ottobre 2014
 

LA ZAMPA.IT
1 OTTOBRE 2014
 
Cane ucciso a Rimini, la morte di Gina sarebbe dovuta a una ritorsione nel mondo dell’ippica
Le conclusioni delle indagini: almeno tre persone coinvolte. Dietro potrebbe esserci un giro di doping legato alle competizioni dei cavalli


NELLA FOTO - Gina, la Jack Rusell Terrier picchiata e bruciata in un sacco ad agosto

 
Sarebbero state almeno tre le persone coinvolte direttamente nella morte di Gina, la Jack Russell Terrier di 10 anni uccisa il 10 agosto scorso. La cagnolina era stata brutalmente colpita con un forcone, poi infilata in un sacco e alla fine data alle fiamme. È questa la conclusione delle indagini, affidate ai carabinieri di Riccione, del sostituto procuratore Luca Bertuzzi. Per la Procura di Rimini, che ha già inviato gli atti a quella di Bergamo per un prosieguo nelle indagini, dietro vi potrebbe essere un giro di doping legate alle competizioni ippiche. 
Gina apparteneva ad un’amazzone milanese che ha sporto denuncia contro il suo fidanzato, un cavaliere bergamasco di 33 anni, entrambi a San Giovanni in Marignano per un concorso ippico internazionale. Sospetti vi sarebbero anche sulla morte di un cavallo, della scuderia riconducibile alla coppia, deceduto durante una competizione. 
Secondo la ricostruzione della giovane il fidanzato - dopo un diverbio - aveva minacciato di uccidere Gina. E stando alle indagini, il ragazzo si sarebbe anche vantato con un’altra persona di aver bastonato la cagnolina, chiusa in un sacco, e che poi l’animale sarebbe scappato via. 
Il 33enne nega infatti di aver ucciso Gina. Ma agli atti in Procura vi sono anche le immagini delle telecamere a circuito chiuso del resort dove alloggiavano i due. Nelle immagini si vede la cagnolina prelevata da due uomini e portata verso un campo. Comparirebbe anche un terzo uomo che i carabinieri associano alla figura di un terzo complice. 
Al momento però, solo il fidanzato dell’amazzone è stato denunciato per maltrattamento e morte, con l’aggravante della crudeltà dell’animale e per lui la Procura ha intenzione di chiedere il rinvio a giudizio. 
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
L'AQUILA, PALLINI DA CACCIA NEL CORPO DELL'ORSO MORTO A GIUGNO
"Perversa e brutale pratica, da delinquenti"
 
Alcuni pallini da caccia sono stati trovati sul corpo dell'orso Ferroio, esemplare marsicano trovato morto il 9 giugno scorso nel Parco nazionale dell'Abruzzo, che è stato ucciso da un altro orso. Secondo il direttore del Parco Dario Febbo, si tratta della "testimonianza di una perversa e brutale pratica, quella di prendere di mira gli orsi, sicuramente di pochi delinquenti che deve essere stroncata una volta per sempre''. Gli esami tossicologici fatti sui resti dell'animale, tesi ad accertare se la morte fosse stata causata da sostanze tossiche, hanno dato esito negativo, così come quelle tendenti ad evidenziare eventuali patologie. Ricordiamo che l'orso Ferroio fu trovato dalle guardie del servizio sorveglianza del Parco a Prato Cardoso, nei pressi della località che porta il suo nome, al confine fra i Comuni di Civitella Alfedena e Scanno, in provincia dell'Aquila, in stato di avanzata decomposizione, probabilmente morto qualche giorno prima e parzialmente consumato da predatori necrofagi di passaggio, evento del tutto naturale.
 
VIRGILIO NOTIZIE
1 OTTOBRE 2014

 
ANSA
1 OTTOBRE 2014
 
Animali: Lav, condannato Circo Victor
Dovrà pagare 2000 euro per detenzione incompatibile varie specie
 
ROMA, 1 OTT - "Il Tribunale Ordinario di Tivoli ha condannato il titolare del Circo Victor a 2000 euro di ammenda perché 'deteneva animali, pitoni, anaconda, un leone marino, 4 alligatori, istrici africani, alcuni esemplari di rapaci e altri volatili in gabbie e in altre strutture inadeguate e incompatibili rispetto alle caratteristiche etologiche delle singole specie e tali da produrre alle bestie gravi sofferenze'". Gli animali erano già stati sequestrati nel 2012.
 
QUOTIDIANO.NET
1 OTTOBRE 2014
 
Pitoni, alligatori, istrici, rapaci: tutti detenuti in condizioni "incompatibili"
Il Tribunale di Tivoli ha condannato il titolare del Circo Victor. La prima denuncia nei confronti della struttura risale al 2008. Una battaglia condotta dalla Lav contro lo sfruttamento di esseri senzienti
 
Roma, 1 ottobre 2014 - Il Tribunale Ordinario di Tivoli (Roma) ha condannato V.C. titolare del Circo Victor a 2000€ di ammenda ai sensi dell’articolo 727, comma 2, del Codice Penale, per detenzione incompatibile, perché “deteneva animali, e segnatamente pitoni ed anaconda, un leone marino, n.4 alligatori, degli istrici africani, alcuni esemplari di rapaci ed altri volatili in gabbie ed in altre strutture di contenimento inadeguate ed incompatibili rispetto alle caratteristiche etologiche delle singole specie e tali da produrre alle bestie gravi sofferenze”. Ne da' notizia la Lav in una nota.
“E’ la prima condanna a carico di questo circo. - dichiara la LAV – Un ulteriore passo avanti in una vicenda che dura ormai dal 2008, quando denunciammo per la prima volta il Circo Victor. Gli animali furono poi sequestrati soltanto nel  gennaio 2012 dalla procura di Rieti in collaborazione con il Nirda del Corpo Forestale dello Stato”.  Il sequestro fu poi convalidato dalla Corte di Cassazione, con sentenza n° 1614-2012-000 del 12/7/2012, che rigettò l’istanza di dissequestro degli animali, presentata dal titolare del circo/mostra faunistica "Victor, lo Spettacolo delle Meraviglie", avvalorando la sentenza del Tribunale del Riesame di Rieti che confermava la decisione del Gip del Tribunale di Rieti, relativamente alla convalida del sequestro.  
"Questo risultato rappresenta il riconoscimento delle argomentazioni presentate dalla LAV a supporto della denuncia, avvalorate da pareri di medici veterinari. Argomentazioni alle quali si sono contrapposti negli anni i continui pareri positivi sulle condizioni degli animali, dei Servizi veterinari pubblici di mezza Italia che ne autorizzavano via via gli attendamenti, nonché della difesa da parte di veterinari Sivae e Anmvi", riporta la nota della Lega antivivisezione. “Ci auguriamo che questo importante passo rappresenti un monito per chi crede di poter liberamente e crudelmente lucrare su esseri viventi. L’immunità di cui hanno goduto finora sta finalmente assottigliandosi”, conclude la LAV.
 
LA REPUBBLICA BOLOGNA
1 OTTOBRE 2014
 
Scende dal treno dimenticando a bordo i suoi due cani
Padrone e bestiole si sono ricongiunti grazie alla Polfer
 
di LORENZA PLEUTERI
 
Storie di treni, viaggiatori distratti e cani dimenticati. Tra lunedì e martedì gli agenti della Polfer di Bologna si sono dovuti occupare di due casi "anomali". Un viaggiatore straniero, partito dalla Centrale con un regionale e sceso a Reggio Emilia, ha attivato i poliziotti perché per sbadataggine aveva lasciato a bordo due cani e una valigia. Dopo un giro di telefonate tra le due città, i passeggeri a quattro zampe e il bagaglio sono stati recuperati e messi a disposizione del proprietario con la testa tra le nuvole. Poche ore dopo altro personale in divisa è stato allertato per un episodio al contrario. A Bologna un signore è salito con la moglie su un Frecciarossa in partenza per Roma. Si è attardato per sistemarle le valigie, con l'intenzione di scendere in fretta, e non si è accorto della chiusura delle porte e dell'avvio del convoglio. Così ha dovuto chiamare la Polfer: "Ho la macchina in sosta in piazza Medaglie d'Oro, con sopra un cane. Il treno è in movimento, sono rimasto sopra per sbaglio. Aiutatemi voi". I poliziotti hanno liberato il "prigioniero", aiutati dai vigili del fuoco, e lo hanno tenuto in ufficio fino all'arrivo del padrone. Per entrambi i distratti, spiegano alla stessa polizia ferroviaria, non ci sono state conseguenze, "visti i contesti e le situazioni".
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
LECCO, ESCE CON IL FRATELLINO DI 2 ANNI: 12ENNE FERITO DAI CACCIATORI
Il ragazzino con due colpi di fucile alla gamba: dimesso
 
Un ragazzino di dodici anni esce di casa con il fratello di appena due, domenica mattina, e finisce in ospedale per due colpi di fucile da caccia nella gamba. Per fortuna, è stato dimesso: si è salvato. I piccoli abitano nella parte alta di Premana, in provincia di Lecco, ma arrivano tra le cascine del "Lööch" di Mosnico, quando improvvisamente il maggiore dei due sente un dolore fortissimo ad una coscia e si accorge di essere stato colpito. Una, due volte alla gamba e poi ancora una scheggia nella schiena vicino alla spalla, secondo un quotidiano locale. Sono pallini di quelli che vengono sparati con i fucili da caccia. Non c'è tempo per stare lì a controllare come sia successo e chi abbia colpito il dodicenne: si corre al pronto soccorso dell'ospedale "Manzoni" per curare subito il ragazzino. Nelle ferite non sarebbero rimasti frammenti di ciò che lo ha colpito.
Grande paura per la famiglia. Accanto al ferito, il fratellino di due anni che per fortuna è rimasto illeso (ma se i pallini l'avessero centrato probabilmente lo avrebbero colpito alla testa). A Lecco il bambino rimasto impallinato viene curato e per fortuna dimesso: un brutto momento senza conseguenze fisiche gravi. La denuncia contro ignoti è subito partita, i carabinieri ora cercano di capire chi sia stato a far partire i colpi centrando un ragazzino. E cresce il malumore in paese, perché pare che non si tratti del primo episodio di questo genere, nella stessa zona.
A Premana non mancano i comenti di chi fa notare che i cacciatori possono sparare a 150 metri dalle zone abitate, ma per legge non è possibile indirizzare i colpi verso abitazioni private. Com'è accaduto appunto domenica.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
CACCIA, QUESTA VOLTA "SPARA" IL CANE: FERITO UN OTTANTENNE
L'incidente a Zorlesco di Casalpusterlengo (Lodi)
 
Un cacciatore di 82 anni e' rimasto ferito da un colpo di fucile urtato dal suo cane. La pallottola gli ha trafitto un piede e dovra' essere sottoposto ad intervento chirurgico. E' successo a Zorlesco di Casalpusterlengo, dove il cacciatore si era recato per una battuta. Ha appoggiato il fucile ad un palo, ma il cane muovendosi lo ha urtato facendolo cadere ed e' esploso il colpo.
 
L’ECO DI BERGAMO
1 OTTOBRE 2014
 
Il cane del vicino vi disturba?
Il padrone non risponde penalmente
Il padrone del cane che disturba il vicino non risponde penalmente. Il reato di cui all’articolo 659 Cp, sussiste solo quando rumori e schiamazzi arrecano danno a un numero indeterminato di persone.
 
In sostanza nessun reato penale per il padrone del cane se il proprio fido disturba di notte solo un vicino. A rilevarlo evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello «Sportello dei Diritti» la Cassazione penale, con la sentenza n. 40329, depositata martedì 30 settembre. Annullata invece la decisione del gup del Tribunale di Oristano che aveva stabilito una pena di 200 euro di ammenda ad una donna, ritenuta responsabile del reato di cui all’articolo 659 del c.p. (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone).L’imputata era stata ritenuta colpevole di aver lasciato libero il cane nel suo cortile, confinante con la casa di un vicino che si lamentava che l’animale sia di giorno che di notte disturbava la quiete e il riposo.
Tuttavia, la decisione del giudice di merito è stata riformata dagli ermellini della terza sezione penale che hanno rilevato come ai fini dell’integrazione del reato di cui all’articolo 659 c.p. è necessario che «i rumori, gli schiamazzi e le altre fonti sonore indicate nella norma superino la normale tollerabilità e abbiano, anche in relazione allo loro intensità, l’attitudine a propagarsi e a disturbare un numero indeterminato di persone, e ciò a prescindere dal fatto che alcune persone siano state effettivamente disturbate; invero, trattandosi di reato di pericolo, è sufficiente che la condotta dell’agente abbia l’attitudine a ledere il bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice, ed è indifferente che la lesione del bene si sia in concreto verificata».
I giudici del Palazzaccio hanno censurato la decisione del Gup del tribunale sardo perchè «ha fatto derivare la configurabilità del reato esclusivamente e apoditticamente, nell’affermata assenza della necessità di procedere a misurazioni strumentali, dal fatto che presso il cortile dell’imputata soggiornasse un solo cane, peraltro di taglia e razza imprecisata, sebbene sia di comune esperienza il fatto che l’intensità, e pertanto, l’attitudine ad arrecare molestia, dei latrati di un cane sia, di regola, direttamente rapportabile alla sua stazza, il quale usava abbaiare al passaggio sulla via di persone o di altri animali».
In conclusione, il giudice non ha valutato l’entità del fenomeno rumoroso, né l’esistenza di un concreto superamento dei limiti della normale tollerabilità e la potenziale idoneità dei rumori a disturbare un numero indeterminato di persone, «delle quali è, anzi, in maniera del tutto immotivata stante l’apparente assenza di altre lamentele oltre a quella del querelante, affermata la derivante avvenuta esasperazione».
 
