06 APRILE 2010

Animalieanimali

6 APRILE 2010

 

LASCIA IL SUO PASTORE TEDESCO SENZA CURE, VIENE CONDANNATO A QUTTRO MESI DI RECLUSIONE
Sentenza in provincia di Verona grazie alla denuncia della sede locale Lav.

 

Nel giugno 2007 a Bardolino, il pastore tedesco Attila che si era ferito gravemente ad una zampa, veniva lasciato dal suo proprietario in giardino senza cure, sotto il sole cocente e senza acqua. La ferita trascurata e infetta, con presenza di larve di mosca, provocava la necrosi totale dell’arto inferiore. Il povero animale non era più in grado di muoversi e riverso su un fianco, coperto da un telo di plastica, è stato trovato dagli attivisti della LAV, intervenuti sul posto a seguito di segnalazione di una passante.
Il veterinario presso cui gli animalisti hanno portato il cane è stato costretto a praticare l’eutanasia per porre fine alle atroci sofferenze di Attila per il quale non c’era più niente da fare.A seguito di denuncia della LAV, il Tribunale di Verona ha condannato il proprietario dell’animale per il reato di cui all’articolo 544ter (maltrattamento di animali) per la condotta omissiva da cui è derivata la morte di Attila: 4 mesi di reclusione, il risarcimento a favore dell’associazione animalista di 5.000 euro oltre alla rifusione delle spese di costituzione di parte civile liquidate in 1800 euro.“La sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Verona per il delitto previsto e punito dall’art. 544 I e ter codice penale implica il riconoscimento che l’adozione di un animale comporta l’assunzione di precisi doveri, fra cui rientra l’obbligo di cura” afferma il legale della LAV, Emanuela Pasetto. “Non adempiere a quest’obbligo è un’omissione che può integrare il reato di maltrattamento di animali. Nel caso del povero Attila l’omissione di cure ne ha provocato la morte e per questo motivo al proprietario è stata contestata l’ipotesi delittuosa aggravata. Ha trovato quindi conferma la tesi proposta sia dalla pubblica accusa che dalla parte civile LAV secondo cui non occorre, per ravvisarsi il maltrattamento, l’azione materiale volta a cagionare una lesione ad un animale, ad esempio percuotendolo o colpendolo, ma è sufficiente lasciarlo soffrire per mancanza di cure attraverso una condotta omissiva” conclude l’avvocato Pasetto.


IL GAZZETTINO DI TREVISO

6 APRILE 2010

 

Due meticci abbandonati

 

CONEGLIANO (TV) - Due meticci abbandonati, forse in occasione delle festività pasquali, o persi dai propri padroni. A segnalare la presenza dei due cani sono stati i cittadini che hanno notato i due animali girovagare spaesati per le strade cittadine. Attorno alle 9.30 di ieri la prima segnalazione, a Campolongo per la presenza di un cane di grossa taglia, simile ad un cane da caccia e pochi minuti dopo la seconda per un meticcio simile ad un barboncino in via XX Settembre. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia locale cittadina che li hanno recuperati con la collaborazione del servizio veterinario. Ora si provvederà alla verifica della presenza del microchip da dove potrebbero emergere ulteriori informazioni utili a rintracciare i proprietari. In alternativa verranno ospitati per qualche giorno nella clinica veterinaria e poi trasferiti nel canile di riferimento.


GAZZETTA DI PARMA

6 APRILE 2010

 

Spillo non c'è più - Diario di un addio

 

di Alessandro Bevini*

 

Questo è il diario dell’addio ad un amico, è la cronaca di uno dei momenti più difficili della mia vita, sicuramente del momento più irreale, il più crudele che abbia mai vissuto e che difficilmente potrò dimenticare.
30 dicembre
Siamo tornati da poco dalla solita passeggiata serale, il solito giretto al parco dove come sempre ha cercato di fare amicizia, nel solito modo un po’ turbolento, con il cagnetto di turno. Aspettiamo il momento del rientro della Cate e della cena, giochiamo come due bimbi, anche se insieme facciamo circa 110 anni, mi salta addosso, mi sale sopra, cerca di trascinarmi verso la cucina per un biscotto extra; nulla poteva far presagire che quella sera verso mezzanotte si sarebbe bloccato per non rialzarsi più sulle sue zampe.
Un problema alla spina dorsale, qualcosa (non so cosa) che spostandosi gli impedisce di reggersi sulle proprie gambe, è già successo, ne è sempre uscito. Le solite pasticche e il suo entusiasmo sono sempre stati la cura giusta.
31 dicembre
Se ne è andata la prima notte con poche ore di sonno, è agitato, soffre, cerca conforto nei nostri sguardi nelle nostre carezze e noi non gliele facciamo mancare; a mezzogiorno non si è ancora rialzato, siamo preoccupati, non fa pipì da più di dodici ore e in casa non la farà mai, gli è stato insegnato che è sbagliato, si si tratterra fin che gli sarà fisicamente possibile; rischia un blocco alla vescica; chiamiamo la veterinaria, verrà nel pomeriggio per mettergli il catetere; la preoccupazione cresce, non siamo mai arrivati a doverglielo mettere. Nel pomeriggio resto a casa solo con lui, lo trascorro seduto sul tappeto con lui, forse (spero) gli da tranquillità.
Alle 17 circa arriva la veterinaria per il catetere, lo ha già visitato a pranzo e gli ha fatto un iniezione di antidolorifico che, unito alla solita pillola dovrebbe aiutarlo e dargli sollievo, sono già trascorse quasi 4 ore e non ci sono stati benefici, ora ad essere preoccupati siamo in tre; lo cura da anni, lo tratta come un amico, gli parla in inglese, un inglese bisbigliato per me quasi incomprensibile, si dichiara disponibile a soccorrerlo a qualsiasi ora anche se oggi è l’ultimo dell’anno, basta una telefonata, ci salutiamo con un “buon anno”, speravamo di non sbagliarci…
Con la Cate decidiamo di andare ugualmente a cena con gli altri, anche se la voglia di festeggiare l’anno nuovo è poca; fuori nevica e i sensi di colpa cominciano a cadermi addosso come i fiocchi di neve.
Il senso di colpa di chi anche se per poche ore (torneremo prima dell’una) abbandona un amico che sta male e i sensi di colpa di chi pochi giorni prima lo ha fatto camminare, forse, un po’ troppo, affaticandolo; a lui piaceva starsene in giro con noi nel parco, camminare nei campi d’inverno, era domenica mattina nevischiava e gli ho concesso un giro un più lungo del solito, mi divertivo con lui.
1 Gennaio
Al rientro dalla cena lo troviamo in bagno tremante, è forse spaventato, i botti non sono la sua passione o forse è sofferente, si è mosso trascinandosi per la casa, la sua cuccia è schiacciata; probabilmente ha trovato la forza di arrivare al suo adorato letto; inizia una nottata insonne ce ne stiamo un po’ sul letto un po’ a terra accanto a lui, ci cerca sempre con lo sguardo, sembra chiedere aiuto, un conforto, quegli occhi ti spaccano il cuore; una nostra mano che lo coccola gli da alcuni piccoli istanti di tranquillità, di sollievo, troppo piccoli… Ci prende la mano tra i denti chiedendoci qualcosa, non so cosa, quello che prima era il metodo usato per ottenere un biscotto in più, ora lo utilizza per chiederci qualcos’altro, non so quanto avrei dato per donargli la parola in quegli istanti, per poterlo capire, per poter far ciò che mi chiede. E’finalmente mattina, la notte è sembrata infinita, la situazione non è migliorata sono più di 24 ore che non si alza sulle proprie zampe.
Contattiamo di nuovo la veterinaria, tornerà per il secondo catetere nel primo pomeriggio, intanto a pranzo ci raggiungono Sara e Luca, ma nemmeno questo lo fa alzare, anche se ne approfitta per mangiare tutto ciò che gli passiamo.
Dopo pranzo arriva la dottoressa, gli applica la solita cannetta per aiutarlo a fare pipì e inizia a farci capire che le cose non stanno andando come speravamo e ci dice per la prima volta, di iniziare a pensare  ad una soluzione estrema,un’altra giornata di questo tipo, di così tanta sofferenza, potrebbe essere razionalmente  eccessiva, sta arrivando il momento in cui dimostrargli quanto gli si vuole bene richiede l’atto più difficile.
Nel pomeriggio Sara e Luca se ne vanno; il loro saluto, quella grattatina che gli danno affettuosamente sulla testa ai miei occhi “suona” come  un addio. Caterina gli fa in serata la seconda iniezione di antidolorifico, è incredibile come l’amore verso quell’essere cosi “gigione” e casinista possa far trovare allla persona più dolce e in apparenza fragile, la forza e il coraggio per armeggiare con una siringa. Malgrado tutto non ci sono miglioramenti, trascorriamo la maggior parte del tempo sui teli buttati a terra per lui, perché non prendafreddo; siamo sempre più preoccupati, l’unica cosa che ci da ottimismo è che lui sembra vispo e come sempre l’appetito non gli manca; gli sto chiedendo da ore di stupirci ancora una volta, e “voilà” di rialzarsi scodinzolante alla ricerca di qualcosa da mangiare e di qualcuno che lo porti fuori, guardandoci con lo sguardo buffo e una ciabatta in bocca.
2 Gennaio
Ci aspettavamo una nottata lunga e complicata; di sicuro non immaginavamo una giornata cosi triste e probabilmente dolorosamente indimenticabile.
L’effetto dell’antidolorifico lo tranquilizza un po' e a noi concede un'oretta di sonno, verso l’una il suo continuo ansimare ed annaspare a terra per spostarsi, verso chissa quale destinazione, avrebbe impedito a chiunque di dormire; è sofferente e piu di sempre il suo sguardo e il suo ansimare ci sta chiedendo una mano, ci sta chiedendo aiuto.
Aiuto che per le nostre possibilità si limita ad accovacciarci al suolo sui teli accanto a lui, per fargli sentire che ci siamo, siamo li,non lo abbandoniamo; ma non è sufficiente l’agonia continua, le pensiamo un po tutte, anche di chiamare la veterinaria, ma come si fa alle 3 mezza di notte?!!
Continuianmo a parlargli, accarezzarlo, coccolarlo e lui ricambia ancora con quegli sguardi, prendendoci la mano dolcemente tra i denti…
“non ti capisco! Non ti posso capire!!” ma forse non hai idea quanto lo avrei voluto fare….
Sono le 4 passate, la Cate decide di provare con un'altra iniezione, e cosi facciamo. Aiutato da quest’ultima dosedi medicinale o forse soltanto dalla disperazione, dopo una decina di minuti si alza  come di incanto e non esita, punta alla porta per uscire, ci buttiamo addosso una giacca ed in ciabatte usciamo sul prato davanti a casa, non “andava di corpo” da quasi 3 giorni non ne poteva più, “la fa” più volte zampettando di qua e di la sulla neve, chi avrebbe mai pensato che sarebbe stata l’ultima volta?!
Rientriamo in casa, si sdraia a terra, sembra sfinito; sono le 5…. Dopo pochi minuti vomita, cosa succede? perché?
Ma poi si tranquilizza si mette giù, a “cuccia”; sembra voler dormire, è stata una notte lunga per noi non posso nemmeno immaginare quanto la sia stata per lui; andiamo a dormire pure noi, illusi e speranzosi che il peggio sia passato e che tra poche ore sia proprio lui a venirci a svegliare, come sempre, con il suo muso furbetto che richiede la colazione; non sarà cosi!
A dire il vero è proprio lui che ci sveglia verso le 7 mezza, ma non allegramente come sognavamo, a svegliarci è di nuovo il suo annaspare a terra per trascinarsi in camera verso di noi. E’ un risveglio orribile, lo osserviamo, e poi i nostri sguardi si incontrano, entrambi vorremmo che l’altro avesse la soluzione, un lieto fine, ma non è così; entrambi stiamo pensando alla soluzione ma non è quella tanto sperata. Gli occhi della Cate sono lucidi, sui miei sento la prima lacrima, la prima di una lunga serie quel giorno.
Mi alzo e cocciutamente gli preparo la colazione, le solita tanto amate crocchette; le guarda, le annusa e poi sposta il muso di lato,quasi disinteressato…  Insisto, cerco di convincerlo a mangiare, a mangiare un pochetto; non ne vuole sapere…mi crolla il mondo addosso, per lui rifiutare il cibo è impensabile, avrebbe mangiato 24 ore al giorno; sembra un segno di resa, di rassegnazione. Facciamo passare un po di tempo, mezzoretta, per poi ritentare ma il suo atteggiamento è lo stesso; ora se ne sta sdraiato a terra con il muso verso il muro, lì vicino al tavolo; non ci guarda piu, non ci chiede piu aiuto…
“No cazzo! Continua a crederci, guardaci! Alza la testa, rizza le orecchie…dai! Perfavore!!”
Ora siamo noi a guardarci in faccia, è finita… dobbiamo fare quella telefonata e fermare questa sofferenza, almeno per lui, basta soffrire!
Ai primi tentativi la veterinaria non risponde (il destino…) poi è lei stessa a richiamarci: “tra meno di un ora sono li”…. Caterina le chiede cosa dobbiamo fare e cosa dovremo fare “dopo;, saluta, riatacca. Caterina dice che se non abbiamo dove seppelirlo dovremo portarlo all’inceneritore, ma il suo sguardo è più eloquente di mille parole “ti prego no, l’inceneritore no! Trova una soluzione...”
A chi possiamo “rubare” un pezzo di giardino? Mia sorella ha da poco costruito casa, ha tanto cortile e giardino che al momento è ancora quasi un cantiere; la chiamo e ci da la loro disponibilità, Cate tira un piccolo, piccolissimo sospiro di sollievo.
Aspettiamo la dottoressa, sempre li seduti sul pavimento accanto a lui, le lacrime oramai non si contano più; suona il campanello…e a noi fa male come una coltellata, vorremmo quasi fingere di non aver sentito…. Quando entra in casaa il nostro stesso sguardo triste, in fondo anche per lei è un amico che se ne va.
Ci spiega tecnicamente ciò che accadrà e ci chiede conferma, uno sguardo tra noi e poi annuiamo; ora anche lei pur se dispiaciuta dice che è la cosa giusta, addirittura dice che forse era da fare prima, ma tutti quanti speravamo in un miracolo, ma non è accaduto.
Ora è un insieme di siringhe, di flebo di aghi e lui, sempre li sdraiato… la veterianria prepara tutto, e noi ora non riusciamo piu a staccarci da lui, carezze, abbracci, baci… cerchiaimo di rubargli l’ultimo sguardo, l’ultimo dolce sguardo, forse perché capisca che lo stiamo facendo per il suo bene. Prima un'iniezione di sedativo, e lui sempre li giu vicino a noi, poi la flebo con il barbiturico che lo anestetizzera totalmente, e da li in poi non sentirà piu nulla, piu nessun dolore.
Prima di farlo dice a Caterina di abbracciarlo, salutarlo, fargli sentire quanto bene gli vuole, lui capirà perché la ama troppo, perché sa che di lei si puo fidare, che qualsiasi cosa permette di fare è un atto d’amore.
Il barbiturico fa il suo effetto, si addormenta, la Cate con la testa tra le mani io non riesco a smettere di tenergli le zampe; ora le altre iniezioni….quelle che non avremmo voluto mai, ma che oramai sono l’unica soluzione, l’unico vero sollievo che potevamo concedergli…
Ciao Spillo ! Ti vogliamo un mondo di bene!!
Lo avvolgiamo con due teli, poi lo trasportiamo di forza noi due sulla macchina; la veterinaria se ne è andata con gli occhi lucidi e lo sguardo di chi ha vearamente perso un amico; è pesante la Cate fa un uno sforzo forse troppo grande per lei, e lo fa piangendo.
All’arrivo da mia sorella Enrico ha gia scavato buona parte della buca, ora tocca a me, sono un po troppo fighetto per sti lavori ma mi ci butto a “testa bassa”, fa freddissimo…
La Cate, mia madre, mia sorella cercano di darmi una mano, nonostante il freddo sono fradicio di sudore, la buca è finita; caliamo dolcemente, il piu dolcemente possibile Spillo all’interno di essa, ora bisogna coprirlo, ho quasi paura di fargli male con quella terra, Caterina prende una pala e comincia lei stessa a farlo….è straziata dal dolore, non smette piu di piangere; ma sembra quasi un atto dovuto, un atto d’affetto verso quel cagnone che tanto gli ha dato…
L’aiuto e in pochi eterni minuti è tutto finito, gli ultimi pezzi di terra su quel cumulo li sistemo con le mani, li “aggiusto” quasi a voler far sembrare quel posto piu gradevole, stiamo piangendo tutti.
Ed ora sono qui in casa a togliere le tue cose, il guinzaglio, la ciotola….ma non riesco a togliere il silenzio che hai lasciato….
Ci manchi Spillo…ci manchi tantissimo….e vogliamo immaginarti li nel paradiso delle crocchette, dove puoi mangiare tutto ciò che vuoi e trascorrere intere giornate giocando con altri cani.
GRAZIE SPILLO!!!
SEI STATO UN AMICO, UNO DEI MIGLIORI.
* un lettore


