge contro la tratta clandestina di animali da compagnia, un mercato in continua crescita che ogni anno vede coinvolti migliaia di pet, soprattutto cuccioli provenienti dai Paesi dell'Est europeo. «Plaudiamo al disegno di legge che il Consiglio dei Ministri ha approvato a tutela degli animali e delle famiglie che vivono con cani e gatti, per stroncare il vergognoso traffico dei cuccioli dall’Est, grande fonte di rischi sanitari come la reintroduzione della rabbia, maltrattamento di animali, evasione fiscale». spiega il presidente della Lav Gianluca Felicetti. «Si introduce così uno specifico reato penale di traffico clandestino organizzato di animali da compagnia, prevedendo la contestu ale pena della reclusione e la multa, così come vengono codificate le fattispecie di introduzione e rivendita illecita di animali da compagnia oggi ampiamente diffuse e non perseguite compiutamente per assenza di specifiche violazioni con nuove sanzioni amministrative per ogni animale introdotto».
Il Ddl appena approvato inasprisce inoltre le pene previste dal titolo IX-bis del Codice penale contro l'uccisione e il maltrattamento di cani, gatti & c., mettendo fuorilegge le pratiche di tagli di code, orecchie, asportazione di unghie o denti effettuate a scopi non terapeutici. «E' la prima volta» precisa Felicetti «che un Governo, e per questo ringraziamo in particolare il ministro degli Esteri Franco Frattini, ha posto mano ad uno strumento legislativo diretto, ratificando una convenzione del Consiglio d'Europa per la quale eravamo rimasti ultimi nel Continente e fornendo, con il sostegno dei ministeri della Giustizia e del Lavoro, Salute e Politiche sociali, strumenti concreti d'intervento efficaci a Magistratura e Forze di Polizia». «Il provvedimento annunciato dal ministro Frattini» prosegue Carla Rocchi, presidente nazionale dell'Enpa «e largamente condiviso dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, nonché dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, sarà un importantissimo strumento per reprimere il commercio criminale di animali, molti dei quali muoiono tra atroci sofferenze durante il loro trasferimento in Italia».
Il tasso di mortalità dei cuccioli nel periodo che va dal trasporto a pochi mesi dopo l'arrivo nel nostro Paese è di circa il 50% ma, nonostante questo, il giro d'affari annuo frutta agli aguzzini qualcosa come 300mila euro.
«Non appena il Parlamento ratificherà la convenzione, chiunque sia responsabile di tale reato potrà essere condannato fino a 15 mesi di reclusione, con pena aumentata di un terzo se gli animali hanno meno di otto settimane di vita», conclude la Rocchi. «Il mio più vivo auspicio è che il Parlamento possa approvare quanto prima la legge di ratifica e che, come anticipato dal ministro degli Esteri, le nuove norme entrino in vigore prima delle feste natalizie».

IL SECOLO XIX

7 OTTOBRE 2009

 

Il sindaco di Ne al prefetto:«intervenire»

 

Borozonasca (GE) - La notizia dell'uccisione di un cavallo nel Comune di Borzonasca arriva dopo la lettera che il sindaco di Ne ha inviato a prefettura e guardia forestale. Nella missiva Cesare Pesce chiede di non essere lasciato da solo ad affrontare il problema di branchi allo stato brado che pascolano nell'alta val Graveglia. «Condanniamo i metodi cruenti - dice il primo cittadino di Ne - ma questi cavalli sono in mezzo alle case e i cittadini si lamentano. Sono stato eletto per ascoltare le persone e risolvere i loro problemi. Cercheremo di catturare i cavalli della val Graveglia, ma non ricorreremo a metodi violenti. Però, se gli animali rimangono dove sono, corriamo il rischio che qualcuno, esasperato, imbracci il fucile». Giuseppino Maschio, nel doppio ruolo di sindaco di Borzonasca e presidente del parco dell'Aveto, condanna l'uccisione del cavallo nei pressi della cappella delle Lame, ma sottolinea che responsabili della presenza dei cavalli sono i proprietari del branco. «Li lasciano pascolare in terreni di altri per poi catturarli e condurli al mattatoio - sostiene Maschio - L'uccisione di quell'esemplare è esecrabile e l'abbattimento del branco non è la soluzione del problema. La domenica la caccia è aperta (nel parco, però, è vietata) e penso che l'animale possa essere stato colpito per sbaglio da qualche cacciatore».


LA NUOVA SARDEGNA

7 OTTOBRE 2009

 

Nuova ordinanza contro il randagismo

 

POSADA (NU). Nuovo regolamento comunale per i possessori di cani. Il sindaco Roberto Tola ha emesso una ordinanza che disciplina la materia e vuole combattere il randagismo spesso segnalato a più riprese in paese. L’ordinanza impone l’iscrizione all’anagrafe tassativamente entro 10 giorni dalla nascita dell’animale o dalla sua venuta in possesso. Pesanti multe per i trasgressori che possono arrivare oltre 500 euro ma che possono avere in qualche caso anche conseguenze anche penali.  L’iscrizione all’anagrafe canina regionale è gratuita ed è effettuata dai veterinari della Asl tramite l’inoculazione di un microprocessore sottocute e successiva schedatura con i dati del proprietario per l’iscrizione all’anagrafe. Operazione che potrà essere fatta direttamente in Comune ogni martedì dalle ore 9 alle 12. Per informazioni rivolgersi all’ufficio dell’anagrafe canina di Budoni al numero 0784-844144.


MATTINO DI PADOVA

7 OTTOBRE 2009

 

Sequestrati i cavalli da corsa

 

Cristina Genesin

 

PADOVA. Un giro d’affari a sei zeri. E un’evasione fiscale di almeno 10 milioni di euro scoperta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Padova grazie a un’attenta verifica fiscale su bilanci e contabilità di una cooperativa, che ha raggiunto i circa 300 dipendenti, oggi vuota e spogliata di tutto o quasi. E sui conti della società Navajos proprietaria di una scuderia di cavalli-numeri 1, tra cui due figli del campione Varenne, per lo più venduti chissà dove, mentre soltanto 5 sono stati messi sotto sequestro preventivo, unici «beni» finora recuperati. Sotto inchiesta sono finiti marito e moglie, Roberto Cabbia, 52 anni di Saonara, e Fiorenza Roman, 40 di Padova, con il veneziano Nazzareno Besaggio, 44 di Musile di Piave: i due uomini sono indagati per evasione fiscale e la donna per riciclaggio.  L’INCHIESTA. È l’estate scorsa quando gli uomini del Nucleo di polizia tributaria, comandati dal maggiore Antonio Manfredi, iniziano ad analizzare i conti di Tfc Trasporti con sede a Limena in via Visco 5, cooperativa che si occupa di trasporti e logistica. Le sorprese non mancano: l’azienda è in fase di dismissione, il personale - che contava fino a 300 unità - è ormai ridotto al lumicino e, per il 2009, risulta che non sia stata nemmeno presentata la dichiarazione dei redditi relativa al 2008. Non solo. All’appello mancano anche ritenute previdenziali per ben 5 milioni di euro non versate all’Inps, uno dei principali creditori della coop.  L’INVESTIMENTO. L’evasione fiscale, ancora in via di quantificazione, ammonterebbe a 10 milioni di euro, comprensivi dei mancati versamenti all’Inps e di un milione e mezzo di Iva non pagata. Ma dove è andato a finire questo fiume di soldi? Cabbia, legale rappresentante fino all’estate 2009 di Tfc Trasporti, aveva fiuto per gli affari e una passione condivisa con la moglie Fiorenza. La passione per i cavalli da corsa. Ecco che quel «nero» sottratto al fisco sarebbe stato investito per l’acquisto di campioni a quattro zampe, una scuderia di 22 esemplari destinati a correre nei principali ippodromi italiani, tra cui «le Padovanelle». Una scuderia di proprietà della società Navajos, di cui risulta formalmente amministratore Mauro Caporello, anche se di fatto è sempre stata gestita da Fiorenza Roman. È nelle stalle del circuito ippico di Ponte di Brenta che vengono trovati alcuni dei cinque cavalli ancora in mano alla coppia Cabbia-Roman. Cavalli che, a settembre, sono stati sottoposti a sequestro preventivo in base a un decreto sollecitato dal pubblico ministero Paola De Franceschi, titolare dell’inchiesta, e firmato dal gip Rita Bortolotti.  I CAVALLI. Già perché il rischio era di non riuscire a recuperare nemmeno più un euro di quella mega-evasione. Così nel provvedimento del giudice è stato imposto che, oltre agli animali, siano sequestrati pure gli eventuali proventi delle vincite conquistate con le corse (per la quota spettante alla Navajos) detratte le spese per il mantenimento e gli allenamenti: custode giudiziale dei cavalli è Fiorenza Roman. Tuttavia è singolare che, da quando il sequestro è operativo, quei cavalli si siano dimenticati di essere dei campioni. O forse - è un’ipotesi degli investigatori - non sono più allenati e tenuti in forma come prima per evitare ricche vittorie in grado di far luce sui guadagni accumulati negli anni d’oro. E gli altri «fratelli»? Tutti venduti forse a società-amiche, tra loro i due figli di Varenne.  LA MESSINSCENA. Sentendo sul collo il fiato degli investigatori, Roberto Cabbia avrebbe pensato bene di mollare tutto. E Tfc Trasporti è passata nelle mani di Nazzareno Besaggio, la cui posizione appare più marginale. L’obiettivo? Salvare il salvabile. Da qui la necessità di blindare i beni della moglie, avviando le pratiche di separazione per evitare che le proprietà di Fiorenza Roman fossero aggredite dal fisco. Ma il gioco non ha funzionato. Per gli inquirenti quella separazione è stata solo una finzione.


IL GAZZETTINO DI ROVIGO

7 OTTOBRE 2009

 

Sono cinque cavalli purosangue.

 

Provincia di Rovigo - Sono cinque cavalli purosangue. Uno è addirittura figlio di Varenne, il grande campione. Gareggiano nel trotto, ma le loro vincite d’ora in poi dovranno andare all’Erario. Sono stati sequestrati nella loro scuderia dal giudice delle indagini preliminari Rita Bortolotti. Il gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero Paola De Franceschi, che sta indagando su una presunta colossale evasione fiscale da parte degli amministratori di una grossa cooperativa di trasporti. Secondo il rappresentante dell’accusa i soldi evasi dalla società, alcuni milioni di euro, sono stati impiegati per acquistare i cinque purosangue. Gli ordini di sequestro del giudice Bortolotti sono stati eseguiti dagli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, che stanno conducendo le indagini.L’inchiesta del pubblico ministero De Franceschi coinvolge la "Tfc Trasporti", che ha la sede operativa a Porto Viro e quella amministrativa a Limena, in via Visco 5. Legale rappresentante della società era Roberto Cobbia, residente a Porto Viro, e al suo posto è subentrato Nazzareno Besaggio, pure polesano. Entrambi sono iscritti nel registro degli indagati. Anche la moglie di Cobbia, Fiorenza Roman, è indagata nell’inchiesta. Secondo gli inquirenti avrebbe amministrato la società Navajos, proprietaria dei cinque cavalli, il cui legale rappresentante è Mauro Caporello.I purosangue sono stati affidati in custodia a Caporello, ma la signora Cabbia vorrebbe essere lei a gestirli. La decisione spetta al giudice Bortolotti. Adesso i purosangue devono essere portati in pista, devono gareggiare e le loro vincite le incasserà lo Stato. Qui starebbe il vero problema. Secondo gli inquirenti gli indagati non collaborerebbero per far gareggiare i cavalli. Anzi, sosterrebbero che si tratta di animali che avrebbero già concluso il loro ciclo sportivo. Da pensione, insomma. È vero?