LA ZAMPA.IT
1 OTTOBRE 2014
 
A processo perché prese a calci un gatto: negli Stati Uniti il dibattito si infiamma
Il caso di un 22enne rischia un anno di carcere. Per il difensore la pena è sproporzionata
 
fulvio cerutti
 
Continua il dibattito negli Stati Uniti sulle pene da infliggere a chi maltratta gli animali. Il New York Times analizza la questione a partire dalla storia di Andre Robinson, il 22enne arrestato dopo aver preso a calci un gatto e aver pubblicato il video su Facebook. Il suo processo si apre oggi a New York, mentre il caso è diventato un simbolo. Robinson rischia un anno di carcere, mentre la procura non ha proposto alcun patteggiamento. 
Sul suo caso si sono concentrati gli attivisti per i diritti degli animali, impegnati in campagne sui social media e picchetti in tribunale. Il difensore del 22enne afferma che la pena sia sproporzionata, ma sembra prevalere la posizione degli animalisti. In tutti gli Usa, scrive il New York Times, gli attivisti «sembrano vincere la battaglia». Diversi Stati americani hanno annunciato pene più severe per chi commette reati contro gli animali e il Federal Bureau of Investigation a gennaio ha annunciato una sezione apposita per i crimini contro gli animali. Da allora sino alla fine di settembre gli arresti sono aumentati del 250%, rispetto all’anno precedente.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2014/10/01/multimedia/societa/lazampa/video-choc-enne-prende-a-calci-un-gatto-UoceeHjOoBZXJ0l33my33O/pagina.html
 
CORRIERE DELLA SERA
1 OTTOBRE 2014
 
Il calcio al gatto che fa discutere gli States, ora il ragazzo rischia la cella
Andre Robinson, 21enne, a processo dopo il video andato in rete dell’aggressione al felino. Le associazioni animaliste: pena esemplare. Il gatto adottato da una famiglia
 
di Massimo Gaggi
 
NEW YORK Due pezzi d’America progressista - quella che vuole proteggere l’ambiente e ama gli animali e quella che chiede pene detentive meno severe almeno per i reati minori in un Paese nel quale si finisce in galera con molta facilità - si confrontano in questi giorni a Brooklyn il cui tribunale sta affrontando un caso apparentemente banale nel panorama criminale newyorchese: un gatto preso a calci da un ragazzo a Bedford-Stuyvesant, uno dei quartieri neri più problematici della città.
Il 21enne Andre Robinson ammette il fatto (non potrebbe negare perché gli amici hanno ripreso la scena e l’hanno messa in Rete), si dice pentito, spiega che il gatto gli stava dando fastidio: «Ho sbagliato, ma non per questo devo andare in prigione». Andre, infatti, rischia fino a un anno di carcere per maltrattamento di animali. E gli animalisti, che a New York sono molto tenaci (chiedere alle pelliccerie assediate ogni giorno dell’anno anche quando nevica o il termometro segna 15 sotto zero), chiedono una punizione esemplare.
Il caso sta montando oltre l’immaginabile: appena individuato, Robinson è stato arrestato e la pubblica accusa non gli ha offerto la possibilità di patteggiare come si fa in genere per i reati minori; avesse preso a calci un uomo gli sarebbe andata meglio, protestano i suoi legali, sottolineando il rischio di trasformare, con l’incarcerazione, un ragazzo un po’ svitato in un criminale. Ma viviamo nella civiltà dell’immagine: Andre è inchiodato dai video. Prima accarezza il gatto, poi gli assesta un calcione facendolo volare oltre una staccionata. Se punisci esageri, se non punisci rischi, con questo filmato ormai «virale», di inaugurare una nuova moda tra teppistelli. E la polizia, che sotto il sindaco de Blasio ha creato un’unità contro le crudeltà sugli animali, vuole mandare un messaggio: da quando, a gennaio, è nata la Animal Cruelty Investigation Squad, gli arresti per violenze su animali sono quasi triplicati. L’unico a non preoccuparsi è King, magnifico gatto grigio, in gran forma anche dopo il calcione: grazie alla risonanza del caso ora ha trovato una famiglia che l’ha adottato.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
GB, GIALLO SUL CAVALLO GEORGE: UCCISO IN UNA NOTTE DI LUNA PIENA
"Forse un rito satanico". Indaga la polizia
 
Lo hanno trovato disteso e agonizzante in un campo, in una notte di luna piena, impigliato ai fili di una recinzione elettrica: i cavi stretti sei volte tra la zampa davanti sinistra e quella di dietro sinistra hanno bloccato l'afflusso di sangue e George, splendido cavallo di due anni, ha sofferto una lunga agonia prima di morire. Per la proprietaria, la londinese Zoe Walker, George sarebbe stato vittima di un rito satanico, come altri registrati nella zona. Le prove? Sarebbero la luna piena e il numero sospetto (sei come il numero del diavolo) di giri che il cavo ha fatto "strangolando" gli arti dello stallone.
George non sarebbe la prima vittima. Di recente, infatti - racconta "blitz quotidiano" - ci sono stati diversi attacchi agli animali in Cornovaglia. Tutti nelle notti di luna piena. Lo scorso anno, a luglio, un pony è stato orribilmente mutilato e i suoi resti sono stati scoperti al centro di un anello di fuoco a Yennadon Down, nel parco nazionale di Devon.
La signora Walker, intanto, ha chiesto alla polizia di indagare su questa linea investigativa. Ma gli indizi che farebbero pensare a un rito satanico nel caso di George sarebbero scarsi. Non è stato attaccato con coltelli, martelli o altri oggetti contundenti. Più probabile, secondo la polizia, che si sia trattato di un tragico incidente.
 
QUOTIDIANO.NET
1 OTTOBRE 2014
 
Trasferiti, per cure urgenti, tre leoni dalla Striscia di Gaza
Gli animali sono stati portati in Israele per essere curati. Nella zona ci sono cinque zoo e gli scontri di agosto hanno provocato la morte di almeno 80 esemplari detenuti
 
Beit Lahiya (Striscia di Gaza), 1 ottobre 2014 - Lo zoo Al-Bisan di Beit Lahiya, nella Striscia di Gaza, ha trasferito in Israele tre leoni in cattive condizioni, visti i danni subiti dalla struttura nella guerra di agosto fra Hamas e lo Stato ebraico. I leoni, due maschi e una femmina incinta, sono stati sedati e trasferiti all'interno di gabbie in Israele, attraverso la frontiera di Erez. Amir Khalil, del gruppo Four Paws International, ha spiegato che i leoni erano in condizioni precarie e avevano bisogno di assistenza urgente. Lo zoo è stato gravemente danneggiato nel conflitto e nel corso dei combattimenti ha perso oltre 80 animali.
Quello di Al-Bisan è uno dei cinque zoo improvvisati presenti a Gaza, in cui i diritti degli animali non sono sempre rispettati. La maggior parte degli ospiti di queste strutture è stata infatti fatta entrare a Gaza clandestinamente dall'Egitto tramite i tunnel che collegano i territori; in un filmato divenuto famoso, i residenti della Striscia sollevano un cammello oltre il muro di confine con Israele dopo averlo legato per una zampa, con l'animale che si dimenava per il dolore. L'anno scorso una coppia di cuccioli di leone è morta poco dopo una presentazione in pompa magna da parte di Hamas, che governa a Gaza. Lo zoo principale della Striscia in un caso ricorse a tecniche improvvisate di imbalsamazione per continuare a tenere in esposizione animali morti, mentre in un altro vennero dipinte delle striscie su degli asini, per farli sembrare zebre.
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
GIORDANIA, UN RIFUGIO PER 3 LEONI DELLO ZOO BOMBARDATO DI GAZA
Nella struttura 86 animali morti e 28 sopravvissuti
 
Tre leoni sopravvissuti al bombardamento israeliano dello zoo di Gaza hanno trovato rifugio in Giordania, dove una squadra di veterinari è al lavoro per curarli e rimetterli in forma. I tre felini, Sultan, Shaker e Sabrin, sono tra i 28 animali sopravvissuti al bombardamento che ha portato alla morte di altri 86 nello zoo Al Bisan, nel nord della Striscia di Gaza, secondo quanto ha precisato Amir Khalil, direttore del progetto animalista Four Paws International ad Amman. Un quarto leone è stato ucciso nell'attacco. "Le loro gabbie sono state completamente distrutte, ma anche prima quel posto non si poteva definire uno zoo, perché le strutture erano in pessimo stato", ha sottolineato Khalil, citato dal quotidiano "Jordan Times".
 
AGI
1 OTTOBRE 2014
 
Il cane di Jean-Marie Le Pen divora il gatto di Marine
 
(AGI) - Parigi, 1 ott. - Dramma familiare a casa Le Pen: il cane dell'anziano Jean-Marie ha infatti divorato la gatta begalese di Marine. Una tragedia che ha portato la leader del Front National ad abbandonare la casa di Montretout, a Saint-Cloud nell'Alta Senna, dove Marine viveva in una dependance. L'incidente e' stato la goccia che ha fatto traboccare un vaso pieno ormai di incomprensioni tra padre e figlia sull'impostazione data dall'erede al partito da anni guidato dal padre. "Vuole tagliare il cordone ombelicale. Vuole uccidere suo padre" aveva dichiarato il vecchio Jean-Marie in una recente intervista. Per ora pero' a essere ucciso e' stato solo il gatto di Marine. (AGI) .
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
ALASKA, SOS TRICHECHI: IL GHIACCIO MANCA E SI SPOSTANO IN SPIAGGIA
Fotografati 35mila esemplari dagli studiosi della Noaa
 
I tricheci del Pacifico non riescono a trovare il ghiaccio marino per riposare nelle acque artiche e stanno arrivando a terra con numeri da record su una spiaggia nel nord-ovest dell'Alaska, negli Stati Uniti. Si stima che circa 35.000 trichechi sono stati fotografati sabato scorso a circa 8 chilometri a nord di Point Lay, secondo la National oceanic and atmospheric administration. Point Lay è un villaggio eschimese Inupiat 482 chilometri a sud ovest di Barrow e a 1126 km a nord-ovest di Anchorage. L'enorme raduno è stato notato durante la ricognizione aerea annuale sui mammiferi marini nell'Artico della Noaa, ha detto la portavoce Julie Speegle.
L'indagine è stata condotta con il Bureau of ocean energy management. Andrea Medeiros, portavoce del Fish and wildlife service degli Stati Uniti, ha detto i tricheci sono stati avvistati per la prima volta il 13 settembre scorso e si sono mossi sulla costa. Gli osservatori la scorsa settimana hanno visto circa 50 carcasse sulla spiaggia di animali che possono essere stati uccisi durante una fuga precipitosa, mentre l'agenzia a stelle e strisce è al lavoro con un'equipe di medici per determinare la causa della morte.
I trichechi del Pacifico passano gli inverni nel mare di Bering. Le femmine partoriscono sul ghiaccio del mare e usano proprio il ghiaccio come un trampolino per raggiungere lumache, vongole e vermi sulla piattaforma continentale poco profonda. A differenza delle foche, i trichechi non sanno nuotare a tempo indeterminato e hanno bisogno di riposo. Usano le loro zanne anche per tirarsi sul ghiaccio o sulla roccia. Con le temperature calde in estate, il ghiaccio marino si allontana verso nord: le femmine e i loro piccoli approfittano del bordo del ghiaccio marino per muoversi nel Mare di Chukchi, lo specchio d'acqua a nord dello Stretto di Bering.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
USA, DALLE FARMACEUTICHE AI MEDICI 3,5 MILIARDI DI DOLLARI IN 5 MESI
Pubblicato il rapporto previsto dall'"Obamacare"
 
Tra le norme più interessanti della riforma della sanità americana chiamata "Obamacare" c'è l'obbligo per le imprese farmaceutiche e produttrici di dispositivi sanitari di rendere pubblici pagamenti e regali a medici ed ospedali.
Secondo il rapporto previsto dalle regole sulla trasparenza, appena pubblicato, le imprese hanno pagato, solo negli ultimi cinque mesi del 2013, ben 3,5 miliardi di dollari ai medici statunitensi. Una cifra che la dice lunga sul tasso di eticità del sistema e dei suoi complicati intrecci.
Alcune cifre sono davvero impressionanti: per esempio i 122,5 milioni di dollari in royalties pagati dal settore Genentech della Roche al centro medico City of Hope di Duarte, California, dove i test su animali – va da sé – sono largamente praticati. Tutto legale e giustificato, visto che il gigante farmaceutico ha brevettato farmaci come l'Herceptin e l'Avastin grazie a ricerche condotte nel centro durante gli anni Ottanta. Ma i pagamenti più influenti sono certo quelli riservati ai singoli medici: migliaia di rivoli che è impossibile seguire.
A diffondere il rapporto è stata l'agenzia federale Centers for Medicare and Medicaid Services, con i primi dati rilasciati in base al Sunshine Act, previsto dalla riforma sanitaria Obamacare.
Nel 40% dei casi i beneficiari non sono identificati, con la motivazione di problemi nei dati. Si tratta di 546.000 medici e 1.360 cliniche universitarie, che hanno ricevuto da pasti gratuiti a compensi per consulenze e ricerche.
La spinta alla maggior trasparenza sui dati è nata dalla preoccupazione che i medici prescrivessero farmaci in base al denaro ricevuto dalle aziende. "I legami economici [...] sono fonte di conflitti di interesse", ha detto al Wsj il direttore dell'organizzazione pro-trasparenza Pew Prescription Project, Allan Coukell. Secondo le case farmaceutiche i pagamenti sono necessari per la ricerca e la comunicazione sull'uso dei prodotti.
 
L’UNIONE SARDA
2 OTTOBRE 2014
 
Siliqua (CA), cane bruciato vivo dai ladri davanti agli occhi dei suoi cuccioli


NELLA FOTO – I RESTI DELLA CAGNETTA

 
L'atto è stato compiuto dai ladri che si erano intrufolati in un casolare di campagna.
Prima hanno dato fuoco al casolare di proprietà di un pensionato del paese, poi hanno immobilizzato il segugio che abbaiava insistemente e l'hanno gettato tra le fiamme. Il cane, esemplare femmina di due anni, era insieme ai suoi due cuccioli che sono riusciti a salvarsi.
 
IL TIRRENO
2 OTTOBRE 2014
 
Uccide un pincher e avvelena due cani
 
di Luca Tronchetti
 
LUCCA - Con lucido sadismo inserisce quantità industriali di un potente lumachicida a granelli blu nelle ciotole dei cani mescolati a croccantini, pezzi di carne, cotenne di maiale. Si tratta di un potentissimo veleno contenente metaldeide, un prodotto chimico in grado di uccide nel giro di poche ore un toro come un bambino che inavvertitamente si metta le mani in bocca dopo aver toccato quella roba. Da metà agosto a metà settembre tre cani sono stati vittime di un «maniaco» che si aggira nella zona di Segromigno in Piano. Due - un cane da caccia Epagneul Breton e un meticcio, entrambi di 3-4 anni - sono salvi per miracolo. Uno - un piccolo esemplare di Pincher - non ce l’ha fatta. È morto tra atroci sofferenze e nella disperazione dei suoi padroni impotenti di fronte a quella atrocità. Sulla vicenda sta svolgendo accertamenti la polizia provinciale che ha informato anche la procura della Repubblica. L’allarme. A lanciare l’allarme e a spingere i padroni degli animali a presentare un dettagliato esposto-denuncia nel tentativo di arrivare ad individuare il responsabile di questo ignobile reato alcuni veterinari della clinica privata Città di Lucca a S. Michele in Escheto. Troppi cinque episodi in un mese e tutti avvenuti nello stesso isolato a Segromigno in Piano. Il Breton è stato letteralmente salvato due volte nel giro di quindici giorni dal dottor Daniele Giannelli: «La metaldeide è un fitofarmaco utilizzato per eliminare i lumaconi che infestano orti e giardini. È sufficiente una modica quantità per provocare seri problemi nei cani o nei gatti. La prima volta che mi hanno portato quell’esemplare di Breton femmina del peso di 15 chili era prticamente morto. Aveva ingetito un quantitativo di lumachicida tale da uccidere un rinoceronte. L’ho fatto subito vomitare e dopo la lavanda gastrica ho praticato un’iniezione in vena di farmaci di sostegno anticonvulsivi (valium). I sintomi generalmente compaiono dopo un’ora o al massimo tre dall’ingestione e la gravità varia con la dose. Pian piano il cane da caccia ha reagito e lo abbiamo tenuto sotto osservazione in clinica per 72 ore. Credevo si trattasse di un episodio isolato e invece nel giro di un mese, sempre nella stessa strada di Segromigno in Piano, sono arrivati i padroni di un meticcio e quelli di un pincher. Tutti i cane avevano la stessa patologia: ansietà, tremori, respiro affannoso, pupille dilatate e bocca schiumosa. Purtroppo il Pincher non ce l’ha fatta perché era molto piccolo ed evidentemente il suo fisico non ha reagito alle cure perché l’assunzione di metaldeide era stata eccessiva. D’altronde non esistono antidoti che consentano di espellere il veleno dall’organismo del cane». La denuncia all’Asl. Il sospetto che gli animali fossero tutte vittime della stessa persona è divenuto praticamente certezza quando i proprietari del Breton salvato dal veterinario sono tornati: «Sono piombati in clinica due settimane dopo con il cane che aveva lo stesso problema anche se fortunatamente in forma più leggera. A quel punto abbiamo segnalato la situazione all’Asl che ha attivato la polizia provinciale». L’inchiesta. Al momento dalle indagini sarebbe emerso che qualcuno - probabilmente una persona che abita in quella strada a Segromigno in Piano - aggiunge quantità di veleno nelle ciotole dei cani dei vicini mescolandole al cibo con lo scopo evidente di eliminarli senza un apparente motivo.
 