NOTIZIARIO ITALIANO
6 APRILE 2010
 
Gli animali sono stati affidati ad un rifugio
Fermato a Ventimiglia furgone con 100 cuccioli di cane
 
 
VENTIMIGLIA (IM) - Oltre cento cani che viaggiavano a bordo di un furgone, bloccato nei pressi del casello autostradale di Ventimiglia, sono stati sequestrati dal Corpo Forestale.
Dai controlli effettuati in collaborazione col personale veterinario è risultato che 21 cuccioli, avevano meno di due mesi di vita, un età che per la legge non consente la commercializzazione.
Un cucciolo di razza chow-chow era addirittura sprovvisto del microchip identificativo.
I cani di varie razze, che nonostante tutto viaggiavano all'interno del furgone in condizioni dignitose, provenivano dalla Slovacchia ed erano diretti a diverse localita' della Spagna dove sarebbero stati immessi sul mercato.
Sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Sanremo i due autisti, entrambi di nazionalita' slovacca, per utilizzo di falsa documentazione e per presunto maltrattamento degli animali, distaccati precocemente dalle cure materne.
I cuccioli sequestrati sono stati temporaneamente affidati a un rifugio per cani convenzionato con il Comune di Imperia.
Sono tuttora in corso accertamenti sanitari da parte del personale veterinario locale per stabilire lo stato di salute degli animali.

IL TIRRENO

6 APRILE 2010

 

Una buca con lance acuminate per catturare gli animali

 

Provincia di Lucca - DIECIMO. Una trappola mortale per gli animali. Una buca profonda alcuni metri e in fondo alla quale erano stati piantati pezzi di legno appuntiti, di fatto delle lance in grado di ferire e di provocare la morte di animali dopo atroci sofferenze, è stata scoperta lungo il greto del Serchio a Diecimo.  Sono stati alcuni cittadini a notarla e subito ci si è resi conto che quella buca rappresentava un grande pericolo non solo per gli animali ma anche per le persone, in particolare i bambini.  Davvero è meglio non pensare a cosa sarebbe potuto accadere se un piccolo vi fosse finito dentro.  Gli incoscienti che l’hanno realizzata probabilmente non ci hanno pensato. Le lance sono state tolte da qualcuno e sono state state lasciate di fianco alla buca in modo da non costituire pericolo e sul posto è intervenuta anche la polizia provinciale. Gli agenti in fondo alla buca hanno rinvenuto resti di cibo, frutta e granturco, che sarebbero dovuti servire ad attirare la selvaggina.  Una volta caduti nella buca gli animali sarebbero rimasti infilzati nei pali acuminati e sarebbero morti dopo inimmaginabili sofferenze.  In questo tratto del lungofiume passano soprattutto caprioli e forse erano proprio loro l’obiettivo di chi ha scavato quella buca.


IL TIRRENO

6 APRILE 2010

 

Trappola sul fiume

 

BORGO A MOZZANO (LU). Una buca profonda alcuni metri e in fondo alla quale erano stati piantati pezzi di legno appuntiti, di fatto delle lance in grado di ferire e di provocare la morte di animali dopo atroci sofferenze, è stata scoperta in Garfagnana lungo il greto del Serchio a Diecimo, nel comune di Borgo a Mozzano. Un pericolo anche per le persone.


IL CITTADINO

6 APRILE 2010

 

Gatto bloccato in un edificio
A Lentate si mobilita un quartiere

 

Cristina Marzorati

 

Lentate sul Seveso (MB) - Nella trappola del degrado del Cortilone di Cimnago ci è finito anche un gatto innocente. Non sono soltanto le prostitute a rovinare il sonno agli abitanti nel centro della piccola località, da circa un mese il vero allarme, con tanto d'intervento dei vigili del fuoco, lo ha scatenato un ammasso di pelo grigio lungo circa cinquanta centimetri. Il riferimento è a un gatto adulto, che un mese fa era stato avvistato dai residenti sul tetto dell'edificio fatiscente ancora intestato all'Ospedale Maggiore. La palazzina situata a due passi dalla chiesina di San Vincenzo, anni fa era stata interamente murata, porte e finestre erano state sostituite da mattoni e cemento, per evitare il bivacco di stranieri e clandestini appuntamenti delle solite squillo al lavoro sulla vicina Novedratese. Il gatto però non si sa come è riuscito a entrare nella casa, ma non ne è più uscito, cercando disperatamente la salvezza salendo sul pericolante tetto. Il miagolio ha naturalmente attratto gli abitanti della zona, che hanno chiamato i vigili del fuoco, ma arrivati sul posto i pompieri non hanno trovato alcuna traccia del felino. Una settimana fa, a un mese di distanza da quell'episodio, eccolo riapparire ancora sul tetto, spaurito miagola e fissa i cimnaghesi attratti dalla sua richiesta d'aiuto e finalmente qualcuno si è spinto oltre, i vicini più diretti che lo hanno sentito “piangere” anche di notte, inteneriti, hanno chiamato l'Ospedale Maggiore, che ha inviato una squadra di operai per aprire un varco nella palazzina. Piccone in pugno, è stato aperto un foro e posizionato a terra un piccolo vassoio con cibo per gatti, ma al momento non si sa che fine abbia fatto il micio, l'ultimo avvistamento risale a ieri mattina, venerdì 2 aprile, quando è nuovamente uscito allo scoperto, i vicini hanno chiamato i vigili del fuoco, ma lui non si è fatto prendere. La notizia dello sfortunato gattone potrebbe far sorridere o non interessare affatto, almeno chi non ama gli animali, ma il caso dell'animale rappresenta appieno il degrado in cui versa la povera Cimnago. L'avvio del cantiere di recupero del Cortilone aveva fatto ben sperare per la rinascita della piccola frazione, invece ancora oggi il “cuore” della località è malato eccome e nemmeno un povero gatto riesce a salvarsi da finestre e porte murate, che hanno trasformato una vecchia palazzina in un cimitero di piccioni. Già oltre al felino la costruzione è piena di volatili deceduti e il fetore che in questi giorni fuoriesce dal buco aperto per liberare l'animale, dimostra che la casa è una vera e propria bomba simbolo dell'abbandono del Cortilone.  