MARSICA NEWS

7 OTTOBRE 2009

 

Corse clandestine, blitz dei Carabinieri

 

Avezzano (AQ) - I Carabinieri della Compagnia di Avezzano, nell’ambito delle indagini relative alle attività di contrasto delle competizioni ippiche non autorizzate, hanno eseguito un blitz presso l’aviosuperficie di Celano, bloccando l’avvio delle corse di cavalli che erano in procinto di iniziare. Già nel giugno del 2008, nell’ambito dell’operazione denominata “The Horse”, diretta dalla Procura della Repubblica di Avezzano con P.M titolare del procedimento, Dr Stefano Gallo, vennero indagate oltre 30 persone tra le quali molte appartenenti all’etnia “rom”, non solo residenti ad Avezzano, ma anche in province vicine come quelle di Rieti e Frosinone.
Allora fu scoperto un periodico e sistematico svolgimento di competizioni agonistiche con fantini che disputavano gare presso la zona industriale di Avezzano per consentire scommesse non autorizzate. Già nel novembre del 2008, i Carabinieri bloccarono un’altra gara sequestrando due cavalli, sempre nella zona industriale di Avezzano.
Gli organizzatori, probabilmente pressati dall’operazione dell’Arma hanno così deciso di spostare “il campo di gara” in zone più tranquille, scegliendo l’aviosuperfice di Celano. Ma i Carabinieri, su precise direttive del Comandante dell’Provinciale di L’Aquila, Amedeo Specchia, attraverso una controllo ramificato del territorio, hanno individuato la nuova zona scelta dagli organizzatori e lo scorso 27 settembre hanno eseguito un blitz intervenendo con una quindicina di militari che, sono entrati in azione prima dell’inizio delle gare, identificando 40 persone, in gran parte gravate da precedenti penali e sempre in gran parte di etnia “rom”, provenienti, ad esclusione di due del circondario, da centri delle province di Teramo, Pescara, Campobasso, Roma e Frosinone.
Nei loro confronti, i Carabinieri hanno proposto al Questore di L’Aquila il rimpatrio – con foglio di via obbligatorio – così come contemplato alla normativa in materia.
Tale misura, una volta emessa, impedirà alle persone interessate di tornare a Celano per i prossimi 3 anni.


LA ZAMPA.IT

7 OTTOBRE 2009

 

Trappole per animali diventano arte

 

Dipesh Pabari è uno scrittore kenyano che ha trasformato l'inquinamento del mare e la rapacità dei bracconieri in opere d'arte. Ha fatto costruire un elefante con tutte le trappole e gli strumenti di morte che i cacciatori di frodo usano per predare l'avorio e insanguinare le savane.

Coi rifiuti raccolti in sette spiagge del Kenya - tra i quali marcivano anche 7.000 infradito - ha commissionato a una squadra di artigiani uno squalo balena a grandezza naturale.

 

FOTO

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=21132&tipo=FOTOGALLERY


LECCE PRIMA
7 OTTOBRE 2009
 
BRACCONIERI, SCOPERTI I NASCONDIGLI DELLA VERGOGNA
Individuati dagli agenti della Forestale nelle campagne di Sannicola, Neviano e Parabita una serie di timer, altoparlanti, riproduttori di suoni e cassette in metallo contenente tutta l'attrezzatura

 
Sannicola, Neviano e Parabita (LE). E lì che si sono condensati i bracconieri, uomini senza scrupoli, assetati di sangue di selvaggina per la maggior parte protetta perché in via di estinzione. E poi sono anche canaglie, perché quando non arrivano ad ammazzare con le armi, utilizzano richiami acustici, confondendo gli uccelli, che si dirigono verso gli altoparlanti. Così, quando ce li hanno di fronte, quaglie per esempio, mica condor o aquile, li colpiscono a morte. E la sera si cucina la cacciagione in famiglia o con gli amici. Per questi cacciatori praticare la caccia in modo così antisportivo e privo di ogni etica venatoria non crea loro alcun problema. Anzi.Ora, quel che hanno sequestrato gli agenti della Forestale di Gallipoli, che sono un po’ come gli “angeli” dei boschi, i paladini della macchia mediterranea, durante un controllo dell’attività venatoria predisposto al contrasto dell’uso illegale dei richiami acustici elettromagnetici che riproducono il canto degli uccelli, la dice lunga su questa deplorevole attività. Nelle campagne dei comuni di Sannicola, Neviano e Parabita hanno rinvenuto e sequestrato un piccolo “arsenale” per bracconiere: vale a dire tre autoradio, un riproduttore con timer e altoparlanti, 4 batterie a 12 volt, tre altoparlanti, ancora due timer, tre cassette in ferro e altrettante catene in acciaio con relativo lucchetto.E alcuni di questi richiami erano talmente incassati bene in strutture di acciaio, che gli agenti di Gallipoli, alle dipendenze della Forestale di Lecce, hanno dovuto richiedere l’intervento dei vigili del fuoco di Gallipoli, i quali hanno poi scardinato tutto.

TISCALI ANIMALI
7 OTTOBRE 2009
 
Un maiale per amico. "Senza il mio Rocco in aereo non salgo"
 
Di volare da Fiumicino a Lamezia Terme senza avere accanto a sé Rocco, il suo amatissimo maialino, cui era stato invece destinato un posto nella stiva dell'aereo, non se l'é proprio sentita e così ha rinunciato al volo e in Calabria ci è andato, sì, ma in automobile.
I maiali viaggiano solo in stiva - A raccontare l'episodio, che sarebbe avvenuto agli inizi di settembre, è Walter Patassini. "Telefonicamente - riferisce l'uomo - mi era stato detto che pagando 30 euro avrei potuto far viaggiare con me il maialino. In aeroporto mi è stato invece fatto presente che Rocco non poteva essere considerato un animale domestico come un cane o un gatto e che quindi potevo eventualmente stivarlo pagando 110 euro.
Viaggio in auto - Ma come, ho replicato, George Clooney viaggia spesso in compagnia del suo maialino e io non posso farlo? Non c'é stato nulla da fare. A quel punto, per raggiungere la mia famiglia in vacanza a Lamezia Terme e per non separarmi dal mio maialino, ho quindi optato per il viaggio in auto con Rocco, ovviamente, seduto accanto a me”.

LA NUOVA SARDEGNA

7 OTTOBRE 2009

 

Suni, azienda distrutta dal fuoco

 

di Enrico Carta

 

SUNI (OR). Un attimo e si è scatenato l’inferno. Ma sull’incendio di qualche giorno fa contro un’azienda di allevamento si allungano pesanti ombre. L’azienda che è andata in fiamme è infatti quella dei fratelli Gioacchino e Paolo Ruggiu, due tra i protagonisti del recente processo per l’attentato dinamitardo messo a segno sempre nel paese della Planargia ai danni dell’abitazione della loro zia, Raimonda Ruggiu, e concluso, in primo grado, con la condanna (a 19 e 18 anni) per strage dei due fratelli, perché ritenuti i mandanti dell’attentato.  E mentre i fratelli Ruggiu si trovano in carcere - lo sono da qualche settimana dopo l’attentato, avvenuto la notte del 7 ottobre del 2007 - qualcuno ha raggiunto la loro azienda in campagna e ha appiccato un incendio che ha avuto conseguenze notevoli, mandando in cenere una parte del deposito di fieno, danneggiando le strutture, distruggendo diversi macchinari utilizzati per portare avanti l’allevamento e condannando a morte un cavallo che era custodito all’interno di un box andato completamente in cenere. L’animale non ha avuto scampo ed è morto carbonizzato. I danni non sono stati ancora quantificati esattamente, ma si parla di alcune decine di migliaia di euro. Ma più che questo aspetto, a far crescere la preoccupazione in paese è il nuovo episodio che arriva a diversi mesi di distanza dagli ultimi atti criminali con i quali, in passato, Suni ha spesso dovuto confrontarsi.  Dopo l’attentato a casa di Raimonda Ruggiu, progettato, secondo la Corte d’Assise, proprio dai nipoti della donna - la sentenza non è comunque ancora definitiva - sembrava che il paese fosse entrato in un periodo di calma assoluta. Ma evidentemente vecchie inimicizie covavano sotto la cenere di un fuoco di vendetta che non sembra sopirsi. E così, nello scorso fine settimana, gli attentatori sono entrati di nuovo in azione.  Le nuove indagini sono partite immediatamente e non escludono alcuna pista, ma ovviamente si battono con maggiore insistenza quelle che portano a coloro i quali, in passato, avevano avuto dissapori con l’intera famiglia Ruggiu. Nell’azienda infatti, oltre ai due fratelli Gioacchino e Paolo, lavora anche il padre Giuseppe, che sempre nel processo per l’attentato alla casa di Raimonda Ruggiu aveva avuto anche lui un ruolo. Ma con una posizione marginale rispetto ai figli, visto che l’accusa - poi trasformata in condanna a tre anni e sei mesi - era quella di aver minacciato un testimone.  Non è però matematico - tutt’altro - che l’attentato eseguito e quello subito siano collegati.


PROVINCIA DI LECCO

7 OTTOBRE 2009

 

Aprono i cantieri e spariscono i gatti «Soprattutto nella zona del Lavello»

Conti chiede l'intervento dell'amministrazione. Bonaiti: «Non ci risulta, verificheremo»

 

Christian Dozio

 

Calolziocorte (LC) -  Aprono i cantieri e spariscono i gatti: i cittadini chiedono maggiore attenzione e rispetto per gli animali, anche se si tratta di randagi.
Il problema è emerso nelle passate settimane in diverse aree del territorio comunale, dove, in occasione di interventi edilizi, si è verificata una diminuzione consistente del numero di felini che vivevano in quelle stesse zone in condizioni di randagismo.
La situazione è stata anche fatta presente al sindaco Paolo Arrigoni, al vicesindaco con delega all'edilizia privata Aldo Valsecchi e al presidente della Commissione territorio dal gruppo consiliare di opposizione Corrado Conti, che ha chiesto di intervenire con l'introduzione di un regolamento che preveda sanzioni per i soggetti che non rispettano gli animali.
«Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da alcuni cittadini che si prendono cura facendoli sterilizzare e dandogli da mangiare di colonie di gatti che si trovano sul territorio comunale, in base alle quali in occasione di interventi edilizi di vario genere è avvenuta una forte scomparsa di gatti. In particolare - ci ha spiegato Conti - sono stati segnalati i casi di via Lavello e vicino al santuario del Lavello, in cui durante e dopo gli interventi edilizi è scomparsa la maggioranza dei gatti prima presenti, mentre quelli rimasti non si lasciano più avvicinare dalle persone che prima li accudivano».
«Da segnalare anche la situazione della colonia felina nei pressi del supermercato Pellicano in via Resegone e quella nei pressi dell'ex Satis, che sarà interessata da un intervento edilizio a breve. Anche se molti pensano il contrario o ritengono che la tutela degli animali sia un argomento di secondaria importanza, noi pensiamo che la civiltà di una comunità sia strettamente connessa al modo con cui si curano gli animali».
Infine, Conti fa riferimento alla legislazione in vigore contro il maltrattamento degli animali e chiede all'amministrazione comunale di seguire le orme di altri comuni che hanno adottato regolamenti per la loro tutela, soprattutto nei casi in cui l'espansione edilizia pregiudica la vita degli animali.
«Riguardo le sparizioni non abbiamo ricevuto alcuna segnalazione - ci ha detto ieri pomeriggio l'assessore all'ecologia Marco Bonaiti - quindi vorremmo saperne di più, da parte di chi è a conoscenza di situazioni di questo tipo. Per il resto, il primo modo in cui è possibile tutelare i gatti è conoscerne l'esatta situazione. Per questo motivo abbiamo avviato il censimento delle colonie feline, in accordo con l'Asl. Questo ci permetterà di valutare iniziative che mettano al riparo gli animali e i cittadini da problemi legati in particolare a eventuali malattie. Infine stiamo valutando la possibilità e la necessità di dotarci di un regolamento. Ma questo è un passaggio che avverrà in un secondo momento, rispetto a quello attualmente in corso».


