06 NOVEMBRE  2009

Corriere della sera
06/11/2009

Decapitate

Decapitate - Agricoltori e allevatori della Federazione europea dei produttori di latte, che raggruppa più di centomila aziende, sono in sciopero da quasi due settimane. Chiedono alla Commissione europea più aiuti per fermare il crollo del prezzo del latte provocato dalla crisi.Nella foto in alto la protesta davanti al ministero dell'Agricoltura di Budapest

IL PONENTE
6 NOVEMBRE 2009
 
Cacciatori e ambientalisti, una convivenza possibile
 
 
da WILDERNESS ITALIA – La messa in occasione della ricorrenza di Sant’Umberto, protettore dei cacciatori, è di fatto un invito al dialogo tra il mondo della caccia e quello dell’ambientalismo; un invito al dialogo che l’Associazione Italiana per la Wilderness persegue e pratica da anni, fin dall’epoca della sua nascita oltre venticinque anni or sono.
Ovviamente è subito iniziato il solito tam tam di e-mail che intasano le caselle di posta elettronica con critiche a tutto spiano da parte degli anticaccia di ogni estrazione politica ed ambientalista: l’essere anticaccia è considerato etichetta di un ambientalismo DOC, mentre lo è solo di un animalismo viscerale, che anche alla difesa dell’ambiente antepone la tutela degli animali. Eppure vi sono casi in cui gli animali stessi sono divenuti nemici dell’ambiente; casi che sono ignorati o, al massimo, sminuiti quando non giustificati, in quanto comprenderne le ragioni potrebbe significare riconoscere alla caccia un ruolo che si rifiuta di principio di conferirgli.
L’Associazione Italiana per la Wilderness che vede nella difesa della natura selvaggia la sua finalità prioritaria non ha mai accettato questa posizione di principio, e ad essa antepone quella, altrettanto di principio, che il mondo della caccia appartiene a quello ambientalista quanto quello dei naturalisti e degli amanti e praticanti l’ambiente. I meriti della caccia e dei cacciatori sono stati e sono ancora alla base, alle radici storiche, dell’ambientalismo: negarlo significa solo rinnegare le nostre radici. E rinnegare le proprie radici non è mai cosa buona, né per le persone né per i movimenti.In questa polemica ci hanno colpite le parole dell’Assessore Livio Bracco quando ha asserito che «i cacciatori non sono criminali: la gente dovrebbe fermarli per strada e ringraziarli per l’azione che fanno invece di considerarli nemici, siamo tutti in debito con loro». Sì, forse è giunto il momento di «riabilitare la figura del cacciatore e insieme cercare di siglare un patto tra cacciatori e ambientalisti, figure che oggi si scontrano ma in realtà sono vicine per l’ambiente».

IL TACCO D'ITALIA
6 NOVEMBRE 2009
 
Diossina. 80 agnelli sacrificali
 
Hanno pascolato nei terreni accanto alla Copersalento di Maglie. 80 agnelli contaminati da diossina sono stati abbattuti oggi su disposizione della Asl di Maglie
 
Maglie (LE) - Altri 80 animali abbattuti. Stavolta si tratta di pecore. Si aggiungono agli 80 bovini che solo alcuni mesi fa sono finiti sulle pagine dei giornali perché ammazzati, su ordine della Asl, che aveva riscontrato nella carne e nel latte delle mucche valori di sostanze cancerogene superiori alla norma.
Le 80 pecore fatte uccidere oggi appartengono allo stesso allevamento dal quale provenivano i bovini. Ne restano altre 70, destinate anch'esse all'abbattimento. Le mantengono in vita perché su di loro la Asl di Maglie ha disposto uno studio di controllo dell'andamento della diossina, del quale si sta occupando l'Istituto zooprofilattico di Teramo.
Da quando nel luglio 2008 l'Arpa rilevò valori della dannosa sostanza 420 volte superiori al limite consentito per legge, infatti, l'azienda sanitaria ha dato il via ad un vero e proprio studio sui capi di bestiame che sui terreni accanto alla Copersalento hanno sempre pascolato e si sono cibati.
Franco Leomanni, dirigente Asl di Maglie, responsabile dell'area C (Igiene allevamenti e produzioni geotecniche) ci spiega più nel dettaglio lo studio avviato. Dottor Leomanni, in che cosa consiste lo studio che avete disposto? 
"Nell'analizzare i capi di bestiame contaminati da diossina per studiare il comportamento di questa dannosa sostanza sul loro organismo. Vogliamo scoprire quanto tempo la diossina ristagna nei loro corpi e in quale percentuale ed in quali tempi può essere smaltita. Per determinare questi andamenti, stiamo realizzando prelievi sulle carni degli animali, sui fegati e sui feti".
Che cosa cercate?
"L'analisi delle carni ci permette di conoscere la concentrazione di diossina nell'organismo dell'animale; quella sul feto ci indica in quale percentuale la contaminazione è trasmissibile da madre in figlio; quella sul fegato, di stabilire dopo quanto tempo la diossina può essere smaltita. Nel fegato, che è l'organo preposto al filtraggio del sangue, si accumulano i grassi; e la diossina, che è liposolubile, si deposita nei grassi; studiando il fegato riusciamo dunque a stabilire la concentrazione di diossina nell'organismo".
E' dunque possibile che pecore contaminate abbiano dato vita ad agnelli contaminati?
"E' ciò che stiamo cercando di stabilire; la contaminazione potrebbe avvenire attraverso l'allattamento. Per questa ragione anche gli agnelli sono sotto osservazione".
Avete effettuato prelievi anche nei capi abbattuti oggi?
"Sì. Li abbiamo effettuati sulle carcasse. Ci sono comunque determinate analisi che vengono realizzate per protocollo ministeriale sin dai tempi del morbo della "mucca pazza" e che oggi si eseguono di routine".
Di che analisi si tratta?
"Vengono realizzate sul tronco encefalico a partire dai 18 mesi di vita dell'animale; nel caso delle mucche servono a diagnosticare il morbo "mucca pazza", mentre nel caso delle pecore, la scrapie, ovvero l'encefalopatia spongiforme".
Che fine hanno fatto, dopo le analisi, le carcasse degli animali abbattuti?
"Sono stati inviati alla "Imesa" dei fratelli Cavaliere di Trani, un'azienda che si occupa di smaltire msr, materiale specifico a rischio, e le carcasse di animali infetti da diossina sono materiale pericoloso. Presso la Imesa vengono bruciate a 2000°. Dalle ceneri si ricavano delle farine speciali che vengono bruciate una seconda volta."
A quali risultati vi hanno portato gli studi che avete condotto fino a questo momento?
"Ci hanno permesso di constatare come nei bovini i livelli di diossina rimangano costanti nel tempo. Nel caso degli ovini hanno invece andamento altalenante con picchi di concentrazione e ricadute. E' un dato interessante che stiamo cercando di spiegare".

BORSA ITALIANA
6 NOVEMBRE 2009
 
Animali: morta a Perugia 'Nerina'
 
 
(ANSA) - PERUGIA, 6 NOV - All'eta' di 17 anni e 5 mesi e' morta nei giorni scorsi la lupa 'Nerina', ospitata nell'area faunistica di Monte Tezio, vicino a Perugia. Il 28 giugno 1992 venne catturata - era ancora un cucciolo - sulle pendici del Monte Subasio, vicino ad Assisi. E' stata sepolta sul Monte Tezio e sulla sua tomba verra' presto posta una lapide ricordo. A dare oggi la notizia della morte e' stato il vicesindaco di Perugia Nilo Arcudi. Fu catturata da persone che la scambiarono per un cucciolo di cane.

LA ZAMPA.IT

6 NOVEMBRE 2009

 

Vino rosso ai macachi contro il virus H1N1

 

Lasciano davvero perplessi le immagini che giungono dallo zoo siberiano di Krasnoyarsk. Il responsabile della struttura ha deciso di far bere vino rosso ai macachi perchè convinto che questa bevanda le possa proteggere dall'influenza H1N1. Ogni ulteriore commento crediamo sia superfluo.

 

FOTO

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=21964&tipo=FOTOGALLERY


LA SICILIA
6 NOVEMBRE 2009
 
Caltagirone (CT) 
Denunciati maltrattamenti sugli animali: «Atti di crudeltà inaudita»   
 
Un cane impiccato e un gatto arrotato da un'auto e non soccorso dall'investitore. Sono le aberrazioni contro gli animali, portate allo scoperto da cittadini (e da associazioni in prima linea) che hanno il merito di indignarsi per questi atti inqualificabili. Cominciamo dal cane trovato impiccato a un albero in contrada Santa Margherita (dove c'è pure il problema della tutela di altri cani che rischiano di essere investiti dalle macchine). Sull'episodio il presidente della Lida, Francesco Di Masi, ha presentato denuncia alle autorità. «E' un atto di una crudeltà inaudita - commenta Di Masi - Chi l'ha commesso non dovrebbe smettere di vergognarsi. Purtroppo, nonostante i nostri sforzi per educare e sensibilizzare, succede anche questo». Il gatto nero, investito vicino piazza Municipio, è stato soccorso da una residente, disponibile pure a farsi carico delle spese successive. «Questa è la nota lieta - sottolinea Fabrizio Pantano, presidente dell'Oipa - assieme al fatto che l'animale, affidato alle cure veterinarie, ha visto gradualmente migliorare le proprie condizioni. Mi auguro che l'incidente, avvenuto la sera del 31 ottobre, sia il frutto di una distrazione automobilistica e non un brutto scherzo legato alla festa «pagana» di Halloween».

LA TRIBUNA DI TREVISO
6 NOVEMBRE 2009
 
Un cane impallinato dai cacciatori
 
CONEGLIANO (TV). Un cane è stato impallinato dai cacciatori sulle colline di Scomigo, in via Caldregna. Rosy Zampieri ha denunciato l’episodio alla Lega abolizione caccia e alle forze dell’ordine. Il suo cane Berry, un meticcio di 15 anni il 26 ottobre è stato colpito da una scarica di colpi. Erano stati già segnalati spari vicino le abitazioni ad Ogliano. Continua il braccio di ferro tra le associazioni nazionali e la Regione Veneto sulla questione caccia, dopo che il Tar ha dato ragione alla Lega abolizione caccia. Depositata alla Procura di Venezia la richiesta di sequestro preventivo di storni, fringuelli, che potrebbero essere abbattuti dopo la nuova delibera che ne consente la caccia in deroga.

CRONACA QUI
6 NOVEMBRE 2009
 
"In quel negozio maltrattano gli animali": decine di denunce
 
 
CATANIA - In queste ore, alla mail [email protected] stanno arrivando decine di mail che denunciano un caso di presunto maltrattamento di animali in Sicilia. Di seguito, una delle denunce. Non potendo verificare ciò che accade davvero nel negozio citato nelle lettere, omettiamo il nome dell'attività commerciale, sperando che chi di dovere effettui le necessarie verifiche.
"Con la presente protesto per la gravissima situazione riscontrata da testimoni nel negozio di animali xxxx a Misterbianco (CT). Non è ammissibile che si possano tenere in condizioni del tutto inadeguate e in stato di perenne sofferenza animali (alcuni dei quali anche esotici e protetti dalla Convenzione di Washington - CITES) per tentare di venderli al pubblico.
All’interno del negozio si possono trovare cani e cuccioli di cane stipati in scatole anguste e senza acqua, pappagalli, serpenti, conigli, ma anche una genetta, una civetta delle palme ed addirittura un bradipo costretto in una scatola trasparente dalle dimensioni microscopiche che non gli permettono quasi alcun movimento. Ma il bradipo non è una specie protetta dalla Convenzione di Washington? E come tale non è una specie che non si può importare in Italia e la cui detenzione e vendita è vietata? Come mai qualcuno la può sfruttare impunemente in questo modo?
Chiedo pertanto che chi di dovere intervenga tempestivamente per porre fine alle sofferenze di questi animali e per allontanarli da un esercizio pubblico che non solo vende animali, ma li costringe a vivere in condizioni disumane e vergognose".
Laura Dominicis
Anna Turnaturi, invece, racconta ciò che ha visto:"In un angolo del negozio, quasi al buio, un bradipo (nella foto), un animale dalle lunghe unghie , che può vivere solo arrampicandosi sugli alberi e non dentro una scatola di plastica. Il bradipo che si trova in questo negozio viene messo in vendita anche per incuriosire i compratori, dal momento che questo animale è diventato un po’ l’eroe dei bambini dopo il film “ Era glaciale 2".

Animalieanimali

6 NOVEMBRE 2009

 

UCCISI QUATTRO CAVALLI, GIALLO AL VELENO
La pista investigativa: faida fra contadini in provincia di Sondrio.