GAZZETTA DI MANTOVA

6 APRILE 2010

 

Cavallo in fuga centrato da un auto E stato abbattuto

 

GRAZIE (MN). Avevano voglia di libertà, ma uno di loro ha trovato la morte. Due cavalli di proprietà di un agricoltore di Grazie di Curtatone ieri sera verso le 21.30 hanno sfondato la rete del recinto all’interno del quale erano ricoverati e hanno attraversato la statale 10. In quel momento è arrivata un’auto che è riuscita ad evitare il primo cavallo ma non il secondo. Quest’ultimo, nell’urto con la vettura la cui parte anteriore è andata completamente distrutta, ha riportato gravissime lesioni. Illesi, ma molto spaventati, gli occupanti dell’auto, un uomo e una donna. Sul posto subito la Polstrada, una volante della questura, i vigili del fuoco e un veterinario.  Constatato che per l’animale non c’era più nulla da fare, il proprietario è stato costretto ad abbatterlo in strada con un colpo di fucile. Sulla statale 10 si è formata una lunghissima coda. Verso le 22.30 è stata recuperata la carcassa dell’animale e la strada è stata riaperta.


IL SECOLO XIX

6 APRILE 2010

 

Cavallo nel fosso recuperato dai pompieri

 

Finale (SV). È stato necessario l'intervento di una squadra dei vigili del fuoco del distaccamento di Finale per recuperare un cavallo caduto in un fosso mentre stava percorrendo un sentiero a Pian Marino, nella frazione Perti di Finale.
L'animale, infatti, a causa delle ridotte dimensioni del fosso, non riusciva a rialzarsi da solo. Ad aiutarlo ci hanno pensato i vigili del fuoco di Finale che durante le fasi di salvataggio, iniziate poco dopo le 16.30 e concluse due ore e mezza più tardi, lo hanno anche rifornito di acqua, cibo e zuccheri. Una volta rimesso in piedi, il cavallo è stato accompagnato sino alla fine del sentiero dove è stato preso in cura da un veterinario. Le condizioni dell'animale, comunque, sono buone.


LA GAZZETTA DI MODENA

6 APRILE 2010

 

Sotto sfratto il piccolo zoo dietro la canonica

 

Lesaignana (MO) - Un asino, due capre e una ventina di galline sono sotto sfratto a Lesignana. Il piccolo zoo di campagna che diverte i bimbi sul retro della canonica e che sinora è stato accudito dall’ex sacrestano, ha ricevuto dall’attuale parroco, don Mario, l’ordine di sgombero. «Da diversi anni - racconta il figlio Sauro Giuriati - mio padre ha avuto il permesso di tenere alcuni animali nella stalla recintata a pochi passi dall’abitazione. Abbiamo sempre tenuto tutto in ordine e pulito, nessuno ha mai avuto niente da ridire. Abitiamo qui a lesignana dal ’90; c’era l’accordo col parroco dell’epoca per tenere in ordine la chiesa e il sagrato oltre che badare agli edifici parrocchiali. Tutto è filato liscio sino ad alcuni mesi fa quando mio padre non ha più potuto lavorare per problemi di salute, a 80 anni passati. Gli hanno mandato una lettera in cui lo invitavano a lasciare la casa visto che non poteva più occuparsi della manutenzione. Per forza, dico io, visto che è costretto a vivere con la bombola d’ossigeno sempre attaccata. Il suo unico svago sono gli animali, visto che l’orto è stato cancellato; è la sua unica consolazione per un’ora al giorno, guando riesce a scendere dalle scale e si siede su una sedia in santa pace. Guarda caso, a pochi metri di distanza dal campo di calcio che non usa nessuno, adesso il parroco vuole sistemare un campo di calcetto. Proprio lì, con tutto lo spazio che c’è tra frutteti e campi. Domando: non si può aspettare ancora qualche mese? Il campetto non si può spostare di qualche metro e lasciare a bimbi e anziani la consolazione degli animali?».


LA PROVINCIA DI COMO

6 APRILE 2010

 

I volontari: sterilizzare i gatti per evitare le stragi di cuccioli

 

Gent.mo veterinario, siamo un gruppo di volontari che si occupano di gatti. Purtroppo, non so se per convinzione o per disinformazione, molte volte facciamo fatica a convincere le persone a sterilizzarli. Chiediamo quindi di informare e sensibilizzare i proprietari dei mici su tutti i vantaggi che comporta la sterilizzazione di maschi e femmine. Poi c'è il problema del randagismo, in aumento, problema spinoso di cui si parla poco o niente. Tra poco assisteremo a vere stragi di cuccioli indesiderati e buttati come rifiuti. Possiamo solo sperare nel passaparola degli amici degli animali?
Pinuccia, Lina, Luigi, Marina, Grazia, Silla, Antonio, Marco, Ombretta, Valeria e altri volontari
Risponde il veterinario Luca Tagliabue
Vorrei innanzitutto ringraziare voi e tutti coloro che fanno parte di associazioni di volontariato che, senza ipocrisia, attivamente, con grande profusione di energie, tempo e denaro, si occupano di salvare, accudire, curare gatti abbandonati fin dalla tenera età. In realtà molti sono gli argomenti che scaturiscono da questa lettera e queste poche righe non riusciranno a spiegarne tutti i risvolti. Indubbiamente la sterilizzazione dei nostri "mici" ha numerose indicazioni mediche, basti pensare la prevenzione delle malattie trasmesse per via sessuale, i numerosi combattimenti tra maschi con ferite profonde, le patologie degli apparati genitali (tumori mammari e uterini, endometriti ecc.), e quindi non solo il controllo di gravidanze indesiderate. Ho più volte sottolineato in questa rubrica che decidere di custodire un animale è sicuramente fonte di gioia e piacere ma anche richiede un profondo senso di responsabilità; il fatto di lasciare che gli animali si accoppino liberamente, senza alcun controllo, li espone a numerosi rischi, oltre a far sì che vi saranno cuccioli che inevitabilmente una famiglia non può permettersi di accudire, e quindi verranno abbandonati. E' necessario quindi riflettere bene ancor prima di voler accogliere nella propria casa un cane o un gatto: molti piccoli gesti determinano un grande risultato.


LA PROVINCIA DI VARESE

6 APRILE 2010

 

Il micione Nando non torna a casa E il padroncino fa appello al rione

 

BOBBIATE (VA) - «Sono un bimbo di 2 anni e mezzo e ho smarrito il mio gattino. Si chiama Nando, è un siamese di 4 anni e gli voglio tanto bene. Mi manca tanto. Se qualcuno per caso lo ha visto, può chiamare il mio papà al numero 347/55.61.348». Questo il testo dell'annuncio che è comparso a Bobbiate. Il micio Nando è via da casa da 3 settimane, ma il suo padroncino non ha mai perso la speranza di vederlo ritornare. Nando, infatti, era un gatto indipendente, ma molto legato alla sua famiglia.
«Ogni tanto andava in giro di notte, ma al mattino tornava a casa a mangiare. Un giorno non si è più visto. Aveva altri gatti con cui andava a spasso, loro ci sono ma lui no» racconta Massimiliano Carabelli, il papà del bimbo. «Preghiamo chiunque abbia notizie di lui di farci sapere qualcosa». Al momento della scomparsa Nando non portava un collare di riconoscimento, né una medaglietta con scritto il suo nome. Un segno di riconoscimento è la coda, tenuta un po' piegata perché il micio, da cucciolo, l'aveva rotta. «È un gatto socievole un po' con tutti. È il tipo che si fa fare due carezze anche da uno sconosciuto» continua il papà. Il bimbo era molto affezionato al suo gatto. Speriamo che a Nando non sia successo nulla e che qualcuno chiami al più presto la famiglia per dare sue notizie.


ANSA AMBIENTE
6 APRILE 2010
 
ANIMALI:AMICI PER LA VITA,LONTRA MUORE DOPO INFARTO COMPAGNO
 
ROMA - Amici per sempre: due lontre anziane legate da un legame indissolubile, muoiono d'infarto a poche ore di distanza l'una dall'altra. A riportare la notizia sul 'tragico', e quasi shakesperiano, evento successo nello zoo di Nelson in Nuova Zelanda e' stato il Daily mail. Le due lontre, Daz e Chip di 19 e di 16 anni, sono morte nella stessa notte dopo aver vissuto fianco a fianco per 15 anni; i veterinari dello zoo ritengono che il secondo animale non ha 'retto' lo stress di vedere morire il suo amico, ''compagno di vita''. La coppia, che era stata sottoposta a cure nelle ultime settimane, era stata riportata nel proprio recinto dopo aver completato il trattamento; gli esemplari infatti erano molto anziani, considerando che le lontre in media vivono 14 anni. ''Non abbiamo potuto capire del tutto quello che e' successo alle due lontre - ha detto l'addestratore Gail Sutton - l'unica consolazione a quello che e' accaduto e' che se ne sono andati insieme, se cosi' non fosse stato, se solo uno dei due se ne fosse andato senza l'altro, l'esemplare sopravvissuto sarebbe stato davvero perso''.