LA ZAMPA.IT
7 OTTOBRE 2009
 
Rivoli: un camaleonte sul filo del telefono
 
Ancora un animale esotico recuperato dagli agenti del Servizio Tutela Fauna e Flora della Provincia di Torino: questa volta si tratta di un Camaleonte, avvistato su di un cavo delle linee telefoniche a Rivoli, in corso Kennedy, all'altezza del numero civico 18.
La signora rivolese che ha avvistato l'animale ha allertato i Vigili del Fuoco, i quali hanno interessato del caso gli agenti del Servizio Tutela Fauna e Flora. Gli agenti faunistico-venatori provinciali sono riusciti a catturare il camaleonte, salendo su di un autocarro dei Vigili del Fuoco e servendosi di un apposito attrezzo.
I camaleonti, spiegano gli esperti del Servizio Tutela Fauna e Flora, sono animali docili e non pericolosi. "Sono in libera vendita nei negozi specializzati, a patto che siano muniti della documentazione sulla loro provenienza, prescritta dalle norme di legge in materia di fauna esotica ? precisa l'Assessore Provinciale alla Tutela della Fauna e della Flora, Marco Balagna - Trattandosi comunque di animali esotici, che possono aver subito stress e maltrattamenti durante il trasporto in Italia, il loro acquisto è sconsigliato".
 
FOTO
http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=14&IDalbum=21144&tipo=FOTOGALLERY
ASCA
7 OTTOBRE 2009
 
ROMA: SERPENTI 'A GUARDIA' STUPEFACENTI. IN MANETTE DUE PUSHER
 
Roma - I Carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale hanno arrestato due pusher romani di 23 e 29 anni per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, solo il 29enne anche per detenzione illegale di armi da sparo. I due erano stati notati dai militari nel corso di controlli effettuati nella zona di Ponte Milvio dove erano soliti spacciare. Il 29enne, pregiudicato per reati specifici, e' stato infatti bloccato dai militari proprio mentre tentava di piazzare alcune dosi di marijuana a dei giovani che stazionavano a Ponte Milvio. Da qui e' scattata l'operazione che ha portato i Carabinieri della Compagnia Trionfale ad effettuare una perquisizione a casa dello spacciatore, a Palombara Sabina, dove e' stata rinvenuta altra marijuana, gia' pronta per essere spacciata. Nello stesso appartamento i Carabinieri hanno inoltre rinvenuto numerosi serpenti ed altri animali esotici che il giovane allevava.
Nel garage del pusher e' stato, inoltre, trovato un fucile da caccia con relativo munizionamento detenuto illegalmente.
Successivamente, i militari hanno fatto visita all'appartamento di un giovane 23 enne romano, in via Flaminia a Roma, che faceva da base logistica al 29 enne durante le sue trasferte da Palombara S. nella Capitale.
Qui, nel corso della perquisizione, i Carabinieri hanno trovato decine di dosi di hashish, 10 francobolli allucinogeni, 1000 euro in contanti, un bilancino elettronico e materiale utili per confezionare la droga. Dopo l'arresto i due sono stati associati al Carcere di Rebibbia a disposizione dell'Autorita' Giudiziaria.

VARESE NEWS

7 OTTOBRE 2009

 

SERPENTI A GUARDIA DI MARIJUANA

Due persone arrestate a Roma

 

ROMA, 7 OTT - Usavano serpenti a guardia della droga due pusher romani di 23 e 29 anni arrestati dai carabinieri nella capitale. Le accuse sono di detenzione ai fini di spaccio di droga. Per il ventinovenne sono scattate le manette anche per detenzione illegale di armi da sparo. In una perquisizione nella sua abitazione, a Palombara Sabina, hanno trovato la marijuana, gia' pronta per essere spacciata, e anche numerosi serpenti ed animali esotici, cosi' come un fucile da caccia.


CITY

7 OTTOBRE 2009

 

Patentino obbligatorio per chi ha cani pericolosi

dopo un corso Servirà per educare i proprietari. Obbligatorio nel caso in cui l’animale abbia già mostrato di essere aggressivo.

 

ROMA - Come imparare a gestire un cane? Ottenendo un patentino. L’iniziativa è stata presentata dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini: “Il corso è gratuito. Ma sarà obbligatorio per i padroni il cui cane ha già manifestato situazioni ad alto rischio”. A prescindere dalla razza. Il ministro ha presentato il “libro di testo”: 30 pagine, realizzate da alcuni veterinari. Lo scopo: migliorare il rapporto tra l’uomo e il cane, capire e prevenire problemi, conoscere gli obblighi che prevede la legge. Il Codacons ha definito la proposta “una bufala”: “Il patentino - sottolinea l’associazione - non sarà obbligatorio nemmeno per i proprietari di pitbull e rottweiler. Lo sarà solo dopo che il cane avrà già dimostrato di essere aggressivo e pericoloso”.


L'ARENA GIORNALE DI VERONA

7 OTTOBRE 2009

 

REGOLE. I corsi sono organizzati dai Comuni
Arriva il patentino per i cani pericolosi

 

ROMA - Arriva il «patentino» per i proprietari dei cani pericolosi. È stato presentato infatti ieri a Roma dal sottosegretario alla salute Francesca Martini il «corso formativo» per proprietari di cani previsto dall’ordinanza del 3 marzo 2009, quella sulla «tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani». Un programma di formazione che ha come obiettivo «la creazione del corretto rapporto uomo-cane, rapporto antico ma spesso mal gestito nella nostra società».
È un «un corso gratuito, che verrà organizzato e offerto ai cittadini dalle amministrazioni locali». «Un corso obbligatorio solo per i proprietari dei cani a rischio elevato».
Sul concetto di «rischio elevato», visto che l’ordinanza del 3 marzo ha di fatto eliminato la «lista nera» delle razze di cani considerate pericolose, la Martini rimanda ai veterinari che hanno collaborato a tracciare le linee guida dell’iniziativa. Pasqualino Santori, presidente del Comitato Bioetico per la veterinaria, spiega che non è corretto demonizzare una razza piuttosto che un’altra, ma che ogni cane può assumere dei comportamenti pericolosi, sta al padrone riconoscere i segnali di anomalia nei comportamenti del cane e segnalarli al veterinario. I corsi cominceranno subito: per Martini sono i cittadini che devono sollecitarli alle amministrazioni e, in particolare, al sindaco.


LEGGO

7 OTTOBRE 2009

 

Il migliore amico dell’uomo diventa patentato

 

Andrea Salvia

 

Il migliore amico dell’uomo diventa patentato. Il documento di riconoscimento per i padroni dei cani è stato presentato dal sottosegretario alla salute, Francesca Martini che ne ha illustrato le caratteristiche tecniche. Per ottenere il patentino i proprietari dovranno sostenere un corso di formazione «gratuito ma obbligatorio solo per i cani pericolosi» che verrà organizzato dalle istituzioni locali. Spetterà, però, al veterinario decidere quali razze debbano, necessariamente, ottenere la patente. Tra queste ci saranno, quasi sicuramente pittbull e rottweiler, spesso coinvolte in fatti di cronaca. Il corso, che segue le direttive del marzo 2009 sulla tutela della incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, ha l’obiettivo di «creare il giusto rapporto uomo-animale, rapporto antico ma spesso mal gestito dalla nostra società».
Apprezzamento arriva dal presidente del Comitato di biotenica veterinaria, Pasqualino Santorio che, però, richiama l’attenzione sulle quali razze considerare aggressive. «La pericolosità dei cani non è dovuta solo a fattori genetici ma ha molte concause quindi - afferma - l’attenzione va estesa a molte razze». Polemica, invece, la Codacons che parla di «bufala colossale» in quanto il corso sarà obbligatorio solo ex post, ovvero dopo che il cane «abbia già morso e ridotto in fin di vita qualcuno».


LA ZAMPA.IT

7 OTTOBRE 2009

 

Cane cattivo? Arriva il patentino

Le nuove norme: corsi di recupero obbligatori in caso di aggressioni gravi

 

ANTONELLA MARIOTTI

 

La domanda è sempre quella. Cani pericolosi o proprietari incapaci e più pericolosi dei loro animali? Una risposta sta cercando di darla Francesca Martini, sottosegretario alla Salute. Da ieri l’ordinanza del 3 marzo 2009 sulla «tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani» è diventata una realtà: le amministrazioni comunali ora dovranno organizzare corsi di «formazione» per proprietari di cani, soprattutto quelli di grande taglia o di razze selezionate per la guardia.I corsi sono volontari, diventano obbligatori solo se il cane è già stato segnalato per un’aggressione. «È stato un grande lavoro, un confronto costante con tutte le parti, veterinari e associazioni animaliste». Il sottosegretario Martini ha riunito allo stesso tavolo animalisti, responsabili Asl, veterinari: «E’ stato impegnativo - spiega - ma abbiamo dato soprattutto voce alla parte scientifica. L’eliminazione della lista nera dei cani pericolosi proviene proprio da una base scientifica e non emotiva».
Contro la scomparsa della black-list si è schierato il Codacons: «Il patentino - attacca l’associazione dei consumatori - non sarà obbligatorio nemmeno per i proprietari di pitbull e rottweiler. Sarà indispensabile solo dopo che il cane avrà già dimostrato al veterinario di essere aggressivo e pericoloso, ossia dopo che avrà morso e ridotto in fin di vita qualcuno...».
Tra la Martini e gli animalisti al tavolo c’era anche Pasqualino Santori, presidente del comitato di bioetica veterinaria. «Quello che volevamo sottolineare - ha spiegato - è che non tutti i pitbull sono pericolosi, e che pur mantenendo l’attenzione su questi, bisogna allargarla ad altre razze, stando attenti a tutte le situazioni potenzialmente pericolose, non determinate dal patrimonio genetico, ma frutto di concause». Santori ha poi ricordato come, in ogni caso, le aggressioni di cani sono «molto rare, quattro volte meno della probabilità di essere colpiti da un fulmine. Ma la paura c’è, alimentata da una vecchia cultura, di quando essere morsi da un cane poteva voler dire morire di rabbia, una morte orribile».
Un lavoro difficile è stato anche mettere d’accordo tutte le «anime» del mondo animalista. «Tutti in sintonia su una cosa - spiega ancora la Martini - la lista di proscrizione è inadeguata scientificamente ed è una foglia di fico. Ci sono padroni irresponsabili che possono far diventare pericolosi anche dei cani meticci, sono persone che utilizzano l’animale per esprimere la propria irresponsabilità. Ora la spetta ai Comuni: noi forniamo il materiale, preparato dai veterinari, le associazioni sono disposte a collaborare».Il patentino è gratuito: «Spero che molti proprietari seguano i corsi anche se non obbligati - spiega Martini - perché daranno loro gli strumenti per una convivenza serena tra il loro cane e i vicini di casa, ad esempio. Le lezioni sono semplici, accessibili a tutti».
Il corso, ha spiegato Carlotta Bernasconi, vicepresidente della Fnovi, la federazione dei veterinari, «inizia con informazioni sulle origini del cane, sulle esigenze come animale sociale, per passare poi allo sviluppo comportamentale. Il percorso dà particolare rilevanza al problema della comunicazione del cane, per imparare a interpretare i suoi comportamenti. Si parlerà anche di quali possano essere i «campanelli d’allarme» per comportamenti aggressivi, che devono preoccupare e che devono essere valutati da un veterinario».Un capitolo importante è dedicato alla convivenza cane-bambino, affinché non si verifichino più episodi tragici di aggressività in casa e in presenza di bimbi piccoli.