 

Non si parla d'altro a Colorina e qualche voce arriva anche nei paesi orobici vicini. «Sono stati uccisi a fucilate 4 cavalli - ci informa un residente - mentre un puledro bellissimo è stato portato via». Dalle cosiddette fonti ufficiali non è giunta in redazione alcuna notizia. È vera la «strage di equini» o frutto, invece, di una leggenda metropolitana. Per una verifica sulla presunta mattanza abbiamo allora interpellato il sindaco di Colorina, sicuramente almeno lui saprà la «verità». «Abbiamo appreso la notizia alcuni giorni fa - dichiara il primo cittadino, Doriano Codega, eletto alle ultime elezioni - e ci dispiace per quanto capitato a questi poveri animali. Al momento ci stiamo tenendo in contatto con le autorità preposte ai controlli del caso e ai relativi sopralluoghi. Non appena saranno noti i risultati delle verifiche effettuate cureremo le opportune comunicazioni e gli eventuali provvedimenti». I 4 cavalli morti - secondo quanto appreso non per colpi di arma da fuoco, ma più probabilmente perchè avvelenati - sono stati rinvenuti in un alpeggio poco sopra l'abitato. Apparterrebbero a due persone le quali, da qualche tempo, li stavano cercando, finchè è avvenuto il rinvenimento delle carcasse a non molta distanza dai luoghi dove erano stati lasciati dai rispettivi padroni a pascolare. Il sospetto è che siano stati avvelenati. Ma saranno le analisi di laboratorio a stabilire le esatte cause dei decessi, sui quali sarebbero in corso indagini degli agenti della Polizia Provinciale e della Forestale di Berbenno, competente per territorio. È opera di uno o più bracconieri senza scrupoli? C'è in circolazione uno spietato killer degli animali, come avvenne tanti anni fa nella zona di Postalesio per la strage dei cervi avvelenati? In paese, invece, si parla di vendette, di faide fra agricoltori della zona, mentre non risulterebbe vera la circostanza del puledro sparito in questi giorni in alpeggio. Il cavallino in questione, in realtà, risulterebbe scomparso nelle scorse settimane sulle montagne sovrastanti Fusine.


IL MESSAGGERO

6 NOVEMBRE 2009

 
Ora è ufficiale: le carte sono sul tavolo della magistratura.
 
MARCELLO GUERRIERI

NARNI  (TR) - Ora è ufficiale: le carte sono sul tavolo della magistratura. A portarcele sono stati i carabinieri del Nas di Perugia per avviare un’indagine penale per due responsabili del Terziere Santa Maria della Corsa all’Anello di Narni. Lo ricordano gli agenti dei Nas nella loro nota mensile sostenendo che c’è stato «l’esercizio abusivo della professione di medico veterinario e maltrattamento di animali, per aver somministrato un farmaco dopante ad un cavallo». Quanto basta per segnalare tutto al magistrato.
Tutto prende il via il 10 maggio scorso: al termine della gara che aveva assegnato l’anello d’argento, sono entrati in funzione, come da regolamento, i responsabili dell’Unire, la federazione ippica, che hanno effettuato i prelievi. Per otto cavalli non c’è stata alcuna segnalazione. Quando invece sono andati ad analizzare il sangue di Silvery, un purosangue che va come il vento, forse il più veloce dell’intero lotto, i risultati sono stati positivi: nel sangue c’erano tracce di una molecola antinfiammatoria, che potrebbe configurarsi come doping.
Il problema è stato messo sottotraccia da parte dell’Ente Corsa e del Terziere: «Colpa del laboratorio francese a cui ci si è rivolti per la prima volta - è stato sempre sostenuto in via Garibaldi - se fossimo andati dal solito, italianissimo laboratorio d’analisi milanese, non si sarebbe stata, di sicuro, nessuna sparametrazione». I cavalli sono come gli atleti e per questo le dichiarazioni dei responsabili sono state improntate alla solita tiritera: «Nessun problema di doping, nessuna droga, solo qualche antinfiammatorio», si è sentito dire dal Terziere sino dallo scorso maggio. Lo stesso Massimo Posati, il priore del Terziere in arancio viola, ha dichiarato ieri mattina che lui non conosce nemmeno quello che accade nella scuderia.
«Addirittura sono allergico al fieno figuriamoci quante volte sono andato da quelle parti», afferma. Sino ad ora comunque non c’è stato alcun risultato conosciuto delle controanalisi e su quelle ormai si appuntano tutte le speranze di uscire da una situazione per niente simpatica.
Anche Francesco De Rebotti, l’assessore che segue da vicino la Corsa all’Anello, si rimette ormai alle controanalisi e poi alla magistratura casomai dovesse aprire un’inchiesta più approfondita: «Siamo rispettosi dei ruoli: la corsa di maggio è una grande kermesse dove viene esaltato il volontariato. Aspetteremo comunque il termine del percorso». Parla anche la responsabile della sezione narnese dell’Enpa, presidente da qualche giorno, Stefania Pesavento: «Sono arrivata da poco alla direzione dell’organizzazione narnese e non conosco a fondo la questione comunque da quello che so la giustificazione della scuderia è stata che al cavallo è stato somministrato un farmaco al cavallo perché non stava bene: se era malato doveva rimanere, a maggior ragione, a riposo. Comunque in corse come quella serve una maggiore tutela degli animali e noi saremo ancora più attenti».

CAVALLO MAGAZINE
6 NOVEMBRE 2009
 
Ladri rapiscono Martino Alonso E nel box mettono un altro cavallo
Lo stallone di galoppo è stato prelevato dalla scuderia Siba nella notte fra il 5 e il 6 novembre. Per ritardare la scoperta i rapitori hanno sostituito l'originale con un altro cavallo, ma la differenza fra i 2 era lampante e un groom se n'è subito accorto all'apertura dei box
 
Brescia - Furto nell'oscurità alla scuderia Siba di Emilio Balzarini, situata nei pressi di Azzennate vicino Brescia.Lo stallone di galoppo Martino Alonso è stato rapito da ignoti nella notte fra giovedì 5 e venerdì 6 novembre. Un groom se n'è accorto alle prime luci dell'alba: non appena ha aperto i box si è subito reso conto che quello che occupava l'abituale postazione di Martino non era l'originale, ma bensì un altro cavallo messo lì dai ladri nel tentativo di ritardare la scoperta del rapimento.Non sono ancora chiare le cause del misfatto. All'origine potrebbero esserci un torto, una ripicca o un'eventuale richiesta di riscatto, ma non è da escludere, date le crescenti quotazioni del cavallo sul mercato degli stalloni, la possibilità che i rapitori vogliano utilizzare Martino all'estero sotto falso nome.L'attività di riproduttore dello stallone infatti ha dato al galoppo grandi campioni, uno su tutti il grande Ramonti La scuderia Siba ha immediatamente denunciato l'accaduto ai carabinieri e le indagini sono già in corso.

LA ZAMPA.IT
6 NOVEMBRE 2009
 
Enpa: cresce la passione per i serpenti e il loro allevamento
«Molti di questi rettili allevati, sebbene non velenosi, uccidono avvinghiandosi con le loro spire attorno alla preda, anche di grosse dimensioni»
 
 
ROBERTA MARESCI
 
ROMA - Rettili e iguane accuditi o allevati al pari di cani o gatti. «Non vi è città, paese o contrada italiana – spiega Giovanni Guadagna, responsabile Ufficio Cattività di Enpa – che non abbia nascosto tra le mura domestiche, qualche rettile». Ma ciò che spinge gli italiani ad aprire le loro case a questi animali, più che la passione per serpenti e pitoni, è il guadagno di tutto rispetto che l’allevatore di Andro (Brescia), smascherato dal Corpo Forestale dello Stato, ha dichiarato di ottenere commerciando gli animali un tanto al chilo.Proprio come i pomodori o i salami, il tizio senza batter ciglio ha raccontato che per lui era normale vendere «un pitone di tre metri più o meno sano e dal peso di 10 kg al prezzo di 200 euro, mentre chiedeva il doppio (450 euro) per un pitone che, a Salerno, è quotato a 800 euro».
Cifre enormi che superano anche questi limiti. Accade a Fiumicino (Roma) cui spetta un triste record: 3mila euro per un boa di sei chili. Soldi che rivelano un mercato capace di sfuggire a controlli fiscali oltrechè sanitari: sono infatti gli stessi allevatori a dare rassicurazioni sulla salute degli animali che trascorrono tutta la loro vita prigionieri di piccole di vetro.
Senza contare che tanti “appassionati” allevano conigli, ratti e piccoli uccelli da servire vivi come pasto per i rettili. Un mondo venuto alla ribalta in seguito alla denuncia firmata dall’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) a seguito dell’intervento nel quale, ieri, gli agenti del Corpo forestale dello Stato hanno rinvenuto, e sequestrato, alcune decine di serpenti all’interno di un’abitazione di Adro.
«Ma è inutile stupirsi di questo commercio - afferma Guadagna - se lungo le strade italiane si rinvengono sempre più spesso grosse iguane ed enormi serpenti». È questa inoltre «una prassi molto comune - continua - seguita da chi, stanco di tenere un animale impegnativo o impossibilitato a mantenerlo, se ne libera come un giocattolo che ha assolto le sue funzioni». «Giova appena ricordare - conclude infine il responsabile - che molti dei serpenti allevati, sebbene non velenosi, uccidono avvinghiandosi con le loro spire attorno alla preda, anche di grosse dimensioni. Ce ne sarebbe abbastanza per vietarne la vendita ed evitare così di ritrovarsi, come successo la scorsa estate vicino Padova, un pitone di un metro e mezzo saltare fuori dal water di casa».

CORRIERE ADRIATICO

6 NOVEMBRE 2009

 
“No all’uccisione di tanti animali”
Pellicce, proteste davanti ai negozi
 
Ascoli - Ha destato una certa curiosità fra gli ascolani la presenza di alcuni giovani che ieri mattina, attorno alle 11, si sono posizionati davanti a due negozi d’abbigliamento di via del Trivio, per protestare contro la vendita di pellicce e per dissuadere la gente ad acquistarle. Una campagna, che si è estesa in quasi tutte le città italiane . “Fermare questo massacro è possibile - si legge nel manifestino che veniva consegnato ai passanti - a cominciare dalla tua scelta di non acquistare capi d’abbigliamento con inserti di pelliccia” A manifestare è stato un gruppetto di ragazzi e ragazze facenti parte delle varie associazioni che si battono per evitare l’uccisione di milioni di animali, sacrificati all’industria della pelliccia. Dopo aver posizionato un tavolinetto davanti all’ingresso laterale della chiesa di San Francesco, i ragazzi hanno cominciato a distribuire volantini il cui contenuto metteva sotto accusa una nota casa di mode italiane. Un ragazzo, poi, con il megafono ha ripetuto in continuazione slogan contro la “politica dell’uccisione degli animali per una moda inutile”.
Intorno alle 13, l’ora in cui i negozi chiudono, il gruppetto ha raccolto le sue cose e si è allontanato, presumibilmente diretto verso un’altra città per ripetere la stessa protesta.

IL TIRRENO GROSSETO
6 NOVEMBRE 2009
 
Aggredisce il veterinario  
 
GROSSETO. Ha aggredito il veterinario perché non ha visitato subito il suo cane. È successo martedì sera in via Adda. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle voltanti. Dalla ricostruzione è emerso che V.L., 26 anni romeno, aveva preteso che venisse immediatamente curato il proprio cane mentre il veterinario era impegnato in un intervento chirurgico. Di fronte alla risposta del dottore che gli faceva presente il tempo di attesa e l’eventuale possibilità di andare in un altro ambulatorio, V.L.