IL MESSAGGERO

6 APRILE 2010

 

Vacanze e animali

 

Gentile redazione, molte sono le campagne che ogni anno si fanno contro l'abbandono degli animali, ma nessuno fa nulla per rendere più semplice il fare le vacanze con il proprio amico a quattro zampe. Il giorno di Pasquetta, io e mia moglie ne abbiamo avuto un'ulteriore conferma.
Ci siamo recati con il nostro cagnolino (un bastardino di due chili) a Bomarzo per visitare il parco dei mostri. Dopo ben tre ore di viaggio, abbiamo scoperto, con nostra grande sorpresa, che un cane non è ammesso in un bosco. Non stiamo parlando di un museo o di una chiesa, ma proprio di un bosco! E tale divieto c'è stato reiterato nonostante la nostra proposta di visitare il parco portandolo in braccio.
Se questa è l'accoglienza per gli animali domestici in un posto in cui essi dovrebbero essere di casa è comprensibile quali siano le difficoltà di chi vuol fare le vacanze con il proprio cane, gatto ecc. Da qui la scelta, sicuramente esecrabile, di molte persone di risolvere il problema delle vacanze abbandonando l'animale a se stesso. Ma la risposta a ciò non dovrebbe essere rappresentata, o almeno non rappresentata solamente, dalle tante e spesso inutili parole spese durante le campagne di sensibilizzazione ma da scelte coraggiose che rendano non utopistiche le vacanza con il proprio amore a quattro zampe. E' molto meglio un gesto concreto che mille parole. Distinti saluti Marco, Linda e Birillo Giampaolo


VARESE NEWS
6 APRILE 2010
 
E' ufficiale: fuori i cani dai ristoranti varesini
Un'ordinanza del comune chiarisce la posizione degli amici a quattrozampe in giro per negozi. Potranno entrare in quelli che mettono un cartello esplicito che li accetta, ma niente pubblici esercizi
 
 
VARESE  - Volevano un chiarimento, e l'hanno avuto. In peggio. La risposta alla lettera del presidente della Fiepet, associazione di Pubblici esercizi di Confesercenti, Enrico Crugnola, che chiedeva una regolamentazione che consentisse di portare i cani nei locali pubblici, si è tramutata in un'ordinanza comunale: che però, contrariamente a quanto sembrava all'inizio, consente l'entrata ai cani solo negli esercizi commerciali (leggi: nei negozi) che espongano un cartello che espressamente ne permette l'entrata, e che vieta invece tout court la loro presenza nei locali pubblici, come bar e ristoranti.«La scelta è dovuta, dalle norme precedenti, e non è ancora definitiva - ha precisato però l'assessore al commercio del Comune di Varese, Salvatore Giordano - Noi abbiamo emesso questa ordinanza "interlocutoria". Però pensiamo che la parola finale spetti al regolamento di igiene».
I cani possono non potranno accedere nei bar e ristoranti non solo per motivi igienici: «A parte la questione igienica, ulteriori criticità potrebbero manifestarsi - Spiega Giordano - Tutte queste scelte verranno riprese e chiarite: per il momento però, visti anche i pareri Asl, la giunta ha deciso che l'ingresso è possibile solo nei negozi».
Una precisazione necessaria, visto che la Confesercenti si era già rallegrata qualche giorno fa del fatto che il sindaco "avesse accolto le loro istanze". In realtà, l'ordinanza si è rivelata di segno contrario. Anzi: «Sull'ordinanza abbiamo poi voluto specificare degli aspetti - ha specificato l'assessore - Per esempio, che nei negozi i cani debbano entrare con la museruola per garantire la sicurezza delle altre persone, e legati ad un guinzaglio che deve avere lunghezza inferiore al metro e 50». Le norme ovviamente non valgono per i cani addestrati per il sevizio ai disabili: ma per tutti gli altri la sanzione prevista è dai 25 ai 500 euro, a carico del gestore dell'esercizio pubblico.
D'ora in poi, quindi, i cani entreranno - pena l'erogazione di multe ai negozianti - solo in negozi dove espressamente sono accettati, con una vetrofania o un cartello. Un caso raro, perchè finora i negozi del centro hanno appeso cartelli solo in caso di divieto: e questo avviene principalmente in alcuni ristoranti e bar, e in qualche negozio di alimentari. E che non può comunque essere seguito in nessun modo dai gestori di locali pubblici, per i quali il divieto è totale.
Il primo a dovere cambiare la suo vetrina è lo stesso Crugnola, che sul vetro della sua Pizzeria della Motta ha un adesivo che annuncia "Welcome, turisti a 4 zampe" con tanto di patrocinio dal ministero del turismo. Secondo l'ordinanza comunale,  da domani dovrà sostituirlo con un "divieto di entrata ai quattrozampe".
«Quello che fa rabbia a me di questa decisione è che agli occhi del mio cliente è che sono io che vieto: mentre invece a me non importa un bel nulla.  anzi… - A parlare non è uno dei firmatari della lettera di Crugnola, ma la sua "concorrente" Fipe-Confcommercio, Antonella Zambelli, che gestisce la Brasiliana cafè - Quello che deve essere chiaro che questa cosa è imposta dal Comune, non è una scelta dei commercianti».  Il commento a caldo di Crugnola, invece, dopo il primo attimo di sbalordimento è stato uno solo: «Certe volte prferisco gli animali che gli uomini. Io avevo capito tutt'altro, all'inizio».

NUOVA SOCIETA'
6 APRILE 2010
 
NIENTE PIU' ANIMALI SELVATICI NEI CIRCHI INGLESI
 
 
Elena Romanello
 
Il Governo inglese ha fatto sapere che vieterà l'uso di animali selvatici nei circhi britannici dopo che la popolazione si è schierata in larga misura a favore del divieto.Il 94% degli intervistati di una consultazione promossa proprio dallo stesso governo si è detto contro la presenza di leoni, tigri, elefanti, zebre e altri animali negli spettacoli circensi e il ministro dell'Ambiente, Jim Fitpatrick, ha detto che darà seguito alla richiesta della maggioranza della popolazione.Attualmente sono quattro i circhi ad usare animali selvatici sul territorio della Gran Bretagna: il "Great British Circus", il "Peter Jolly's Circus", il "Circus MondaO" e il "Bobby Roberts Circus". L'associazione britannica dei veterinari, BVA, si è schierata con l'opinione pubblica per il divieto, ricordando che agli animali utilizzati negli spettacoli dovrà essere garantito un posto in riserve naturali e simili. Nessuna parola invece sull'uso crescente da parte dei circhi di animali domestici, cani e gatti in particolare, anche loro costretti a numeri comunque contro natura.In Italia invece il circo con animali sembra conoscere una nuova stagione di successo e numerose associazioni animaliste continuano un'opera di sensibilizzazione con volantinaggio prima gli spettacoli e incontri nelle scuole, per contrastare uno spettacolo che sembra trarre profitto dalla crisi.
LA ZAMPA.IT
6 APRILE 2010
 
Italia, proposta bipartisan: stop agli animali nei circhi
 
 
ROBERTA MARESCI
 

Fare spettacolo senza bestie in gabbia si può. Sono addirittura quattro le proposte bipartisan che perseguono l’obiettivo di scrivere, una volta per tutte, la parola fine allo sfruttamento degli animali sotto il tendone del circo. «Da oltre un quarto di secolo lo spettacolo circense è messo sotto accusa dalla crescente sensibilità dei cittadini nei confronti dei diritti degli animali: nonostante la stessa attività circense sia apprezzabile per i contenuti artistici rappresentati da clown, giocolieri, acrobati, trapezisti e illusionisti è l’uso degli animali che l’ha confinato nel vicolo dell’anacronismo», dice la deputata del Pdl Gabriella Giammanco, prima firmataria di una delle proposte di legge condivise, volte a una graduale dismissione dell’uso di animali da parte dei circhi, ora all’esame della commissione Cultura di Montecitorio.
«Per la loro intera esistenza - prosegue la deputata Pdl – gli animali sono obbligati in angusti spazi, in molti casi con l’ausilio di mezzi coercitivi tipici dei peggiori orrori della tortura, come le catene. Esistono vari esempi nel mondo di spettacoli circensi di grande prestigio e successo che non utilizzano gli animali, primo fra tutti il Cirque du soleil. Il circo senza animali non solo è possibile ma è necessario per recuperare un rapporto tra uomo e natura, tra bambini e animali. Non è un caso che l’Italia abbia il più alto numero di condanne per i circhi tra i Paesi dell’Ue».
Sostanzialmente Pdl e Pd dicono la stessa cosa: stop allo sfruttamento degli animali nelle attività circensi. Alla luce dei quasi 7 milioni di euro che elargisce il ministero per i Beni culturali ai circhi, che vantano di una legge del 1968 in grado di riconoscere alle imprese circensi una “funzione sociale”, sono un centinaio le varie “corride con animali allo sbaraglio” che attingono al capitolo di spesa del Fus, il Fondo unico dello spettacolo, strumento finanziario creato appositamente per sostenere le attività del cinema e degli spettacoli dal vivo. Ecco dunque spiegata la presenza di tigri, leoni, cavalli, pappagalli e altre povere bestie in numeri che le associazioni animaliste vietano, impedendo e contrastando come possono la sosta di questi anfiteatri ambulanti sui vari terreni comunali. Ed ecco dunque spiegata una proposta di legge che, come deterrente all’uso degli animali, stabilisce che i finanziamenti del Fus vadano solo a quei circhi che rinunciano alle bestie, prevedendo sanzioni pesanti per chi dovesse violare le nuove regole, con multe fino a 150mila euro e con la reclusione fino a 5 anni, oltre alla sospensione dell’autorizzazione agli spettacoli circensi per quindici mesi.

LA NUOVA FERRARA

6 APRILE 2010

 

Orfei, una famiglia di circensi che ha le radici nel Portuense

 