LA ZAMPA.IT

7 OTTOBRE 2009

 

Panariello: "Bisognerebbe fare un esame a chiunque compri un cane"

L'iniziativa del patentino non mi convince molto

 

LUCA DONDONI

 

ROMA - Giorgio Panariello è un grande sostenitore dei diritti degli animali. Che cosa pensa del patentino?
«Questa iniziativa non mi convince molto. Prima di parlare di cani aggressivi bisognerebbe educare i padroni: quindi bisognerebbe varare una legge che obblighi gli uomini ad ottenere un certificato di idoneità».
E quindi?
«Ovviamente è un paradosso. Ma insisto sul fatto che non esistono cani cattivi ma cattivi padroni. Dipende tutto da come si educa un cane e da come lo si aiuta a smorzare l'innata aggressività scatenata a volte da un forte senso del territorio. Da proprietario di due pastori tedeschi e un meticcio dico che la prima cosa da fare è di frequentare dei corsi per imparare a gestire il proprio cane».
Il patentino è indispensabile?
«Sono certo che la cosa migliore, lo ribadisco, sia che noi umani ci si doti di un certificato di idoneità che certifichi la nostra capacità di gestire un cane. Il resto sono solo chiacchiere».


IL CENTRO

7 OTTOBRE 2009

 

Cani pericolosi, patentino per i padroni I veterinari decideranno quelli a rischio

 

ROMA. Arriva il “patentino” per i proprietari dei cani pericolosi. E’ stato presentato ieri a Roma dal sottosegretario alla salute Francesca Martini il “corso formativo” per proprietari di cani previsto dall’ordinanza del 3 marzo 2009, quella sulla «tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani». Un programma di formazione che ha come obiettivo «la creazione del corretto rapporto uomo-cane, rapporto antico ma spesso mal gestito nella nostra società». E’ un «corso aperto e consigliato a tutti», ha detto il sottosegretario Martini. «Un corso gratuito, che verrà organizzato e offerto ai cittadini dalle amministrazioni locali». Sul concetto di “rischio elevato”, visto che l’ordinanza del 3 marzo ha di fatto eliminato la lista nera delle razze di cani considerate pericolose, la Martini rimanda ai veterinari che hanno collaborato a tracciare le linee guida dell’iniziativa. Pasqualino Santori, presidente del Comitato Bioetico per la veterinaria, spiega che non è corretto demonizzare una razza piuttosto che un’altra, ma che ogni cane può assumere dei comportamenti pericolosi, sta al padrone riconoscere i segnali di anomalia nei comportamenti del cane.


Animalieanimali

7 OTTOBRE 2009

 

AL VIA PATENTINO AFFIDATARI CANI; MARTINI, APERTO A TUTTI
Obbligatorio per cani a rischo elevato secondo valutazione veterinaria

 

E' nato ufficialmente il 'patentino' per i proprietari di cani o per coloro che desiderino diventarlo. Il sottosegretario alla salute Francesca Martini lo ha presentato alla stampa a Roma.
"Il patentino è - spiega Martini - un 'programma di formazione' aperto e consigliato a tutti. Risponde a quanto previsto dall'ordinanza del 3 marzo 2009 sulla 'tutela dell' incolumità pubblica dall'aggressione dei canì".
"L'obiettivo - continua il sottosegretario - è quello della creazione di un corretto rapporto uomo-cane, un rapporto antico ma spesso mal gestito nella nostra società".
"Il corso è gratuito, obbligatorio solo per i proprietari di cani che si siano manifestati 'a rischio elevato'", sottolinea Martini, lasciando però ai veterinari una più precisa identificazione delle situazioni a rischio.
Il corso dovrà essere "offerto a tutti" dalle amministrazioni locali, a cura, in particolare, dei sindaci che "sono i responsabili delle tematiche legate al randagismo e alla educazione dei proprietari dei cani".
"Sono i cittadini - invita Martini - che devono in questo senso stimolare i sindaci".
Per il patentino è stato preparato e messo a disposizione del materiale informativo: un opuscolo in cui divise per capitoli sono contenute una serie di informazioni e indicazioni destinate ai proprietari dei cani o a chi ne voglia adottare uno; poi c'é un cd con immagini, filmati e interventi di esperti sempre per creare quella che viene definita una cultura diffusa per un corretto rapporto tra uomo e cane.


BIG HUNTER
7 OTTOBRE 2009
 
Cani pericolosi: partono i corsi per i proprietari
 
Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha presentato ufficialmente il nuovo corso per i proprietari dei cani pericolosi, partito in questi giorni, in applicazione dei contenuti dell'ordinanza sull'incolumità pubblica emanata lo scorso 3 marzo.Come già annunciato, si tenta di instaurare i principi di un corretto rapporto uomo – cane, unico strumento messo in piedi dal ministero del welfare per fermare l'aggressività canina, dopo l'eliminazione della famosa lista delle razze maggiormente pericolose.
Il corso è gratuito ed aperto a tutti ma diventa obbligatorio per i proprietari dei cani considerati “a rischio elevato” (ovvero cani che già hanno aggredito). Ogni responsabilità passa così al proprietario, se il cane aggredisce, la colpa è di chi lo ha educato e non ha saputo arginare la sua aggressività captando in tempo quelli che vengono definiti “campanelli d'allarme”, ossia segnali che quasi sempre, come spiegato nel libro di testo del Corso Formativo, “precedono fenomeni di aggressività.I corsi devono essere organizzati dalle amministrazioni locali “sono i cittadini che devono sollecitarli - ha detto la Martini – al proprio sindaco che è il responsabi le delle tematiche legate al randagismo e all'educazione dei proprietari dei cani”. Per quanto riguarda i costi, per la Martini saranno “irrisori”, in quanto, ha spiegato, nascono dalla collaborazione  tra le amministrazioni, le organizzazioni cinofile locali, i medici veterinari sul territorio.Secondo il Codacons, che ha già fatto causa al sottosegretario per l'eliminazione della lista delle razze pericolose, si tratta di una bufala colossale, il patentino infatti sarà obbligatorio solo “dopo che il cane avrà morsicato e ridotto in fin di vita qualcuno”.
IL MATTINO

7 OTTOBRE 2009

 

Una giornata per iscrivere gratuitamente Fido all’anagrafe canina

 

NAPOLI - Una giornata per iscrivere gratuitamente Fido all’anagrafe canina. Dopo il successo di domenica scorsa in villa comunale a Napoli con tantissimi proprietari che hanno aderito all’iniziativa, il nuovo appuntamento è per sabato in via Scarlatti (altezza via Merliani) dove, dalle 10 alle 18, negli stand allestiti dal presidio ospedaliero veterinario dell’Asl Na1 una squadra di medici veterinari applicherà ai cani padronali il microchip - obbligatorio per legge - e registrerà in tempo reale l’iscrizione alla banca dati on-line regionale, comprese le eventuali variazioni anagrafiche: passaggio di proprietà dell’animale o cambio di residenza del padrone. Ai proprietari verranno rilasciati tutti i documenti dell’avvenuta iscrizione, distribuiti opuscoli informativi sulla corretta gestione di Fido e sul suo benessere e regalati simpatici doni. «Napoli è stata una delle prime città italiane a istituire l’anagrafe canina con il microchip - dice Marina Pompameo, direttrice del presidio ospedaliero -. Il servizio è gratuito tutto l’anno presso la nostra struttura al Frullone, ma questa volta siamo voluti scendere in piazza non soltanto per incentivare e facilitare l’iscrizione all’anagrafe canina ma anche per venire incontro a chi ha difficoltà a recarsi nell’ospedale veterinario». L’iniziativa rientra nella campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono dei cani «Mi prendo cura di te» che il Servizio tutela, diritti e salute degli animali del Comune di Napoli - diretto da Clara Degni e sostenuto dall’assessore Gennaro Nappi - ha avviato fin dall’inizio dell’estate. «Sabato verrà offerta un’occasione che speriamo si ripeta al più presto per regolarizzare il possesso del proprio animale attraverso l’iscrizione all’anagrafe che è obbligatoria per legge. Chi ne è sprovvisto infatti, va incontro a sanzioni e multe», sottolinea Clara Degni. Il microchip è minuscolo, contiene tutti i dati del proprietario e del cane, la sua applicazione è indolore e senza controindicazioni, ed è utilissimo anche per ritrovare l’animale in caso di smarrimento. Ecco i documenti necessari da presentare agli stand. Per l’iscrizione all’anagrafe canina e l’inserimento del microchip il proprietario deve risiedere a Napoli ed esibire un documento valido di riconoscimento e il codice fiscale. Nel caso che il cane, già microchippato, debba cambiare padrone, il nuovo proprietario dovrà esibire due dichiarazioni: la prima, firmata da chi ha ceduto il cane, con i propri dati anagrafici e codice fiscale (oltre alla fotocopia del documento di riconoscimento) che attesta l’avvenuta cessione. La seconda è invece firmata da chi ha ricevuto l’animale con le stesse informazioni. Sabato ci sarà anche uno stand per le adozioni dei tanti trovatelli del Comune le cui immagini verranno trasmesse su uno schermo al plasma.


IL TIRRENO

7 OTTOBRE 2009

 

Investe un cane e scoppia una lite

 

LUCCA. Ha investito il cane di piccola taglia della vicina, una donna di 30 anni, che ha reagito in maniera animata dando vita a una discussione che rischiava di degenerare.  A riportare la calma è dovuta intervenire una volante della polizia. L’episodio è avvenuto l’altra sera intorno alle 22 a Montuolo. L’automobilista, 56 anni, ha spiegato agli agenti che il cagnolino aveva improvvisamente attraversato la strada, sbucando da una siepe, e che non aveva potuto far niente per evitarlo.  Alla fine tra i due vicini è stata riportata la calma.