IL SECOLO XIX

6 NOVEMBRE 2009

 

«Boicottiamo la messa dei cacciatori»il vescovo: sbagliate

Appuntamento oggi al santuario, polizia mobilitata

 

Savona. Sciopero della Messa, il primo in Italia e forse nel mondo.
È la forma di protesta lanciata contro la Messa dei cacciatori che si celebra al Santuario oggi alle 16, giorno di Sant'Uberto, protettore delle "doppiette". La provocazione che nasce da alcuni savonesi trova sponda (telematica) tra gli amanti degli animali di tutta Italia che hanno tempestato di lettere di protesta i siti del Decimonono e della Provincia. Alcuni fedeli si sono rivolti al Vescovo di Savona tramite il sito della Diocesi e del Letimbro.
«Siamo credenti e amanti degli animali - dice A.P. savonese - ma mai ci saremmo aspettati di vivere in modo così contrastato questi due aspetti della nostra vita. E vero che Sant'Uberto era un cacciatore ma si è pentito. Perchè non boicottiamo la messa domenicale per protesta -».
Ma c'è il testo di una mail standard che gira sul Web firmata dalla signora Cristiana Carsetti di Porto Sant'Elpidio (Fermo) o da Lorenza Boldrini di Milano e ancora da centinaia di persone dalle province di Teramo, Trapani, Modena, Roma Bologna ed altre ancora. La mail si rivolge sia al presidente della Provincia Angelo Vaccarezza sia al Vescovo Lupi al quale i fedeli chiedono di «esortare il Suo Vicario, in occasione della messa che celebrerà venerdì 6 nella Basilica di N.S. della Misericordia, a proclamare gli insegnamenti della Chiesa, ovvero: la condanna di ogni forma di violenza e l'affermazione della fratellanza e della pace con tutto il creato; il rispetto verso ogni essere vivente, enunciato da San Francesco e, da ultimo, da Papa Giovanni Paolo II; l'invito alla carità cristiana, trasformando in aiuti all'umanità sofferente il tempo, le armi e le munizioni usati per uccidere animali indifesi».
Il vescovo Lupi è stupito per tanto clamore. «Non ho sentito nulla dello sciopero della Messa e francamente mi auguro che non ci sia - dice - I cacciatori sono persone e credo che per loro si possa celebrare una Messa; non sono un cacciatore e credo che si debba distinguere il peccato dal peccatore. Celebrare una Messa non significa che io approvo ciò che fanno i fedeli. Mi hanno spiegato che in certe situazioni i cinghiali fanno grossi danni alle coltivazioni e forse, la caccia è una soluzione al problema».
Tanto clamore non poteva passare inosservato, nemmeno alla Digos che oggi sarà presente al Santuario con i propri uomini, oltre a tenere monitorate le attività delle varie associazioni animaliste.
«Abbiamo fatto regolare segnalazione alla Questura - dice l'assessore provinciale alla caccia e pesca Livio Bracco - perchè si tratta di una celebrazione alla quale parteciperanno mille cacciatori con i loro cani, ci sarà un grande assembramento. So che ci sarà la Digos ma non c redo che ci saranno problemi. E' una Messa alla quale possono partecipare tutti, anche gli animalisti. Anzi colgo l'occasione per invitarli ufficialmente ».
«Non ci saremo neanche per sogno - replica l'Enpa - anzi ci chiediamo perchè non si sia più riusciti a celebrare quel bell'evento che facemmo nel 2004 al Santuario, la benedizione degli animali alla quel parteciparono oltre 400 persone con i loro animali domestici, soprattutto cani. Forse perchè i nostri cani, che non sono da caccia, sono di serie B rispetto a quelli dei cacciatori?»
E così tra cacciatori e animalisti, tra cani di serie A e di serie B resta solo da vedere se il boicottaggio della Messa domenicale ci sarà. Tutto è nelle mani di don Giusto e nelle parole che pronuncerà nell'omelia di oggi .


L'ARENA GIORNALE DI VERONA

6 NOVEMBRE 2009

 

CONCORSI. Con un poster ispirato ad Ambra, usata per l’ippoterapia
Gli scolari del Chievo hanno vinto una cavalla

 

 

Provincia di Verona - Ambra ha trovato un’amica. La cavalla che da anni vive a San Zeno di Montagna nella colonia estiva dell’istituto Provolo ora ha una compagna con cui trascorrere le giornate.
Si chiama Maticincipessa, ha tre anni, è una purosangue italiana, ed è stata vinta ieri mattina dai giovani alunni della terza elementare dell’istituto del Chievo che hanno ottenuto il primo posto de «Il mio regno per un cavallo», il concorso grafico-letterario di Fieracavalli destinato alle scuole primarie e secondarie di tutta Italia.
IL POSTER. I diciannove alunni veronesi hanno guadagnato il podio, e si sono aggiudicati la puledra, nella categoria Poster grafico, realizzando un disegno che raffigura Ambra immersa nel verde e circondata dagli «amici del bosco», tra cocinelle, ranocchie e altri animali.
«L’idea di partecipare al concorso è venuta direttamente ai bimbi che volevano che la cavalla Ambra potesse avere un amico. E hanno centrato il loro obiettivo», ha spiegato Elena Pighi, l’insegnante che insieme alla collega Giovanna Pimazzoni ha seguito gli alunni durante la realizzazione del poster vincitore.
IPPOTERAPIA. La giovane cavalla, docile e addestrata per la ippoterapia dagli allevatori dell’associazione Relived Horses, sarà ospitata infatti a San Zeno di Montagna e sarà a disposizione degli alunni del Provolo.
All’iniziativa hanno partecipato 966 alunni di 35 scuole, realizzando 277 elaborati in concorso di cui 95 testi, 129 poster grafici e 3 siti web.
IL MINISTRO. A consegnare Maticincipessa agli alunni del Provolo è stato il ministro dell’agricoltura Luca Zaia.
Oltre alla scuola veronese, hanno vinto un cavallo anche un istituto di Ferrara, che si è aggiudicato il primo posto nella categoria testi, e una classe di Latina, per il miglior sito web.
Tutti gli elaborati sono esposti in Fiera all’interno del Villaggio del Bambino, al padiglione sette.


IL SECOLO XIX

6 NOVEMBRE 2009

 

«Stop alla battuta di cattura dei cavalli a Ne»

 

NE (GE). «Fermi la battuta di cattura nell'attesa dell'incontro in programma giovedì prossimo in Regione». È la richiesta che Enrico Bertozzi, appassionato di cavalli, in prima linea nella tutela degli animali allo stato brado che pascolano tra la val Graveglia, la valle Sturla e la val d'Aveto, rivolge al sindaco di Ne, Cesare Pesce.
«Per domani, sulle alture di Arzeno, mi risulta sia in programma una battuta per catturare i cavalli - spiega Bertozzi - Chiedo, quindi, al sindaco di sospenderla e di aspettare l'esito della riunione convocata dal consigliere regionale dei Verdi, Cristina Morelli». Quella in programma giovedì prossimo sarà una sorta di vertice: un tavolo di lavoro tra istituzioni, rappresentanti dei residenti e dei proprietari dei cavalli. «Io ci sarò - spiega Bertozzi - e porterò i proprietari dei cavalli per metterli a confronto con la Provincia, la Regione, la prefettura e i sindaci dei territori coinvolti. Organizzare una battuta di cattura adesso, a meno di una settimana dall'assemblea è inutile».
Categorica la risposta del sindaco Pesce che, provocatoriamente, rilancia. «Venerdì 13, dopo il vertice, chi risolve i miei problemi? Cosa succede ai cavalli il giorno dopo l'assemblea? Domani - assicura - non ci sarà alcuna battuta di cattura, ma di questa vicenda mi sto occupando da due anni e sono stanco di sentirmi trattare come uno che uccide i cavalli. Io sono stato eletto per occuparmi dei problemi del mio Comune, i cittadini della val Graveglia sono esasperati dai danni e dal pericolo che questi cavalli causano». Pesce solleva anche il problema del risarcimento dei danni causati a orti, campi e terreni privati. «Questo argomento sarà affrontato nella riunione di giovedì prossimo? - chiede il primo cittadino di Ne - Dovrà essere il Comune a sobbarcarsi i costi? Se Bertozzi porterà i proprietari dei cavalli all'incontro, potremo chiedere a loro di provvedere agli indennizzi».


CORRIERE DI AREZZO
6 NOVEMBRE 2009
 
Nuovi diritti per i 3mila cavalli aretini.
Rispetto nell’Aretino per la nuova legge sul benessere animale presentata da Martini. Omizzolo: “C’è attenzione e cultura. Nessun caso di maltrattamento”.
 
Sonia Fardelli
 
AREZZO - Più diritti e tutela anche per i cavalli. Dopo che i legislatori si sono occupati in questi anni di cani e gatti. La nuova legge per il benessere dei cavalli, utilizzati anche nelle competizioni e voluta dal sottosegretario al Welfare Francesca Martini, sarà presentata proprio in questi giorni alla Fiera Cavalli di Verona, la kermesse internazionale che raccoglie ogni anno gli operatori e gli appassionati del mondo equestre. Ma ad Arezzo la situazione sembra già essere sotto controllo. E la vita dei 3312 cavalli registrati all’anagrafe equina e suddivisi in 951 scuderie sembra essere più che buona. “La situazione dei cavalli nell’Aretino è buona - dice Paolo Omizzolo, responsabile del servizio veterinario di Arezzo - gli aretini sono amanti degli animali e c’è una sensibilità spiccata. I casi di maltrattamento sono davvero rarissimi e sempre ad opera di persone con problemi, quasi sempre mentali. Ad Arezzo c’è questa cultura del rispetto degli animali e di affezione nei loro confronti. E questo si vede nei cavalli, ma anche nei cani e gatti. Basta vedere con quale entusiasmo vengono accolti gli animali anche nell’ospedale per la pet terapy.” Un’attenzione particolare per il benessere degli animali e del cavallo in particolare che si nota anche nella Giostra del Saracino, il biglietto da visita dell’intera città. “E qui - spiega Omizzolo - abbiamo addirittura anticipato la legge nazionale. Sono due anni che insieme al Comune e ai quartieri abbiamo redatto un protocollo per far sì che i cavalli che partecipano alla Giostra del Saracino lo facciano in assoluta sicurezza, senza alcun rischio per la loro salute, ma anche per il loro benessere.” E i punti del nuovo protocollo anticipano davvero i capitoli della nuova legge. “Il protocollo sui cavalli della Giostra del Saracino - spiega Omizzolo - prevede delle visite attitudinali e controlli antidoping sui soggetti scelti per la manifestazione. E’ assicurata inoltre la presenza di veterinari ed ambulanza durante la manifestazione e ci sono sistemi di soccorso durante il corteo e punti di abbeverata.” Una particolare attenzione è stata dedicata anche al percorso di gara. “La lizza che attraversa Piazza Grande è in sabbia e quindi non crea danni ai cavalli - dice Omizzolo - ed è prevista una protezione per ostacoli che potrebbero diventare pericolosi per i cavalli. Controlli vengono fatti anche sui mezzi di trasporto per verificare che siano idonei per ospitare cavalli. Diciamo che nella Giostra del Saracino c’è molta attenzione alla tutela dei cavalli. E lo stesso avviene in altre competizioni della provincia. Come ad esempio il palio di Castiglion Fiorentino, la Giostra di Talla. Sono tutte manifestazioni non certo cruente per i cavalli. Comunque hanno fatto bene a fare una legge nazionale, non in tutta la penisola le cose vanno in questo modo e non in tutte le manifestazioni c’è davvero attenzione per il benessere dei cavalli utilizzati in queste sfide.” Arezzo quindi in anticipo sulla legge nazionale, su una tutela degli animali che non sembra essere più solo a parola, ma sta registrando fatti concreti.

IL PICCOLO TRIESTE
6 NOVEMBRE 2009
 
Boa su una panchina nel parco del Farneto
 
Provincia di Trieste - A prima vista poteva sembrare un pezzo di corda dimenticato accidentalmente da qualche passante. In realtà il gomitolo scuro notato l’altro giorno su una panchina nel parco del bosco Farneto era un serpente in carne e ossa. E non una comune biscia, facile da trovare dalle nostre parti, ma un esemplare di una specie ben più rara: un cucciolo di boa. Il rettile, lungo poco meno di un metro, è stato avvistato l’altro pomeriggio all’interno dell’area giochi da una frequentatrice abituale del parco. Facile immaginare la sua sorpresa, o meglio il suo spavento, trovandosi di fronte all’insolito animale. Animale che stranamente, alla vista della donna, non ha tentato di allontanarsi ed è rimasto fermo e immobile come una foglia. Un comportamento del resto facile da spiegare: al momento del ritrovamento infatti il boa era già morto. È possibile quindi che sia stato abbandonato su quella panchina dal legittimo proprietario, forse in cerca di una soluzione sbrigativa per disfarsi dell’animale senza vita. Ma non si può escludere nemmeno che il giovane esemplare sia scappato dall’abitazione del padrone e sia morto successivamente a causa del freddo di questi giorni e della difficoltà a recuperare cibo. A constatare il decesso del rettile sono stati gli uomini della Polizia ambientale della Provincia, arrivati nel parco su richiesta del 113 al quale la passante aveva segnalato l’avvistamento. Gli operatori hanno trovato l’animale - che era denutrito - e ne hanno rimosso subito la carcassa, segnalando poi il ritrovamento al Cites, il gruppo del Corpo forestale dello Stato che ha competenza diretta sulle specie esotiche sottoposte a tutele e normative specifiche. Il passaggio successivo è stato il trasferimento del rettile al Civico Museo di Storia Naturale, dove potrà essere eventualmente studiato dagli esperti. La settimana scorsa un altro boa, probabilmente della specie Hog Island, era sbucato sulla rampa della superstrada, finendo per essere investito e schiacciato da un automobilista. Raccolto dopo l’impatto con la macchina il rettile - anche in quel caso un esemplare giovane lungo circa un metro - era stato affidato subito dopo alle cure di un veterinario specializzato. Le ferite da schiacciamento, tuttavia, si erano rivelate particolarmente gravi e l’animale era morto poco dopo l’investimento.