PORTOMAGGIORE (FE). Ha fatto discutere la storia di Orlando Orfei, uno dei big del circo in Italia e nel mondo, che all’età di 89 anni vive in una casupola della periferia più povera di Rio de Janeiro, non ha soldi per poter fare ritorno nel nostro Paese, soffre di cuore e ha bisogno del bastone per camminare.  Ingannato da un impresario brasiliano che è fuggito con tutti i soldi, il domatore e’ oggetto di una malinconica intervista al quotidiano brasiliano «Folha de S. Paulo». Le radici della famiglia Orfei sono nel Ferrarese, tra Argenta e Portomaggiore. Paolo Orfei, considerato il fondatore del circo, sacerdote di Massalombarda nel Ravennate, dalla vocazione non proprio ferrea, preferì, dopo una parentesi concertistica, sposare Pasqua Massari nel 1834 ad Argenta, dalla quale ebbe un figlio, Ferdinando, che fin da ragazzo si rivelò come prodigioso suonatore di tromba. Fu Ferdinando a piantare ogni cosa e a mettersi a capo di un modestissimo circo. Nando Orfei pseudonimo di Fernandino è nato a Portomaggiore il 15 aprile del 1932 e con i figli Paride, Ambra e Gioia e la moglie Anita porta avanti la tradizione di famiglia.  Orlando Orfei è stato direttore del circo nazionale Orfei, famoso come domatore di iene e tigri, si è trasferito nel 1968 in Brasile dove ha fondato, con i figli Alberto, Liana, Mario e Maurizio il circo nazionale italiano ed è stato proprietario anche del celebre Tivoli Park a Copacabana. Il circo Orfei, il più celebre del Brasile per oltre tre decenni, ha chiuso nel 2003. A causarne la fine ha contribuito anche la legge che ha proibito nelle principali città brasiliane l’uso di animali nello spettacolo circense. «Un circo senza animali non è più nulla - afferma Orfei che il mese scorso è rimasto ricoverato in terapia intensiva per gravi problemi alle arterie - come può esistere senza una tigre, un leone, degli elefanti? Una famiglia vuole vedere gli animali». Con Orfei vive a Nuova Iguacù, quasi una favela a nord di Rio, la moglie 76/enne, l’austriaca Herta Herling, che nei tempi d’oro faceva uno show di colombe addestrate. Lei si ricorda degli anni felici vissuti in Brasile quando i due si erano comprati un attico a Sao Conrado, una delle spiagge più escusive di Rio, e giravano dall’Amazzonia alle praterie ai confini con l’Uruguay: «Mamma mia: è stata proprio una grande avventura». Orfei dice di aver percorso tutto il Brasile per ben sette volte da quando accettò nel 1968 l’invito di un impresario a portare il suo circo italiano a Rio de Janeiro e a San Paolo: «Conosco tutto di questo paese, più grande dell’Italia 27 volte. Il brasiliano è un popolo buono, amico, e gli piace molto il circo. Per me il Brasile è una seconda Italia». E rievoca la storia degli Orfei, dal bisnonno che a Ferrara abbandonò agli inizi dell’800 gli studi ecclesiastici per fuggire con l’amata, con la quale fondò poi il primo circo Orfei. Orlando iniziò a 6 anni come pagliaccetto, e poi sviluppò il suo business a dismisura giungendo a spostarsi per il pianeta con 100 tir e l’aereo personale. Ora la Folha intitola la sua intervista «La gabbia di Orlando Orfei» e ricorda con tristezza i tempi in cui il domatore oggi in disgrazia andava in giro per pubblicizzare i suoi spettacoli con una leonessa sul sedile posteriore di una decappottabile. «Non mi pace restare qui fermo a Nova Iguacù - sbotta Orlando Orfei - mi piace andare ogni giorno in un luogo diverso: sono nato così. Mi chiedono se non sono stanco di viaggiare. Ma anzi: quello che mi stanca è questa immobilità a cui sono costretto». E’ improbabile che qualcuno dei sei figli, 11 nipoti, e quattro pronipoti, risollevi le sorti di quel celebre circo. Orfei conclude l’intervista: «Il circo è uno spettacolo eterno: le cose difficili che sono ben fatte non finiranno mai. Ricordalo».


ANSA

6 APRILE 2010

 

Moda: animalisti contro Hermes

Coccodrilli e serpenti con gola tagliata che muoiono lentamente

 

GIAKARTA - Peta, organizzazione in difesa degli animali, ha lanciato un appello da Giakarta a Hermes perche' smetta di usare pellami di animali esotici. L'organizzazione Usa ha presentato un video girato in decine di siti di produzione di pelli destinate in particolare alla nota casa di lusso francese: nelle immagini si vedono serpenti, lucertole, giovani coccodrilli morire lentamente con la gola tagliata.L'Indonesia e' uno dei principali fornitori di pellami per borse e affini.


Animalieanimali

6 APRILE 2010

 

PELLICCE CANI E GATTI, IN VIGORE LE SANZIONI PER LE VIOLAZIONI AL REGOLAMENTO EUROPEO

Pubblicato il Decreto Legislativo 47 in Gazzetta Ufficiale.

 

E’ entrato in vigore il Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n.47 (G.U. n.75 del 31/03/2010) in materia di “Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al regolamento (CE) n. 1523/2007, che vieta la commercializzazione, l'importazione nella Comunità e l'esportazione fuori della Comunità di pellicce di cane e di gatto e di prodotti che le contengono”.In Italia, già dal 2004 con la Legge n.189 art. 2, è vietato “utilizzare cani e gatti per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli o dalle pellicce dei medesimi, nonché commercializzare o introdurre le stesse nel territorio nazionale”. A seguito dell’approvazione del Regolamento 1523/2007, il Governo italiano ha quindi integrato le disposizioni della Legge 189, prevedendo una sanzione penale anche per l’esportazione: chi, privato cittadino o azienda, dovesse essere coinvolto in tali attività sarà infatti punito con l'arresto da tre mesi ad un anno o con l'ammenda da 5.000 a 100.000 euro; oltre alla confisca e distruzione del materiale a proprie spese.
Inoltre, il provvedimento integrativo delle disposizioni della Legge 189, nella piena attuazione del Regolamento comunitario, adegua le denominazioni precedentemente utilizzate per identificare le specie animali, sostituendo le parole “canis familiaris” con “canis lupus familiaris” (scientificamente corretta) e “felis catus” con “felis silvestris”; particolarmente significativa questa ultima modifica, in quanto la specie “felis silvestris” comprende numerose sottospecie (tra cui felis catus, noto come gatto domestico) andando quindi ad ampliare la tutela su un maggior numero di felini selvatici le cui popolazioni sono distribuite nei diversi continenti.
“E’ giunto il momento di adottare un adeguato piano di controlli per stroncare il commercio di pellicce di cani e gatti che negli anni passati ha fortemente interessato il nostro Paese, come già denunciato dalla LAV – dichiara Simone Pavesi, responsabile LAV settore pellicce – Servono subito ispezioni su pellicce e abiti confezionati con inserti in pelliccia, provenienti in particolare da quei Paesi, come la Cina, che abitualmente usano pellicce di cani e gatti”.
“Il peggiore segreto dell’industria della pellicceria” così si intitolava la campagna LAV che denunciava nel 2001 la strage di cani e gatti utilizzati per il confezionamento di inserti in pelliccia (in cappotti, giacche, scarpe, suole per scarpe e stivali); un mercato semi-clandestino che, grazie a diciture fuorvianti riportate sulle etichette di capi di abbigliamento, portava sul mercato europeo ed italiano abiti provenienti dalla sofferenza e la morte di almeno 2 milioni di cani e gatti all’anno. Animali allevati in Cina ed in altri paesi asiatici in condizioni spaventose, privati di ogni elementare diritto e uccisi con metodi di violenza inaudita. Tutto questo per soddisfare l’industria della pellicceria ed ingannare gli ignari consumatori.
Grazie alla campagna della LAV, che commissionò investigazioni nei grandi magazzini italiani che, come venne documentato, vendevano capi di abbigliamento confezionati con inserti in pelliccia di cane, l’Italia è stato il primo Paese europeo a mettere al bando questo commercio. Prima con due Ordinanze Ministeriali, poi definitivamente con la legge 189 del 2004, l’Italia è stata il paese-guida nel porre fine a questo massacro ed ha consentito l’estensione del divieto a tutta l’Unione Europea con la successiva approvazione del Regolamento UE 1523 del 2007.


LEI WEB
6 APRILE 2010
 
MADRID IN PIAZZA CONTRO LA CORRIDA
 
il 70% della popolazione spagnola è contraria alla corrida
 
Sembra impossibile in un paese dove la corrida e i toreros fanno parte del patrimonio culturale del paese. Ma alcune migliaia di manifestanti stanno dando battaglia alla corrida definendola non cultura, ma solo tortura. Il toro, infatti, viene drogato e purgato, gli si cosparge trementina sulle zampe, vaselina sugli occhi e stoppia nelle narici, per indebolirlo e infuriarlo. Durante la corrida, inoltre, viene infilzato con aghi, punteruoli fino a che, stremato, viene condotto fuori dall’arena agonizzante e gli vengono tagliate orecchie e coda, trofeo dei torero.La storica manifestazione di Madrid, una delle più importanti organizzate nella capitale, sta però mettendo in difficoltà i sostenitori della corrida (tra cui lo stesso re Juan Carlos) proprio nella città in cui inizierà, il 6 maggio, la grande Feria annuale di San Isidro, una delle più importanti feste taurine.Lo scontro è iniziato dopo che il Parlamento della Catalogna ha organizzato delle audizioni su una possibile interdizione delle tauromachie, sollecitata dai gruppi di animalisti catalani. Come risposta, il governo locale ne ha chiesto l’inserimento nel patrimonio culturale, così da renderlo un evento protetto, quindi intoccabile.Sull’esempio della Catalogna, altre due regioni governate dalla destra, Valencia e Murcia, hanno avviato la procedura per inserire la tauromachia tra i beni culturali. E il governo di Madrid ha la stessa intenzione, sempre che riesca a zittire il 70% della popolazione, ormai contraria alla corrida.

ANSA AMBIENTE

6 APRILE 2010

 

AMBIENTE: NEL CILENTO I BRACCONIERI METTONO A RISCHIO LONTRA

 

VALLO DELLA LUCANIA (SALERNO) - Bracconaggio e alterazione dell' habitat. Sono questi i rischi per la sopravvivenza della lontra nel Parco nazionale del Cilento in base a quanto e' emerso dalle analisi effettuate su tre esemplari trovati morti tra ottobre e dicembre 2009 nel parco. Gli esami, eseguiti dalla facolta' di Medicina Veterinaria di Teramo, hanno infatti accertato che i tre mustelidi, recuperati nei pressi di due affluenti del fiume Alento e di un corso d'acqua nella piana di Paestum, sono stati investiti, ma in uno dei tre e' stata riscontrata anche la presenza di due pallini di piombo, sicuramente sparati da un fucile da caccia. Segnali questi che preoccupano gli esperti, poiche' confermano la presenza del bracconaggio nei confronti di una specie a rischio di estinzione, ma anche modificazioni in atto nell'habitat naturale. ''La causa ultima di questi investimenti - hanno spiegato Manlio Marcelli e Romina Fusillo, esperti di ecologia e da anni impegnati nel Parco Nazionale del Cilento nella protezione della lontra - potrebbe derivare dall'alterazione o dal disturbo di origine antropica dell'habitat fluviale, che induce gli animali a comportamenti atipici, e ad esporsi al rischio di investimento. Inoltre, bisogna seriamente considerare la crescente urbanizzazione, soprattutto nelle aree contigue del Parco, e il problema del bracconaggio''. ''E' necessaria - ha aggiunto il presidente del Parco Amilcare Troiano - la massima partecipazione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste per proteggere ancora di piu' la lontra, la cui presenza nei nostri fiumi e' tra le piu' numerose del Mediterraneo a testimonianza dell'elevata valenza naturalistica e l'eccelsa qualita' ambientale del nostro territorio''.


CORRIERE DEL TICINO

6 APRILE 2010

 

Tonnellate di carne di contrabbando

Scoperto traffico dalla Francia ad un hotel di Berna

 

BASILEA - Un'inchiesta durata più di un anno ha permesso di troncare un traffico di carne tra la Francia e la Svizzera. I doganieri sono riusciti a provare il contrabbando di 8,4 tonnellate di carne, organizzato da un abitante di Basilea Campagna.L'uomo aveva ingaggiato e pagato diverse persone per trasportare la merce, destinata a un albergo del canton Berna. L'inchiesta - indica in una nota la Direzione circondariale delle dogane a Basilea - era cominciata nell'autunno 2008, quando il conducente di un'auto proveniente dalla Francia aveva invertito rotta per sottrarsi a un controllo di routine a un valico basilese. L'auto era stata bloccata e i doganieri avevano trovato a bordo mezza tonnellata di carne.I contrabbandieri acquistavano la merce in Francia e la introducevano in Svizzera passando per valichi inoccupati dai doganieri e chiusi al traffico di merci a scopo commerciale. Hanno così evitato di pagare dazi d'importazione per oltre 90'000 franchi.