IL SECOLO XIX

7 OTTOBRE 2009

 

Maxi-sequestro di pesce a santa margherita

 

SANTA MARGHERITA (GE). Maxi-sequestro di pesce a Santa Margherita. Oltre 214 chili (un centinaio fra triglie e naselli e altrettanti di paranza) sono stati posti sotto sequestro dalla Guardia costiera di Santa Margherita su un peschereccio di "Santa", insieme all'ultimo tratto della rete a strascico che veniva utilizzata a bordo, risultata irregolare. Il proprietario del peschereccio dovrà pagare una sanzione amministrativa di duemila euro.
L'operazione è stata condotta per l'intera giornata di ieri dal personale del nucleo pesca della Capitaneria insieme a un pool di ispettori dell'Agenzia di pesca della Commissione europea. Obiettivo: verificare il rispetto della normativa dell'Unione europea in materia di pesca e la corretta applicazione negli Stati membri.
Diversi i pescherecci a bordo dei quali sono state effettuate le opportune verifiche, sia in porto sia in mare, sia sulle attrezzature che nelle zone di pesca (quella a strascico è consentita nei fondali superiori a 50 metri). Su una delle imbarcazioni controllate, al termine della battuta di pesca pomeridiana, è scattato il sequestro amministrativo della rete a strascico: le maglie della parte terminale, infatti, sono risultate, dopo l'apposita misurazione fatta dagli ispettori, inferiori a 40 millimetri. Dimensione stabilita dalla legge comunitaria per evitare la cattura di pesci di taglia troppo piccola. Il proprietario ha contestato, con relativa fattura alla mano, che la rete acquistata era regolare. «Spetta al pescatore professionista controllare che i suoi strumenti siano a norma, anche nel tempo» dice il comandante della Capitaneria, Paolo Majoli. Sequestrato anche tutto il pescato.
Il pesce, scaricato in banchina, è stato controllato da Giacomo Poiré, direttore del servizio di Igiene alimentare di origine animale dell'Asl 4 Chiavarese che, dopo aver verificato le sue condizioni, l'ha giudicato idoneo al consumo. L'intera partita di triglie, naselli, cicale e altre specie assortite è stata donata in beneficenza. Il pesce è stato consegnato in parte a padre Luca Bucci, superiore del convento dei frati Cappuccini di Santa Margherita, che si occupa della mensa dei poveri; in parte, invece, il pescato è stato destinato alla parrocchia di San Giacomo di Corte, dove è attivo un servizio di aiuto per le persone in difficoltà.
Non si tratta, comunque, di un'iniziativa di verifica estemporanea. Il comandante Majoli ha annunciato: «I controlli in questo settore, in particolare sulla misura delle maglie delle reti a strascico, proseguiranno anche nei prossimi giorni».


IL PICCOLO

7 OTTOBRE 2009

 

Un progetto tra Trieste e Udine per proteggere da infezioni trote e altri pesci d allevamento

 

di CRISTINA SERRA

 

Sano come un pesce? Magari! Invece anche i pesci si ammalano, perciò i piscicoltori investono in farmaci cospicue somme di denaro, nel tentativo di contenere i principali agenti microbici che danneggiano specie richieste come la trota, che da sola fornisce il 17 per cento della produzione nazionale complessiva. Vaccinare un pesce per proteggerlo da parassiti o infezioni batteriche non è banale. L’animale va prima sedato e anestetizzato, e poi trattato col farmaco. Strategia costosa e inquinante, perché sedativo e anestetico devono essere smaltiti. In alternativa, si può versare il medicinale nelle vasche da allevamento. A risentirne è ancora l’ambiente, che riceve ulteriori inquinanti oltre a quelli che derivano dalle attività umane. Senza contare che, per risparmiare tempo e denaro, gli allevatori sciolgono il vaccino in vasche piccole in cui introducono gruppi di pesci a rotazione, e ciò rende variabile la dose assunta da ogni soggetto. «Entrambe le soluzioni sono ancora usate - spiega Moreno Cocchietto, ricercatore alla Fondazione Callerio Onlus di Trieste ed esperto in oral-delivery, cioè nella somministrazione orale di farmaci - ma stanno diventando ecologicamente insostenibili, economicamente sconvenienti o troppo complesse per allevamenti di grandi dimensioni, dove dosaggi e tempistiche precise sono elementi essenziali. Così, mossi dalle necessità di un mercato alimentare che diventerà sempre più esigente, noi di Fondazione Callerio abbiamo deciso di intervenire su due aspetti della vaccinazione ittica: individuare una strategia vaccinale semplice ed economica e garantire la tracciabilità dei farmaci somministrati». Al progetto collaborano le Università di Trieste e Udine, gli Istituti Zooprofilattici di Torino, delle Tre Venezie e dell’Abruzzo-Molise e un importante allevamento regionale. Col supporto finanziario del Fondo Trieste e della Regione Friuli Venezia Giulia è nato un Sistema Vaccinale Orale innovativo che viene inserito nel cibo senza isolare o manipolare i pesci, che rispetta le acque, e che viene assunto dall’animale e agisce solo dopo essere arrivato a destinazione, nell’intestino. «Abbiamo creato micro “palline” usando prodotti naturali come alginato e chitosano – dice Cocchietto – sostanze che si ottengono da alghe o dallo scheletro esterno di insetti e crostacei. All’interno abbiamo aggiunto lisozima, uno stimolante naturale del sistema immunitario e poi introdotto i batteri che causano le particolari patologie delle trote, ma dopo averli inattivati e resi innocui. Sono proprio questi batteri inattivati - come il Lactococcus garvieae diffuso negli allevamenti del Friuli Venezia Giulia – a svegliare il sistema immunitario del pesce proteggendolo da contatti successivi». «La cultura sanitaria odierna – sottolinea Gianni Sava, ordinario di Farmacologia dell’Università di Trieste e Direttore Scientifico della Fondazione Callerio – deve orientarsi verso la prevenzione, più che verso la terapia. Poiché ogni specie ittica risponde diversamente a un agente patogeno, è essenziale capirne la biologia e la fisiologia per poter agire in modo mirato. Vista l’importanza della trota abbiamo iniziato a studiarne tempi di digestione e risposte immunitarie, per far sì che il rilascio del farmaco avvenisse nel tratto finale dell’intestino, più attivo immunologicamente». Con l’impianto pilota costruito in Fondazione Callerio i ricercatori hanno dimostrato che tale strategia è scalabile e applicabile ad allevamenti anche molto grandi; una prospettiva, questa, che ha suscitato l’interesse della comunità scientifica di settore riunita in questi giorni a Nagoya per un convegno. Conclude Sava: «Con i primi test su grandi numeri abbiamo constatato che il sistema protegge i pesci da infezioni e favorisce il normale processo di accrescimento. Non a caso, abbiamo già richieste per lo studio di specie diverse, come carpe o branzini».


Animalieanimali

7 OTTOBRE 2009

 

ALL'ELBA LEONI MARINI CERCANO BOMBE...
Operazione Nato fino al 20 ottobre.

 

Leoni marini e sommergibili per rilevare ordigni sottomarini. E' l'esperimento Catharsis2, che il Nurc, centro di ricerche della Nato con sede alla Spezia, condurrà fino al 20 ottobre nelle acque dell'isola d'Elba.
Gli scienziati del Nurc faranno uso di veicoli sottomarini autonomi (Auv) equipaggiati di sensori avanzati per rilevare e localizzare oggetti deposti sul fondo marino allo scopo di condurre l'esperimento. I risultati aiuteranno gli scienziati nel valutare le prestazioni delle nuove tecnologie e nel definire la migliore strategia nell'uso degli Auv nella ricerca di mine.
L'equipe scientifica del Nurc sarà integrata dal sistema MK5: un gruppo di mammiferi marini e di addestratori della Marina degli Stati Uniti: cinque leoni marini e il personale dello 'Space and Naval Warfare System Center Pacific' verranno trasportati dalla loro base in California all'aeroporto militare di Pisa e da qui proseguiranno per l'isola d'Elba per raggiungere gli scienziati del centro Nato.
I leoni marini sono addestrati per il recupero di svariati oggetti (rifiuti tossici, ordigni non convenzionali e mine), utilizzando un apposito sistema, così come a trasportare una telecamera che consente l'identificazione e la localizzazione dell'oggetto sul fondo marino.


COMUNICATO ENPA

7 OTTOBRE 2009

 

CACCIA, LA CONFERENZA DELLE REGIONI BOCCIA IL TESTO ORSI. LE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE: “ADESSO STOP DEFINITIVO A CACCIA SELVAGGIA”

 

La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome boccia il testo Orsi per la liberalizzazione della caccia e dà ragione alle associazioni animaliste e ambientaliste che da tempo denunciano il tentativo della lobby venatoria estremista di far approvare “Caccia Selvaggia”. “La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome – si legge in un documento pubblicato sul sito istituzionale dell’ente - in merito alle proposte di modifica alla legge n. 157 del 1992, afferma la necessità di mantenere inalterato il nucleo fondante della legge vigente che persegue l’obiettivo dell’equilibrio tra la protezione della fauna selvatica ed il prelievo venatorio”. “Apprezziamo molto la posizione responsabile espressa dall’organo di coordinamento delle Regioni italiane – commentano Associazione Vittime della Caccia, Enpa, Lac, Lav e Lida –. Vorremmo che anche il Parlamento facesse sua tale posizione, fermando una volte per tutte l’iter del testo Orsi che, nonostante la grande mobilitazione dei media e dell’opinione pubblica, ha purtroppo ripreso il suo percorso nella Commissione Ambiente del Senato”. Secondo le associazioni animaliste, il pronunciamento delle Regioni è una vera pietra tombale su un testo che ci riporterebbe indietro di cinquant’anni con un’autentica decimazione della fauna, la cancellazione delle regole in materia di caccia, la violazione gravissima del diritto comunitario. “Giustamente – proseguono Associazione Vittime della Caccia Enpa, Lac, Lav e Lida – la Conferenza delle Regioni ha sottolineato l’assoluto isolamento del Veneto, l’unico a dire sì a caccia selvaggia. Nel Veneto, come noto, è in atto un duro scontro puramente politico sulla pelle degli animali, che ha per posta i voti dei cacciatori in previsione delle elezioni regionali di primavera”.


Animalieanimali

7 OTTOBRE 2009

 

REGIONI CONTRO DDL ORSI, SOLO IL VENETO SVENTOLA ESTREMISMO VENATORIO
Decisione nella Conferenza Stato-Regioni sulle proposte di modifica della legge sulla fauna selvatica e la caccia.

 

C’è la necessità di mantenere inalterato il nucleo fondante dell’attuale legge sulla caccia (L.157/92), ma contemporaneamente la disponibilità a esaminare proposte di modifica. Questa posizione è stata ribadita in un documento approvato dalla Conferenza delle Regioni (con l’eccezione della Regione Veneto) nella seduta del 1° ottobre 2009.
Si riporta di seguito il testo integrale del documento pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it .
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
09/066/CR/C5-C10
Posizione in merito alle proposte di modifica della legge n. 157 del 1992 in materia di attività venatoria all’esame del Senato della Repubblica
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in merito alle proposte di modifica alla legge n. 157 del 1992, afferma la necessità di mantenere inalterato il nucleo fondante della legge vigente che persegue l’obiettivo dell’equilibrio tra la protezione della fauna selvatica ed il prelievo venatorio.
Nel merito si condivide fortemente quanto indicato dal Tavolo degli Stakeholders nel documento dell’11 novembre scorso ed esprime preoccupazione circa il fatto che le proposte di legge presentate abbiano accentuato polemiche che ritornano a dividere l’opinione pubblica con il forte riaccendersi della polarizzazione sul tema della caccia.
Le Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, concordando sulla necessità di un aggiornamento della legge n. 157/1992, indica che in particolare:
- non prescinda dalla modifica del Titolo V della Costituzione,dal testo unico degli enti locali, dalle direttive europee 79/409/CEE Uccelli e 92/43/CEE Habitat e dalle normative nazionali intervenute;
- dia luogo ad una legge quadro limitata alle materie di esclusiva competenza statale, ferme restando le competenze che rientrano nell’autonomia normativa e gestionale delle Regioni e delle Province autonome;
- preservi l’impianto normativo organico, nazionale e regionale, che disciplina la Rete Natura 2000 ed il sistema delle aree protette;
- tenga in debita considerazione le risultanze dell’indagine promossa nei mesi scorsi dal Mipaf sullo stato di attuazione della L. n. 157/92; dalla valutazione degli esiti e dei risultati della sua applicazione sarà possibile far discendere proposte di modifica coerenti con i punti di criticità emersi e da risolvere;
- garantisca la certezza della governance dell’ISPRA, in relazione al ruolo e alle competenze già esercitate dall’ex INFS, in termini di sicurezza delle risorse economiche e della dotazione di personale e, al contempo, consenta un maggiore coinvolgimento tecnico-politico delle Regioni, riconoscendo agli Osservatori faunistico - venatori regionali il ruolo di referenti decentrati.
Le Regioni nell’esprimere, quindi, una valutazione negativa sulle modifiche alla legge n. 157 del 1992, manifestano, tuttavia, la piena disponibilità ad esaminare proposte di modifica al testo vigente che diano luogo ad una legge quadro coerente con i principi sopra espressi, capace di assicurare l’equilibrato contemperamento delle esigenze di conservazione e di sostenibile utilizzazione delle risorse faunistiche, in armonia con l’ambiente e con le esigenze dell’economia agricola e forestale.
Diversamente si evidenzia, infine, che la Regione del Veneto ha espresso la piena condivisione nei confronti del disegno di legge n. 480, presentato dal Senatore Orsi, in quanto ritenuta proposta organica e ricca di elementi di modernità e di raccordo con l’ordinamento comunitario.
Il link al documento:http://www.regioni.it/upload/caccia_011009.pdf (regioni.it)