LA NUOVA SARDEGNA
6 NOVEMBRE 2009
 
Affidamento congiunto del cane, la separazione finisce in battuta
 
OLBIA (OT). Ironia e battute durante un’udienza civile in cui si doveva parlare di separazione (consensuale). Con risate finali da parte dei protagonisti (moglie e marito che hanno deciso di dividersi) e degli avvocati. Tutta “colpa” di un cagnolino che la donna ha deciso di tenere con sè e che ha portato il presidente del tribunale a chiedere scherzosamente «se l’affidamento del cane fosse congiunto e se ci fosse, da parte del marito, il diritto di visita».  E così anche un taglio netto a un matrimonio, in assoluto accordo, è diventato divertente.  Davanti al presidente, ieri, si è presentata una giovane coppia della Olbia-bene, sposata da pochi anni. Nessun grave motivo alla base della decisione di dire basta, ma solo incompatibilità di carattere e ragioni affettive venute meno con il tempo. Una separazione consensuale senza intoppi e incomprensioni, neanche riguardo al cane da “dividersi”. Lo terrà la moglie e l’affidamento congiunto ipotizzato dal giudice era ovviamente un simpatico scherzo.

IL GIORNALE

6 NOVEMBRE 2009

 

LA RITORSIONE NON VERSA L'AFFITTO LA PADRONA DI CASA LE RUBA IL GATTO

 

Milano - Ci sono volute oltre due ore per convincerla a restituire alla sua inquilina i due canarini, il coniglio e un gatto che le aveva «rapito» per ritorsione: la donna, infatti, da due mesi non pagava la pigione del monolocale di via Lepetit, in zona Centrale. La vicenda è iniziata tre giorni fa, quando la padrona di casa, stufa dei continui ritardi dell’inquilina nel pagamento dell’affitto, è entrata di soppiatto nell’appartamento della giovane e le ha portato via la gabbietta con i due canarini gialli, il coniglio bianco nano e il gatto. L’inquilina si è rivolta all’Aidaa, l’associazione a tutela degli animali che, grazie al suo presidente Croce, ha aiutato le due signore a raggiungere un accordo.


IL MATTINO

6 NOVEMBRE 2009

 

I carabinieri della Compagnia di Montella..

 

Montella (AV) - I carabinieri della Compagnia di Montella nel corso di servizi pianificati per il contrasto del bracconaggio, hanno effettuato una serie di controlli nei confronti di numerosi cacciatori. In molti casi i militari hanno scoperto che molti cani venivano stipati nei cofani delle auto, patendo atroci sofferenze. Sequestrati a cinque cacciatori anche richiami acustici elettromagnetici per l’attività venatoria vietati dalla legge ed alcuni fucili modificati.


L'ARENA GIORNALE DI VERONA

6 NOVEMBRE 2009

 

LE DECISIONI DELLA REGIONE. La nuova delibera di Giunta non piace agli ambientalisti
Caccia in deroga, la protesta:«Ora sequestrate gli animali»

Contestato il mancato rispetto delle disposizioni del Tar

 

Regione Veneto - La Regione insiste con la caccia in deroga, nonostante il Tribunale amministrativo regionale abbia sospeso il provvedimento dello scorso ottobre che consentiva lo sterminio di centinaia di migliaia di uccelli migratori protetti dalle norme europee: nella nuova delibera, approvata a tempo di record, si sono infatti portati minimi aggiustamenti, licenziandola come risolutiva del problema posto dal Tar e mandando su tutte le furie le associazioni ambientaliste e animaliste. Le quali sono partite con un’azione di forza chiedendo il sequestro degli animali selvatici prima che siano abbattuti: equivale in pratica a un divieto di caccia.
L’idea è condivisa da Enpa (Ente nazionale protezione animali), Lac (Lega anticaccia), Lav (Lega antivivisezione), Legambiente, Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e Wwf che hanno depositato alla Procura della Repubblica di Venezia e di altre province del Veneto (per Verona è stato coinvolto il Corpo Forestale dello Stato), la richiesta di sequestro preventivo di storni, fringuelli, peppole e pispole che potrebbero essere abbattuti in seguito alla nuova delibera della Regione Veneto che ne consente la caccia in deroga. «Nonostante la sospensione da parte del Tar del Veneto, avvenuta riconoscendo la fondatezza delle argomentazioni delle associazioni proponenti il ricorso, la Giunta Galan ha ritenuto di approvare con estrema urgenza un’altra delibera, sostanzialmente identica a quella precedente, garantendo così ai cacciatori il tanto agognato sterminio di piccoli uccelli migratori e l’impunità per una forma di caccia anacronistica e distruttiva ed illegittimamente autorizzata in violazione delle leggi europee, italiane e di sentenze della Corte Costituzionale», denunciano le associazioni verdi.
C’è stata l’immediata impugnazione della nuova delibera regionale, ma nel contempo il deposito di una denuncia contro tutti quei cacciatori che dovessero essere sorpresi ad abbattere le specie di uccelli comprese nella delibera attualmente sospesa dal Tar del Veneto.
«La denuncia ha lo scopo di chiedere anche il sequestro preventivo di tutti gli storni, fringuelli, peppole e pispole, facendoli rientrare nell'ambito di tutela loro destinato dalla legge nazionale e dalle direttive europee, per impedire il loro abbattimento illegittimo», conferma Lorenza Zanaboni della Lav di Verona a nome di tutte le associazioni che hanno sottoscritto l’azione.
«La Giunta regionale, arrivata oramai agli sgoccioli del mandato, non perde occasione per dimostrarsi più sensibile alle richieste provenienti dalle frange più estremiste del mondo venatorio, che al rispetto delle leggi e dei pronunciamenti dei Tribunali», commentano unite le associazioni, «un comportamento che ora chiediamo alla magistratura penale di censurare definitivamente».
Andrea Zanoni, presidente della Lac del Veneto, ha dichiarato: «Quello utilizzato dalla giunta Galan è un espediente di bassissimo profilo, sono ricorsi a mezzucci molto scorretti solo per conquistare qualche giorno in più di caccia agli uccelli protetti. Questo è un modo poco onorevole, utilizzato per scavalcare le leggi, e stupisce che un comportamento del genere venga attuato da una pubblica amministrazione che dovrebbe invece dare l’esempio nel rispetto rigoroso delle leggi».
Per Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, «La nuova delibera di giunta è una decisione scandalosa che si fa beffa sia del Tar che dell’Unione Europea».


IL GAZZETTINO
6 NOVEMBRE 2009
 
Non solo un ricorso al Tar contro la nuova delibera della giunta regionale che consente nel Veneto la caccia in deroga ..
 
VENEZIA - Non solo un ricorso al Tar contro la nuova delibera della giunta regionale che consente nel Veneto la caccia in deroga a quattro specie protette. Gli ambientalisti hanno chiesto anche il "sequestro" degli animali selvatici prima che siano abbattuti. In una nota, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf annunciano di aver depositato ieri, presso la Procura della Repubblica di Venezia e di altre province del Veneto, la richiesta di sequestro preventivo di storni, fringuelli, peppole e pispole che potrebbero essere abbattuti in seguito alla nuova delibera della Regione. «Un sequestro "virtuale" - spiega Andrea Zanmoni della Lac - che però ha dei precedenti: è già successo su ordine di un giudice a Belluno, a Cremona e a Trento e noi chiediamo che ora venga fatto in tutto il Veneto». Ed è scattata la diffida ai cacciatori: le associazioni, infatti, hanno depositato «una denuncia contro tutti quei cacciatori che dovessero essere sorpresi ad abbattere le specie di uccelli comprese nella delibera attualmente sospesa dal Tar del Veneto». Caustico il commento dell’assessore regionale alla Caccia, Elena Donazzan: «È sempre la solita storia».

IL GAZZETTINO DI TREVISO
6 NOVEMBRE 2009
 
Ancora violazioni delle normative sulla caccia e della tutela degli animali
 
Scomigo (TV) - Ancora violazioni delle normative sulla caccia e della tutela degli animali. Ora agricoltori miracolati e residenti chiedono maggiori controlli. A segnalare i fatti è la Lega abolizione caccia del Veneto. Il primo episodio da “far west” è di lunedì 26 ottobre a Scomigo di Conegliano.Dei cacciatori sconosciuti si sono divertiti a sparare al cane della signora Rosy Zampieri, residente in via Caldregna a Scomigo. A farne le spese il povero Berry, meticcio di 17 chili di 15 anni d’età, con un bel manto bianco a chiazze marroncine, che è stato ritrovato rannicchiato in un angolo del giardino. Gli sono stati estratti dalla schiena diversi pallini: Berry è stato curato e sottoposto ad un trattamento con antibiotici prescritto dal veterinario. Rosy racconta di aver chiesto aiuto ai Carabinieri già all’apertura della caccia dopo che gli spari dei cacciatori erano arrivati appena fuori casa ed ora lancia un appello al Corpo forestale dello Stato e alla Polizia provinciale.Il secondo episodio è avvenuto a Malintrada di Motta di Livenza, dove un agricoltore è scampato ad una pioggia di pallini “Solo grazie all’intervento di Padre Pio” ha raccontato. A denunciare l’accaduto è Maria Cristina F. di Malintrada. Teatro la vendemmia di fine settembre nell’azienda agricola Foresto di proprietà del marito. Qui un cacciatore ha esploso un colpo di fucile a circa 5 metri da un gruppo di persone che stavano raccogliendo l’uva. Paolo P., nel gruppo di lavoro, ha raccontato di aver visto passare vicino alla sua pancia un misto di pallini e foglie. Del cacciatore nessun segno, anche se sembra essere residente a Pasiano di Pordenone. L’episodio è stato denunciato ai Carabinieri. Un terzo episodio a San Cipriano di Roncade: gattino sbranato e spari vicini alla abitazione di via Longhin della signora P.F.. «Invitiamo i cittadini a segnalarci ogni incidente – spiega il presidente Andrea Zanoni - e danno causato dai cacciatori, provvederemo a dare assistenza legale gratuita, scrivendoci a Lac Veneto di via Cadore, a Treviso». 

IL PONENTE
6 NOVEMBRE 2009
 
Cacciatori ambientalisti? Si vede…
 
da ENPA Savona – Clamorosa smentita delle affermazioni del presidente della Provincia Vaccarezza nell’insostenibile tentativo di sdoganamento dei cacciatori savonesi; mentre erano ancora calde le sue affermazioni secondo cui i cacciatori sono i “tutor dell’ambiente”, “i primi ambientalisti e difensori della natura” e fantasie varie, ci ha pensato la Federazione Italiana della Caccia, con perfetto tempismo, a rivelare il vero volto dei cacciatori, con un video di condanna e netta opposizione alla creazione del Parco del Finalese, accumulando l’ennesimo autogol nella difesa dell’ambiente.I parchi sono ormai ritenuti, anche da ex irriducibili oppositori, un indispensabile volano di sviluppo e di ricchezza per il turismo e le popolazioni locali (addirittura il sindaco di Albisola, senatore Orsi, strenuo difensore della caccia e cacciatore lui stesso, ha chiesto di entrare nel parco del Beigua).Vent’anni di insuccessi nel contenimento del numero di cinghiali, causati dalla preferenza dell’uso del fucile dei cacciatori, invece di dare impulso alla ricerca scientifica su metodi efficaci ed incruenti, continuano a causare gravi problemi all’agricoltura, purché i cacciatori abbiano sempre prede da uccidere; e l’opposizione ai parchi naturali, pur di non sottrarre alla caccia un solo metro qudrato di bosco, porterà danni gravi anche al turismo ed allo sviluppo delle popolazioni locali. Il tutto per qualche povera bestia ammazzata in più.

Animalieanimali

6 NOVEMBRE 2009

 

ALPI LIGURI: BOCCIATE DUE CONTESTATE PARTI DELLA LEGGE REGIONALE ISTITUTIVA
Sentenza della Corte Costituzionale anche sull'attività venatoria.