LA STAMPA

6 APRILE 2010

 

L’11ª rassegna prende il via sabato prossimo

Kebab sfida il bollito. A Cavour scoppia la rivolta dei macellai

Non è piaciuta la svolta «global»  della Settimana della Carne

 

DEVIS ROSSO

 

CAVOUR (TO) - Dieci anni fa, in epoca di «mucca pazza», molti allevatori erano sull'orlo della chiusura e del fallimento. Cavour, primo paese della provincia per numero di bovini di razza Piemontese allevati, reagì lanciando l'iniziativa della Settimana della Carne. Una vetrina della filiera zootecnica per spiegare che sul territorio si allevava un prodotto di qualità. La rassegna, organizzata da Comune e Coldiretti ebbe un buon riscontro. Negli anni si è sviluppata su due fronti: zootecnia (rassegne bovine, visite in azienda, convegni) e gastronomia (menù della carne, gran bollito, GustaCavour, vitellone allo spiedo). Ora cambia nome, ma la Settimana resta l'appuntamento primaverile dedicato alla razza bovina piemontese.
Che nesso c'è tra la razza bovina Piemontese e il kebab? In molti a Cavour se lo stanno chiedendo e, soprattutto allevatori e macellai, guardano con preoccupazione alla nuova edizione della rassegna Carne Piemontese che aprirà i battenti sabato, timorosi del fatto che il cibo "orientale" possa scalzare il gran bollito, simbolo della manifestazione. Sotto l'ala comunale di piazza Sforzini, sabato e domenica si «sfideranno» una serie di ristoratori in arrivo dall'Italia e dall'estero: così accanto alla lingua in salsa e al vitello tonnato sarà possibile degustare spiedini marocchini, panini con le trippe tipici di Firenze e anche il kebab.E solamente la parola kebab, affiancata alla carne piemontese ha creato qualche perplessità in paese, soprattutto tra chi, come i macellai o gli allevatori, ha sempre creduto che la rassegna avesse lo scopo di valorizzare la carne allevata a Cavour. «E così continuerà ad essere - spiega il sindaco Piergiorgio Bertone, ideatore della manifestazione undici anni fa e oggi fermo sostenitore della crescita dell'evento - le polemiche e i dubbi sorti nei giorni scorsi nascono da un falso problema». «La manifestazione - dice Giulio Camusso, giovane allevatore cavourese - era nata per valorizzare la razza piemontese. In queste settimane si è dato molto spazio all'evento della "Tettoia del gusto", mentre la nostra razza è stata messa un po' in un angolo. Molti allevatori poi non hanno gradito l'immagine della mucca "vestita" del manifesto. Soprattutto per i più tradizionalisti, la vacca Piemontese è bianca, e solo bianca. Sicuramente l'immagine del manifesto ha un impatto notevole sul pubblico, ma per i puristi è un'immagine sbagliata». «Sotto l'ala comunale non ci sarà alcuna sfida, né tanto meno il kebab scalzerà il bollito - replica Bertone -. L'obiettivo unico dell'evento è la valorizzazione della carne di Cavour. E a Cavour ospiteremo esponenti della cucina turca, marocchina, argentina e toscana per invitarli a cucinare i piatti tipici della loro tradizione culinaria utilizzando esclusivamente carne allevata a Cavour. Ne uscirà una kermesse di cibi del mondo. La mucca vestita è una provocazione, un modo per far parlare e farsi vedere, anche in città. Ci siamo riusciti».
Per mettere in piedi l'evento ci si è avvalsi dell’apporto di Vittorio Castellani, in arte Chef Kumalè, uno dei massimi esperti in fatto di organizzazione di festival di strada gastronomici internazionali. «L'integrazione si fa anche a tavola - ama ripetere Castellani - sarà un'opportunità di incontro tra culture e cucine. Il tutto per dare alla rassegna un respiro diverso senza dimenticare l'obiettivo della valorizzazione del prodotto locale». Per i macellai di Cavour, da sempre attori principali dell'evento, c'è invece il rischio che l'internazionalizzazione della rassegna faccia perdere il carattere di tipicità e territorialità dell'evento. «Ma il bollito continuerà ad esserci - conclude Bertone -, anzi lo proporremo nella versione del Gran bollito misto alla Piemontese nella serata conclusiva, domenica 18, perché questo è il piatto "regale" che caratterizza la rassegna». Non solo, nel corso della settimana sotto la stessa Tettoia del gusto troveranno spazio altri due interessanti appuntamenti gastronomici decisamente legati alla filiera produttiva cavourese: mercoledì saranno commercianti e macellai a proporre una serie di degustazioni. La sera dopo i ristoratori di Cavour uniranno le energie per proporre una cena dal sapore di gala, dove a farla da padrone saranno le ricette tipiche della cucina piemontese legata alla carne di Cavour.


SIRACUSA NEWS

6 APRILE 2010

 

Noto (SR): trovata carne destinata alla vendita senza controlli nè certificazioni. Denunciato titolare di una macelleria

 

NOTO (SR) - Nel pomeriggio di venerdì scorso, 2 aprile 2010, Agenti del Commissariato di P.S. di Noto, nell’ambito di servizi mirati alla tutela della salute pubblica ed in particolare al contrasto del fenomeno della macellazione clandestina, hanno denunciato S.S., classe 1948, residente a Rosolini, titolare di una macelleria.In particolare, a seguito del controllo effettuato dagli Operatori della Polizia di Stato, venivano rinvenuti all’interno delle celle frigorifere del negozio parti di animali, destinate alla vendita, senza i necessari timbri di controllo (bollatura sanitaria) e senza alcun certificato che ne attestasse la provenienza.Il titolare è stato denunciato per il reato, previsto dalla legge, di macellazione clandestina e per la detenzione, ai fini commerciali, di sostanze destinate all’alimentazione pericolose per la salute pubblica.


BIG HUNTER

6 APRILE 2010

 

Zone umide: solo 15 paesi hanno applicato il divieto di caccia con i pallini di piombo

 

Quali sono i progressi ottenuti nel campo della conservazione europea negli ultimi 5 anni? Questo il tema dell'11esima riunione semestrale tra FACE e BirdLife, che nel 2004 hanno raggiunto un fruttuoso accordo, mettendo da parte le reciproche ostilità per affrontare insieme i contenuti giuridici della Direttiva Uccelli. Non tutti gli obiettivi fissati allora sono però stati raggiunti. In particolare riguardo al punto 9, è stato sottolineato, che prevedeva l'eliminazione graduale dei pallini di piombo per la caccia nelle zone umide entro il 2009.

Ad oggi, infatti, solo 15 Stati membri dell'UE dispongono di un divieto di uso di pallini di piombo nelle zone umide, anche se l'approccio al provvedimento e la misura in cui i divieti sono applicati avviene in maniera diversa tra le diverse nazioni. Altri 6 Stati hanno sospeso la legislazione in merito ai divieti (è il caso anche dell'Italia), e infine 6 Paesi non hanno alcun divieto in vigore.
La Face ha rinnovato il proprio impegno nell'accorciare i tempi per l'utilizzo del piombo nelle zone umide incoraggiando i suoi membri a promuovere le misure necessarie per raggiungere quanto prima l'obiettivo prefissato. La capacità della caccia di perseguire alcuni dei punti dell'accordo – dice la Face - non solo contribuisce a dare credibilità al mondo venatorio, ma consente di concentrare gli sforzi su altri aspetti legati alla conservazione della natura, come la riforma della PAC (Politica Agricola Comune) e gli interventi in merito alle specie aliene invasive.

IL TIRRENO

6 APRILE 2010

 

Un gatto selvatico avvistato sulla vetta del Monte Calvi

 

CAMPIGLIA (LI). Durante un’escursione sulla vetta del Monte Calvi, ieri un nostro lettore, Roberto Magazzini, ha avvistato un gatto selvatico.  «Di medie dimensioni - racconta Magazzini - animale timido e diffidente che si è subito dileguato nel bosco. Cosa molto interessante perché questa specie è rarissima da trovare nelle nostre zone. Questo animale - prosegue - è quasi totalmente scomparso qui da noi. Casi - prosegue - sono stati avvistati nelle Alpi marittime liguri, al centro del Parco nazionale in Abruzzo, in Aspromonte e nel parco della Maremma toscana. Il gatto selvatico raggiunge i 9-10 kg di peso, a prominenti baffi più lunghi del gatto domestico ed ha la coda tozza ad anelli scuri su fondo grigio, la femmina porta in grembo i piccoli per un tempo di 66 giorni per un massimo di 2 cuccioli».  «Questo avvistamento è un segnale positivo per l’ecosistema visto che negli ultimi anni stanno ritornando nei nostri boschi molti animali selvatici come anche il falco pellegrino, il biancone e il lupo avvistato nel parco di Montioni. Si conferma - conclude Magazzini - l’ottimo stato di salute dei boschi della Val di Cornia dove si sta ricreando l’equilibrio naturale».


SALVA LE FORESTE

6 APRILE 2010

 

La guerra degli orsi

 

Proprio mentre il vertice della convenzione CITES ha affondato la proposta di proteggere l'orso polare, è emersa una nuova minaccia per il candido mammifero: il riscaldamento globale porta la guerra tra gli orsi. I due più grandi carnivori terrestri convergono nello stesso territorio, secondo quanto riporta Mongabay: il grizzly (Ursus arctos horribilis) sta occupando il territorio dell'orso bianco, nella regione di Manitoba, Canada. Benché gli orsi polari (Ursus maritimus) siano più grandi dei loro cugini grizzly (si tratta infatti del più grande carnivolo terrestre) gli studiosi temono che il grizzly possa uccidere i cuccioli di orso polare, specie già minacciata dal progressivo ritarsi della banchisa polare."Il grizzly è il nuovo arrivato, è un competitore e un potenziale predatore dell'orso polare" spiega Robert F. Rockwell, insegnante di biologia alla CUNY. Prima del 1996 non era mai stata osservata la presenza di grizzly nella regione, malgrado anni di ricerche della Hudson Bay Company. Ma tra il 1996 e il 2008 le tracce della sua presenza sono state confermate ben nove volte.E' un fatto inquietante, perché il grizzly va in letargo nella stessa zona in cui l'orso polare va in maternità. Quando escono affamati dal letargo, i grizzly potrebbero uccidere i cuccioli di orso polare.
I ricercatori erano sicuri che i grizzly non avrebbero superato la fascia sterile che separa il nord della baia di Hudson, ma una volta superata, hanno iniziato a cacciare caribù, alci e pesci. "Non sappiamo se sono di passaggio o se si stanno insediando" continua Rockwell. "Gli anziani della tribù Cree con cui abbiamo parlato, ritengono che una volta trovato il cibo, i grizzly difficilmente se ne andranno via".