IL GAZZETTINO

7 OTTOBRE 2009

 

Cinghiale a spasso sulla A13, ferite due ragazze

Le figlie dell’assessore Marcon, tornando a Teolo, investono l’animale e si schiantano contro il guard rail

 

ROVIGO - Si dicono “miracolate”. Poteva andare peggio a Jessica e Chiara, figlie dell’assessore alle attività produttive Martino Marcon, vittime l’altra mattina di un pauroso incidente sulla A13, in prossimità del casello di Rovigo. Le due ragazze stavano tornando dall’aeroporto di Bologna, accompagnate dai rispettivi fidanzati. Alla guida della Citroen C3 c’era Jessica, 22 anni. All’improvviso, mentre percorreva il tratto in direzione di Padova a 110 chilometri orari, si è trovata un cinghiale in mezzo all’autostrada: impossibile evitarlo. L’impatto è stato tremendo. L’auto ha compiuto un testacoda e si è schiantata contro il guard rail. Nel frattempo un altro cinghiale è scappato in mezzo alla sede stradale, mettendo in pericolo i veicoli che sopraggiungevano a velocità sostenuta. La macchina è andata completamente distrutta. I quattro giovani hanno invece riportato solo contusioni multiple di lieve entità, giudicate guaribili in una quindicina di giorni. Ieri Martino Marcon ha sollevato la questione della sicurezza stradale: «Subito dopo l’incidente gli assistenti dell’autostrada, invece che confortare i ragazzi, hanno detto loro che non c’era niente da fare per il rimborso dei danni all’auto. In pratica, se non viene trovato il pertugio da dove sono sbucati i cinghiali non ci verrà riconosciuto nulla. Personalmente mi sto già attivando con alcuni legali di fiducia per ottenere il risarcimento: l’autostrada deve essere sicura, è inconcepibile che ci siano animali sulle carreggiate».


IL GAZZETTINO

7 OTTOBRE 2009

 

Gli ambientalisti si appellano al Governo per evitare «ulteriori danni» della norma

Caccia, chiesto lo stop immediato

 

UDINE - Sospendere immediatamente la stagione venatoria 2009-2010: lo chiedono con forza Wwf, Legambiente, Lipu, Lac e Lav a seguito dell’impugnazione della legge regionale comunitaria del 2009 (la legge regionale 13 di quest’anno), nella sezione relativa alla caccia, da parte del Consiglio dei ministri. Secondo il Governo, come abbiamo riferito, la legge regionale è illegittima in quanto disciplina la cacciabilità di alcune specie intervenendo in un ambito precluso alla competenza regionale e sottopone, seppur transitoriamente, l’intero Friuli Venezia Giulia al regime giuridico della zona faunistica delle Alpi, con ciò limitando la quota di territorio da destinare alla protezione della fauna selvatica.«Con questa legge – scrivono le associazioni ambientaliste regionali – i consiglieri che l’hanno votata hanno gravemente ignorato una sentenza della Corte costituzionale (che già nel maggio scorso aveva bocciato diverse previsioni della legge regionale sulla caccia), con la volontà espressa di rendere possibile il regolare svolgimento della stagione venatoria». A giudizio degli ambientalisti, «la legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna e sul prelievo venatorio sancisce il principio che la caccia è consentita solo quando è garantita l’esigenza di tutela della fauna». Invece «i consiglieri che hanno votato la legge 13 del 2009, impugnata dal Governo, hanno completamente ribaltato tale principio. Pur di permettere ai cacciatori di imbracciare le doppiette - scrivono le associazioni - hanno consentito infatti l’abbattimento di migliaia di animali selvatici in assenza delle condizioni previste dalla legge, con il rischio di provocare un danno irreparabile al patrimonio faunistico della regione».


IL GAZZETTINO

7 OTTOBRE 2009

 

Il lupo ritorna sulle dolomiti bellunesi

 

BELLUNO - Il lupo ritorna sulle dolomiti bellunesi. "Sulle tracce del lupo" potrebbe essere, infatti, il titolo di un prossimo documentario dedicato alla provincia di Belluno. Se per il più celebre "L’Orso" (1988) le montagne ampezzane prestarono il set cinematografico prima del vero ritorno del plantigrado, nel caso del lupo la realtà anticiperebbe la fiction, almeno stando allo scheletro ritrovato nei pressi del Passo San Pellegrino, in località Varena. Le analisi genetiche realizzate sul resto dell’animale, deceduto per cause ancora ignote nell’autunno 2007, hanno confermato che si tratta di un esemplare di canis lupus. Alcune caratteristiche morfologiche da subito avevano fatto ipotizzare si trattasse del predatore sterminato nell’area già nella metà dell’Ottocento, ma i recenti risultati aggiungono nuovi elementi a favore di un prossimo ritorno del predatore nelle Alpi orientali. Il dna dell’animale, infatti, escluderebbe l’appartenenza alla popolazione italica presente nell’arco alpino centro-occidentale e lo ricondurrebbe con maggior probabilità a quella croata o slovena. Anche la zona del ritrovamento confermerebbe, secondo la polizia provinciale, un transito dell’animale lungo il corridoio naturale che da est porta verso territori montuosi meno popolati, come quello svizzero e austriaco. Di fatto, anche l’ultima uccisione avvenuta nel 1929 in Comelico, vide l’abbattimento di un esemplare errante proveniente dall’area della ex-Jugoslavia. Come già avvenuto per l’orso, le guerre dei Balcani, unite al fisiologico aumento della popolazione autoctona, indurrebbero più di un giovane individuo a ispezionare nuovi territori e tra i primi naturali sfoghi ci sarebbe proprio la provincia di Belluno.«A differenza dei plantigradi, lupi e lince raramente lasciano tracce evidenti del loro passaggio – spiega Loris Pasa, guardia in forza alla polizia provinciale bellunese – e per questo la loro presenza spesso viene rilevata solo dopo lo stanziamento di più individui, oppure dopo ritrovamenti come questo». Di fatto, già da tempo ai confini orientali italiani sono state registrate le prime timide apparizioni di esemplari provenienti da Croazia e Slovenia meridionale. All’elenco delle specie rare che stanno ricolonizzando le Dolomiti bellunesi, come l’ursus arctos, l’aquila chrysaetos (aquila reale) e il bubo bubo (gufo reale), si aggiungerebbe quindi un altro importante elemento di biodiversità. «Non si gridi al lupo» raccomandano però dall’ente locale. «Il nostro territorio potrebbe essere sufficiente al fabbisogno di una coppia di linci, ma non al lupo, che semmai potrebbe attraversarlo alla ricerca di aree più vaste» precisa Gianmaria Sommavilla, dirigente del corpo di polizia provinciale. A limitare ogni possibile allarmismo, anche l’ampia letteratura scientifica moderna confermerebbe «la natura schiva e naturalmente timorosa del canis lupus».Di fatto, nonostante la storica presenza del predatore, nelle cronache bellunesi si registra un solo caso di aggressione a un cavaliere e la leggenda di una bambina sbranata nel 1817 a Spert d’Alpago. 


BIG HUNTER

7 OTTOBRE 2009

 

La protesta dell'Enpa sul contenimento dei cinghiali: stop alle fucilazioni in gabbia e alla caccia

 

Continuano le proteste dell'Enpa sui metodi utilizzati dalla polizia provinciale per la riduzione dei cinghiali che infestano le alture delle province liguri. L'associazione interviene in particolare dopo l'episodio del ferimento di un cinghiale in una gabbia dalla quale è riuscito a fatica a liberarsi.

Gli animalisti si dichiarano favorevoli alle catture controllate purchè gli animali vengano rilasciati all'interno delle aree protette e sottolineano la propria contrarietà  alla “fucilazione” dell'animale in gabbia. A tal proposito si propone nuovamente l'utilizzo di metodi incruenti e si fa notare che “gli Ambiti Territoriali di Caccia possono e debbono fornire reti e “pastori elettrici” per una efficace e definitiva difesa delle coltivazioni”. L'Enpa in particolare si dichiara fortemente contraria alla caccia straordinaria in zone in cui sono avvenute incursioni di cinghiali, e sfiorando la comicità dichiara “non si capisce quale utilità, se non “ludica” per chi le compie, abbia intervenire giorni dopo, quando i “colpevoli” sono lontani e gli animali uccisi sono estranei ai fatti”.

BIG HUNTER
7 OTTOBRE 2009
 
BERLATO: LA GIUNTA REGIONALE APPROVA LA DELIBERA SULLE CACCE IN DEROGA
 
“Dopo aver acquisito il previsto parere della IV Commissione consigliare, la Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’Assessore regionale alla caccia Elena Donazzan, ha approvato in via definitiva la delibera sulle cacce in deroga per la stagione venatoria 2009/2010”, così l'europarlamentare Sergio Berlato interviene con un comunicato stampa informando i cacciatori veneti che da tempo attendevano l'approvazione delle deroghe.Secondo Berlato l'assessore Donazzan pone così rimedio “alla situazione di stallo venutasi a creare in Consiglio regionale a causa delle inopportune forzature del Gruppo consigliare della Lega Nord che, male consigliato dalla dirigenza della Federcaccia, aveva tentato di proporre la cacciabilità in deroga di ben 11 specie, per molte delle quali mancava il previsto parere obbligatorio dell’Istituto  Nazionale per la Fauna Selvatica (ora ISPRA)”. Un punto, quest'ultimo sul quale l'iniziativa leghista si è arenata bloccando di fatto l'applicazione della legge come invece – fa notare Berlato -   “ininterrottamente avvenuto nella nostra regione dal 2002 al 2008”.
L'esponente del Pdl lascia queste considerazioni al passato “a nulla serve continuare a recriminare”, dice, sottolineando poi che la cosa più importante sia adesso “rimediare agli errori commessi”.Per prima cosa pensando già ai probabili ricorsi: “nel caso in cui la prima delibera venga sospesa dal TAR – sostiene il deputato europeo -, con una serie di delibere fino a quando non si troverà l’accordo con il TAR stesso, bisogna che per gli anni futuri la maggioranza che governa la regione dimostri di voler dotare il Veneto del proprio istituto regionale per la fauna selvatica, al quale affidare il compito di fornire i pareri sullo stato di conservazione di alcune specie, sinora non forniti dall’INFS”.
"Quest'anno dovremo accontentarci di un atto amministrativo, confidando che per l'anno prossimo si torni all'applicazione con atto legislativo - scrive in un altro comunicato stampa il Presidente dell'Associazione Cacciatori Veneti - Confavi Maria Cristina Caretta  - Per il momento godiamoci le nostre cacce tradizionali che si potranno praticare dal 7 ottobre 2009".
Proprio sui ricorsi al Tar la Caretta dichiara "Se sarà necessario affiancheremo i nostri legali a quelli della Regione del Veneto per difendere questa delibera dai prevedibili e pretestuosi ricorsi da parte delle organizzazioni animal-ambientaliste, sperando che altrettanto venga fatto dalle altre associazioni venatorie.-
Alla luce di quanto accaduto Berlato invita quindi l'intera maggioranza del consiglio Regionale Veneto “ad approvare quanto prima la proposta di legge n. 6 sull’Istituto Veneto per la Fauna Selvatica in modo da evitare che, in previsione della prossima stagione venatoria, i cacciatori del Veneto debbano assistere nuovamente allo squallido spettacolo a causa del quale hanno dovuto subire le conseguenze di uno scaricabarile politico degno di miglior causa”.