 

Scatta il divieto di caccia nella porzione dichiarata “paesaggio protetto” (originario espediente legislativo del 2007 per consentirvi l’attività venatoria). Occorre sempre per gli interventi edilizi dentro il parco un nulla osta dell’ente gestore, che non è sostituibile con autocertificazione del progettista.La legge regionale istitutiva del Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri, 6041 ettari nella sua contestata forma a macchia di leopardo -con quattro porzioni di “Area parco” scollegate fra loro (Pian Cavallo, Saccarello/M.Frontè/M.Monega, Gerbonte/Toraggio, Testa d’Alpe), e circondate da rimanente territorio classificato come “paesaggio protetto”- contiene disposizioni che cesseranno di avere efficacia nel giro di pochi giorni, ovvero all’indomani della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza della Consulta che ne “boccia” alcune discusse parti relative ai nulla osta edilizi e all’esercizio della caccia nelle aree di contorno.
Con la sentenza n. 272, depositata il 29 ottobre 2009, la Corte Costituzionale ha infatti dichiarato incostituzionali varie disposizioni contenute nella legge regionale che istituiva e disciplinava il parco naturale regionale delle Alpi Liguri.Cessano di avere efficacia alcune norme contenute nella legge regionale ligure n. 34 (in particolare l’articolo 8) , promulgata il 23 ottobre 2007, nonostante le aspre critiche di alcune sue parti formulate da associazioni ambientaliste come Lega Abolizione Caccia, WWF, Italia Nostra e LIPU prima del voto finale nell’aula consiliare di Via Fieschi.
In sostanza, secondo la Corte Costituzionale :
- la Regione Liguria non può disapplicare il divieto di caccia nella porzione di parco classificata “paesaggio protetto” (6771 ettari) ; in eventuali aree contigue la Regione dovrà ammettere sul territorio solo i cacciatori residenti nei comuni del parco, e andranno esclusi quelli forestieri. Dunque il divieto di caccia vale per tutto il comprensorio individuato dalla legge regionale sulle Alpi Liguri
- sono illegittime le deroghe all’obbligo di nulla osta dell’ente parco per impianti ed opere realizzate entro i suoi confini; la norma bocciata consentiva che il piano del parco individuasse una serie interventi per i quali non occorre un nulla osta, , e consentiva di indicare tipi di interventi con il nulla osta acquisito mediante con la sola autocertificazione di un tecnico progettista.
“Già nel settembre 2007 le associazioni LAC, Italia Nostra, WWF e LIPU -inascoltate- avevamo evidenziato alla VI Commissione Consiliare della Regione Liguria come la bozza di disegno di legge regionale elaborata dall’assessore all’ambiente Zunino contenesse gravi carenze sia sotto il profilo giuridico, sia sotto l’aspetto sostanziale della tutela degli ambienti e della fauna selvatica. Ancora una volta occorre una pronuncia della Consulta per obbligare la Regione al rispetto delle norme cornice statali in materia di tutela del territorio e dei beni naturali”.
LEGA PER L’ABOLIZIONE DELLA CACCIA - WWF Liguria


LA TRIBUNA DI TREVISO
6 NOVEMBRE 2009
 
Spari vicino a una casa, donna terrorizzata
 
RONCADE (TV). Ancora spari dei cacciatori vicino alle abitazioni. L’ultimo episodio risale a sabato, quando per P.F., residente in via Longhin a San Cipriano, sono stati attimi di terrore. Una serie ravvicinata di colpi è stata sparata in prossimità della casa della donna. Inutili i tentativi di individuare e bloccare i responsabili. I cacciatori sono scappati, nonostante gli inviti della donnasignora a fornire le generalità. P.F. si è rivolta alla Lac, Lega Abolizione Caccia, per segnalare l’episodio che va ad aggiungersi alla lunga lista stilata a partire dall’apertura della stagione venatoria. I legali della Lac redigeranno ora la denuncia che verrà presentata ai carabinieri. Già lo scorso anno la donna si era scontrata con le doppiette dopo che due cani da caccia avevano sbranato un gattino di pochi mesi nel suo giardino. «In un territorio fortemente urbanizzato come quello trevigiano - spiega Andrea Zanoni, presidente della Lac del Veneto - la caccia costituisce un rischio per molti cittadini ed i loro animali».

ASYLUM
6 NOVEMBRE 2009
 
ANCHE GLI UMANI TRASMETTONO VIRUS AGLI ANIMALI. ECCO LA PROVA
 
Gli scienziati hanno scoperto il primo esempio di battere umano in grado di infettare la specie animale.
Bright Sparks dell'università di Edinburgo ha tracciato una
infezione nel pollame fino al primo salto dall'uomo all'animale. É successo circa 38 anni fa, probabilmente in Polonia.
Sorprendentemente il processo è il primo scoperto in diecimila anni da quando cioè gli animali sono diventati domestici. Si tratta dello Staphylococcus aureus, che è un gran problema per i polli ed è tutta colpa nostra. ll battere crea infezioni alle ossa e alle articolazioni dei polli rendendoli zoppi e conducendoli al macello (prima del tempo!) Forse, a ben pensarci, l'influenza H1N1, passata (forse) dai maiali all'uomo in Messico, potrebbe essere la vendetta trasversale ordinata da una banda di polli.

CORRIERE DELLA SERA

6 NOVEMBRE 2009

 

Il virus H1/N1 e gli animali domestici

Per la prima volta un virus influenzale ha contagiato un gatto. È americano, vive nello Iowa con i padroni che gli hanno passato la malattia. Starnutiva

 

Per la prima volta un virus influenzale ha contagiato un gatto. E’ americano, vive nello Iowa con i padroni che gli hanno passato la malattia. Starnutiva, sonnecchiava più del normale. Il veterinario si è insospettito e ha fatto analizzare un campione di sangue, risul­tato positivo all’H1N1. Non era mai successo in un felino. Finora erano stati colpiti maiali, uccelli e furetti. «Osservate il vostro gatto e se mostra segni di malattia fatelo controllare», avvertono i veterinari americani.

È vero che l’influenza può colpire anche i gatti?
1 Quando un virus emerge dal serbatoio animale, in questo caso il maiale, compie un salto di specie notevole assumendo una dimensione globale e può avere un comportamento sorprendente che bisogna studiare. «Sapevamo che i gatti fossero sensibili a virus influenzali, come l’H5N1 dell’aviaria, ma non che potessero prenderli dall’uomo», dice la virologa Ilaria Capua.

Quali altri animali possono ammalarsi?
2L’influenza non è una malattia tipica dei gatti, chiarisce l’Associazione dei veterinari di patologia felina (Aivpa). I felini si ammalano per virus respiratori specifici. Gli ospiti comuni di virus influenzali umani sono cavallo, maiali, uccelli e furetti. Il gatto viene considerato un ospite sporadico, anche se possiede dei recettori per i virus influenzali. E’ un caso straordinario, mai documentato, anche se non si può escludere sia avvenuto nelle pandemie del passato.

L’uomo può essere contagiato dai gatti?
3 No, il gatto in questo caso è una vittima in quanto subisce il rischio del contagio da parte dell’uomo. Dunque è innocuo, non è sorgente di infezione per la famiglia con cui abita. I veterinari raccomandano di non allarmarsi. Ora bisognerà vedere se il virus A H1N1 può trasmettersi da gatto a gatto. Secondo l’International Society for Infectious Diseases «non ci sono motivi per ritenere che il felino possa essere veicolo di infezione».


WALL STREET

6 NOVEMBRE 2009

 

INFLUENZA A: OMS, TENERE D'OCCHIO CUCCIOLI DOMESTICI

 

Ginevra - Alcuni maiali, tacchini e cuccioli domestici sono stati contagati dal virus A/H1N1: lo ha reso noto l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms), che pero' ha sottolineato che la pandemia non sembra avere ritmi di diffusione rapida tra gli animali. Secondo il portavoce, Gregory Hartl, non e' chiaro in che modo animali tenuti in isolamento abbiano contratto il virus. Intanto un nuovo virus influenzale- che sembra un mix di geni umani e geni riscontrabili nel virus che normalmente colpisce gli allevamenti suini- e' stato individuato in alcuni allevamenti di visone in Danimarca, dove pero' sembra aver contagiato solo gli animali e non gli operai che lavorano a stretto contatto con loro. "Non ci sono stati episodi di contagio umano associati con i visoni, anche se in alcuni casi non lo sappiamo", ha detto Hartl. Secondo un comunicato apparso sul sito web delll'Oms, il contagio dei visoni "dimostra il comportamento costantemente mutante dei virus influenzali, il potenziale di mutamenti sorprendenti e la necessita' di costante vigilanza, anche negli animali". "Queste ulteriori recenti scoperte suggeriscono che i virus di influenza A negli animali e tra gli esseri umani si comportano sempre piu' come geni che circolano tra ospiti molteplici, e che esiste il potenziale per nuovi virus influenzali creati in animali diversi dai suini". L'agenzia Onu raccomanda particolare attenzione ai segni di malattie respiratorie in coloro che lavorano nelle aziende agricole e chiede una stretta collaborazione tra gli operatori sanitari e le autorita' veterinarie nei Paesi in cui la pandemia e' in corso.


ANMVI OGGI
6 NOVEMBRE 2009
 
H1N1 NEL GATTO: NON C’E’ MOTIVO D’ALLARME
 
Un evento non inaspettato e che non deve allarmare, secondo American Veterinary Medical Association (AVMA) e American Association of Feline Practitioners (AAFP), e come precisato anche dall' OIE nei giorni scorsi. Queste in sintesi le reazioni della comunità scientifica internazionale alla notizia del primo caso di influenza A in gatto di proprietà nello stato dell'Iowa."Sapevamo che i gatti fossero sensibili a virus influenzali, come l'H5N1 dell'aviaria, ma non che potessero prenderli dall'uomo", ha dichiarato la virologa Ilaria Capua.Stefano Bo (Simef) conferma: "La notizia dell'infezione con il virus H1N1 di un gatto negli Stati Uniti non sorprende; da quando si era avuta notizia dell'esplodere della viremia verso questo virus influenzale, si era anche diffusa nel mondo scientifico veterinario la convinzione che questo sarebbe potuto accadere, visto che è ben nota per i virus influenzali la possibilità di trasmissione tra specie". La American Veterinary Medical Association (AVMA) ha pubblicato una press release per dichiarare che alla stato attuale delle conoscenze non vi sono indicazioni che il gatto possa fare da vettore per il virus, e vi sono ancora dei dubbi sulla dimostrazione che il gatto risultato positivo fosse veramente infetto dal virus umano."Quindi - prosegue Bo - non vi è alcun motivo per allarmismi o quant'altro. Può essere interessante segnalare a tal proposito che, a tutt'oggi, non vi sono evidenze che l'altro Virus (H5N1), che recentemente tanti allarmismi aveva creato, sia mai passato dal gatto all'uomo". (fonte: ABCD - European Advisory Board on Cat Diseases, ndr)."Da quanto è noto sino ad ora, ed in base anche alle dichiarazioni dei maggiori esperti in malattie infettive degli animali- conclude Stefano Bo- non è possibile stabilire se un gatto infetto dall'H1N1 possa ritrasmettere il virus all'uomo. Tuttavia si pensa che questa evenienza possa essere piuttosto rara, anche se non impossibile".

IL GAZZETTINO
6 NOVEMBRE 2009
 
Rabbia silvestre, abbattuta una volpe
 
TRAVESIO - (lp) Dopo i due delle scorse settimane, a Travesio è stato abbattuto un terzo esemplare di volpe affetta da rabbia silvestre. Da quanto si è appreso, attraverso l'istituto zooprofilattico delle Venezia, l'animale non è entrato in contatto con l'uomo e, apparentemente, nemmeno con altre specie di animali domestici. Sull'argomento, stasera, alle 20.30, nella sala consiliare del Comune, si svolgerà un incontro pubblico. Saranno presenti il sindaco, l’assessore provinciale alla caccia, i referenti dell’Ass 6 e un funzionario della vigilanza ittico-venatoria della Provincia.

IL TIRRENO
6 NOVEMBRE 2009
 
Virus mortale, dai cinghiali ai cani
 
Manolo Morandini
 
PONTEDERA (PI). «La pseudorabbia uccide un cane in pochi giorni e non lascia scampo, non esiste una cura». A lanciare l’allarme è il presidente provinciale della Federcaccia di Pisa Marco Salvadori. A diffondere il temibile virus sono i cinghiali che minacciano i “Fido” del comprensorio che affiancano i loro padroni nelle battute di caccia. «È sufficiente il contatto con il sangue dell’animale perché un cane sia infettato» spiega Salvadori.  Un allarme in ottica di prevenzione. Nell’area pisana stando a un primo censimento a cura dell’Università di Pisa, sulla presenza dell’infezione, tra gli ungulati uno su quattro è portatore del virus, la malattia di Aujeszky. Non è possibile durante una battuta evitare che il cane si ferisca scontrandosi con un cinghiale o che lo morda venendo a contatto con il sangue dell’animale. «Ma si può evitare di esporlo al contagio dandogli da mangiare parti crude dell’animale - precisa il presidente Federcaccia Pisa - L’alimentazione è il fattore di maggior rischio».  Per far luce sul fenomeno un’equipe della facoltà di veterinaria dell’Università di Pisa sta monitorando il territorio, in collaborazione con le squadre di “cinghialai”. «Non c’è alcun rischio per l’uomo» precisa Alessandro Poli, direttore del dipartimento di Patologia animale, profilassi e igiene degli alimenti dell’Università di Pisa, a cui fa capo la ricerca. Dai capi abbattuti vengono prelevati campioni di sangue e linfonodi per le analisi di laboratorio. «La malattia è più diffusa dov’è maggiore la popolazione di cinghiali, nel pisano e nel grossetano - dice Poli - Ad oggi, sulla base degli animali abbattuti e analizzati, si stima un dato che è in linea con quello su scala nazionale». E precisa: «Attenzione, un cane infetto non trasmette il virus».  La caccia al cinghiale interessa anche il mondo agricolo. «Ci stiamo organizzando con un sistema di prevenzione per fare abbattimenti fuori dalla stagione di caccia e anche per questa via mantenere sotto controllo la popolazione dei cinghiali - conclude Marco Salvadori - Sulla prevenzione spendiamo ogni anno circa 100mila euro che derivano dalle tasse che ogni cacciatore versa annualmente per esercitare l’attività venatoria. Installiamo delle recinzioni elettriche intorno ai vigneti e facciamo del foraggiamento dissuasivo per salvare le colture».