IL PICCOLO
2 OTTOBRE 2014
 
Traffico illecito di cani, sequestrati 10 cuccioli a Fernetti
La Guardia di Finanza ha fermato un'auto rumena proveniente dalla Slovenia: i cagnolini erano nascosti nel vano portabagagli, destinati al mercato veneto
 
La Guardia di Finanza di Trieste, nell’ambito dei controlli di retrovalico svolti l'altra notte a Fernetti da un equipaggio della Compagnia di Prosecco, ha sequestrato 10 cuccioli di razza illecitamente trasportati a bordo di un'auto proveniente dalla Slovenia condotta da un cittadino di nazionalità rumena .
I cagnolini, 6 di razza maltese e 4 cavalier king charles, destinati al mercato veneto, sono stati trovati all’interno del vano portabagagli e sul sedile posteriore del mezzo, sistemati in due cassette ed in una scatola di cartone. Dai successivi controlli eseguiti con la collaborazione del veterinario del Servizio sanitario regionale è stato accertato che i cuccioli hanno un’età inferiore alle 12 settimane di vita e sono sprovvisti di microchip, passaporto europeo e vaccinazione antirabbica.
Al 48enne trasportatore rumeno - G.V. le iniziali -  è stato notificato un verbale per violazione alle norme di diritto comunitario sulla protezione e il trasporto di animali da compagnia, con contestuale fermo amministrativo del veicolo.
I cagnolini, tutti in buone condizioni di salute, sono stati sequestrati e affidati al canile di via Orsera per le necessarie cure veterinarie.
Quanto accaduto la scorsa notte non rappresenta certo una novità, bensì testimonia l’esistenza di un traffico illecito di animali a livello internazionale ormai consolidato, come emerge da altre indagini condotte anche in tempi recenti sempre dalla Guardia di Finanza di Trieste che, nel corso di distinte operazioni, ha complessivamente sequestrato circa 1.000 cuccioli di cane di varie razze e segnalato alla competente Autorità Giudiziaria 28 soggetti, di cui 10 sottoposti ad arresto, avendo riscontrato anche casi di uccisione e maltrattamento di animali da parte di vere e proprie associazioni criminali.
FOTO
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/10/02/news/traffico-illecito-di-cani-sequestrati-10-cuccioli-a-fernetti-1.10039514
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
TRIESTE, SOTTO SEQUESTRO DIECI CAGNOLINI IN ARRIVO DALLA SLOVENIA
Trovati nel bagagliaio e dentro un'auto a Fernetti
 
Sei cuccioli di maltese e quattro di cavalier king charles sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Trieste nell'ambito dei controlli a Fernetti. I cani, che erano destinati al mercato veneto, sono stati trovati all'interno del portabagagli e sul sedile di dietro di un'auto guidata da un romeno di 48 anni, proveniente dalla Slovenia. Il 48enne è stato multato per violazione delle norme di diritto comunitario sulla protezione e il trasporto di animali da compagnia, con contestuale fermo amministrativo del veicolo. Dai successivi controlli eseguiti con la collaborazione del veterinario del Servizio sanitario regionale è stato accertato che i cuccioli hanno meno di 12 settimane di vita e sono sprovvisti di microchip, passaporto europeo e vaccinazione antirabbica. I cuccioli, tutti in buone condizioni di salute, sono stati sequestrati e affidati al canile sanitario triestino di via Orsera per le cure veterinarie necessarie.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
MAZARA DEL VALLO (TP) – Due scimmie trovate nella casa di un cittadino tunisino. La Forestale: fuggivano dal contatto umano
Intervento della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale della Regione Siciliana
 
La scimmietta più piccola cercava continuamente conforto nell’esemplare più grande. Entrambi Macaco sylvanus (scimmia bertuccia), ed entrambi giovanissimi. Secondo quanto reso noto dal Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana, sarebbero state detenute nella casa dove viveva un cittadino tunisino, ora finito nei guai.
Gli animali sarebbero stati importati dalla Tunisia in violazione della normativa CITES sul commercio delle specie protette. Il personale della Guardia di Finanza e del servizio CITES del Corpo Forestale della Regione Siciliana hanno scoperto la triste realtà dei due poveri animali e sono intervenuti qualche giorno addietro, presso un’abitazione del centro storico. Al suo interno anche trenta cadellini, piccolo volatile protetto dalla legge.
L’indagine è scaturita da un’attività condotta dai militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Mazara del Vallo (TP). La pista seguita era quella del possibile commercio di animali esotici. I finanzieri, incuriositi dalle particolari circostanze d’indagine, dopo i preliminari accertamenti investigativi coordinandosi con il personale del servizio CITES del Corpo Forestale della Regione Siciliana, sono intervenuti presso l’abitazione, dove hanno scoperto e successivamente recuperato i due macachi ed i cardellini.
Gli animali sono stati tutti sottoposti a sequestro; i volatili, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Marsala (TP), sono già stati liberati nell’area protetta “Trinità” mentre le due scimmiette dovranno essere sottoposte ad accertamenti medico – veterinario. Solo dopo aver conclusi, saranno trasferite in un centro autorizzato ritenuto idoneo al recupero della fauna selvatica esotica.
Secondo il Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana, i macachi, come tutti i primati, sono animali imprevedibili, dotati di notevole forza fisica e di una natura in grado di offendere; inoltre, sono portatori di malattie potenzialmente trasmissibili all’uomo. Per questo motivo sono considerati pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica e non possono essere né importati né detenuti in Italia. Molto spesso, in realtà questi animali vengono illegalmente introdotti nel nostro paese da cuccioli, perché ritenuti socievoli: invece, una volta raggiunta l’età adulta, le bertucce diventano estremamente aggressive e pericolose per l’uomo, che si vede costretto a disfarsene.
Al momento del sopralluogo, il cittadino tunisino avrebbe tentato di occultarne la presenza degli animali in un terrazzino sottostante.
Le due scimmie, di età compresa tra i tre e i sei mesi, apparivano piuttosto stressate e rifuggevano il contatto umano; l’esemplare più piccolo cercava continuamente il contatto con il più grande, che era tenuto legato ad una finestra da una catena attaccata alla vita mediante un collare di cuoio, che è stato subito rimosso.
Le leggi vigenti, oltre a contrastare l’importazione illegale di flore e fauna protetta, vietano la detenzione di animali potenzialmente pericolosi quali proprio i primati che, anche di dimensioni molto piccole, sono a forte rischio di trasmissibilità di malattie pericolose per l’uomo, specie se, come spesso capita, provengono da zone a scarso controllo sanitario ove siano presenti gravi malattie infettive.
Il proprietario degli animali è stato denunciato per maltrattamento, importazione e detenzione illegale di specie protette dalla Convenzione di Washington, possesso di animali pericolosi per l’uomo, maltrattamento di animali e uccellagione.
Secondo quanto diffuso sal Servizio Cites della Regione siciliana i due animali sarebbero stati detenuti in cattive condizioni igienico sanitarie.
 
TISCALI
2 OTTOBRE 2014
 
Sperimentazione animale, fonte di sofferenza per le cavie e inutili per l'uomo
 
OSCAR GRAZIOLI
 
I cosiddetti "pro test", così vengono chiamati brevemente i ricercatori che sono a favore della sperimentazione animale, accusano chi oppone severe critiche scientifiche a questa pratica, di produrre documenti vecchi, ormai obsoleti, fotografie ormai seppiate dal tempo con la classica scimmietta con gli elettrodi nel cervello, insomma cercano di offrire alla pubblica opinione una visione della sperimentazione attuale molto edulcorata rispetto al passato. Oggi ci sarebbero tutti i controlli che ieri mancavano, gli esprimenti non implicherebbero più dolore, ma solo magari un po' di fastidio, tutto lo staff sarebbe impegnato a coccolarsi topi, ratti e cani, insomma un paese del Bengodi per le cavie.
E' uscito giusto in questi giorni un documento della LAV che ha esaminato i dati più recenti - ottenuti (grazie al TAR e non per generosità del Ministero) dal Dicastero della Salute - relativi alle sperimentazioni più dolorose e alle aperture di nuovi laboratori che usano animali. I risultati sono impressionanti. Nonostante la crisi economica e i tagli alla ricerca, sono 169 le autorizzazioni per nuovi stabulari in soli tre anni di cui ben 104 con nuove specie, locali o strutture, per un totale di oltre 700 stabulari dove gli animali vengono sottoposti alle atrocità della sperimentazione e uccisi.
Cito testualmente dal documento "Tra il 2010 e il 2012 le sperimentazioni in deroga (ovvero l'impiego di cani, gatti e primati non umani, l'utilizzo a fini didattici o il non ricorso ad anestesia), quindi quelle che dovrebbero rappresentare un'eccezione e possibili solo in caso di inderogabile necessità, arrivano alla cifra impressionante di 726 procedure di cui 640 relative a procedure fatte senza anestesia con un numero indefinito di animali, esperimenti che hanno comportato intensi e prolungati livelli di dolore senza alcuna forma di lenizione. Solo per citarne alcuni: sfinimento fisico fino alla morte, studio del dolore acuto, induzione di stati psicotici, attività cerebrale investigata tramite scatole impiantate nel cervello, perfusioni, schizofrenia, trapianti di organi e impianto di chiodi midollari.
A questa lista degli orrori si aggiungono le sperimentazioni più assurde dove topi e altri animali vengono usati per modelli di malattie tipicamente umane, vista la complessità dei fattori legati alla società e al background familiare, come depressione, deficit emozionale, dipendenza da sostanze d'abuso e disturbi comportamentali. Tra le Regioni che detengono il record negativo del più alto numero di procedure in deroga ci sono Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna. Tanto perché si sappia. Queste sono le foto seppiate, cari pro test, noi non raccontiamo balle. Ci pensa già qualcun altro.
 
QUOTIDIANO.NET
2 OTTOBRE 2014
 
Orsetti orfani: chiesto un incontro urgente al ministro dell'Ambiente
Enpa pretende risposte a nome dei milioni di cittadini preoccupati per la sopravvivenza dei piccoli di Daniza. "Da giorni sulla vicenda è calato un imbarazzante silenzio"
 
Roma – La triste vicenda legata all'uccisione di Daniza e alla sopravvivenza dei suoi cuccioli rimasti orfani continua a suscitare vivissima preoccupazione nella Protezione Animali. Per questo, di fronte all'imbarazzante silenzio del Ministero e alle scarse e confuse notizie sui piccoli, l'Enpa ha scritto alla Provincia di Trento e al Corpo Forestale Provinciale avanzando richieste molto chiare.
«Chi, e con quale modalità, sta monitorando i piccoli? Ci sono scienziati esperti che stanno valutando la salute psicofisica degli orsetti? Sono stati prodotti studi, relazioni e documenti tecnico-scientifici al riguardo? Considerando che l'inverno si sta avvicinando inesorabilmente e che la vita dei piccoli è in pericolo, quali accorgimenti si intendono adottare al fine di garantire loro un futuro?», chiede l'Enpa alla Provincia di Trento e al Corpo Forestale dello Stato. Domande, queste, per le quali l'associazione attende una risposta chiara ed inequivocabile, anche per onorare il diritto dei cittadini ad essere informati su tematiche di rilievo pubblico così stringenti.
 «Al Ministro dell'Ambiente abbiamo chiesto un incontro diretto, senza altre interlocuzioni - prosegue la Protezione Animali -. Riteniamo quantomeno imbarazzante il silenzio della struttura Ministeriale, a partire dalla Direzione Generale per la Protezione della Natura, che è competente su tale materia e che ha il diritto/dovere di intervenire in rappresentanza dello Stato, anche attraverso il Corpo Forestale Nazionale, per assicurare la necessaria tutela ad una specie particolarmente protetta. Con il Ministro vorremmo capire come poter lavorare insieme per garantire ai piccoli una vita libera, senza che qualcuno ceda alla loro cattura finalizzata alla reclusione in strutture quali zoo o bioparchi, o per sfruttarli come attrazione turistica.»
Da troppo tempo mancano risposte chiare e certe mentre l'inverno si avvicina: i cuccioli potrebbero non avere risorse sufficienti per superarlo, e questo generale e imbarazzante silenzio istituzionale è molto grave anche nei confronti dei milioni di cittadini italiani che hanno assistito alla condanna a morte di Daniza e che certamente non vorrebbero veder morti anche i suoi cuccioli.
 
LA ZAMPA.IT
3 OTTOBRE 2014
 
La Lav: per i cuccioli dell’Orsa Daniza ogni giorno può essere fatale
L’Enpa: «Imbarazzante il silenzio della struttura ministeriale»
 
Mentre il caso della morte dell’orsa Daniza è finito a Bruxelles con una denuncia all’Italia, la situazione dei suoi cuccioli continua a preoccupare le associazioni animaliste. «Ogni giorno che passa senza mettere in atto le necessarie azioni può rivelarsi fatale per i cuccioli orfani di Daniza. Con le dirette conseguenze di responsabilità». Lo scrive la Lav (Lega Anti Vivisezione) in una lettera al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e al direttore Generale per la protezione della natura del ministero, Renato Grimaldi, chiedendo di affidare urgentemente al Corpo Forestale dello Stato l’intervento a tutela degli orsetti «con modalità decisionali e operative, eseguendo e rafforzando l’Atto firmato il 17 settembre scorso dal Procuratore Capo della Repubblica Giuseppe Amato mai attuato fino ad oggi».  
«Stiamo assistendo a una assenza di intervento, se non addirittura a un disimpegno sulla tematica - scrive la Lav - contrariamente a quanto affermato dal vostro organo tecnico, l’Ispra, e dalla Provincia di Trento, la letteratura scientifica rileva che la sopravvivenza dei cuccioli è ad altissimo rischio per la loro tenera età senza più gli insegnamenti della madre, la mancanza di esperienza a poche settimane dall’inverno e dal letargo che non conoscono, i pericoli legati alla fame, ai bracconieri, a incidenti di vario genere».  
Secondo la Lav la radiolocalizzazione di «uno solo dei cuccioli non fornisce indicazioni sulla sua buona salute e se si stia alimentando adeguatamente», bisogna dare «la possibilità ai due cuccioli di rimanere selvatici e non essere ingabbiati in uno zoo - prosegue la Lav - ma questo con atti totalmente diversi da quelli effettuati fino ad oggi dalla sola Provincia di Trento e che li comunica solo parzialmente e saltuariamente, due volte in tre settimane’’.  
L’Enpa: «Imbarazzante il silenzio della struttura ministeriale»  
Sulla stessa linea d’onda anche l’Enpa che ha chiesto un incontro con il ministro dell’Ambiente e scrive alla Provincia di Trento perché si faccia chiarezza sullo stato dei cuccioli. 
«Chi, e con quale modalità, sta monitorando i piccoli? Ci sono scienziati esperti che stanno valutando la salute psicofisica degli orsetti? Sono stati prodotti studi, relazioni e documenti tecnico-scientifici al riguardo? Considerando che l’inverno si sta avvicinando inesorabilmente e che la vita dei piccoli è in pericolo, quali accorgimenti si intendono adottare al fine di garantire loro un futuro?», chiede l’Enpa alla Provincia di Trento e al Corpo Forestale dello Stato. Domande, queste, per le quali l’associazione attende una risposta chiara ed inequivocabile, anche per onorare il diritto dei cittadini ad essere informati su tematiche di rilievo pubblico così stringenti. 
«Riteniamo quantomeno imbarazzante il silenzio della struttura ministeriale - afferma l’Enpa - a partire dalla Direzione generale per la protezione della natura, che è competente su tale materia e che ha il diritto-dovere di intervenire in rappresentanza dello Stato, anche attraverso il Corpo forestale nazionale, per assicurare la necessaria tutela ad una specie particolarmente protetta. Con il ministro vorremmo capire come poter lavorare insieme per garantire ai piccoli una vita libera, senza che qualcuno ceda alla loro cattura finalizzata alla reclusione in strutture quali zoo o bioparchi, o per sfruttarli come attrazione turistica».
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
DANIZA, IL MINISTERO DELL'AMBIENTE: GLI ORSETTI MONITORATI E PROTETTI
"No alla narcosi, via al piano: sarà complesso"
 