MESSAGGERO VENETO

7 OTTOBRE 2009

 

Sospendere la stagione della caccia

 

Ilaria Gianfagna

 

UDINE. Le associazioni ambientaliste sono pronte a fare ricorso al Tar e a presentare un esposto alla Comunità europea, se la stagione della caccia non viene sospesa immediatamente. I cacciatori, secondo Legambiente, Lav, Lac e Wwf, sarebbero liberi di cacciare in tutta la regione, senza limiti di zone protette. «Un danno per l’ambiente e l’ecosistema - fa sapere Alessandro Sperotto della Lac Fvg – che mette in pericolo specie protette in tutta Italia». Sotto accusa due questioni: la mancata limitazione di aree dove non si può cacciare (legge regionale 13/2009) e la restrizione della caccia solo per alcune specie di uccelli. «In questo momento sono cacciabili anche animali che non potrebbero esserlo, anche specie protette – spiega il rappresentante delle associazioni ambientaliste nel comitato faunistico venatorio Fvg Maurizio Rozza – e non spetta alla Regione, né al Governo stabilire quali uccelli si possono abbattere, ma alla Comunità europea. La Regione si è messa a legiferare su una materia che non può gestire». Le associazioni ambientaliste chiedono che le due questioni vengano riviste immediatamente, perché la stagione, che si è aperta il 16 settembre e si chiuderà a fine gennaio, comporta una serie di rischi per le specie animali e per l’ambiente. «Ma anche per i cittadini – aggiunge Rozza – se saremo costretti a fare ricorso al Tar e quindi impugnare gli atti amministrativi dei piani di abbattimento e i regolamenti delle riserve di caccia, anche i cittadini e i non cacciatori ci rimetteranno economicamente, perché fare ricorso è una spesa». La critica va anche all’assessore regionale all’agricoltura Claudio Violino che, secondo gli ambientalisti, non ha fatto nulla per modificare la legge 13. «Una legge illegittima – continua Rozza – perché dà alla regione competenze che non le spettano sulla cacciabilità degli uccelli selvatici ed estende a tutto il territorio regionale la zona faunistica della Alpi». All’appello mancherebbero 45 mila ettari protetti. «La legge dice che deve rimanere libero dalla caccia una zona non inferiore al 20 per cento e non superiore al 30 per cento del territorio. In questo momento solo nel 6 per cento della pianura non si caccia, manca almeno il 14 per cento». Altra richiesta è che in quest’ordine di consultazioni e quindi decisioni vengano integrati anche i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, gli agricoltori e gli enti locali. «In questo momento – conclude Rozza – si sta facendo un regalo ai cacciatori».


IL CACCIATORE

7 OTTOBRE 2009

 

Intervista al presidente dei cacciatori francesi

FRANCIA: È in crescita il consenso della gente

 

Parla Charles-Henri de Ponchalon, presidente dei cacciatori francesi. Le questioni da affrontare, il rapporto con il mondo agricolo e ambientalista, le aspettative nei confronti dell’Ue. Nel Paese il consenso verso la caccia cresce negli ultimi 29 anni.
Viene dal cuore della Francia e in tema di rapporto tra caccia e agricoltura è stato un vero e proprio precursore dei tempi. Parliamo del cavaliere Charles-Henri de Ponchalon, 80 anni, presidente della Fédération Nationale des Chasseurs (Fnc), la Federazione nazionale dei cacciatori francesi, che raggruppa l’insieme delle federazioni dipartimentali della metropoli e dei dipartimenti e territori di oltremare. Sono quasi 1.400.000 i cacciatori rappresentati dalla Federazione, l’unica associazione venatoria della Francia, che con questi numeri detiene il primato di Stato europeo con il maggior numero di appassionati. Si tratta di una vera e propria forza sociale, radicata nel territorio e nella cultura di uno Stato dalla grande tradizione rurale, come dimostra anche il forte dinamismo che caratterizza la legislazione venatoria. Ricordiamo, infatti, che in 9 anni in Francia sono state fatte ben 6 leggi su ambiente e caccia. De Ponchalon, a capo della Federazione dal 2001, ha il grande merito di aver garantito la neutralità e la mediazione fra le diverse culture della caccia, in particolare tra le grandi scuole di pensiero della federazione nel nord e nel sud della Francia, che avevano dei punti di vista molto diversi in tema di attività venatoria e gestione. Proprio al presidente della Federazione francese abbiamo chiesto di fornire uno spaccato della caccia nel suo Paese, dove dal 1990 ad oggi, il consenso nei confronti di questa attività è cresciuto. In Francia la caccia è estremamente popolare.

Quanti sono i praticanti?
“In Francia ci sono 1.333.921 cacciatori, il numero più alto rispetto a tutti gli altri Paesi europei”.
Cosa si augura per la stagione di caccia 2009/2010?
“Ogni estate la locale federazione della caccia predispone i censimenti per prevedere il numero di capi delle diverse specie che si sono riprodotti: fagiani, pernici, lepri… Perciò questa apertura si prospetta migliore di quella dello scorso anno. In Francia abbiamo una notevole popolazione di lepri, inoltre la primavera é stata meno fredda e con piogge meno frequenti, favorendo quindi la riproduzione dei fagiani e delle pernici. Abbiamo anche una popolazione importante di caprioli, di cervi ed anche di cinghiali”.
Quali sono le cacce più diffuse e quali le loro peculiarità?
“La caccia in Francia é molto diversificata. Ci sono quaranta tipi diversi di caccia: la caccia con la carabina, con l’arco, la caccia coi cani e coi cavalli ed anche dei tipi speciali, detti ‘tradizionali’. Questi tipi di caccia vengono praticati in zone limitate (di estensione inferiore a quella di una contea) e vengono esercitati dai cacciatori locali. Ad esempio, possiamo parlare di ‘palombières’: dei capanni sugli alberi per prendere i piccioni; possiamo anche dare la caccia alle anatre durante la notte, attendendo in un capanno che queste si alzino in volo sull’acqua. Un altro esempio é la caccia sotterranea alla volpe o al tasso. Alcuni cacciatori usano uccelli da preda. Possiamo dire che ogni regione ha il suo tipo di caccia”.
Come sono organizzate le attività di caccia per quel che riguarda le norme nazionali e locali?
“Per brevità, possiamo distinguere un periodo per le anatre, da agosto a gennaio, un periodo per la selvaggina piccola da settembre a gennaio o febbraio. Per la selvaggina di grosse dimensioni la stagione è molto estesa: da giugno a febbraio o marzo. Queste sono le stagioni nazionali, ma ogni contea può fissare dei periodi più brevi”.
Che ci dice sulla gestione dell’ambiente e della fauna?
“La legge affida alla Fédération Nationale des Chasseurs la gestione della fauna selvatica. Noi cacciatori siamo responsabili del monitoraggio delle azioni riguardanti l’habitat (ripopolamenti e prelievi). Le Federazioni gestiscono il monitoraggio ed i cacciatori intraprendono azioni locali relative all’habitat”.
Qual é il ruolo della caccia nel contesto rurale e quale il rapporto tra agricoltura e caccia?
“Nelle zone rurali i cacciatori sono importanti per le attività locali, specialmente per quelle legate alle colture. In Francia tra gli agricoltori il 25% è anche cacciatore. Tuttavia i rapporti tra le due categorie sono a volte difficili, a causa di due problemi. Il primo è rappresentato dai danni causati ai raccolti dalla fauna selvatica. Noi cacciatori francesi rimborsiamo i danni prodotti ai raccolti dalla fauna selvatica, paghiamo direttamente gli agricoltori: questo per noi rappresenta un’importante voce da mettere a bilancio. Il secondo problema é rappresentato dalle colture estensive che distruggono gli habitat e la fauna. Campi troppo grandi, troppi prodotti chimici, troppo granturco, trattori troppo grandi… A causa di questo tipo di agricoltura, in alcune regioni la pernice é in pericolo”.
Che ci dice degli ambientalisti? Ci sono associazioni che si oppongono alla caccia oppure c’è una buona collaborazione?
“A livello nazionale abbiamo parecchi problemi importanti, problemi davvero difficili con alcune associazioni che sono radicalmente ed ideologicamente contrarie alla caccia. Si tratta di associazioni che sono vicine al nostro Governo, per cui la situazione è molto delicata e complessa. Al contrario, sul territorio le associazioni ambientaliste locali concordano con le azioni che effettuiamo sugli habitat delle diverse specie. C’è collaborazione, ma solo a livello locale”.
Come viene percepita la caccia dall’opinione pubblica francese?
“Due anni fa abbiamo effettuato un sondaggio e devo dire onestamente che sono rimasto sorpreso dei risultati. Il 49% dei francesi si é dichiarato a favore della caccia: un numero superiore a quello del 1990. Noi abbiamo appena avviato una grossa campagna promozionale rivolta alla società civile, con lo scopo di migliorare l’opinione della gente sulla caccia”.
Quali sono gli obiettivi che si propone di raggiungere la Fédération Nationale des Chasseurs?
“La Federazione rappresenta i cacciatori francesi, difende i loro interessi nei confronti delle autorità governative e delle politiche pubbliche. Inoltre gestisce le attività svolte dalle federazioni locali in relazione alla fauna selvatica”.
Come immagina il futuro della caccia in Europa?
“Siamo preoccupati per il benessere della fauna e dell’agricoltura. Per noi la Commissione europea é troppo ecologista, segue troppi interessi di corridoio e pressioni politiche. Secondo il nostro parere le principali minacce riguardano le specie oggetto di caccia (conservazione), le aree di caccia (ad esempio, la zona di caccia Natura 2000) ed i tipi di caccia o di trappole che non sono considerati corretti per il benessere degli animali. Perciò non ci aspettiamo niente di buono dall’Europa!”.V.B.