CANI.COM
6 APRILE 2010
 
Allarme rabbia
 
 
Il virus della rabbia, come quello del vaiolo o della polio, è un virus di quelli seri e, di questa malattia, che nei primi tre mesi dell'anno ha visto un'impennata di casi nel Triveneto, si parla troppo poco. Per questo motivo, visto anche il sopraggiungere della stagione estiva con il conseguente movimento turistico, bene ha fatto l'Ordine dei Veterinari di Milano a sollevare il problema della vaccinazione consigliata o obbligatoria anche nelle regioni che non sono state ancora interessate dal fenomeno, ma che sono confinanti con quelle colpite.
Gli anelli della catena che congiungono le due forme di malattia, mettendo a serio repentaglio la vita umana, sono soprattutto il cane e il gatto, anche se non si deve dimenticare, che il virus della rabbia non fa sconti a nessuna specie, infettando e causando la malattia praticamente in tutte le specie di mammiferi esistenti.
Nel corso del 2009, dagli 8 casi dell'anno precedente, si è passati alla diagnosi di 68 casi, mentre soltanto nei primi tre mesi del 2010 siamo a ben 107 casi, così suddivisi: 6 in Friuli, 98 in Veneto e 3 in Trentino Alto Adige. Nel novembre del 2009 il ministero della Sanità ha emanato un decreto di vaccinazione obbligatoria per cani, gatti e furetti (le specie più a contatto con l'uomo), che interessa il Friuli, metà Veneto e una piccola parte del Trentino, tenendo conto della localizzazione geografica dei casi diagnosticati (la maggior parte nelle zone verso Austria e Slovenia). In effetti, considerati le imponenti masse di turisti, che si muovono spesso assieme ai loro animali in queste aree e il coinvolgimento di specie con cui l'uomo può venire, per un motivo o per l'altro, a stretto contatto (capriolo, cavallo oltre a cane e gatto), la diffusione di informazioni sulla prevenzione della malattia presso la pubblica opinione e un deciso incremento delle vaccinazioni pare auspicabile, prima che si arrivi ad una situazione estrema.

IL GAZZETTINO DI BELLUNO

6 APRILE 2010

 

Salgono a 153 le vittime della rabbia che dallo scorso novembre..

 

Provincia di Belluno - Salgono a 153 le vittime della rabbia che dallo scorso novembre imperversa nel bellunese. Gli animali più esposti alla malattia si confermano le volpi (128), seguite da sei tassi e un’unica faina. Il virus non risparmia, però, neanche gli erbivori: sei caprioli, un cervo, un asino e un cavallo risultano contagiati. Sembra essersi arrestata, invece, l’epidemia fra gli animali domestici, fermi da oltre un mese a due cani infetti (il primo a Lozzo di Cadore e il secondo a Soffranco di Longarone) e sette gatti (trovati morti a Valerna di Pedavena, Sottocastello di Pieve di Cadore, Lentiai, Trichiana, Feltre, Castellavazzo e Santo Stefano di Cadore).«La profilassi negli animali domestici si è già dimostrata efficace – confermano dall’unità socio sanitaria del capoluogo -, mentre per i selvatici sarà la distribuzione aerea di esche-vaccino, prevista per la prossima settimana, a dare la maggiore copertura, abbinata a quella di bovini, ovini, caprini ed equini all’alpeggio».Anche se la rabbia è ormai diffusa in tutto il bellunese, la distribuzione degli animali infetti vede più colpite le zone a nord della provincia, in particolare Cadore, Ampezzano e Zoldano. Con dodici casi di positività Auronzo vanta il triste primato delle vittime, seguito da Sovramonte (undici), Santo Stefano (dieci), Vigo di Cadore e Longarone con nove animali positivi ciascuno. Casi isolati costellano, invece, la sinistra Piave, da Limana a Lentiai, mentre in Alpago rimane unico il ritrovamento della volpe di Puos d’Alpago, come quello di Col de Foia ad Agordo. «L’aumento dei ritrovamenti di animali morti di rabbia in concomitanza con lo scioglimento della neve non tragga in inganno – mettono in guardia dall’Istituto zooprofilattico delle Venezie -, perché si tratta di contagi che risalgono a prima della vaccinazione orale dello scorso gennaio».


IL GIORNALE

6 APRILE 2010

 

Avanza l’epidemia di rabbia Allarme in tutto il Nord Italia

EMERGENZA Sei diagnosi in Friuli, novantotto in Veneto e tre in Alto Adige

 

Se lo scorso anno la rabbia era una minaccia incombente sul nord Italia, ora questa antichissima malattia comincia a fare veramente paura. E qui siamo di fronte a una patologia seria non a uno di tanti virus fantasiosi, dalla «suina» alla Sars, il cui unico esito è quello di far gridare «al lupo, al lupo» con le conseguenze che tutti conoscono.
Il virus della rabbia, come quello del vaiolo o della polio, come ho scritto sopra, è un virus di quelli seri e, di questa malattia, che nei primi tre mesi dell'anno ha visto un'impennata di casi nel Triveneto, si parla troppo poco. Per questo motivo, visto anche il sopraggiungere della stagione estiva con il conseguente movimento turistico, bene ha fatto l'Ordine dei Veterinari di Milano a sollevare il problema della vaccinazione consigliata o obbligatoria anche nelle regioni che non sono state ancora interessate dal fenomeno, ma che sono confinanti con quelle colpite.
Senza lodarci troppo possiamo dire di essere stati buoni profeti, quando, a fine ottobre scorso, abbiamo raccolto la preoccupazione degli abitanti di Udine che hanno visto il comparire della malattia a pochissimi chilometri dal centro della città. Da quel momento, i casi hanno cominciato a moltiplicarsi soprattutto nelle volpi che sono l'anello di congiunzione tra la rabbia cosiddetta silvestre e quella urbana. Gli anelli della catena che congiungono le due forme di malattia, mettendo a serio repentaglio la vita umana, sono soprattutto il cane e il gatto, anche se non si deve dimenticare, che il virus della rabbia non fa sconti a nessuna specie, infettando e causando la malattia praticamente in tutte le specie di mammiferi esistenti.
Il quadro epidemiologico della malattia ha subìto dunque un veloce deterioramento a partire dalla fine dello scorso anno. In Italia si è cominciato sommessamente a parlare di rabbia negli ultimi mesi del 2008, dopo 13 anni di assenza della malattia. Nel corso del 2009, dagli 8 casi dell'anno precedente, si è passati alla diagnosi di 68 casi, mentre soltanto nei primi tre mesi del 2010 siamo a ben 107 casi, così suddivisi: 6 in Friuli, 98 in Veneto e 3 in Trentino Alto Adige. Nel novembre del 2009 il ministero della Sanità ha emanato un decreto di vaccinazione obbligatoria per cani, gatti e furetti (le specie più a contatto con l'uomo), che interessa il Friuli, metà Veneto e una piccola parte del Trentino, tenendo conto della localizzazione geografica dei casi diagnosticati (la maggior parte nelle zone verso Austria e Slovenia). Manovra poco incisiva per molti operatori sanitari, me compreso.
Carla Bernasconi, presidente dell'Ordine dei veterinari di Milano, scrive. «Tenendo conto dei dati diffusi, la propagazione della malattia è stimabile in 50 km/anno e riteniamo fortemente consigliabile la vaccinazione anche in regioni che confinano con quelle colpite dal fenomeno morboso».
In effetti, considerati le imponenti masse di turisti, che si muovono spesso assieme ai loro animali in queste aree e il coinvolgimento di specie con cui l'uomo può venire, per un motivo o per l'altro, a stretto contatto (capriolo, cavallo oltre a cane e gatto), la diffusione di informazioni sulla prevenzione della malattia presso la pubblica opinione e un deciso incremento delle vaccinazioni pare auspicabile, prima che si chiuda la stalla a buoi fuggiti.


IL GAZZETTINO DI BELLUNO

6 APRILE 2010

 

E’ il cane procione la più curiosa new entry nella fauna bellunese

 

Belluno - E’ il cane procione la più curiosa new entry nella fauna bellunese, ma è in buona compagnia, perché, insieme al piccolo canide originario dell’estremo oriente, si moltiplicano anche gli avvistamenti di sciacalli dorati e linci.Ad annunciare l’approssimarsi di animali ormai scomparsi dal nostro territorio e altri decisamente extra-europei è il dirigente del canile sanitario di Belluno, Gianluigi Zanola.«Specie non autoctone, come il cane procione, sono state avvistate ai confini della nostra provincia – spiega -, ma considerando le abitudini notturne e il carattere schivo è possibile siano già arrivate anche da noi, senza attirare l’attenzione». Nel caso del canide asiatico anche l’aspetto, in tutto simile a un grosso tasso, avrebbe contribuito a non destare troppo clamore.Non è passata inosservata, invece, la presenza di sciacalli dorati, come testimonia una foto della metà degli anni ’80 che ritrae un cacciatore di Auronzo con l’insolita preda. E’ un ritorno quello delle linci, ricomparse da qualche anno nella zona alta della provincia. «Questi predatori tendono a fuggire l’uomo e non è facile avvistarle, a causa anche della vastità del territorio necessario a sfamarle».Se per mustelidi e piccoli canidi le probabilità di inserirsi nell’ecosistema locale sono favorevoli, non altrettanto rosea è la prospettiva per i grandi mammiferi, come il pioniere della migrazione dai Balcani: l’orso. Dopo decenni di sporadici avvistamenti, il giovane Dino, come lo ha ribattezzato il Parco nazionale, sembra avere tutta l’intenzione di stabilirsi fra bellunese e Trentino. «Gli spazi disponibili restano un po’ ridotti, ma facendo di necessità virtù, questo plantigrado pare intenzionato a ottenere la cittadinanza onoraria». scherza Zanola. La colonizzazione del territorio ha precedenti illustri in provincia, dalla tortora dal collare allo scoiattolo grigio americano, fino alla recente invasione di coccinelle asiatiche. «Nessun allarme fin tanto che si tratta di migrazioni spontanee e non di inquinamenti ambientali, causati dall’uomo – rassicura il dirigente sanitario - , come il pesce siluro e la nutria nella bassa Pianura Padana».


IL GAZZETTINO DI BELLUNO

6 APRILE 2010

 

Il cane procione..

 

Socchieve (UD) - Avvistato per la prima volta in Italia a Socchieve, Udine, nel 2005, il cane procione (Nyctereutes Procyonoides) probabilmente è già arrivato nel bellunese. La mascherina nera simmetrica lo rende simile al procione, ma il corpo robusto lo fa confondere spesso col tasso. Originario dell’estremo Oriente, importato in Russia come animale da pelliccia, è ormai diffuso dall’Austria alla Norvegia. Unico canide ad andare in letargo, non abbaia, ma miagola. E’ un animale notturno, monogamo e definito «non pericoloso» dal “Dangerous wild animals act” del 1976.