Una strategia per il monitoraggio e la tutela dei due orsetti figli di Daniza, l'orsa morta dopo un tentativo di narcosi in Trentino, e' quella che si sta mettendo in campo da parte del ministero dell'Ambiente, d'intesa con il Corpo Forestale dello Stato e l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra). Tale strategia sara' adesso coordinata e condivisa con la Provincia Autonoma di Trento, responsabile della gestione degli orsi e del progetto di ripopolamento. "Dal primo momento, dopo la morte di Daniza", l'attenzione del ministero dell'Ambiente e' stata rivolta ai cuccioli che vanno protetti, aiutati, tutelati per consentire loro di crescere e acquisire l'autonomia necessaria a cavarsela da soli nei boschi alpini. In questa direzione il ministero "si sta muovendo, nella consapevolezza della complessita' del compito ma anche dell'importanza dell'obiettivo della sopravvivenza dei due piccoli orsi". Nel corso di una recente riunione al ministero con Corpo Forestale dello Stato e Ispra, "e' stata delineata una linea d'azione che nei prossimi giorni sara' discussa con la Provincia Autonoma di Trento". E' emersa l'opportunita' di non ricorrere alla narcosi per "marcare" anche il secondo cucciolo e la disponibilita' del Corpo Forestale dello Stato di mettere a disposizione un elicottero per seguire a distanza gli orsetti, prestare eventualmente assistenza e monitorarne, e, ove necessario e possibile, agevolarne, l'alimentazione. "Una attiva collaborazione" e' stata inoltre avviata fra il Corpo Forestale dello Stato e il Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Trento, in linea anche con le indicazioni della Procura della Repubblica che cura l'inchiesta sugli eventuali maltrattamenti ai cuccioli in seguito alla morte della madre.
 
QUOTIDIANO.NET
3 OTTOBRE 2014
 
Orsetti di Daniza, finalmente entra in campo la Forestale
Notizie filtrano dal ministero dell'Ambiente e parlano di una riunione con il coinvolgimento del Corpo, come aveva stabilito il procuratore di Trento, e dell'Ispra. Un elicottero per monitorare i loro spostamenti ed, eventualmente, lanciare del cibo
 
Roma, 3 ottobre 2014 - Una strategia per il monitoraggio e la tutela dei due orsetti figli di Daniza, l'orsa morta dopo un tentativo di narcosi in Trentino, si sta mettendo in campo da parte del ministero dell'Ambiente, d'intesa con il Corpo Forestale dello Stato e l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra). E' quanto fanno sapere ambienti del dicastero che non entrano nel merito delle misure ipotizzate. Tale strategia sarà adesso coordinata e condivisa con la Provincia Autonoma di Trento, responsabile della gestione degli orsi e del progetto di ripopolamento.
"Dal primo momento, dopo la morte di Daniza", l'attenzione del ministero dell'Ambiente è stata rivolta ai cuccioli che vanno protetti, aiutati, tutelati per consentire loro di crescere e acquisire l'autonomia necessaria a cavarsela da soli nei boschi alpini, fanno sapere dal Ministero. In questa direzione il ministero "si sta muovendo, nella consapevolezza della complessità del compito ma anche dell'importanza dell'obiettivo della sopravvivenza dei due piccoli orsi". Nel corso di una recente riunione al ministero con Corpo Forestale dello Stato e Ispra, "è stata delineata una linea d'azione che nei prossimi giorni sarà discussa con la Provincia Autonoma di Trento". E' emersa l'opportunità di non ricorrere alla narcosi per "marcare" anche il secondo cucciolo e la disponibilità del Corpo Forestale dello Stato di mettere a disposizione un elicottero per seguire a distanza gli orsetti, prestare eventualmente assistenza e monitorarne, e, ove necessario e possibile, agevolarne, l'alimentazione.
"Una attiva collaborazione" è stata inoltre avviata fra il Corpo Forestale dello Stato e il Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Trento, in linea anche con le indicazioni della Procura della Repubblica che cura l'inchiesta sugli eventuali maltrattamenti ai cuccioli in seguito alla morte della madre.
Il linguaggio burocratichese rende poco della sostanza ma rappresenta, comunque, un segnale importante. Forse qualcosa si muove e, soprattutto, si è deciso finalmente di coinvolgere il Corpo forestale dello Stato nella gestione delle misure di tutela dei cuccioli rimasti orfani, come aveva stabilito la Procura di Trento ma come, fin qui, non era stato attuato. Peraltro le poche notizie che filtrano seguono il silenzio del ministro Galletti sulla vicenda seppure interpellato direttamente in Parlamento. Anche oggi  Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, ha presentato un'interrogazione ai ministri dell'Ambiente e dell'Agricoltura per avere notizie degli orsetti ed esprimere preoccupazione per le loro condizioni. Il giorno precedente Galletti era stato interrogato, dalla senatrice di Sel Loredana De Petris, sulle azioni del ministero per i cuccioli ma la parlamentare non aveva ricevuto risposta. Tanto che anche Maurizio Gasparri (Fi), aveva provato a sollecitare Galletti sul destino dei piccoli ma senza risultato.
 
QUOTIDIANO.NET
6 OTTOBRE 2014
 
"I cuccioli di Daniza stanno bene e si nutrono in modo autonomo"
 
Una nota della giunta provinciale di Trento rassicura sulle condizioni dei piccoli che mostrano diffidenza nei confronti dell'uomo e si muovono separatamente in Val Rendena
Trento, 6 ottobre 2014  - La Giunta provinciale di Trento ha diffuso oggi un report riguardo l'attività del Corpo Forestale del Trentino circa il monitoraggio sui due cuccioli di Daniza. "Gli orsetti - si legge nella nota - si muovono in modo indipendente, emergono allo stato attuale comportamenti confortanti: gli  animali hanno dimostrato elusività nei confronti dell'uomo e delle sue attività, buona capacità di recuperare alimenti dall'ambiente naturale e utilizzano in modo completo l'areale a loro noto frequentando entrambi i versanti della Val Rendena".
"Tutte le azioni sono state intraprese in conformità alle Linee guida per la gestione dei cuccioli, che il Servizio Foreste e Fauna ha elaborato nell'ambito di un confronto tecnico con il Corpo Forestale dello Stato, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-Ispra e i massimi esperti europei nella gestione dell'orso. Il documento è stato inviato il 26 settembre al Ministero dell'Ambiente per una validazione ufficiale e per un'azione di coordinamento generale". Questo quanto fa sapere la provincia autonoma di Trento.
 
NEL CUORE.ORG
6 OTTOBRE 2014
 
ORSA DANIZA, PROVINCIA DI TRENTO: "CUCCIOLI IN SALUTE E CONTROLLATI"
Il report sull'attività svolta dal Corpo forestale
 
La giunta provinciale di Trento ha diffuso oggi un report sull'attivitò del Corpo forestale del Trentino a proposito del monitoraggio sui due cuccioli di Daniza. "Gli orsetti - si legge nella nota - si muovono in modo indipendente, emergono allo stato attuale comportamenti confortanti: gli animali hanno dimostrato elusività nei confronti dell'uomo e delle sue attività, buona capacità di recuperare alimenti dall'ambiente naturale e utilizzano in modo completo l'areale a loro noto frequentando entrambi i versanti della Val Rendena".
Tutte le azioni sono state intraprese in conformità alle linee guida per la gestione dei cuccioli, che il Servizio Foreste e fauna ha elaborato nell'ambito di un confronto tecnico con il Corpo forestale dello Stato, l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e i massimi esperti europei nella gestione dell'orso. Il documento è stato inviato il 26 settembre scorso al ministero dell'Ambiente per una validazione ufficiale e per un'azione di coordinamento generale.
 
IL CENTRO
2 OTTOBRE 2014
 
L’orso Ferroio è stato ucciso da un altro esemplare
 
PESCASSEROLI (AQ) - È stato ucciso da un altro plantigrado, e non come si temeva da sostanze tossiche, il giovane esemplare di orso bruno marsicano chiamato «Ferroio». L’animale è stato trovato morto il 9 giugno scorso a Prato Cardoso, in un’area al confine tra Civitella Alfedena e Scanno. Sono questi i risultati emersi dall’esame necroscopico effettuato dai veterinari dello Zooprofilattico di Grosseto. Una morte provocata da un combattimento con un altro orso, come non di rado avviene anche per questi animali. Proprio a Ferroio, catturato per munirlo di radiocollare nel giugno del 2008, quando aveva sei anni e pesava circa 112 chilogrammi, erano state rinvenute diverse ferite da morso sul naso e sul collo, esito di combattimenti tra maschi nel corso della stagione riproduttiva. L’attenzione del Parco nei confronti di Ferroio nel corso degli anni è stata continua, essendo stato seguito per anni dal servizio scientifico e veterinario dell’Ente. Un monitoraggio che ha permesso anche di evidenziare la grande mobilità del plantigrado. La carcassa fu trovata in pieno giorno dalle guardie del Parco nazionale d’Abruzzo in stato di avanzata decomposizione. L’orso era probabilmente morto qualche giorno prima e parzialmente consumato da predatori necrofagi di passaggio, evento del tutto naturale. Gli esami tossicologici eseguiti sui resti dell’animale, tesi ad accertare se la morte fosse stata causata da sostanze tossiche, hanno dato esito negativo così come quelle tendenti a evidenziare eventuali patologie. Durante gli esami si è scoperto che nel corpo dell’animale c’erano anche pallini da caccia. Come dire che l’orso era stato comunque preso di mira da qualche cacciatore di frodo.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
Parco Nazionale dell’Alta Murgia – A caccia in area protetta e con il richiamo vietato
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Sequestro di due fucili da caccia, delle munizioni e di un richiamo acustico con il quale avrebbero attirato l’avifauna. Il tutto all’interno del Parco nazionale dell’Alta Murgia. I due sono stati denunciati a seguito dei controlli a tutela del patrimonio faunistico disposti, ad avvio della stagione venatoria, dal Corpo Forestale dello Stato – Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Altamura e dai Comandi territorialmente competenti.
Proprio il Comando Stazione di Ruvo di Puglia, impegnato appunto in un servizio mirato posto in essere non solo a tutela dei territori del Parco Nazionale dell’Alta Murgia ove l’esercizio venatorio è tassativamente vietato, ma anche sulle aree contermini a quest’ultimo, sono intervenuti in località “Torre Mascolo” in agro del comune di Corato. Qui alle prime ore del mattino hanno sorpreso due individui dediti alla caccia con l’ausilio di un richiamo acustico elettromagnetico in danno ad esemplari di avifauna migratoria della specie “quaglia”.
Stante la normativa di settore, informa il Corpo Forestale dello Stato, l’utilizzo di tale richiamo che consente un più facile avvicinamento e abbattimento della fauna, non è consentito configurando un esercizio venatorio illegale e pertanto penalmente sanzionato. Gli agenti, oltre che a provvedere al sequestro, hanno deferito alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani i due soggetti.
Per il coordinatore del CTA “l’impegno degli uomini del CFS quale forza specializzata nella tutela dell’ambiente è di fondamentale importanza per la tutela del patrimonio faunistico spesso vessato da attività di illegale prelievo”.
L’intervento è avvenuto lo scorso 28 settembre ,ed è stato reso noto oggi.
 
CORRIERE DELLA SERA
2 OTTOBRE 2014
 
Milano - in una casa signorile a porta vittoria
Sequestra la colf per quattro mesi Ammanettata, nella casa 26 cani
Per la donna, che sembrava inizialmente inquadrarsi in un profilo di accumulatrice, è scattato l’arresto con l’accusa di maltrattamento e sequestro di persona
 
di Paola D’Amico
 
MILANO, Teneva la colf segregata in casa e da quattro mesi non le pagava lo stipendio. Ma in quella stessa casa signorile, dove viveva con due figlie adolescenti, deteneva anche 26 cani, di piccola, media e grossa taglia. Alcuni, presumibilmente quelli che non era più in grado di gestire, erano tenuti legati e rinchiusi in una stanza. Per la donna, che sembrava inizialmente inquadrarsi in un profilo di accumulatrice (animal hoarder), mercoledì è scattato l’arresto con l’accusa di maltrattamento e sequestro di persona. Teatro della vicenda è un appartamento in zona di Porta Vittoria, dove la famiglia viveva da una decina d’anni. La popolazione di quattrozampe aveva continuato a crescere nel tempo (l’ultima arrivata una cucciola di 9 mesi, questa estate) ed era stata una costante ragione di screzio con i vicini. Non soltanto con gli inquilini dell’elegante stabile, alcuni dei quali avevano preferito addirittura trasferirsi, ma anche con i condomìni dirimpettai, che lamentavano l’odore e la sporcizia lasciati nella via dal branco di cani, che uscivano a gruppi. Quanto alle colf, poco si sapeva nel quartiere, salvo il fatto che il turnover era veloce. Forse sfruttate, come l’ultima, di nazionalità romena che non parlava italiano, e nei rari momenti in cui era riuscita ad affacciarsi sul balcone, era stata sentita chiedere aiuto, in uno stentato spagnolo. Ieri, sul posto, assieme ai veterinari della Asl, al nucleo tutela animali e ai cinofili della Polizia Locale, c’erano anche gli uomini del Commissariato di zona, i vigili di quartiere che hanno raccolto per primi l’allarme e il nucleo tutela donne e minori. La colf è stata trovata segregata in una stanza così come alcuni animali. Sulle braccia c’erano evidenti segni di morsicature ed era denutrita. È stata liberata e portata in ospedale (diagnosi di 30 giorni). «L’operazione è solo un esempio del nostro lavoro a tutela delle fasce più deboli - ha chiarito il comandante della Polizia Locale, Tullio Mastrangelo -, attività su cui questa amministrazione ha delle priorità anche in tema di polizia giudiziaria».
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
MADDALENA, CINGHIALI IN ECCESSO? ENPA: "LA COLPA E' DEI COMUNI"
Fallimentare il sistema dell'abbattimento
 
Nel Parco della Maddalena (Olbia-Tempio) ci sarebbe un problema legato ad un presunto sovrannumero di cinghiali, ma - come chiaramente ammesso dalle autorità – lo strumento finora utilizzato per porre rimedio a tale situazione, vale a dire l'abbattimento degli animali, ha dato risultati a dir poco fallimentari.
"Questo accade perché il (presunto) problema relativo al sovrannumero delle specie selvatiche viene affrontato con metodi assolutamente inadatti; tra l'altro è da oltre vent'anni che si ricorre alla cattura ed allo sterminio dei selvatici senza ottenere alcun risultato – osserva l'Enpa -. Sarebbe opportuno ricorrere invece a i metodi ecologici e a mettere in pratica azioni preventive, come ad esempio il controllo e la vigilanza degli animali allevati, che spesso vagano senza alcun controllo nel territorio, fino all'eliminazione di qualsiasi fattore che possa favorire la riproduzione dei cinghiali",
Nel caso della Maddalena è però certo che le istituzioni locali, le stesse che lamentano una "sovrappopolazione" dei cinghiali, hanno quantomeno una responsabilità non secondaria. Secondo l'ente parco, una delle cause del "sovrannumero" è proprio da ricercarsi nelle fonti alimentari a cui gli animali hanno facile accesso,come ad esempio i rifiuti e gli avanzi lasciati da chi si prende cura dei gatti residenti in zona.
"E' semplicemente assurdo prendersela con i mici, semmai sono proprio le amministrazioni comunali che, in ottemperanza alla legge 281/91 sul randagismo, dovrebbero intervenire per la sterilizzazione degli esemplari, il censimento e la gestione di colonie feline, in cui vi sia un responsabile che possa alimentare i gatti e togliere ogni residuo di cibo. Infatti, stando alla nostra normativa, la gestione delle colonie feline compete ai sindaci, i quali rispondono in prima persona per eventuali criticità e problematiche connesse a tale gestione. Pertanto, quando il primo cittadino della Maddalena sostiene che le colonie feline sarebbero fuori controllo, implicitamente ammette il fallimento della propria amministrazione nell'attuare le misure previste dalla legge per la gestione del randagismo felino".
 