MESSAGGERO VENETO
6 NOVEMBRE 2009
 
Allarme rabbia, in un anno vaccinati oltre 10 mila cani
 
Elisa Michellut
 
Provincia di Udine - Continua l’emergenza rabbia im Friuli. Se si è appena attenuata in provincia di Udine, in provincia di Pordenone l’allarme è appena scattato. E il dottor Oreste Battilana, responsabile del Dipartimento prevenzione e vigilanza veterinaria dell'Ass 4, che, qualche giorno fa, ha partecipato ad un incontro organizzato, a Roma, dal Ministero della sanità pubblica, ha reso noto che l’ordinanza probabilmente verrà modificata. La nuova ordinanza renderà obbligatoria la vaccinazione soltanto per i pets residenti nei comuni all'interno dei quali si sono verificati i focolai di rabbia e nel territorio dei comuni limitrofi. «Questo perché ultimamente si sono verificati nuovi casi a Pordenone - spiega Battilana - mentre invece a Udine, da circa un mese, non abbiamo più rinvenuto animali malati. Ad oggi possiamo dire che in provincia di Udine l'emergenza è rientrata ma si è spostata nel Friuli occidentale». L'Ass 4 rende noto che in un anno, in 29 comuni del territorio, sono stati vaccinati oltre diecimila cani e le vaccinazioni hanno riguardato anche altre tipologie di animali, tra cui equini e bovini al pascolo. «Questa settimana - aggiunge Battilana - si concluderanno le vaccinazioni nei 29 comuni del territorio dell'Ass4 e intanto stiamo già pensando al piano regionale di vaccinazione orale della volpe, che prenderà il via il prossimo mese di dicembre». Alcuni giorni fa, infatti, a fronte del ritrovamento di alcune volpi affette da rabbia al di fuori dell'area già coperta dalla vaccinazione, era stata convocata d'urgenza una riunione nella Direzione centrale salute e protezione sociale. L'area di vaccinazione orale delle volpi, salvo modifiche, sarà estesa e interesserà l'intera provincia di Pordenone, ad eccezione dei comuni di Claut, Cimolais, Erto e Casso, la Provincia di Udine, con eccezione della Carnia, ma inclusi i comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Trasaghis e Bordano e dei comuni del Tarvisiano (Chiusaforte, Dogna, Pontebba, Malborghetto Valbruna e Tarvisio) e tutta la provincia di Gorizia. «L'intervento vaccinale - precisa il responsabile del Dipartimento prevenzione e vigilanza veterinaria dell'Ass 4 - sarà ripetuto in aree già interessate da interventi precedenti. La vaccinazione orale delle volpi quale metodo di contrasto della rabbia, sperimentato in tutta Europa, è riconosciuto come il più efficace, l'unico in grado di limitare la diffusione del virus». Dello stesso avviso il dottor Stefano Brisinello, responsabile del canile dell'Ass4. «Chi è preoccupato e vuole vaccinare il proprio animale può provvedere autonomamente, rivolgendosi al proprio veterinario mentre per quanto concerne le altre persone possono aspettare finché verranno effettuati eventuali programmi vaccinali, che saranno comunicati tempestivamente. E' importante non fare nessun allarmismo anche perché la rabbia non si contrae facilmente e l'ultimo decesso umano in Europa, peraltro dovuto a casualità, risale al 1970».

IL TIRRENO
6 NOVEMBRE 2009
 
Un ambulanza veterinaria per la fauna ferita o in difficoltà
 
LUCCA. La Provincia di in soccorso della fauna ferita, abbandonata o in difficoltà. L’assessorato provinciale all’agricoltura ha stipulato un’apposita convenzione con l’associazione no-profit “Il Moscardino” con sede in Versilia per la raccolta e la consegna della selvaggina ferita su tutto il territorio provinciale. L’accordo segue un’altra convenzione simile che l’ente di Palazzo Ducale ha firmato con il centro di recupero animali selvatici l’Assiolo di Ronchi.  L’accordo segue una convenzione simile che l’ente di Palazzo Ducale ha firmato a suo tempo con il centro di recupero animali selvatici l’Assiolo di Ronchi di Massa.  «È una competenza che ci assegna la legge regionale quella di prestare soccorso alla fauna selvatica trovata ferita - precisa l’assessore provinciale Alessandro Adami - e si tratta di un compito anche gravoso poiché ogni anno si superano i 300 esemplari recuperati e consegnati al centro di Ronchi di Massa.  «Questa delicata attività era svolta finora dagli agenti della polizia provinciale, ma il moltiplicarsi delle competenze a cui deve far fronte tale struttura della Provincia rendeva sempre più problematico il proseguimento del compito assegnato.  «Ecco, quindi, che abbiamo studiato la possibilità, in un’ottica di sussidiarietà, di affidare ad un soggetto esterno, in questo caso un’associazione di volontariato, il compito di gestire un servizio di “ambulanza veterinaria” che, su segnalazione dei cittadini, provveda prontamente al recupero della fauna selvatica, consegnandola alle cure competenti dei veterinari dell’Assiolo. Un centro che, ogni anno, accoglie e riabilita per la reintroduzione in natura centinaia di esemplari di avifauna e mammiferi provenienti dalla Toscana del nord e dalla vicina Liguria».  Per questa attività la provincia di Lucca ha messo a disposizione dell’associazione un’utenza cellulare e un Fiat Fiorino appositamente preparato per il recupero degli animali mentre l’attività degli operatori, facendo parte di un sodalizio no profit, è svolta esclusivamente su base volontaria.  L’assessorato provinciale invita i cittadini che dovessero rinvenire fauna selvatica ferita o in difficoltà a rivolgersi al numero 348 8860685 per attivare il pronto intervento dei volontari che saranno in grado di assicurare, in breve tempo, il ritiro e il successivo ricovero degli esemplari nella struttura specializzata.

IL PICCOLO
6 NOVEMBRE 209
 
Trieste, balenottera e delfini in porto
 
di CLAUDIO ERNÈ
 
TRIESTE Due giorni fa la balenottera comune, giunta nelle acque del golfo, aveva ”ispezionato” a lungo il braccio di mare antistante il Porto Vecchio. Ieri invece di buon mattino il cetaceo è entrato nuotando in superficie nel vallone di Muggia, si è soffermato a un centinaio di metri dal pontile dell’oleodotto transalpino, si è affacciato brevemente al canale industriale di Zaule ed è passato davanti alla banchina ”rinfuse” della Ferriera di Servola. Lì, immerso nel fango, giace dal 9 dicembre 1917 lo scafo della corazzata Wien, affondata dai siluri lanciati dal mas di Luigi Rizzo. La balenottera, lunga una dozzina di metri, è stata scortata da una motovedetta della Capitaneria di Porto. Per due o tre volte lo scafo a motore ha cercato di avvicinarsi alla balenottera, ma il grande mammifero non ha dato confidenza e ha ristabilito subito le distanze, immergendosi e sparendo alla vista dei marinai. Lì, nel canale delle petroliere, la profondità raggiunge i 25-26 metri. In questi giorni l’acqua è opaca e come hanno raccontato i sub dei vigili del fuoco «non si vede a un metro di distanza». Il cetaceo, col suo sofisticato sistema di ecolocalizzazione a onde sonore, non ha avuto problemi a orientarsi. Alla stessa ora, poco al largo di Barcola e poi della Diga vecchia, sono stati visti nuotare in superficie due delfini o meglio due Tursiopi: uno grosso, l’altro di minori dimensioni, tant’è che Maurizio Spoto, direttore della Riserva che il Wwf gestisce a Miramare, ritiene probabile che si possa trattare di mamma e figlio. «Ho visto i due delfini dalla finestra della nostra caserma» ha raccontato il colonnello Davide Capano, comandante del reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza che ha sede in Sacchetta: «La coppia era a pochi metri dal fanale rosso della Diga vecchia. Un nostro equipaggio a bordo di un gommone ha seguito i due mammiferi per una mezz’ora tenendosi a debita distanza». Un altro delfino della stessa specie ieri mattina tra le 6.30 e le 7 è stato portato in salvo da tre persone che si allenavano correndo sull’arenile di Grado. L’animale, un metro e mezzo di lunghezza e dal peso stimato di una ottantina di chili, è stato a fatica riportato in acque più profonde dove ha ripreso a nuotare normalmente. Mistero sui motivi dello spiaggiamento. Va aggiunto che la presenza di svariati esemplari di Tursiope nell’Alto Adriatico è ormai stabilizzata. Una popolazione di un centinaio di esemplari ha scelto di insediarsi nel Quarnero, in un’area delimitata dalle isole di Cherso e Lussino e dagli isolotti di Cutin, Trstenik, Oruda. Per censire tutti i cetacei presenti nel Mediterraneo, da più di vent’anni è attivo l’Istituto Thetys che attraverso le immagini fotografiche realizzate in anni e anni di campagne è riuscito a identificare 1300 tra balenottere comuni, capodogli, zifi, globicefali, grampi, tursiopi e delfini comuni. Le loro ”impronte digitali” sono rappresentate dai segni particolari presenti sulle pinne e sulle code. Ecco perché è tanto importante realizzare immagini ben leggibili degli esemplari presenti in golfo. Va aggiunto che in Adriatico è stata finora storicamente censita la presenza di sole 26 balene.

IL PICCOLO
6 NOVEMBRE 2009
 
Delfino sulla spiaggia di Grado salvato all'alba da tre maratoneti
 
di ANTONIO BOEMO
 
GRADO (GO) -  Nonostante il freddo pungente e la temperatura dell’acqua, tre uomini tutti gradesi, che stavano correndo di buon mattino lungo l’arenile, si sono spogliati rimanendo in mutande, sono entrati in acqua per trascinare al largo, e salvarlo da morte certa, un delfino che si era insabbiato in spiaggia, nella zona dinanzi alle Terme Marine. Ci sono riusciti trascinando il cetaceo, che probabilmente si trovava sul bagnasciuga da qualche ora, il più lontano possibile dalla spiaggia. Il fatto è accaduto ieri mattina dopo le 6.30. Il gruppetto di persone che ogni mattina fa una corsa lungo la battigia ha così salvato un giovane delfino lungo circa un metro e mezzo e con un peso di 80 chili. Dopo vari tentativi ha ripreso conoscenza e orientamento, allontanandosi al largo. Non è una coincidenza che unitamente alla presenza di qualche balena ci siano nelle vicinanze anche dei delfino. Ed è ciò che è accaduto anche in questi ultimi due giorni tant’è che nel golfo di Trieste è stata vista e fotografata la balena e a Grado sia stato salvato il delfino. Il delfino aveva evidentemente perso l’orientamento, chissà, forse spaventato dal passaggio di qualche nave, ed ha finito per insabbiarsi sulla spiaggia dell’Isola del Sole più o meno di fronte allo stabilimento termale. A notare la presenza del mammifero è stata una dipendente comunale, Patrizia Ros, che ha immediatamente chiamato (l’aveva visto passare poco prima) Rino Ferrazzo. A quest’ultimo si è poi aggiunta un’altra persona non gradese che quasi certamente abita a Pineta. I tre hanno cercato di trascinare l’animale in acqua ma con molta fatica. In quel momento la temperatura dell’aria era di circa 9 gradi e quella del mare attorno ai 13. Sul posto sono nel frattempo arrivati, anche loro correndo, Bruno Chiusso e Oscar Pastoricchio. Il delfino non ne voleva sapere di riprendere il mare. Ecco allora la decisione di spogliarsi e entrare in acqua. E cammina, cammina, trascinando il delfino, ai tre gradesi l’acqua è arrivata sino all’altezza dell’ombelico. L’animale ha ripreso quindi a muoversi ma era ancora spaesato tanto che ci sono voluti tre interminabili minuti affinché riprendesse cognizione. A quel punto lesti, lesti i tre coraggiosi gradesi sono tornati a terra, si sono rivestiti, sono corsi in un bar a bere qualcosa di caldo e sono filati a casa a cambiarsi mentre il delfino è scomparso dinanzi ai loro occhi mentre ormai la luce del giorno aveva rischiarato tutto l’ambiente.

LIBERO
6 NOVEMBRE 2009
 
TRIESTE: GUARDIA COSTIERA, SEQUESTRATI 18 PESCI SPADA E 7.100 KG DI PRODOTTI ITTICI
 
Trieste - Nell'ambito di 20 controlli sulla filiera ittica, personale della Guardia Costiera di Trieste ha sequestrato in regione 18 pesci spada di taglia inferiore a quella stabilita dalla legge e 7.100 kg di pesce. Nove pesci spada sono stati sequestrati presso il mercato ittico di Trieste: il pesce spada era a bordo di furgone di una ditta con sede nella provincia di Udine, pronto per essere commercializzato. Dopo aver informato il magistrato di turno della Procura triestina, Pietro Montrone, i militari della Guardia Costiera hanno raggiunto la piattaforma di distribuzione ittica della provincia di Udine, dove hanno sequestrato ulteriori 9 esemplari di pesce spada sottomisura. Il quantitativo totale di pesce sequestrato ammonta a 270 kg, per un valore commerciale del prodotto pari a circa 6.300 euro.La legge nazionale e i regolamenti comunitari vigenti indicano che l'esemplare di pesce spada debba avere una taglia minima di 125 cm o 25 kg, mentre quelli rinvenuti erano tutti inferiori a quella soglia, oscillanti tra il 110 e i 120 cm e tra 13 e 18 kg. Sotto il profilo sanzionatorio, e' previsto l'arresto da 1 mese a 1 anno o l'ammenda da 516 a 3.098 euro.