MESSAGGERO VENETO UDINE

7 OTTOBRE 2009

 

Il suo habitat? Lungo Torre e Cormôr

 

Provincia di Udine - Lo zoologo Luca Lapini, tecnico zoologo del museo friulano di storia naturale, è uno dei massimi conoscitori della fauna locale, vale a dire degli animali che hanno fatto di Udine il loro habitat naturale. La volpe, balzata agli onori della cronaca in questi mesi perchè è portatrice della rabbia, è uno di questi. «Stimiamo che ce ne sia una ogni 250 ettari di terra, cioè nella zona di Udine dai 10 ai 25 esemplari. Sono frequenti lungo il Torre e il Cormôr, nelle campagne verso Pozzuolo e nella zona di via Bariglaria e di Godia. E’ una presenza normale, se l’animale è sano non deve preoccupare». Ma appunto adesso c’è un focolaio di epidemia rabbica in Friuli e l’attenzione è rafforzata. L’esperto è convinto che comunque il vaccino sia efficace e sicuro, anche eventualmente per l’uomo. «La rabbia si trasmette attraverso il morso di un animale infetto – dice Lapini – o se una ferita viene a contatto con le secrezioni dell’animale. Se l’animale è malato muore dopo 3 o 4 giorni. Nell’uomo l’incubazione è più lunga, una ventina di giorni, ma la vaccinazione è un salvavita. Oltre alla volpe vi sono altri carnivori che potrebbero trasmettere la rabbia: penso alla faina, che è molto comune anche nei dintorni del capoluogo, il cane e in teoria anche il gatto. L’obbligo di vaccinazione dei cani è in tutti i Comuni interessati all’epidemia. La campagna di vaccinazione è la cosa più efficace per contrastare l’avanzare della malattia». Una curiosità. C’è un altro animale, il cane procione, che di recente è stato segnalato per la prima volta alle nostre latitudini (percisamente in Carnia) che è facilmente contagiabile dalla rabbia. Altri animali portatori, sempre secondo l’esperto, sono lo sciacallo (non più presente a Udine) e il tasso, quest’ultimo coabita spesso con la volpe. Anche per Luca Lapini il caso della razzia nel pollaio di via Marsala non deve preoccupare. «Di solito la volpe uccide un po’ più di quello che ha bisogno – spiega – : si crea un certo caos tra le galline ed è facile che ne vengano ammazzate tante. Se vengono portati via volatili interi o se vengono decapitati, allora questa è la firma tipica della volpe».


MESSAGGERO VENETO

7 OTTOBRE 2009

 

Rabbia, in città sotto osservazione 25 volpi

 

di MAURIZIO CESCON

 

Udine La volpe è presente a Udine. Si può stimare in un numero compreso tra i 10 e i 25 esemplari, vive generalmente nelle zone di campagna lungo i torrenti, il Torre e il Cormôr. Ma non c’è pericolo per la diffusione della rabbia: gli animali sono “osservati” costantemente. E anche il caso della volpe che ha fatto razzia di galline in un pollaio (ieri notte pare che sia tornata nello stesso posto a “prelevare” qualche altro volatile morto), non deve far pensare che la malattia si sia diffusa in città: se ha attaccato con tanta veemenza, dicono gli esperti, vuol dire che è in forze, quindi sana. E allora per il momento nessun obbligo di vaccinazione dei cani a Udine. A patto che la situazione non cambi. Il dottor Oreste Battilana, responsabile del Dipartimento prevenzione e vigilanza veterinaria dell’Ass 4, tranquillizza la popolazione, soprattutto i possessori di qualche animale domestico, cani e gatti in primis. «E’ vero la volpe si è urbanizzata – spiega Battilana – perchè in un contesto cittadino trova con minore fatica il cibo. Gli attacchi ai pollai non sono inusuali, anzi, capitano spesso. Semprechè, nel caso di via Marsala, si sia trattato di una volpe, che in genere decapita le sue vittime e mangia solo le teste. Oppure si porta via le galline come provvista di cibo per i cuccioli. In ogni caso per Udine escludiamo qualsiasi pericolo. C’è l’obbligo di vaccinare i mammiferi, quindi i cani, in tutti i Comuni lungo l’asta del Tagliamento, che sono 16, mentre è previsto in altri 13. La città è sotto controllo: ci sono anche i piani di abbattimento selezionati per vedere se le volpi sono sane o meno. Ma riteniamo, grazie alle tre successive campagne di vaccinazione effettuate tra gennaio, maggio e settembre, di aver circoscritto il focolaio di infezione nella zona collinare di Buja. Personalmente sono convinto che abbiamo già bloccato il diffondersi del morbo, ci sono sfuggite due schegge impazzite, chiamiamole così, gli animali ritrovati a Mortegliano e a Plasencis di Mereto di Tomba». Le ultime campagne di vaccinazioni antirabbiche risalgono, prima dell’allerta di oggi, al 1995. «Non sono più state fatte – dice ancora il dottor Battilana – perchè la rabbia era scomparsa del tutto dall’Italia. Purtroppo è riuscita a rientrare nel nostro Paese dalla Val Resia, evidentemente nell’Europa dell’Est non c’erano sistemi efficaci di controllo di questa malattia. Noi consideriamo che la rabbia si propaga entro un raggio di 40 chilometri in un anno, ecco spiegato il focolaio di Buja. Ma adesso, ripeto, con le vaccinazioni staremo tranquilli». Intanto in via Marsala, nella casa di Franco Iuretigh a ridosso della stazione, si fanno i conti con la razzia della volpe della notte tra domenica e lunedì. Pollaio praticamente azzerato con 15 galline uccise, un gallo che porta i segni del combattimento e altri due volatili feriti in modo grave. «E’ tornata una seconda volta – spiegano i familiari del signor Iuretigh – nella notte tra lunedì e ieri. Avevamo portato fuori, nel cortile, i corpi delle galline morte e questa mattina (ieri, ndr), ci siamo accorti che ne mancavano due o tre. Abbiamo telefonato ai veterinari per capire come dobbiamo muoverci, ma per il momento non abbiamo avuto indicazioni. Prima o poi dovremo rimuovere le carcasse di quegli animali, siamo in attesa di un via libera».


LA NUOVA VENEZIA

7 OTTOBRE 2009

 

Un invasione di scoiattoli in zona Pineta

 

JESOLO (VE). Invasione di scoiattoli al lido, i simpatici roditori hanno fatto i nidi vicino all’ospedale e in zona Pineta. Una piacevole sorpresa che ha allietato le vacanze dei tanti turisti, divertito i più piccoli, ma anche messo in allarme gli ambientalisti, visto che gli scoiattoli non hanno predatori. La paura è dunque che, essendo animali molto prolifici, possano crescere a dismisura. La colonia più grande è stata segnalata vicino al terreno dell’ospedale e della Croce Rossa in via Levantina. «Un fatto curioso - ha detto il delegato locale del Wwf, professor Claudio Caldo - ma credo non si debba sottovalutare. Gli scoiattoli, molto probabilmente, non sono originari di queste zone e sono stati importati in qualche modo, forse lasciati liberi da qualcuno che li aveva acquistati in qualche negozio di animali. Sono molto voraci e mangiano di tutto, ma soprattutto non hanno veri predatori in queste zone che li possano limitare. Il rischio è dunque che possano prolificare a dismisura visti i ritmi con i quali sono stati segnalati di continuo».


 

MESSAGGERO VENETO

7 OTTOBRE 2009

 

Caterina tutor dei pennuti Al suo richiamo arrivano tutti i bipedi del Noncello

 

Chiara Benotti

 

Provincia di Pordenone - Scene da cartoon di Disney, sotto gli occhi di pietra di Adamo ed Eva dell’omonimo ponte a Pordenone: ogni sera la tutor delle papere del Noncello fa l’appello a due cigni, oche, anatre e bipedi vari. Se le “gattare” hanno il ruolo di tutor dei felini randagi nelle colonie, nella galleria animalista c’è posto anche per la tutor dei pennuti sul fiume. «Buti-buti-buti…» chiama Caterina F., una gentile e mite signora nata e vissuta da sempre sotto il campanile di San Marco. I pennuti arrivano a frotte, la circondano e si appollaiano sulla riva. In caso di ritardo, la papera anziana dal collo bianco si azzarda ad allungare le zampe palmate sotto i portici. «Mi è capitato di sentire il “qua-qua” di quella che chiamo l’anatra Nobile, sotto le finestre di casa – ha confermato Caterina –. L’appuntamento quotidiano è fisso da oltre 8 anni, nato dall’amore per gli animali del fiume. La mia famiglia è vissuta da generazioni in vicolo della Fontana e mio nonno era sagrestano, quando le campane si suonavano a mano. Il fiume, gli animali hanno sempre fatto parte del mio orizzonte». Caterina è una convinta animalista. «Non posso tenere animali in casa, perché non saprei come fare in caso di malattia. Gli amici pennuti del fiume mi aspettano tutte le sere e cerco di essere assidua, per non deluderli». Quando arriva Caterina ci sono briciole di pane bagnato per tutti e la giornata finisce in gloria sugli argini, esclusi i piccioni. Il cartello sul ponte di Adamo ed Eva consiglia di non dare cibo agli animali. «Non so leggere quel segnale stradale – ha scherzato Caterina –. Qualcuno si dovrà occupare di queste papere, soprattutto nella stagione invernale quando il cibo scarseggia». La fauna del fiume ha un’anagrafe, a fine estate si contano le perdite. «Sono sparite molte nidiate di oche e anatre. I killer dei pulcini sono le pantegane, che non danno scampo. Un altro problema è la proliferazione dei piccioni, ma le papere sono deliziose e intelligenti. Riconoscono la mia voce ed è un piacere reciproco, incontrarle ogni sera». Incontri ravvicinati in un eden ristretto, snodato tra la striscia dell’acqua e quella d’asfalto del ring. «Amare gli animali è un’esperienza straordinaria – è il consiglio di Caterina –. Da allargare oltre i confini classici delle specie protette domestiche di cani e gatti. Oche, cigni, trote e pennuti in genere, sono capaci di altrettanto affetto e si affezionano».

 

 




 

            07 OTTOBRE 2009
VIVISEZIONE - SPERIMENTAZIONE


 
SALUTE EUROPA

7 OTTOBRE 2009

 

Dalla terapia genica speranze per il trattamento dell’anemia falciforme

 

Una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del Cincinnati Children's Hospital Medical Center potrebbe offrire una speranza di cura per le tante persone affette dall’anemia falciforme, una malattia genetica del sangue, caratterizzata da anemia cronica e da episodi dolorosi più o meno frequenti in varie parti del corpo, causati dall'occlusione dei vasi sanguigni. Dopo un decennio di studi, il gruppo ha sviluppato una terapia genica all’avanguardia che, nell’animale da laboratorio e su campioni di tessuto umano, ha mostrato la capacità di fermare la produzione dei globuli rossi “difettosi”, causa della malattia. Dopo il via libera da parte delle autorità federali, la terapia sarà testata sull’uomo. Nelle cellule malate, una alterazione genetica fa sì che i globuli rossi producano una forma anomala di emoglobina, chiamata emoglobina S, le cui molecole tendono ad aggregarsi fra loro, causando l’irrigidimento dei globuli rossi. Questi ultimi, incapaci di scorrere normalmente all'interno dei capillari, tendono a bloccarsi, causando "ingorghi" nella circolazione. Ne consegue la carenza di ossigeno che porta alla morte tissutale. La terapia sviluppata a Cincinnati prevede l’impianto di un gene che sostituisce l’emoglobina S, permettendo all’organismo di produrre la forma ‘corretta’ di questa proteina. I ricercatori pianificano di raccogliere le cellule staminali provenienti dal midollo osseo di volontari affetti dalla malattia, e di trasdurle in laboratorio con virus ingegnerizzati contenenti il gene che codifica per l'emoglobina nella sua forma corretta. Le cellule verrebbero infine re-impiantate nello stesso paziente donatore, per correggere la malattia. La speranza è che il trattamento induca le cellule malate dei pazienti a produrre l’emoglobina F, che induce i globuli rossi a funzionare normalmente.

 

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