ANSA
2 OTTOBRE 2014
 
Cani italiani stressati ma molto amati
Ricerca, sono 7 mln di razza o meticci,maggioranza vive in città
 
MILANO, 2 OTT - I nomi più usati sono Lucky, Billy e Jack o Kira e Luna e il 70% di loro è stressato. Presenzialisti o pantofolai, indipendenti o sportivi circa per il 25% di ognuna di queste categorie. E' la radiografica dei 7 milioni di cani italiani, il 56% dei quali vive in città, tratta da un sondaggio realizzato per la Royal Canin. Quasi tutti tendono a umanizzare il proprio cane: l'82% dei proprietari ne parla spesso, il 69% lo tratta come un figlio, il 60% gli fa regali.
 
CORRIERE DELLE ALPI
2 OTTOBRE 2014
 
Nel menu vegano c’è il gusto dell’etica
 
di Marina Grasso
 
Prov. Di Padova, Pare che in Italia siano circa mezzo milione. E per loro è sempre meno difficile mangiare bene al ristorante, dove per tanto tempo sono stati costretti a scegliere pasta al pomodoro e poco più. La scelta si ampia, per i vegani. E anche per tutti i golosi curiosi che vogliono provare i molti sorprendenti gusti di una cucina in cui sono assenti tutti i prodotti animali e loro derivati. Sempre più ristoranti tradizionali stanno inserendo nel loro menu ricette dedicate al pubblico sempre più vasto di chi ha scelto di nutrirsi di soli cibi vegetali, o - per estendere il concetto vegan ben oltre al fatto alimentare - per chi ha compiuto una scelta etica. Ma la scelta di Loris Villanova ha un sapore un po’ diverso, che non ha che fare con l’esigenza di assecondare le richieste del mercato. Lui, chef di lungo corso che la dieta vegana l’ha scelta da vent’anni, tre anni fa ha concretizzato il suo stile di vita nel ristorante Papilla di Cittadella (Ca’ dai Pase). Villanova s’impegna ora solo in ricette a base di verdura e frutta (di stagione e a chilometro zero), cereali, legumi e semi oleosi. Nella sua cucina non ci sono né il congelatore né il microonde, e non si frigge. Ma questo non toglie gusto e varietà alle sue preparazioni, apprezzate da un pubblico sempre più vasto e eterogeneo che, per scelta o curiosità, si lascia piacevolmente sorprendere dai colori e dai sapori della cucina vegana. Inoltre, proprio perché la scelta vegana non è solo alimentare, Papilla ha già collezionato tante collaborazioni con studiosi, medici e associazioni che hanno tenuto affollate conferenze sul mondo vegan. E propone continuamente corsi di cucina vegan e incontri informativi. Per mangiare al Papilla è vivamente consigliata la prenotazione, e non solo perché il locale è piuttosto raccolto (35 coperti circa) ma anche perché, come spiega Villanova «noi usiamo solo prodotto fresco, e siamo contrari allo spreco o al “riciclaggio” del giorno dopo», Altri ristoranti vegnai: Alla Zucca di Venezia (San Giacomo Dall’Orio) all’Osteria Fuori Porta di Padova (Via Aspetti, 7), alla Corte San Francesco a Treviso (viale Burchiellati 12).
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
USA, "920 POLLI UCCISI CON UNA MAZZA DA GOLF": ARRESTATI 4 RAGAZZINI
Hanno fatto irruzione in un allevamento di polli
 
Le autrorità nella California centrale hanno arrestato quattro persone - un maggiorenne e tre minorenni - sospettati di aver fatto irruzione in un allevamento di polli della Foster Farms e di aver ucciso più di 900 esemplari con una mazza da golf. I funzionari che lavorano per lo sceriffo della contea di Fresno, che hanno agito dopo diverse segnalazioni, ieri - fa sapere l'AP - hanno rintracciato il 18enne Gabriel Quintero di Riverdale. Presi anche in custodia gli altri tre: un 15enne e un 17enne di Caruthers, e un altro ragazzino di 17 anni di Lemoore. Tutti sono accusati di furto con scasso e crimine di crudeltà verso gli animali. Al momento non è noto se i sospetti hanno chiamato degli avvocati difensori. Gli investigatori dicono il gruppo abbia divelto una recinzione il 20 settembre scorso per accedere nel capannone a sud di Fresno, dove sono stati massacrati 920 polli. Sarebbero stati usati una mazza da golf e forse anche un altro corpo contundente.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
Libano – L’orrenda esposizione delle cicogne uccise
Per la prima volta interviene il Governo libanese

 
Nuove terribili immagini in arrivo dal Libano. Migliaia di uccelli, anche di specie minacciate di estinzione, che cadono sotto il piombo dei cacciatori libanesi.
A darne comunicazione è il CABS, il nucleo di volontari specializzati in antibracconaggio che riprende quanto oggi pubblicato sulla pagina Facebook “stop hunting crimes in Lebanon”.
Decine di scatti dei cacciatori libanesi tra cui, forse, quello più drammatico: oltre trenta cicogne bianche uccise ed esibite.
“Siamo di fronte ad un massacro che non ha eguali – ha dichiarato Marc Roger dello staff che gestice la pagina – Negli ultimi giorni in concomitanza con il passaggio dei migratori abbiamo raccolto centinaia di immagini di uccelli uccisi anche appartenenti a specie rare: aquile anatraie, aquile minori, falchi cuculi, re di quaglie e rigogoli a mazzi. Le cicogne vengono uccise soprattutto nei dormitori notturni. Abbiamo notizie di anche 250 esemplari abbattuti in una sola battuta di caccia. Non parliamo poi di passeriformi di tutte le specie uccisi a centinaia di migliaia. Persino i succiacapre vengono abbattuti a decine”. In questo quadro drammatico, vi è però una notizia che gli stessi protezionisti definiscono straordinaria: il Ministro dell’Ambiente Mohamad Machnouk e il Ministro della Giustizia, hanno deciso di agire per la prima volta contro un gruppo di cacciatori che si sono fatti fotografare con oltre 500 uccelli protetti.
Il ministro dell’Ambiente ha chiesto il caercere per un mese ed una forte multa.
Un intervento che è anche merito della campagna intrapresa un anno addietro dalla pagina Facebook, e del supporto fornito dal CABS. Proprio il CABS poche settimane fa aveva inviato una lettera al Ministro Machnouk allegando immagini, nomi dei cacciatori e link delle uccisioni più efferate.
“E’ un segnale positivo, ma senza una reale implementazione della legge sulla caccia e un corpo di polizia specializzato nella vigilanza venatoria il problema rischia di essere irrisolto” conclude Marc Roger “ L’Unione Europea e tutti gli Stati da cui provengono gli uccelli migratori (Russia compresa) devono far sentire la loro voce: se si continua in questo modo tutti gli sforzi di tutela messi in campo sono vanificati!”
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
Camerun – Sequestro di teschi di grandi scimmie
 
Nuovo sequestro di ossa di grandi primati, avvenuto in Camerun. A darne comunicazione è l’Ong LAGA (Last Great Ape Organization).
La polizia ha infatti arrestato due trafficanti trovati in possesso di  un teschio di gorilla, quattro di scimpanzè, ed uno di mandrillo. Le ossa di tali animali sono purtroppo molto richieste dai collezionisti di tutto il mondo.
LAGA è una ONG specializzata nella repressione di questi traffici che in più occasioni ha sgominato, in collaborazione con le autorità di polizia, traffici illeciti di ossa di grandi scimmie, di elefante e di altri animali ancora. Un traffico evidentemente ben remunerato e che sembra non conoscere fine.
Ad essere colpiti sono animali molto rari, come nel caso degli scimpanzè e dei gorilla, ma anche specie più comuni.
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
CINA, PERQUISITI UNO AD UNO I 10 MILA PICCIONI DI PIAZZA TIENANMEN
Alla ricerca di "materiale sospetto"
 
Quasi ovunque nel mondo il volo dei piccioni e delle colombe è di buon augurio. Evidentemente la pensano così anche le autorità cinesi, che ieri hanno deciso di liberarne diecimila sulla piazza Tienanmen durante i festeggiamenti per il 65.o anniversario della Repubblica popolare fondata da Mao Zedong. La differenza è che le medesime autorità hanno tenuto a far sapere, anche tramite l'organo ufficiale "Il quotidiano del popolo", che specialisti hanno controllato ali, zampe e ano di ciascun piccione in cerca di non meglio specificato "materiale sospetto". L'intera procedura è stata videoregistrata e gli uccelli caricati su veicoli sigillati per il viaggio verso la piazza e verso la libertà. Paranoia di Stato? L'annuncio, rilanciato con un tweet del giornale, ha suscitato ilarità tra gli stessi lettori cinesi e poco dopo è scomparso dai siti internet ufficiali.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
Svizzera – Malattia misteriosa uccide trenta pecore. Poi, improvvisamente, si ferma
 
A rendere nota la notizia è Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”: trenta pecore morte su un alpeggio di Elm, nel canton Glarona, in Svizzera.
La causa sarebbe una misteriosa malattia che, a detta di D’Agata, dovrebbe far attivare anche le autorità sanitarie nazionali ed europee per comprendere la causa dei decessi.
A distanza di un mese, né il veterinario cantonale, né gli esperti dell’ospedale veterinario di Zurigo sarebbero riusciti a chiarire il mistero.Le pecore colpite dalla misteriosa malattia si trovavano su un alpeggio che contava fino a 400 animali e sono tutte morte nel mese di agosto. Così ha riferito il veterinario cantonale Jakob Hösli, confermando una notizia del quotidiano “Südostschweiz”.
I 30 ovini si sono improvvisamente separati dal gregge e sono morti nel giro di tre quattro giorni.
Tutti presentavano gli stessi sintomi: apatia e ingrossamento e formazione di croste sul muso.Secondo il veterinario cantonale si tratta di “Un quadro clinico mai riscontrato finora”. Nemmeno le analisi effettuate al “Tierspital” di Zurigo, hanno finora permesso di fare chiarezza.
Fa tirare però un sospiro di sollievo, il fatto che le stesse autorità sanitarie abbiano confermato che durante il mese di settembre non ci siano più stati casi di animali morti.
 
LA ZAMPA.IT
2 OTTOBRE 2014
 
Salvano un cane ferito e hanno una sorpresa
 
Una giovane Pit Bull è ferita e vengono avvertiti i volontari della Hope For Paws. Ma quando arrivano sul posto, ad attenderli c’è una piacevole sorpresa.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2014/10/02/multimedia/societa/lazampa/salvano-una-cagnolin-ferito-ma-c-la-sorpresa-HmEKQJJU0GeSi15CUMWeSL/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
USA, FBI: LA CRUDELTA' SUGLI ANIMALI ORA E' REATO GRAVE COME L'OMICIDIO
Lo scopo? Tenere traccia di crimini spesso dimenticati
 
I giovani che torturano e uccidono gli animali sono inclini alla violenza contro le persone quando vanno più avanti negli anni se non vengono controllati, hanno dimostrato alcuni studi. Una nuova categoria federale per i crimini di crudeltà verso gli animali contribuirà a punire severamente questi individui che commettono abusi sugli animali domestici prima che il loro comportamento possa peggiorare e dare una spinta ad azioni giudiziarie, sostiene un'associazione animalista. Lo scrive "The Huffington Post".
Per anni, l'Fbi ha archiviato l'abuso degli animali sotto l'etichetta di "altro", insieme a una serie di reati minori, rendendo questi crimini difficili da trovare, da contare anche per tenerne traccia. L'ufficio di presidenza ha annunciato questo mese che avrebbe creato per la crudeltà sugli animali un Gruppo A di crimini più gravi, da considerare alla pari di omicidio, incendio doloso e aggressione.
"Sarà più facile per chi deve pronunciare sentenze, per le sentenze e per il patteggiamento", ha dichiarato Madeline Bernstein, presidente e CEO della Spca (Società per la prevenzione della crudeltà verso gli animali) di Los Angeles, ex procuratore di New York.
Questa nuova categoria aiuterà a identificare i giovani delinquenti. Le forze dell'ordine dovranno segnalare incidenti e arresti in quattro aree: negligenza semplice o grave; abuso intenzionale e torture; abuso organizzato, tra cui i combattimenti fra cani e fra galli e gli abusi sessuali sugli animali. Lo ha fatto sapere la Federal bureau investigation.
 
GREEN ME
2 OTTOBRE 2014
 
I crimini sugli animali: per l'FBI diventano reati alla stregua di omicidio e incendio doloso

Roberta Ragni

 
Torturare e uccidere gli animali sara' un crimine punito pesantemente dalla legge negli Stati Uniti. Per anni, infatti, l'FBI ha archiviato l'abuso degli animali sotto l'etichetta di "altro", insieme a una serie di reati minori, che fino a oggi hanno reso difficile anche tenere traccia di questi crimini. Adesso, però, la crudeltà sugli animali sarà un crimine con la propria categoria, proprio come omicidio, incendio doloso o aggressione.
Le forze dell'ordine dovranno segnalare incidenti e arresti in quattro aree: negligenza semplice o grave; abuso intenzionale e torture; abuso organizzato, tra cui lotte tra cani e combattimenti di galli; abuso sessuale sugli animali.
Questo aiuterà anche a individuare e fermare futuri serial killer, aiutandoli prima che diventino tali. I giovani che torturano e uccidono gli animali, infatti, diventano sono inclini alla violenza contro le persone. Lo dicono gli studi e la storia. Jeffrey Dahmer, il cannibale di Milwaukee, aveva impalato teste di cani, rane e gatti su bastoni; David Berkowitz, conosciuto con i soprannomi 'Son of Sam' o '.44 Caliber Killer', avvelenò il pappagallino di sua madre; Albert DeSalvo, lo "strangolatore di Boston", intrappolava cani e gatti in casse di legno e li uccideva sparando frecce.
Certo, ci vorrà tempo e denaro per aggiornare i database dell'FBI, applicare la legge a livello nazionale, rivedere i manuali e inviare le nuove linee guida. I dati su questi crimini saranno raccolti in maniera sistematica solo dal gennaio 2016. Poi ci vorranno ancora molti mesi prima che i numeri possano essere analizzati. Ma le nuove statistiche sulla crudeltà sugli animali, tra qualche anno, permetteranno di lavorare sui bambini e sui ragazzi che mostrano i primi segni di difficoltà e disagio, fermandoli.
E in Italia? Ogni ora nel nostro Bel Paese la Procura apre un nuovo fascicolo per reati contro gli animali. Dal traffico di cuccioli alle corse clandestine di cavalli, prendersela con gli animali è una criminale abitudine che non accenna diminuire. L'impressione è che l'azione penale venga esercitata solo in pochissimi casi e che in assenza di formale denuncia, peraltro non richiesta per i reati in esame, essendo reati comuni perseguibili di ufficio, non ci sia un intervento della polizia giudiziaria e quindi l'apertura di un formale procedimento da parte della Procura.
 