MESSAGGERO VENETO
6 NOVEMBRE 2009
 
Ecco lo stinco di maiale nella tradizione di Sauris
 
Provincia di Udine - DOVE & QUANTO I prodotti Wolf si possono acquistare in diversi punti vendita regionali, nella grande distribuzione e in negozi specializzati. Lo stinco, in particolare, confezionato sottovuoto e congelato si trova esclusivamente nel punto vendita aziendale, a Sauris di Sotto, 88. Telefono 0433.86054. Sito: www.wolfsauris.it Noce, scamone, girello, scaloppine, carré, spalla, costolette o costine, braciole e filetti, lonza e lombo, anche lingua... in macelleria si può scegliere tra numerosi tagli del maiale. Molti ma non tutti perché lo stinco - presente nel menu di moltissimi ristoranti e trattorie friulane - non è facile da trovare, spesso bisogna ordinarlo. Grande classico della cucina invernale di tradizione, taglio di suino accuratamente selezionato, lo stinco del prosciuttificio Wolf di Sauris è pronto per essere cotto, in ricette elaborate, o semplicemente al forno. Come conferma anche un grande cultore delle tradizioni popolari della montagna friulana, Pietro Adami, anticamente il maiale nell’economia domestica della Carnia, caratterizzata da una scarsa disponibilità di carne, aveva un’importanza capitale. Giunto novembre e macellato l’animale, le carni del maiale venivano pazientemente divise: la maggior parte era utilizzata per i diversi insaccati, alcuni altri erano consumati di lì a poco. Tra le genti carniche, i saurani, d’origine carinziana, si distinsero presto nell’arte della norcineria; e, tra questi, Pietro Schneider che nel 1862 - con il soprannome “Wolf” - decise di mettersi alla prova firmando i suoi prosciutti caratterizzati da una sapiente affumicatura. Da quel lontano 1862 la tradizione è stata mantenuta di generazione in generazione tant’è che, esattamente a cent’anni, un nipote di quel Pietro Schneider, Beppino Petris, fece nascere il prosciuttificio Wolf. Era il 1962. Negli ultimi decenni i prosciutti sono stati affiancati da una selezione di altri prodotti tradizionali: tra queste lo stinco.

HELP CONSUMATORI
6 NOVEMBRE 2009
 
SICUREZZA ALIMENTARE. Nel Mediterraneo la prima produzione di tonno certificata
 
di Francesca Nacini
 
Attività di pesca rispettosa dei principi di ecosostenibilità, etici e lavorativi, nonché patrimonio storico e culturale dell'umanità. Per questi motivi ieri la Fondazione Acquario di Genova Onlus ha rilasciato la certificazione internazionale Ecocrest alla Carloforte Tonnare PIAM s.r.l., società che gestisce le antichissime tonnare fisse di Porto Scuso e Isola Piana-Carloforte, entrambe nei pressi dell'Isola di San Pietro in Sardegna. È la prima volta che la certificazione, nata a Genova nel 2003 per premiare non solo un uso razionale e sostenibile della risorsa ma anche una politica aziendale volta al maggior rispetto di tutti gli aspetti ambientali ed etici (oltre che delle norme ILO dell'ONU sul lavoro), viene attribuita a un'azienda che opera con il tonno, specie sovrasfruttata e con noti problemi di gestione. Il riconoscimento è se possibile ancora più importante perché rilasciato per la prima volta a prodotti acquatici provenienti dal Mediterraneo. La certificazione Ecocrest copre l'intera produzione 2009 delle tonnare della Carloforte, dal pescato fresco, all'inscatolato fino a prodotti accessori come la bottarga, e riconosce gli sforzi di quest'impresa che ha saputo nel tempo rispettare tutte le norme di pesca, ambientali e lavorative, attendendo il tonno lungo il suo passaggio vicino alla costa senza inseguirlo in mare aperto, e impegnandosi anche nel settore dell'energie rinnovabili con la prossima installazione di un vasto impianto fotovoltaico per i fabbisogni interni.Il processo di certificazione è durato due anni, è stato gestito dall'Acquario di Genova e si è basato su ispezioni indipendenti condotte da un'istituzione scientifica riconosciuta come il Dipartimento di Biologia Animale e di Ecologia dell'Università di Cagliari, in collaborazione con la Capitaneria di Porto di Cagliari.Il marchio Ecocrest vuole infine essere pure di sostegno alla preservazione storica di quelle che sono due delle dieci ultime tonnare fisse del Mediterraneo, risalenti addirittura al 1497 (Porto Scuso) e 1698 (Isola Piana-Carloforte).

SABATO SERA ONLINE

6 NOVEMBRE 2009

 
Germania: allarme per l'arrivo della pantera nera
 
Germania. Una pantera nera sta seminando ormai da settimane il panico in Europa occidentale. Un cercatore di funghi tedesco sarebbe riuscito a filmare l'animale documentando così l'arrivo della pantera in Germania. L'animale si troverebbe ora nei boschi intorno ad Aquisgrana.
"Prima ho pensato che si trattasse di un grosso cane", racconta alla Bild Jean Claude Gabriel, il cinquantenne che era andato a funghi. "Poi ho riconosciuto la belva. Era alta una novantina di centimetri, la coda lunga almeno 30 ". L'uomo si è fermato ha estratto il cellulare e filmato l'animale.
Secondo la polizia l'animale sarebbe fuggito da un'abitazione privata di Anneville, in Francia. Da agosto la pantera è stata avvistata 16 volte, in Francia, Belgio e Olanda. Ora ha portato le proprie tracce in Germania.

CITY
6 NOVEMBRE 2009
 
Scoperto il “bar sotto il mare” degli squali bianchi
Tra la California e le Hawaii, c’è un punto in cui gli squali si ritrovano per riprodursi, mangiare o “stare insieme”
 
 
I grandi squali bianchi non vagano per gli oceani senza meta, ma seguono delle rotte ben precise. È quanto ha scoperto uno studio scientifico del National Park Service, durato 10 anni, che ha seguito i movimenti di 179 esemplari del Pacifico. Gli studiosi hanno appreso che gli animali presi in esame non solo dividono il loro tempo tra la California e le Hawaii, ma s’incontrano a metà strada per riprodursi, cibarsi, o semplicemente “stare insieme»”
Il bar sotto il mare
La fotografia scattata agli squali dagli esperti e pubblicata sul Proceedings of the Royal Society B sfata dunque il mito dei pescecani animali solitari. Tanto che per sottolineare la scoperta gli scienziati hanno deciso di soprannominare la zona d’incontro “white shark café”. Ovvero il bar (sotto il mare, citando uno dei più strepitosi libri di Stefano Benni) degli squali bianchi. “Quello che abbiamo appreso - ha detto al Times Scot Anderson - è che non vagano per i mari senza scopo, ma anzi sono predatori molto selettivi”.
California, Hawaii e bar
L’agenda dello squalo del pacifico prevede allora una permanenza in California da agosto a dicembre - e in questo lasso di tempo il suo itinerario tipo include anche una puntatina nella baia di San Francisco, non di rado passando sotto il Golden Gate - mentre la primavera e l’estate sono dedicate alle acque delle Hawaii. Senza dimenticare un salto al “bar” per uno spuntino, un’avventura galante, quattro “chiacchiere” con gli amici.

ASYLUM
6 NOVEMBRE 2009
 
LOTTA UOMO-ANIMALE: LA MEDUSA DI NOMURA E LO SCOIATTOLO ALBINO
 

 

 

In Giappone una medusa gigante ha segnato un punto sugli umani quando ha rovescato un peschereccio di dieci tonnellate mentre l'equipaggio cercava di tirare a bordo la propria pesca.
Dozzine di meduse di Nomura hanno quindi affondato la barca Diasan Shinsho-maru mandando in mare tre uomini dell'equipaggio, come ha riportato il The Mainichi Daily News.
Questo floscio personaggio marino può pesare fino a 200 chilogrammi e misurare fino a due metri di diametro.A quanto pare i mari giapponesi sono stati presi d'assalto dalle meduse quest'anno. Gli esperti credono che il tempo e le condizioni dell'acqua nelle coste della Cina abbiano creato le condizioni ideali per la crescita della specie nei mesi scorsi. Un esperto ha detto che "Un tifone di meduse giganti ha colpito la nazione".Le meduse di Nomura si azzuffano con gli uomini da anni in realtà. Il fastidioso animale distrugge le reti ed è in grado di disattivare stazioni nucleari bloccando le pompe per il raffreddamento dei reattori. Ma tutti i pescatori sono stati portati in salvo e siamo certi che lotteranno ancora per avere la supremazia su questi animali malvagi.Nel frattempo, a Dorking, nel Surrey, un uomo ha sottolineato il suo dominio tecnico su una bestia, investendo uno scoiattolo albino . "Percy", un eroe della storica cittadina stava attraversando la strada, poco lontano da High Street, quando un motociclista lo ha schiacciato.Lou Gardey è stato il primo ad arrivare sulla scena dopo l'incidente, "Qualcuno gli è semplicemente andato addosso e se ne è andato lasciandolo lì sulla strada", ha detto, "sono andato a prendere una sacca per lui e ho chiesto in prestito una vanga per seppellirlo".Ora tutti i suoi fans stanno lasciando frasi di addio sulla sulla pagina Facebook.


IL SOLE 24 ORE
6 NOVEMBRE 2009
 
Nessuno come i cavalli arabi
 
Daniele Lorenzetti
 
Pochi animali appartengono alla memoria e all'immaginario di un popolo come il purosangue arabo. Racconta un mito che Dio fece uscire i puledri dal mare agitato, e furono loro a insegnare al vento la velocità. Una storia tra le tante del Corano e della letteratura mediorientale, dove il cavallo è oggetto di un amore quasi mistico. «Nulla è più intenso – cantò un poeta islamico – che cavalcare a briglie sciolte verso l'infinito». Se l'epica e il sacro sono un bel pezzo del fascino di questa razza equina, considerata la più nobile e la "miglioratrice" di tutte le altre, l'ambiente deserto ne fu il selezionatore, e i nomadi a lungo i compagni di vita, che ne decantavano la bellezza in versi: fronte camusa e collo tornito, carattere affettuoso e spirito d'acciaio.L'arabo più bello del mondo anche quest'anno sarà eletto a dicembre, al Salon du cheval di Parigi, da una autorevole giuria internazionale. Il favorito della vigilia è uno stallone grigio di linea egiziana, nato in Israele e allevato in Germania, di nome Al Lahab. Dieci anni sulla groppa, curve mozzafiato, e tutte le carte in regola per vincere, di certo è una meraviglia di animale, così famoso nell'ambiente da avere un sito Internet e una "photo gallery" tutti per sé: Al Lahab puledro appena nato, Al Lahab campione predestinato, Al Lahab finalmente decorato. Prova vivente, se ce ne fosse bisogno, che il mito dell'arabo resiste anche oggi, e si sposa volentieri con il business.«Solo in Italia sono quasi ventimila i purosangue arabi con pedigree registrato», dice a IL Pierluigi Rota, segretario dell'Anica (Associazione nazionale italiana del cavallo arabo). La febbre dell'acquisto è alta, tanto che ormai si affitta l'utero delle fattrici o si compra direttamente l'embrione: «C'è chi lo fa solo per hobby e chi, a furia di correre, finisce per demolire un cavallo all'anno». È questa l'altra faccia dell'endurance, sport dove l'arabo non conosce rivali: centosessanta chilometri di maratona che rievocano le cento miglia dei pony express americani, uomo e animale insieme, spingendo al limite le forze.È la fine di settembre e siamo agli Europei Open di Assisi, la prova di endurance più importante del 2009 fotografata da IL per questo servizio. Alessandro Marconi ha iniziato come maniscalco trasferendosi dieci anni fa da Parma a Dubai. Ora allena uno dei figli dell'emiro del Bahrain. E spiega, aggirandosi per le scuderie alla vigilia della partenza: «Lo sport lo hanno letteralmente inventato gli Stati del Golfo, foraggiando un circuito di eventi in giro per il mondo». I premi in palio sono poco più che l'onore in Europa, ma una montagna di soldi nelle sfide nel deserto, dove il vincitore può aggiudicarsi fino a un milione di euro. La stessa cifra, più o meno, che valgono i cavalli al top della disciplina.
La caduta del sultano
Se il grosso del mercato è fatto da semplici appassionati, «gli affari che contano sono sempre appannaggio di pochi. Senza considerare il problema del doping», sostiene Tiziana Benedetti, agguerrita neopresidente dell'Associazione purosangue arabo italiano. Qualche caso, debitamente ovattato, ha sfiorato anche i campioni dei signori del petrolio, per i quali montare un arabo è come imparare a camminare, e l'endurance sport nazionale. Tra i fan più accaniti, e abituali frequentatori delle rassegne iridate, si contano il tredicesimo Capo di Stato della Malesia, sultano Mizan Zainal Abidin (ritiratosi ad Assisi per una caduta), e molti sceicchi come Mohammed Al Maktoum, principe di Dubai e primo ministro degli Emirati. Riassume il ventiduenne Nasser Al Khalifa, figlio del re del Bahrain: «Amo follemente i miei cavalli e scrivo poesie su di loro, anche se forse dovrei odiarli un po'. Quando li ami troppo non riesci a spingerli al limite».
L'endurance te lo dipingono così, miscela di amore e crudeltà. Come poteva essere altrimenti per una gara che comincia al buio delle cinque di mattina, e dura lo spazio di un'intera giornata? A ogni controllo veterinario, i cavalli vengono sottoposti a una dose di docce gelate che servono a rallentare il battito cardiaco prima di ripartire. «Una mezza tortura», sbotta qualcuno. Ma agli sceicchi l'endurance piace. Infatti a Dubai hanno progettato e costruito Meydan City, un'intera città consacrata all'equitazione.
E tuttavia, proprio la geografia riserva più di una sorpresa. Per secoli, la tradizione dell'asil, ovvero del cavallo "puro" nella definizione di Allah, restò ancorata alla penisola arabica. Le fattrici venivano cresciute a datteri e latte di cammella e – considerate più affidabili degli stalloni – cavalcate per razziare il nemico. Ogni mescolanza di sangue con esemplari provenienti da montagne e città confinanti era vietata. Poi, con l'invasione dei Mori e le crociate, il cavallo arabo iniziò la conquista dell'Europa, intrecciandosi alle razze locali. Finì raffigurato nei dipinti di corte, oppure esposto nelle fiere del bel mondo. Furono tre stalloni importati in Inghilterra, il Darley Arabian, il Byerly Turk e il Godolphin Arabian, a fondare la linea del purosangue inglese. E pure Napoleone Bonaparte, rischiata la sconfitta contro la cavalleria egiziana, si presentò alle battaglie successive in sella a uno stallone di nome Alì. Ma chi l'avrebbe detto che la terra promessa di questi animali alla fine sarebbe diventata l'America?
 