IL CENTRO

6 APRILE 2010

 

Nei boschi di Villavallelonga il pipistrello insonne

 

VILLAVALLELONGA (AQ). I pipistrelli non dormono più. Si tratta del pipistrello pigmeo che esce a caccia di insetti prima del tramonto. L’abitudine del mammifero notturno è stata osservata dallo studioso Danilo Russo che sta conducendo una ricerca sul pipistrello barbastello nei boschi di Villavallelonga.  Una scoperta quasi occasionale che il docente dell’Università Federico II di Napoli riporta sulle pagine di «Natura protetta» edito dal Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. «Cercando i rifugi del barbastello nelle ore diurne, abbiamo occasionalmente alzato gli occhi e osservato pipistrelli in volo quando mancava un’ora al tramonto», scrive il ricercatore. Un orario insolito per il mammifero ritenuto dagli zoologi animale notturno proprio per sfuggire agli artigli dei rapaci. «Ci siamo accorti che non si tratta di un comportamento manifestato sistematicamente solo dal pipistrello pigmeo. Il più piccolo d’Europa, generalmente osservato a caccia nei pressi di laghi e fiumi. Una specie tanto precoce o insonne da risultare attiva fino a oltre 75 muniti prima del tramonto». Dalle osservazioni del ricercatore è emerso anche un altro aspetto: «Questo comportamento non si osserva ovunque nel bosco, ma solo in uno stretto impluvio che solca i rilievi dell’area di studio, ove accanto alla protezione offerta dal bosco, si realizza un’altra circostanza: grossi sciami di piccoli insetti si levano in volo proprio quando i pipistrelli precoci si scatenano. Insomma una combinazione di cibo abbondante e più protezione del bosco».


LA ZAMPA.IT

6 APRILE 2010

 

Cina, forse scoperto nuovo animale

 

I principali siti dei quotidiani britannici pubblicano le immagini di una nuova specie animale, almeno questo sembrerebbe dalle foto, catturata in Cina. Uno dei cacciatori che lo ha catturato dice: «Assomiglia un po' a un orso, ma non ha pelo e la sua coda è lunga come quella di un canguro. Alcuni leggende locali raccontano di un orso che talvolta assume le sembianze di un uomo e ora credono che sia quello catturato»L'«Oriental Yeti», così è stato soprannominato, è stato individuato nella provincia dello Sichuan per poi essere portato presso un centro scentifico di Pechino per effettuare alcuni test del Dna.

 

FOTO

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=25516&tipo=FOTOGALLERY


TG COM

6 APRILE 2010

 

Lo Yeti esiste ed è cinese

Scoperto nella provincia del Sichuan

 

Lo "Yeti orientale": così lo hanno chiamato gli scienziati che per primi lo hanno esaminato. Senza pelo e con una strana coda è stato scoperto in Cina da un gruppo di cacciatori del Sichuan, che inizialmente l'avevano scambiato per un orso. La bestia dopo il ritrovamento è stata portata presso esperti locali per l'identificazione. Hunter Lu Chin ha spiegato: "Sembra un orso ma non ha pelo e la sua coda assomiglia più a quella dei canguri".Molti abitanti del luogo pensano che sia proprio quella creatura "mezza orso e mezza uomo" che, come leggenda vuole, popola le selve dei territori remoti della Cina. "Neanche il suono della voce è come quella degli orsi sembrerebbe più quella di un gatto", spiega l'esperto locale. "Fa dei continui richiami probabilmente cerca aiuto dagli ultimi della sua specie o forse è lui l'ultimo? Non lo sappiamo". Gli esperti adesso progettano di spedire la bestia misteriosa agli scienziati di Pechino che essendo forniti delle tecnologie necessarie potranno, magari, risolvere l'enigma facendo il test del dna sull'animale.


CITY
6 APRILE 2010
 
Cina, il mistero dell’animale ignoto “È lo Yeti d’Oriente”
Scienziati al lavoro per tentatre di capire a quale razza appartenga questo strano animale trovato in Cina
 
 
E' senza peli, ha una coda da canguro, il muso da orso. Ma non appartiene a nessuna di queste specie. Ed è emerso dalle foreste della Cina centrale a turbare i sogni (ed accendere gli entusiasmi) degli scienziati. Questo strano animale - che in attesa di trovare una classificazione scientifica è diventato per tutti “lo Yeti d’Oriente” - è stato catturato da cacciatori nella provincia del Sichuan. “Non fa nemmeno versi da orso” dice un cacciatore, “ha più la voce di un gatto. Che stia chiamando gli altri esemplari della sua specie?”
In Cina, spiegano i cacciatori che hanno trovato l’animale, “esistono leggende di un orso che un tempo era un uomo. Beh, la gente pensa che sia proprio quello che abbiamo catturato”. Ora lo Yeti sarà mandato a Pechino, perché gli scienziati possano capire - letteralmente - quale razza di aninmale sia.
 
VIDEO
http://city.corriere.it/2010/04/07/milano/documenti/cina-mistero-dell-animale-ignoto-yeti-d-oriente-20730425363.shtml
VIRGILIO NOTIZIE
6 APRILE 2010
 
Misterioso animale scovato in Cina, soprannominato "yeti orientale"
Gli scienziati di Pechino esamineranno il suo Dna. Intanto dilagano le ipotesi sull'origine della creatura catturata nel boschi dello Sichuan
 
 
A guardare quella creatura, difficilmente viene alla mente l'essere leggendario che abiterebbe i più inaccessibili recessi dell'Himalaya... Eppure, con una buona dose di fantasia, quel bizzarro animale dall'aria derelitta, catturato nei boschi della provincia di Sichuan, in Cina, è stato battezzato "Oriental Yeti".
«Non ha pelliccia, ha una coda simile a quella del canguro ma assomiglia piuttosto a un orso» così lo descrive Lu Chin, uno dei cacciatori artefici del ritrovamento dell'animale. «Ma i suoi versi sono più simili al miagolio di un gatto piuttosto che a quelli di un orso; - prosegue Lu Chin - si lamenta di continuo, forse lo fa per chiamare i suoi simili ma forse è l'ultimo della sua razza. Una leggenda locale narra di un uomo che divenne orso. Alcuni ritengono sia questa la creatura che lo abbiamo catturato».
Nel frattempo, per sfatare improbabili ipotesi, il Dna del misterioso animale è stato inviato a Pechino per un'analisi che dovrebbe permettere di dare un nome più consono allo Yeti oreintale.Sul sito del Times, uno dei numerosi quotidiani britannici che riporta la notizia, i commenti degli utenti aprono a svariate interpretazioni: secondo Valentine è un panda rosso, affetto da qualche malattia cutanea; per Samuel Bolton si tratta certamente di un diavolo di Tasmania; Nathaniel Ehrman è convinto possa essere un wallaby e ricorda la colossale bufala del chupacabra messicano; più cinico, Bud Fox sostiene che qualunque cosa sia, è destinato a diventare l'ingrediente fondamentale di qualche sofisticata ricetta oppure se ne scopriranno miracolose virtù terapeutiche, da utilizzarsi per qualche medicamento... In entrambi i casi, non resterà in giro a lungo.

CITY

6 APRILE 2010

 

Pecore mutilate, scatta la caccia agli alieni

gran bretagna Caccia a “E.T” in Galles dopo strane mutilazioni di bestiame e avvistamenti di misteriose luci.

 

LONDRA - Phil Hoyle, 53enne pensionato gallese, non ha dubbi: gli extraterrestri stanno facendo esperimenti sulle pecore nelle campagne vicino alla foresta di Radnor. Anzi, come ha spiegato al tabloid britannico Sun, lui stesso ha visto strane “sfere” colorate che avrebbero fulminato le pecore. Il 53enne co-fondatore di un gruppo Animal Pathology Field Unit (unità di patologia animale) sostiene di aver parlato con diversi proprietari di bestiame della zona che gli hanno raccontato di aver trovato pecore sventrate, senza più organi interni, in particolare senza cervello e occhi. Così Hoyle ha messo insieme un gruppo di 15 persone e negli ultimi nove anni si è dedicato a monitorare i cieli britannici. “Abbiamo dedicato le nostre vite per risolvere questo mistero” ha spiegato.
 

 

 

            06 APRILE 2010
VIVISEZIONE - SPERIMENTAZIONE

GALILEO
6 APRILE 2010
 
Di nuovo in sperimentazione una pillola antigrasso
Un gruppo internazionale di ricerca guidato dall'Università di Bologna apre la strada a nuovi test per farmaci per aumentare il dispendio energetico
 
 
Nel 2008 il Rimonabant, considerato la pillola magica in grado di far dimagrire senza sforzo, è stato ritirato a causa dei suoi effetti ansiogeni e depressivi. Un mese fa è stata la volta della sibutramina. Ora un gruppo di ricerca guidato da Uberto Pagotto dell'Università di Bologna, con uno studio pubblicato su Cell Metabolism, apre la strada alla sperimentazione di farmaci simili che però non agiscono sul cervello ma solo sulle innervazioni periferiche (muscoli, tessuto adiposo, pancreas, fegato). Questi principi attivi, infatti, non dovrebbero essere in grado di oltrepassare la barriera che riveste i vasi sanguigni del sistema nervoso centrale, impedendo l'accesso di numerose molecole.
I test per ora sono stati condotti, solo virtualmente, sui topi. Infatti Pagotto, con un team internazionale di colleghi, ha simulato l'azione antigrasso di potenziali farmaci utilizzando topi geneticamente modificati. Negli animali è stato silenziato il gene corrispondente a un particolare recettore, cb1, rispondente agli endocannabinoidi, considerati responsabili dello sviluppo del grasso in eccesso. Il team ha lavorato con quattro gruppi di topi. Di questi, due costituita da animali non geneticamente modificati - uno sottoposto a una dieta ipocalorica e l'altro a una ipercalorica-; negli altri due gruppi, i topi erano modificati in modo da non possedere cb1 o solo nel cervello o in nessuna parte del corpo. Entrambi questi ultimi due gruppi erano nutriti con un alimentazione grassa e ricca di calorie.
I risultati hanno mostrato che i topi geneticamente modificati non ingrassavano, proprio come quelli sottoposti a dieta. Secondo i ricercatori, l'efficacia dei farmaci che agiscono su questo recettore non sta nell'influenzare l'appetito e l'impulso di mangiare. Piuttosto queste molecole provocherebbero un maggior dispendio energetico a livello degli organi periferici. L'effetto fisiologico sembra essere confermato anche dal fatto che i topi geneticamente modificati tendevano ad accumulare poco grasso bianco e a bruciare più grasso bruno, il cosiddetto grasso buono. “Senza azione sul cervello, si elimina il problema degli effetti collaterali sulla psiche”, ha spiegato Pagotto. Tuttavia si tratta ancora di risultati esclusivamente virtuali. Dovranno essere effettuati numerosi studi clinici prima che sia verificata l'efficacia dei futuri farmaci sul recettore e la loro sicurezza per la salute umana.

 
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