MESSAGGERO VENETO
3 OTTOBRE 2014
 
Bastona e abbandona il cane, quattro mesi di reclusione
Il cane fu ritrovato agonizzante e insanguinato per strada Due testimoni videro il proprietario scaricare la bestiola dall’auto

di Alessandra Ceschia

 
CASTIONS DI STRADA (UD). A trovare quel cane in fin di vita sul bordo della strada è stato il proprietario di un allevamento di Castions di Strada. Aveva quattro anni Gulp quando fu pestato a sangue e strangolato con un guinzaglio, quindi abbandonato.
Un crimine commesso nei confronti di chi non aveva modo di difendersi, nè voce per accusare nessuno. Ci hanno pensato alcuni testimoni e la polizia municipale di Castions che al termine di una serie di indagini hanno indicato nel suo proprietario l’autore di quei gesti. È così che Carlo Bertossi, 32 anni di Castions di Strada, è stato condannato a quattro mesi di reclusione senza sospensione condizionale della pena più il pagamento delle spese processuali e la confisca della bestiola che sarà affidata all’Enpa Rifugio del cane dove è stato accolto due anni fa.
L’udienza al tribunale di Udine dove, uno dopo l’altro, davanti al giudice monocratico Roberto Pecile hanno sfilato i testimoni. A partire dalle persone che, la mattina del 15 settembre 2012, incrociarono una Fiat Panda bianca lungo la strada per Chialmins. «L’auto procedeva lentamente – hanno dichiarato entrambi rispondendo alle domande del pubblico ministero Spinazzè – a un certo punto uscì un uomo di media statura con gli occhiali. A aveva un cane al guinzaglio che strattonò fuori dell’auto».
I due tirarono dritto e si fermarono in un allevamento poche centinaia di metri oltre, ma quando mezz’ora più tardi tornarono indietro videro lo stesso cane agonizzante con il muso insanguinato. Era Gulp, un meticcio di piccola taglia, una matassa di pelo arruffato di colore grigio con le orecchie nocciola. I suoi occhi, uno blu e uno nero, erano coperti dal pelo insanguinato e aveva il guinzaglio arrotolato intorno al collo.
«Sembrava che qualcuno lo avesse preso a bastonate o a sassate e poi avesse tentato di strangolarlo – hanno riferito i due testimoni al giudice –. Lo abbiamo portato all’allevamento per medicargli le ferite e per tagliargli quel guinzaglio che non gli permetteva di respirare, poi abbiamo chiamato le guardie cinofile» hanno concluso.
Sono cominciate così le indagini per risalire all’autore di quel gesto tanto crudele quanto insensato. La polizia municipale di Castions di Strada avviò gli accertamenti e dal microchip risalirono all’identità del proprietario del cane. Si trattava della compagna di Bertossi che, sulle prime, disse di non possedere alcun cane. Alla fine però, il microchip parlò chiaro ed entrambi i testi riconobbero nel suo compagno l’uomo che avevano visto scaricare bruscamente quel cagnolino dall’auto. L’avvocato difensore di Bertossi, Maria Elena Giunchi, ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto per il suo assistito poichè mancava un verbale di riconoscimento e i testi, pur avendolo riconosciuto nella foto, non avevano la certezza matematica che si trattasse di lui. Il pubblico ministero Luca Spinazzè ha chiesto che Bertossi venisse riconosciuto colpevole sia del reato di maltrattamenti sia di quello di abbandono e ha proposto una condanna a 3 mesi di reclusione.
Da qui la sentenza del giudice con la condanna a 4 mesi di reclusione e la confisca del cane che è stato affidato all’Enpa e che, a distanza di due anni da quella brutta storia, presto diventerà adottabile e potrà trovare una famiglia che si prenda cura di lui.
 
QUOTIDIANO.NET
3 OTTOBRE 2014
 
Treviso. Gattino lanciato dall'auto recuperato e adottato
Nel parcheggio di un centro commerciale. Il micio, piccolissimo, è stato raccolto da due ragazzi e affidato all'Enpa. Poi ha trovato casa. La protezione animali segnala la situazione di emergenza della provincia per l'intolleranza contro i felini
 
Treviso, 3 ottobre 2014 – Dumbo è uno splendido gattino nero di appena due mesi. Dumbo è vivo per miracolo, perché giovedì 25 settembre è stato scaraventato con violenza dal finestrino di una Peugeot 206 che si aggirava nel parcheggio del Centro Commerciale Tiziano a San Biagio di Callalta, città alle porte di Treviso. Nonostante la brutta avventura, il povero Dumbo è stato fortunato, non solo perché è sopravvissuto all'impatto con l'asfalto, ma, anche e soprattutto, perché ha incontrato una coppia di ragazzi altruisti e sensibili che invece di mostrarsi indifferenti, hanno immediatamente soccorso il micetto. Mentre la ragazza è scesa immediatamente per prendersi cura del micio, il compagno, con una grande presenza di spirito, ha rincorso la macchina, prendendone la targa affinché fosse possibile individuare l'autore di questo gesto criminale.
«Il fatto è stato immediatamente segnalato ai Carabinieri, che ringraziamo per l'impegno profuso; siamo tuttora in attesa che vengano condotte le indagini del caso. Qualora questo personaggio, una volta identificato, dovesse essere rinviato a giudizio, ci costituiremo parte civile – rende noto la Sezione Enpa di Treviso, che nel frattempo ha preso in custodia il gattino -. È inammissibile vengano compiuti gesti così agghiaccianti, contrari ai più elementari principi di civiltà.»
Purtroppo, nel Trevigiano, il gravissimo atto di violenza subito dal cucciolo non è un fatto isolato ma rientra in un clima di profonda intolleranza contro i felini, più volte denunciato dall'Enpa di Treviso. «Due mesi fa, giusto per ricordare uno dei casi più eclatanti, un pensionato ha ucciso a bastonate un micio la cui unica colpa era quella di girovagare nel giardino dell'uomo – ricorda Adriano De Stefano, presidente della Protezione Animali trevigiana -. Dobbiamo tutti prendere atto che ormai in provincia di Treviso c'è una vera e propria “emergenza-gatti”. Infatti, gli abbandoni di felini crescono a livelli esponenziali, senza che vengano adottate le opportune contromisure, come sterilizzazioni e possesso responsabile, che chiediamo invano da anni. Noi facciamo il possibile per tenere il fenomeno sotto controllo ma le nostre strutture sono ormai al collasso. Naturalmente tutto non può e non deve giustificare in alcun modo gesti barbari e brutali.»
In uno scenario così cupo, Dumbo è stato ancora più fortunato perché nel giro di pochi giorni è stato adottato da una famiglia. «Purtroppo – conclude De Stefano – il numero di mici che riusciamo a dare in affidamento non riesce a compensare il numero di quelli abbandonati.»
 
PREALPINA
3 OTTOBRE 2014
 
Cane avvelenato. Al parco
L’animale potrebbe aver mangiato dei bocconi "tossici" abbandonati da ignoti nell’erba di Clivio
 
Clivio (VA) - Va a passeggio con il cane, ma al rientro l'animale inizia a non mangiare più, poi vomita. Sta male, con i sintomi classici di un’emorragia interna.
Il padrone, terrorizzato all’idea di perderlo, carica immediatamente in auto la bestiola e corre dal veterinario.
La diagnosi è un probabile avvelenamento. Il cane, Kira, un bell'esemplare di razza corsa di sette anni, ora sta bene. Si è ripresa, ma se l'è vista davvero brutta. L'episodio è avvenuto nei giorni scorsi a Saltrio.
Chi è stato ad avvelenare il cane? Perché? Con quale veleno?
Il padrone ha una sua ipotesi che, chiaramente, deve essere verificata: «Posseggo due cani - dice -. Con Kira sono andato al parchetto di via Clivio, con l'altro no. Probabilmente è lì che Kira ha mangiato qualcosa nell'erba. È bastato un attimo: i cani annusano tutto e con il guinzaglio lungo cinque metri è possibile che non mi sia accorto dell'inghiottimento».
A ogni modo l'altro cane che è rimasto a casa non ha avuto problemi quindi, probabilmente, il boccone o la polpetta avvelenata è stata ingerita in giro per il paese. Risultato: per cavarsela Kira ha dovuto sottoporsi a diverse iniezioni e lastre di controllo e, nei prossimi giorni, dovrà tornare dal veterinario per verificare che l'antidoto abbia avuto effetto. Per ora il decorso sembra andare per il meglio: «Per fortuna - continua il proprietario - perché Kira è veramente un cane d'oro. Noi la chiamiamo nonna perché ha uno straordinario affetto verso i bambini. Praticamente è la nostra baby sitter e non conosce violenza se non verso chi picchia o alza la voce nei confronti dei più piccoli. Sono profondamente indignato e risentito verso chi agisce in modo così vigliacco per colpire esseri indifesi come gli animali. Probabilmente si tratta di una persona mentalmente devastata».
Infine un appello alle forze dell'ordine: «Visto che è capitato a me, potrebbe succedere anche ad altri. Chiedo quindi maggiore attenzione: non semplicemente nel sanzionare chi non raccoglie gli escrementi del proprio cane, ma anche verso chi attua dei tentativi di avvelenamento. Una situazione, fra l'altro, che mi sembra pesantemente punita dalla legge».
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2014
 
Cuneo – Il Daino con il fil di ferro. Intervento delle Guardie ANPANA in un allevamento di ungulati

 
C’erano pure degli Stambecchi, oltre che Daini e Cervi, detenuti in una struttura della provincia di Cuneo, divenuta oggetto di intervento delle Guardie dell’ANPANA e della troupe di Striscia La Notizia.
Stante quanto comunicato dall’ANPANA, nell’allevamento vi sarebbero state strutture prive delle necessarie autorizzazioni. L’allevatore dovrà ora difendersi da una denuncia presentata alla Procura della Repubblica.
In particolare le Guardie Ecozoofile ipotizzano il maltrattamento nei confronti di un Daino il quale, da numerosi giorni, presentava metri di fil di ferro legati al collo e al palco. Inoltre, attorno all’allevamento, sarebbero state rinvenute ossa di stambecchi al di sotto di cumuli di letame.
Secondo l’ANPANA l’allevamento sarebbe stato destinato all’alimentazione umana.
Relativamente al Daino con il fil di ferro, le Guardie Ecozoofile dell’ANPANA hanno provveduto a ridare libertà al povero animale, evitando così la possibilità di soffocamento. L’operazione è durata molte ore.
Nel posto anche due medici Veterinari che hanno seguito e visitato l’ animale.
L’intervento delle Guardie ANPANA avrà corso anche per la verifica degli aspetti amministrativi. L’allevamento, sarebbe autorizzato dalla Provincia.
Le Guardie ANPANA del Comando Provinciale di Cuneo come di consueto esortano i Cittadini a fare segnalazioni in materia di maltrattamenti o mal detenzione di animali e di inquinamenti ambientali ai recapiti : e-mail [email protected] fax 1782717985, tel 329.6020541 www.anpana.piemonte.it .
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2014
 
Calcinato (BS) – Sequestro di trenta daini
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Intervento del Comando Stazione di Gavardo del Corpo Forestale dello Stato, che ha individuato un’area recintata all’interno di un bosco con trenta daini detenuti.
Secondo il Corpo Forestale dello Stato gli animali sarebbero stati detenuti senza la necessaria autorizzazione.
Il controllo, scaturito nell’ambito di un normale controllo del territorio, si è concluso con il sequestro degli animali e dell’area recintata ove è risultata essere stata edificata una piccola struttura a quanto pare utilizzata come ricovero per gli animali.
La Forestale sottolinea come i Daini, al pari di altre specie selvatiche di ungulati, sono classificati dalla legge “specie pericolosa per l’incolumità pubblica” e pertanto ne è vietata la detenzione, se non all’interno di allevamenti autorizzati dalla Provincia e sottoposti a specifici controlli e procedure.
Il proprietario, è ora indagato per violazione delle norme sulla detenzione di specie pericolose per la salute e l’incolumità pubblica.
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
CATANIA, MACELLO CLANDESTINO DI ANIMALI: QUATTRO DENUNCIATI
I carabinieri: trovato anche un suino fatto a pezzi
 
Un macello clandestino è stato scoperto in un podere nel territorio del comune di Trecastagni (Catania) dai carabinieri, che hanno denunciato quattro persone per macellazione clandestina di suini e maltrattamento di animali. I quattro, tra i quali il proprietario del terreno, avrebbero allestito in alcuni locali una vera e propria macelleria con tutte le attrezzature occorrenti per lavorare le carni, ma in pessime condizioni igienico-sanitarie. I militari hanno trovato un suino adulto appena macellato, altri nove sprovvisti di targhette di identificazione e di certificazione sanitaria, oltre a diversi attrezzi ed utensili per la macellazione degli animali.
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2014
 
Bari – Nel porto sequestro di Tartarughe protette
 
I funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Bari, nell’ambito delle attività di contrasto alle attività illecite, hanno sequestrato, con la collaborazione dei militari della Guardia di Finanza e del Nucleo Operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato, due esemplari di tartarughe terrestri.
Si tratta della “Testudo Hermanni”, varietà “boettgeri”, protette dalla convenzione di Washington.
Le tartarughe, rinvenute all’interno di due auto in arrivo dall’Albania, sono state affidate al Corpo Forestale dello Stato. Gli autori dell’illecito sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria.
 