FOTO
http://foto.ilsole24ore.com/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura//2009/IL-cavalli-arabi/IL-cavalli-arabi_fotogallery.php?id=6
 

 

            06 NOVEMBRE 2009
VIVISEZIONE - SPERIMENTAZIONE

 

GALILEO

6 NOVEMBRE 2009

 

Sequenziato il genoma del cavallo e del maiale

Completati i primi progetti di sequenziamento del Dna di due tra i più importanti animali domestici

 

 

Si allunga la lista degli animali domestici di cui conosciamo il genoma. In un articolo pubblicato su Science, un gruppo di ricerca pubblica il sequenziamento del Dna di un cavallo domestico. Quasi contemporaneamente, al meeting del Wellcome Trust Sanger Institute di Hinxton (Gb), è stato annunciato il sequenziamento del genoma di un maiale da allevamento. I due studi forniscono preziose informazioni sui processi di domesticazione, variabilità genetica tra razze, similarità e differenze con gli esseri umani.Il primo articolo presenta i risultati di uno studio cominciato tre anni fa dal Broad Institute del Mit e di Harvard. Al progetto, basato su una collaborazione internazionale che lavora da dieci anni al cosiddetto Horse Genome Project, ha partecipato anche l’Università di Pavia. Attraverso una tecnica di sequenziamento del Dna - nota come elettroforesi capillare - i ricercatori hanno sequenziato l’intero genoma di una femmina di cavallo domestico (Equus caballus) di razza Thoroughbred. Dall’analisi dei 2,7 miliardi di “lettere elencate”, è emerso che circa il 53 per cento dei geni si trova sui cromosomi nella stessa posizione occupata dal corrispettivo gene sul cromosoma umano, un fenomeno noto come sintenia. Secondo i ricercatori questa scoperta potrebbe autare in futuro la ricerca sulle malattie genetiche, dal momento che cavalli e esseri umani ne condividono circa novanta 90. L’analisi del Dna equino ha riservato un’altra sorpresa. Osservando il cromosoma 11, i ricercatori hanno scoperto un nuovo centromero. I centromeri, elementi necessari alla replicazione cellulare, sono le regioni centrali dei cromosomi costituiti da sequenze ripetute di Dna. Il nuovo centromero è funzionale e stabile, ma non possiede sequenze ripetute di Dna. Si tratterebbe, dunque, di un’acquisizione recente nel panorama evolutivo dei mammiferi.Per quanto riguarda il maiale, lo studio presentato riassume i risultati di un progetto nato venti anni fa per sequenziare l’intero Dna di un maiale (Sus domesticus). Ha coinvolto università e centri specializzati di tutto il mondo, raccogliendo finanziamenti per 24,3 milioni di dollari. Il genoma sequenziato, completo al 98 per cento, appartiene a un maiale di razza Duroc. Dalla sua analisi, i ricercatori sperano di poter isolare i geni utili per migliorare produzione e riproduzione e far luce sui processi immunitari e fisiologici propri della specie, anche con l’obiettivo di tutelare le numerose razze selvatiche ancora esistenti. Considerato che i maiali sono da sempre un utile modello per lo studio delle patologie umane, i risultati del progetto, pubblici e senza alcun brevetto, serviranno a promuovere la ricerca in campo cardiovascolare, polmonare, gastrointestinale e immunologico anche della nostra specie.


AGI
6 NOVEMBRE 2009
 
Scoperta apre strada a nuovi metodi per la lotta a ematociti cancerosi
INTERAZIONE TRA 2 GENI CAUSA LEUCEMIA AGGRESSIVA
 
Bruxelles - L'interazione di due geni, entrambi cancerogeni presi singolarmente, puo' causare la leucemia aggressiva. E' quanto ha scoperto un gruppo di ricercatori dell'Accademia Sahlgrenska dell'Universita' di Gothenburg in uno studio pubblicato sulla rivista Blood e riportato dal notiziario Cordis. La leucemia e' causata dalla proliferazione dei leucociti nell'organismo. Esistono varie forme della malattia - ad esempio la leucemia acuta e quella cronica - alcune delle quali sono piu' aggressive di altre, come ad esempio la leucemia mielogena acuta (Aml). Nella leucemia i leucociti colpiti a volte invadono altri organi del corpo - spesso i linfonodi, il fegato o la milza - portando a una grave compromissione del sistema immunitario. In Svezia ogni anno la malattia viene diagnosticata in circa 900 persone. Il team ha fatto la propria scoperta mentre stava compiendo degli esperimenti su topi geneticamente modificati. Anche se i due geni sotto esame sono spesso presenti in forma mutata nella leucemia acuta, e' comunque raro che le mutazioni avvengano contemporaneamente. Finora gli scienziati credevano che i geni mutati causassero la stessa reazione: un'aumentata attivita' della proteina cancerogena Ras, che causa una piu' rapida proliferazione degli ematociti. "Si tratta di una scoperta sorprendente, che indica che alla base dello sviluppo dei tumori c'e' un meccanismo che ancora non e' stato individuato. Essa apre la strada a nuovi metodi per la lotta agli ematociti cancerosi che presentano mutazioni NF1", ha detto il professor Martin Bergo, che ha guidato la ricerca all'Accademia Sahlgrenska. Uno dei due geni riguarda i codici per la proteina Ras. L'altro gene, che riduce l'attivita' della proteina Ras, concerne i codici per la proteina NF1. Il team Sahlgrenska, che aveva lavorato in precedenza con due diversi tipi di topi - uno con la mutazione Ras e l'altro con la mutazione NF1 -, ha osservato il lento sviluppo della leucemia in entrambi i tipi di topi. Ma quando questi sono stati combinati insieme, e' stato osservato lo sviluppo di una forma di leucemia fortemente aggressiva nei topi che presentavano mutazioni in ambedue i geni. "Il corrispondente aumento nella segnalazione Ras non riesce a giustificare il forte aggravamento dell'aggressivita' della malattia e cio' significa che la proteina NF1 potrebbe avere un ruolo diverso nello sviluppo della leucemia di quanto si credesse finora, e magari non coinvolge affatto la proteina Ras", ha detto il professor Bergo. "La scoperta offre la possibilita' di sviluppare nuovi trattamenti per i pazienti che presentano mutazioni nella NF1", ha aggiunto. In collaborazione con un altro team dell'Accademia Sahlgrenska, i ricercatori stanno ora analizzando il ruolo della proteina NF1, per riuscire a sviluppare nuovi trattamenti per la leucemia aggressiva.

LA STAMPA
6 NOVEMBRE 2009
 
La marijuana per curare lo stress post-traumatico
I cannabinoidi controllano il rilascio di ormoni
 
Questa volta l'uso di una "droga" potrebbe rivelarsi utile; ovviamente non fumata ma utilizzata sotto controllo medico nel trattamento dello stress post-traumatico.
Questo tipo di disturbo colpisce le persone che sono state oggetto di un evento traumatico come un incidente, un fatto violento subito o a cui si è assistito, un atto terroristico o - cosa di cui abbiamo parlato all'epoca dell'evento - un terremoto.
La condizione che caratterizza i soggetti colpiti è che i sintomi persistono anche molto tempo dopo l'accadimento del fatto e tra questi ci sono ansia, depressione, attacchi di panico, disturbi fisiologici e altri. Oggi, un nuovo studio ad opera di ricercatori israeliani, suggerisce che l'utilizzo di cannabinoidi, utilizzati in questo caso in forma sintetica, potrebbero aiutare le persone affette da stress post-traumatico.  Lo studio, per il momento ha ottenuto risultati che fanno ben sperare unicamente sui topi, tuttavia i ricercatori sono ottimisti e confidano che gli stessi risultati si possano eventualmente ottenere anche sugli esseri umani.  Per arrivare alle loro conclusioni, gli scienziati del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Haifa (Israele) hanno sottoposto un gruppo di topi a stress fisico e mentale e poi hanno misurato le reazioni. Dopodiché hanno iniettato in essi del THC in forma sintetica.Dalle analisi è emerso che
la marijuana sintetica limitava il rilascio dell'ormone dello stress nel cervello andando ad agire sulla memoria e i ricordi traumatici.
Il dr. Akirav che ha supervisionato lo studio, condotto da uno studente, ha dichiarato: «I risultati della nostra ricerca dovrebbero incoraggiare indagini psichiatriche sull'uso di cannabinoidi nei pazienti affetti da stress post-traumatico».

LA PROVINCIA PAVESE
6 NOVEMBRE 2009
 
Il genoma del cavallo aiuterà l uomo
 
PAVIA. Capire quali cavalli corrono più forte e curare artriti e allergie umane si potrà fare grazie alla descrizione della sequenza completa del genoma del cavallo, ricostruita da scienziati di venti nazioni e pubblicata oggi su Science. Ma si potrà anche scoprire quali geni sono responsabili della differenza tra cavalli, asini, zebre e come queste specie si sono evolute.  In questo colossale progetto internazionale, l’Italia era rappresentata dal laboratorio del dipartimento di genetica e microbiologia molecolare diretto da Elena Giulotto, in particolare Elisa Magnani, Solomon Nergadze e Francesca Piras. Spiega la professoressa Giulotto: «Grazie ai risultati del sequenziamento del genoma del cavallo, si potranno individuare i geni alla base di malattie dei cavalli, genetiche e non solo, risalire alle cause della malattia, sapere quali sono gli esemplari migliori per la riproduzione. Ma anche aumentare le performance atletiche». Si potrà ora capire quali sono i geni che fanno correre più forte il cavallo, pur sapendo che non basta la genetica per stabilire se un esemplare sarà un campione. Gli ambienti dell’allevamento e dello sport sono dunque in attesa dei primi risultati pratici, e così iniziano a muoversi i capitali. Tanto che, spiega la docente, «negli Stati Uniti stanno già sorgendo compagnie biotech che studiano il genoma per avere cavalli sempre migliori».  Ma il genoma del cavallo potrà servire anche per trovar e cure per artriti o allergie del tutto umane grazie alle somiglianze tra queste malattie nell’uomo e nell’animale. E grazie al sequenziamento si potrebbe persino scoprire come funzionano i cromosomi, proprio grazie alla struttura studiata dal team pavese, il centromero. I diversi laboratori sparsi per il mondo lavorano dal 2006 al genoma equino utilizzando le stesse strategie sperimentali già applicate in precedenza al genoma umano. Il progetto è stato finanziato con 15 milioni di dollari dell’istituto per la sanità americano.

 

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