IL TEMPO
3 SETTEMBRE 2014
 
Gli autisti: «Il cane sbava e vomita» Così i taxi lasciano a piedi i ciechi
La via Crucis di Sabrina e della sua guida a quattro zampe rifiutati dalle auto pubbliche

Francesca Pizzolante

 
Roma. «Mi dispiace ma qui non salite», il finestrino si alza e il taxi accenna una sgommata saltando così il cliente in corsia privilegiata per dirigersi verso altri passeggeri «normali». Sabrina ed Elettra restano sul ciglio del marciapiede. Sono abituate a subire situazioni simili. Le protagoniste di questa assurda storia romana sono una donna cieca, il suo cane guida e i tassisti che si rifiutano di farla salire a bordo con l'accompagnatore a quattro zampe. Sabrina ha concesso a noi de «Il Tempo» di poterle stare accanto per documentare cosa accade, sotto l'indifferenza generale, per le strade della Capitale. Prima di iniziare questo viaggio nell'intolleranza occorre partire da un fondamentale presupposto: il regolamento comunale che disciplina gli NCC e Taxi recita testualmente: Il cane guida che accompagna la persona disabile della vista (cieco o ipovedente) non può essere separato dallo stesso in quanto considerato "ausilio per persona disabile", è quindi tutelato dalla legge (n.37 del 1974, integrata dalla Legge n. 60 dell'8 febbraio 2006 pubblicata nella G. U. n. 52 del 3 marzo 2006), che garantisce ovunque senza limitazione l'ingresso gratuito al cane guida che accompagna disabile visivo anche dove i cani normalmente non sono ammessi (es.: taxi, trasporti pubblici, ambulanze, esercizi commerciali, ospedali, chiese, hotel, scuole, ecc.). La trasgressione di tale legge comporta una sanzione da 500 a 2.500 euro, e non va esclusa l'eventuale denuncia da parte della persona disabile per discriminazione. L'autista è esonerato da tale dovere solo se dimostra, tramite certificato rilasciato da una ASL, di essere allergico al pelo dell'animale». Ebbene il bilancio di questa due giorni con Sabrina ed il suo dolcissimo golden retriever è raccapricciante: su otto taxi testati, fra stazione Termini e Piazzale Douhet, solo due hanno accettato di far entrare in auto la donna e il cane. In nessun caso di rifiuto abbiamo letto certificati medici che salvassero il tassista da tale responsabilità. Ore 22,15. Stazione Termini: Sabrina ed Elettra scendono dal treno che, un week end al mese, le porta fuori città. Ad accompagnarle alla fermata dei taxi su via Marsala, dove le attendiamo, è un assistente delle Ferrovie dello Stato. Naturalmente saltiamo la fila poiché vi è una corsia preferenziale che ci consente di avere la precedenza all'ingresso dei taxi. Da qui in poi andrà in scena l'inciviltà. Una prima auto rallenta, il conducente invece di scendere abbassa il finestrino, primo campanello d'allarme. Lo stewart si avvicina e invita il tassista a far salire a bordo Sabrina ed Elettra ma egli spiega che « è allergico, non è fornito di un tappetino nel bagagliaio e poi se il cane perde peli non può salire». A nulla servirà sciorinare diritti del passeggero e doveri del conducente che dietro già un altro taxi suona il clacson: intima di far presto. Ne arriva un terzo: tira dritto anche lui, ma solo di pochi metri, perché si ferma, sprezzante, a caricare i bagagli di passeggeri senza animali e all'assistente che rivendica la precedenza replica: «me dispiace ma nun prendo cani, la settimana scorsa uno mi ha vomitato in macchina e l'ho dovuta lavare». Stabiliamo così di posizionarci per strada e fermare di peso il quarto e quinto taxi che, furbescamente, ancor prima di imboccare l'ingresso a loro riservato, ingranano la retromarcia per cambiare direzione. Siamo davvero scoraggiati e anche l'aiutante inizia a spazientirsi dinanzi a tanta inciviltà. Quando le nostre speranze incominciano a ridursi al lumicino giunge il sesto che, fortunatamente, si ferma e fa salire a bordo Sabrina ed Elettra. Sono le 22,45: abbiamo trascorso mezz'ora prima di veder riconosciuto un diritto, pari a quello di tutti gli altri. In questo caso l'assistente delle Ferrovie dello Stato, non avendo altri disabili da accogliere ai binari, è rimasto a dare una mano a Sabrina. Se così non fosse stato la donna avrebbe passato molto più tempo invano a chiedere aiuto, di notte. Decidiamo di continuare a testare la disponibilità dei taxi. Di giorno e in un luogo diverso. Ore 17,30. Piazzale Douhet. La coraggiosa Sabrina e la fida Elettra ci raggiungono ad un parco taxi. Non c'è nessuno. Quindi aspettiamo. Anche qui passa un taxi tirando dritto. È il settimo che rifiuta un cane guida. Non ci meravigliamo. Arriva l'ottavo. Come da copione gli chiediamo di salire e lui impasta la solita scappatoia, oramai la recitiamo a memoria: «Io non accetto animali, perde peli, non ho spazio nel bagagliaio»; decidiamo di calcare la mano ricordandogli che, se non è allergico al pelo dell'animale, ha il dovere di accogliere un cane guida. Dopo le titubanze iniziali, e grazie al nostro pressing, finalmente fa salire Sabrina ed Elettra. La nostra due giorni finisce qui. È stata pesante, difficile, umiliante. I tassisti dovranno iniziare a preoccuparsi, perché le targhe raccolte in questa inchiesta sono già finite in una denuncia che Sabrina ha inviato alla cooperativa taxi e all'assessorato alla mobilità del Comune di Roma. Perché per un «per un caso di cecità fisica, se ne hanno mille di cecità morale».
VIDEO
http://www.iltempo.it/multimedia/cos%C3%AC-i-taxi-lasciano-a-piedi-i-ciechi-con-i-loro-cani-guida-1.1321376
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
NICOLA, IL RANDAGIO "CUSTODE" DEL MUSEO DI MAZARA DEL VALLO (TP)
Ha il nome del sindaco. Che dice: "Amiamo gli animali"
 
Nicola si aggira con passo sicuro nel cortile quadrangolare circondato da 24 colonne e dagli archi centrici con alle spalle l'imponente portale barocco. Accoglie scodinzolando le impiegate che la mattina arrivano nell'ex Collegio dei Gesuiti a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Scruta con attenzione i visitatori del centro polivalente che ospita il Museo Civico, dove si conservano preziosi reperti risalenti all'età del bronzo fino all'età bizantina, e la Sala Consagra, dedicata alle opere dell'omonimo artista contemporaneo. Annessi al Collegio, ci sono i resti dell'ex chiesa di Sant'Ignazio, eretta nel 1701 a pianta ellittica, su progetto di Giacomo Italia, in rovina dopo il crollo della cupola, avvenuto nel 1936. Poi il cane si concede un riposino nella stanza che ospita la stanza del sindaco della cittadina trapanese. E lì si assopisce ascoltando le riunioni che vi si svolgono. Ma sta sempre con le orecchie tese pronto a sobbalzare ad ogni rumore. E' arrivato nello spazio museale un anno fa e da allora non si è mai mosso da lì. Nessuno lo disturba. Forse anche per il nome che gli è stato dato: come quello del sindaco. "E' la nostra mascotte - dice il primo cittadino Nicola Cristaldi - e d'altra parte lui sa che Mazara del Vallo è una città che ama gli animali e combatte il randagismo". E' infatti qui che si trova il rifugio sanitario per cani: una struttura in grado di ospitare 77 quadrupedi, che potranno essere accuditi e curati in attesa di essere adottati. "A Mazara del Vallo i randagi che circolano nel territorio vengono monitorati e condotti al rifugio sanitario - aggiunge Nicola, il sindaco - dove vengono curati, vaccinati, microchippati, sterilizzati e nuovamente immessi nel territorio qualora non riconosciuti aggressivi o pericolosi". "Nel caso che qualcuno di questi animali venga considerato poco socievole - conclude - viene trasportato presso il canile di Caltanissetta, convenzionato con il nostro Comune".
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
PIOMBINO (LI), CACCIATORE PUNTA UNA GHIANDAIA MA UCCIDE L'AMICO
Il 73enne che ha sparato ha poi chiamato la polizia
 
Incidente di caccia in provincia di Livorno. Un cacciatore di 59 anni di Piombino è morto ieri verso le 9 dopo essere stato colpito al volto da una fucilata esplosa da un altro cacciatore, un 73enne anch'egli piombinese.
L'episodio è accaduto in località Promontorio. A dare l'allarme è stato lo stesso 73enne che alla polizia, arrivata immediatamente, ha raccontato di aver mirato ad una ghiandaia che si stava alzando in volo colpendo, invece, inavvertitamente l'altro cacciatore.
 
LA NUOVA SARDEGNA
3 OTTOBRE 2014
 
Pescatori sul piede di guerra: «I delfini danneggiano le reti»
 
SINISCOLA (NU) - Ci sono sempre meno pesci nelle reti dei pescatori della marineria di la Caletta e oltre alla scarsità di prodotto ittico, gli operatori locali, lamentano i danni causati alle reti da pesca dai delfini. Secondo i rappresentanti dei pescatori baroniesi, questi cetacei stanno facendo man bassa tra gli attrezzi degli operatori della piccola pesca artigianale quella che si fa con reti da posta. «Ad ogni uscita a mare stiamo notando danni spesso consistenti alle attrezzature – dice Francesco Loi armatore della motonave Pellicano – Noi non siamo contro questi animali ma occorre dire che il delfino è ormai diventato il nostro spauracchio senza che in campo regionale, l’assessorato all’agricoltura metta in atto una campagna di aiuti per rimborsare almeno i danni causati alle nostre attrezzature da pesca. Ci si preoccupa dei cormorani che invadono gli stagni e le lagune, del fermo biologico riservato a chi opera con lo strascico, ma nessuno pensa alla nostra categoria che in fondo, è quella più numerosa e che crea meno danni all’ambiente marino». Nessuno vuole certo dare la caccia ai delfini e i pescatori sono in prima fila a condannare chi in passato addirittura è arrivato ad imbracciare il fucile per spaventarli. «Chiediamo però che l’assessorato all’agricoltura metta in bilancio una somma destinata a pagare le spese per sistemare le reti che i delfini affamati strappano per recuperare i pesci». Nessun assistenzialismo ma una serie di misure come quella per l’acquisto di efficaci sonar deterrent visto che quelli acquistati alcuni anni orsono, non risultano efficaci. Nei giorni scorsi tra la marineria di La Caletta e lo staff dell’assessorato regionale alla pesca guidato da Oscar Cherchi c’è stato un primo abboccamento per chiedere una riunione operativa che potrebbe tenersi entro la fine dell’anno.
 
L’UNIONE SARDA
3 OTTOBRE 2014
 
Cagliari, acquisti con il cane al guinzaglio
Confesercenti lancia "Shopping con fido"
L'iniziativa lanciata dalla Confesercenti prevede uno sconto del 20% a chi si presenta con il cane dentro il negozio.
 
A spasso per le strade dello shopping con il cane al guinzaglio e via libera all'interno dei negozi anche agli amici a quattrozampe. Con un vantaggio per i loro padroni: previsto uno sconto del 20% su tutti gli acquisti, anche sulle collezioni autunno-inverno. » l'iniziativa promossa da Confesercenti con il Consorzio Cagliari centro storico e con Insieme, Centro commerciale naturale. Si chiama Shopping day con Fido e coinvolgerà domani i negozi di Marina, Largo, via Manno, piazza Costituzione e via Garibaldi che espongono la locandina con il cagnolino con una borsetta in bocca. "Un'occasione per fare affari - ha detto il presidente provinciale di Confesercenti, Roberto Bolognese - ma è un'iniziativa che in qualche modo sarà utile per capire che, con il giusto comportamento, gli animali domestici possono tranquillamente essere ospitati in negozi e ristoranti". Lo sconto, assicurano gli organizzatori, è per tutti, non solo per chi si presenta al bancone con il proprio cane. Durante il pomeriggio sono previste varie iniziative. A partire dalla benedizione degli animali, alle 17, in piazza San Sepolcro, anche per festeggiare San Francesco. In programma dalle 18:30 (iscrizioni mezz'ora prima) una gara che alla fine premierà la coppia cane-conduttore più affiatata. Ci saranno prove di agility e punti educational con veterinario, educatore, cinofilo, ambulanza veterinaria, e banchetti informativi per l'adozione degli animali. In Italia, secondo i dati forniti questa mattina nella conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa, ci sono 60 milioni di animali domestici: tra questi sette milioni di cani, circa 135 mila dei quali in Sardegna.
 
ECOO
3 OTTOBRE 2014
 
Prendersi cura di un animale domestico ci rende persone migliori: lo dice la scienza
 
Prendersi cura di un animale domestico ci rende persone migliori. Tutti sanno che avere un amico a quattro zampe in casa sicuramente è qualcosa di positivo anche per il nostro benessere psicofisico. Numerosi studi, infatti, hanno da sempre dimostrato che l’interazione con delle piccole bestioline può aiutarci a sentirci meglio. Questo succede con tutti gli animali domestici e soprattutto sono i bambini ad ottenere grandi benefici. La ricerca
Sul rapporto tra gli animali domestici e lo sviluppo cognitivo dei bambini è stato detto molto, ma poco si sapeva su come i nostri amici pelosetti possano influire sui comportamenti delle persone dopo l’infanzia. Uno studio, condotto da Megan Muellerm, ricercatrice presso la Cummings School of Veterinary Medicine della Tuft University del Massachusetts e psicologa dell’età evolutiva, ha messo in evidenza che prendersi cura di un animale domestico ci rende più altruisti. La ricercatrice ha effettuato un esperimento con 500 volontari tra i 18 e i 26 anni. A queste persone è stato chiesto di fornire informazioni sul loro rapporto con gli animali domestici. Successivamente le risposte che sono state date dai volontari sono state confrontate con quelle fornite in occasione di un altro questionario, incentrato soprattutto sulle emozioni e sui sentimenti personali, sulle amicizie e sulla disponibilità a prendersi cura degli altri.
I risultati
I risultati di questo confronto sono stati davvero sorprendenti. E’ stato visto, infatti, che chi aveva un buon rapporto con un animale domestico riusciva a partecipare attivamente ad attività di volontariato e si occupava anche di aiutare concretamente familiari e amici. Più era positivo il rapporto con l’animale, migliori erano i risultati in termini di partecipazione attiva alla vita sociale della comunità di riferimento. Inoltre è stato visto che i volontari che si prendevano cura di animale domestico riuscivano anche a mostrare eccellenti qualità di leadership. Ma non si tratta solo dalla presenza di un animale in casa, come ha sottolineato la stessa psicologa che ha condotto l’esperimento. Ciò che risulta importante, infatti, è soprattutto la qualità del legame che viene instaurato con gli animali: questo riesce a condizionarci molto. Si tratta, comunque, ancora di uno studio da approfondire, per comprendere al meglio come si possano sviluppare delle precise abilità grazie al rapporto con i nostri amici quadrupedi.
 
LA REPUBBLICA
3 OTTOBRE 2014
 
Il cane è simile a un figlio. Lo dice il cervello delle mamme
Lo dice uno studio del Massachussetts General Hospital che ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale un gruppo di madri proprietarie di un amico a quattro zampe
 
"VIENI dalla mamma", "dai un bacio alla mamma", "bravo il mio bambino": frasi di affetto materno che non farebbero una piega se non fosse che spesso sono rivolte ai propri cani. Eppure non è insolito sentire donne appellarsi così al proprio animale. Ora uno studio americano dà una spiegazione a questa domanda: davvero il rapporto tra le persone e i loro cuccioli rispecchia una relazione di tipo madre-figlio? Secondo gli scienziati del Massachusetts General Hospital che hanno condotto la ricerca, la risposta è parzialmente affermativa. Ma c'è anche, comprensibilmente, qualche differenza. Almeno nel caso di donne che sono anche mamme, oltre ad avere e amare un cane. Il team, infatti, ha indagato su cosa accade nel cervello di alcune madri alle prese con immagini del proprio figlio o del proprio animale, in uno studio pubblicato su Plos One. Ebbene, la ricerca mostra notevoli somiglianze nelle reazioni a foto di cani e bambini, con due differenze: un'area importante per i legami si accende di più nel caso dei figli, mentre quella delle elaborazioni delle immagini "scatta" di fronte alle foto del cane. Questo forse perché il rapporto con il quattrozampe si basa più sulla comunicazione visiva che verbale, ipotizzano i ricercatori.
"Gli animali occupano un posto speciale nel cuore e nella vita di molte persone, e ci sono prove convincenti di studi clinici e di laboratorio che, interagendo con animali domestici, si possono avere vantaggi per il benessere fisico, sociale ed emotivo degli esseri umani", dice Lori Palley, del Massachusetts General Hospital in Charlestown. "Diversi studi precedenti hanno trovato che i livelli di neuro-ormoni come l'ossitocina", l'ormone delle coccole e dell'amore materno, "aumentano dopo l'interazione con gli animali domestici e ora le nuove tecnologie di imaging cerebrale stanno aiutandoci a comprendere le basi neurobiologiche del rapporto con gli animali domestici". Per confrontare il legame madre-figlio con quello uomo-animale, i ricercatori hanno arruolato un gruppo di 16 donne con almeno un figlio tra 2 e 10 anni e un cane adottato da almeno 2 anni. In un primo tempo i ricercatori hanno intervistato le donne a casa loro, fotografando anche cani e bambini.La seconda sessione ha avuto luogo in laboratorio: qui il team ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale le partecipanti, mentre osservavano una serie di fotografie, fra cui quelle di animali e bambini propri e altrui. I dati (disponibili per 14 donne) hanno evidenziato sia delle somiglianze che delle differenze nel modo in cui importanti regioni del cervello hanno reagito alle immagini del proprio figlio o del proprio cane. Ad accendersi nello stesso modo sono zone importanti per funzioni come emozione, ricompensa, rapporto filiale, elaborazione visiva e interazione sociale: tutte hanno mostrato una maggiore attività quando le partecipanti hanno visto sia il proprio figlio sia il proprio cane, rispetto a bambini e
animali altrui. Una regione importante per la formazione del legame affettivo, però, si è "accesa" solo nel caso dei figli, mentre il giro fusiforme - coinvolto nel riconoscimento facciale e in altre funzioni di elaborazione visiva - ha mostrato una maggiore risposta alle immagini del proprio animale. "Anche se questo è un piccolo studio, i risultati suggeriscono che vi è una rete cerebrale comune importante, che si attiva quando le madri guardano immagini dei loro figli o del loro cane", dice Luca Stoeckel del Dipartimento di Psichiatria, co-autore del lavoro. "Abbiamo anche osservato differenze in alcune regioni, che potrebbero rispecchiare differenze nel corso di queste relazioni". Secondo il collega psichiatra Randy Gollub "sarà interessante vedere se gli studi futuri confermeranno questi elementi". I ricercatori vogliono indagare su un campione più ampio e diverso - come donne senza figli, papà e genitori di bambini adottati - e sui rapporti con le altre specie animali.
 
LA ZAMPA.IT
4 OTTOBRE 2014
 
“Il cane? Quasi come un figlio, lo dice il cervello delle mamme”
Uno studio ha indagato su cosa accade nel cervello di alcune madri alle prese con immagini del proprio figlio o del proprio amico a quattrozampe
 
Non è insolito che il cucciolo di casa sia definito il «mio bambino» dai suoi proprietari. Ma il rapporto tra le persone e i loro compagni di vita pelosi rispecchia davvero una relazione di tipo genitori-figli? Un piccolo studio americano, firmato da ricercatori del Massachusetts General Hospital, risponde a questa domanda complessa in modo parzialmente affermativo, evidenziando la presenza di qualche differenza. Almeno nel caso di donne che sono anche mamme, oltre ad avere e amare un cane. Il team ha indagato su cosa accade nel cervello di alcune madri alle prese con immagini del proprio figlio o del proprio `pet´, in uno studio pubblicato su `Plos One´.  Ebbene, la ricerca mostra notevoli somiglianze nelle reazioni a foto di cani e bambini, con due differenze: un’area importante per i legami si accende di più nel caso dei figli, mentre quella delle elaborazioni delle immagini `scatta´ di fronte alle foto del cane. Questo forse perché il rapporto con il quattrozampe si basa più sulla comunicazione visiva che verbale, ipotizzano i ricercatori. «Gli animali occupano un posto speciale nel cuore e nella vita di molte persone, e ci sono prove convincenti da studi clinici e di laboratorio che, interagendo con animali domestici, si possono avere vantaggi per il benessere fisico, sociale ed emotivo degli esseri umani», dice Lori Palley, del Massachusetts General Hospital in Charlestown. «Diversi studi precedenti hanno trovato che i livelli di neuro-ormoni come l’ossitocina», l’ormone delle coccole e dell’amore materno, «aumentano dopo l’interazione con gli animali domestici e ora le nuove tecnologie di imaging cerebrale stanno aiutandoci a comprendere le basi neurobiologiche del rapporto con gli animali domestici». Per confrontare il legame madre-figlio con quello uomo-animale, i ricercatori hanno arruolato un gruppo di 16 donne con almeno un figlio tra 2 e 10 anni e un cane adottato da almeno 2 anni. In un primo tempo i ricercatori hanno intervistato le donne a casa loro, fotografando anche cani e bambini. La seconda sessione ha avuto luogo in laboratorio: qui il team ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale le partecipanti, mentre osservavano una serie di fotografie, fra cui quelle di animali e bambini propri e altrui. I dati (disponibili per 14 donne) hanno evidenziato sia delle somiglianze che delle differenze nel modo in cui importanti regioni del cervello hanno reagito alle immagini del proprio figlio o del proprio cane. A accendersi nello stesso modo sono zone importanti per funzioni come emozione, ricompensa, rapporto filiale, elaborazione visiva e interazione sociale: tutte hanno mostrato una maggiore attività quando le partecipanti hanno visto sia il proprio figlio che il proprio cane, rispetto a bambini e animali altrui. 
Una regione importante per la formazione del legame affettivo, però, si è `accesa´ solo nel caso dei figli, mentre il giro fusiforme - coinvolto nel riconoscimento facciale e in altre funzioni di elaborazione visiva - ha mostrato una maggiore risposta alle immagini del proprio pet. «Anche se questo è un piccolo studio, i risultati suggeriscono che vi è una rete cerebrale comune importante, che si attiva quando le madri guardano immagini dei loro figli o del loro cane», dice Luca Stoeckel del Dipartimento di Psichiatria, co-autore del lavoro.  
«Abbiamo anche osservato differenze in alcune regioni, che potrebbero rispecchiare differenze nel corso di queste relazioni». Secondo il collega psichiatra Randy Gollub «sarà interessante vedere se gli studi futuri confermeranno questi elementi». I ricercatori vogliono indagare su un campione più ampio e diverso - come donne senza figli, papà e genitori di bambini adottati - e sui rapporti con le altre specie animali. 
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
LA NATURA SFRUTTATA PER FINANZIARE LE GUERRE: IL MERCATO NERO VALE 23 MILIARDI
 
Il crimine usa la natura per finanziare guerre e terrorismo. Vale, infatti, 23 miliardi di dollari l'anno il mercato nero mondiale che uccide elefanti, rinoceronti, tigri, tartarughe e aumenta il dramma della poverta' in Africa, Asia e Sud America. Ma è assalto alla fauna anche in Italia: aumentano le minacce per orsi, lupi, piccoli e grandi uccelli migratori tra cui rapaci. Il Wwf, alla vigilia della festa dedicata al Santo universalmente riconosciuto anche come "protettore" degli animali, San Francesco d'Assisi, chiede di sostenere le centinaia di ranger dell'associazione attivi nei "fronti aperti" d'Italia e del mondo e di firmare la petizione online per ottenere in Italia sanzioni più severe per chi uccide specie selvatiche terrestri e marine.
L'associazione del Panda lancia oggi la campagna "Stop ai crimini di natura-Da che parte stai?", promossa in collaborazione con il suo Network "Traffic". E partita con un tam tam sui social network di immagini e commenti sul blitz organizzato nel centro di Milano che ha attirato la curiosità di centinaia di passanti.
 
L’ESPRESSO
3 OTTOBRE 2014
 
La strage di animali, un affare anche per i terroristi
Rinoceronti, elefanti, tigri. Sterminati per soddisfare le passioni dei nuovi ricchi. Un dossier del Wwf denuncia il traffico, che ora finanzia il terrorismo
 
di Daniele Castellani Perelli
 
Shanghai, interno notte. Il signor Wang, appena tornato da una lunga giornata di lavoro, accende le luci del suo salone. Marmi italiani, divani barocchi, tappezzeria kitsch. Zoom sul tavolo di cristallo. Al centro, un enorme corno di rinoceronte. Wang lo accarezza soddisfatto. È un regalino che gli è costato 500 mila dollari. Ma oggi per lui è il simbolo della sua lunga cavalcata dalla povertà alla ricchezza. Non sa però, il signor Wang, che quel corno di rinoceronte è anche il simbolo di una nuova emergenza mondiale, di un tipo particolare di crimine, l’“illegal wildlife trade”: il traffico di vita selvatica, ovvero il bracconaggio e la commercializzazione di specie rare. È un fenomeno su cui getta luce l’ultimo dossier del Wwf, organizzazione da sempre in prima linea nella difesa dell’ambiente e delle specie a rischio, che al tema dedica una grande campagna ( www.wwf.it/criminidinatura , numero verde per sostenerla 800.990099). Il rapporto “Natura Connection”, che “l’Espresso” presenta in esclusiva, lancia l’allarme, perché il commercio illegale di animali protetti è, dopo la distruzione degli habitat, la seconda ragione delle estinzioni delle specie, ed è anche un fenomeno mondiale di cui si alimentano le guerre, il terrorismo e la corruzione, producendo localmente sofferenza, povertà e soprusi.«Catturati vivi, presi con trappole e lacci, uccisi dai veleni, non vi sono limiti all’accanimento dell’uomo per trasformare le specie in animali da compagnia, trofei, pellicce, souvenir, piatti “tipici”, amuleti o rimedi popolari di dubbia efficacia», scrive il Wwf.
La globalizzazione, per tante ragioni, ha accelerato questo processo. Anzitutto perché la nuova middle class asiatica è disposta a spendere una fortuna pur di ostentare questi pezzi pregiati, dal corno di rinoceronte alla statua di avorio. Il più delle volte, però, i loro soldi finiscono nelle casse di gruppi terroristi come al Shabaab somala o Boko Haram nigeriana, gruppi ribelli come Lord’s Resistance Army della foresta africana, o organizzazioni criminali legate al traffico di armi e droga, che sterminano animali protetti per migliorare i propri arsenali, finanziare costosi addestramenti e attentati oltreconfine, controllare intere regioni e arruolare nuovi miliziani.
Negli ultimi decenni, infatti, il bracconaggio ha cambiato pelle. Anche a causa della corruzione e della mancanza di interventi nazionali e internazionali, si è creata una sorta di industria globale, che secondo l’ex segretario di Stato americano Hillary Clinton rappresenta un rischio per «la sicurezza nazionale, la sicurezza economica e la salute pubblica».
Internet ha dato una mano, visto che secondo un’indagine condotta nel 2011 il 70 per cento dei prodotti di fauna selvatica venduti sulla Rete sono illegali: si va dall’avorio alle farfalle, dai rettili agli insetti e ai pesci tropicali. Ma i protagonisti del bracconaggio sono oggi veri eserciti che si muovono con facilità attraverso regioni e Stati, e dentro e fuori i confini delle aree protette.
La loro azione criminale è tanto più dannosa perché tocca anzitutto i cosiddetti “fragile States”, quel 13 per cento di Paesi mondiali che ospita il 50 per cento dei conflitti ed è all’origine del 75 per cento di tutti i rifugiati. Paesi in cui questo commercio non solo danneggia l’industria del turismo, ma fomenta la violenza e l’instabilità, perché oltre a sterminare elefanti e rinoceronti, ippopotami e gorilla, i gruppi armati perpetuano omicidi e abusi di ogni tipo sulle comunità civili e umiliano i sistemi legali rafforzando la corruzione.
Dall’altra parte, in questa guerra, stanno i rangers, uomini e donne spesso mal equipaggiati e scarsamente preparati che ogni anno mettono a rischio la propria vita per la difesa della natura (il 75 per cento dei mille rangers morti in servizio negli ultimi 10 anni in 35 Paesi diversi sono stati uccisi da bracconieri).
Il prelievo e il commercio illegale di specie selvatiche, di avorio, di corna di rinoceronti, di pelli di felini selvatici o di lana di antilope tibetana, alimentano un mercato stimato fino a 23 miliardi di dollari l’anno. Si tratta del quarto business illegale del pianeta, dopo quello di droga, armi ed esseri umani. Ma quali sono le caratteristiche con cui si manifesta nelle principali parti del mondo questo traffico?
STRAGE AFRICANA
Il continente nero è il principale punto di partenza dei traffici globali di specie protette. Come nel caso degli ultimi conflitti tribali, è vittima della sua stessa ricchezza: se i primi spesso scaturiscono dalle lotte per i giacimenti di minerali preziosi, in questo caso è la meraviglia della sua fauna a generare il dramma. Colpa pure di una classe dirigente corrotta, accusa il Wwf: «In molti casi, soprattutto in stati come la Tanzania, i bracconieri vengono protetti e coperti dall’elite politica».
Prendiamo il rinoceronte, un animale dalla storia tragica, visto che dalla fine dello scorso secolo cinque specie si sono estinte. Il rinoceronte nero si è salvato, ma a causa del bracconaggio questo dominatore dell’Africa subsahariana la presenza di questo dominatore si è ridotta a molto meno del 10 per cento.
Secondo la Wildlife and Environment Society del Sudafrica, dal gennaio al luglio 2014 sono stati uccisi 558 rinoceronti solo in quel Paese, di cui 351 nel parco nazionale del Kruger. Nel 2013 ne sono stati ammazzati 1004, contro i 668 del 2012 ed appena 448 nel 2011. La ragione di tanto accanimento sta nel valore del corno di rinoceronte, che ha raggiunto i 66 mila dollari al chilo, più dell’oro o del platino. Questo significa che un solo corno può arrivare all’incredibile cifra di 500 mila dollari. Circa il 94 per cento della caccia illegale avviene tra Zimbabwe e Sudafrica, che ospitano la più grande popolazione nel continente. Mentre nel 2007 sono stati documentati meno di 50 casi, nel solo 2013 ne sono stati uccisi più di mille. È un fenomeno che, secondo il dossier, «potrebbe portare in pochissimo tempo alla definitiva estinzione di entrambe le specie africane, il rinoceronte nero e quello bianco».Per quanto riguarda gli elefanti, il bracconaggio ha raggiunto nuovi livelli record, dopo quei cinque anni tra il 1979 e il 1984 in cui la popolazione di pachidermi africani crollò da 1,3 milioni a 600 mila. Oggi in Africa ce ne sono tra i 400 e i 600 mila, e ne vengono ammazzati in media tra i 22 e i 25 mila ogni anno, il che significa che ormai dal 2010 ne vengono abbattuti molti di più di quanti ne nascano. Un esempio drammatico della velocità del loro declino è rappresentato dalla riserva di Selous in Tanzania, dove dal 2009 al 2013 due terzi di tutti gli elefanti sono stati sterminati. Anche in questo caso la ragione sta nel prezzo, nel valore dell’avorio, che grazie alla ricca domanda asiatica ha raggiunto cifre da capogiro, in un mercato che ha raddoppiato il proprio fatturato dal 2007 ad oggi: pagato in Africa poco più di 100 dollari al chilo, l’avorio, lasciati i porti del Kenya e della Tanzania, raggiunge al mercato nero di Pechino la cifra di 2.100 dollari, ovvero anche 30 mila euro per l’avorio di ogni elefante.
L’aspetto però sicuramente più inquietante del commercio di specie protette in Africa è la forte presenza di organizzazioni terroristiche e militari nella rete dei traffici. Un caso documentato nel 2013 dall’organizzazione Enough è quello del parco di Garamba, nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’esercito del Lord’s Resistance Army, responsabile di stragi, strupri e saccheggi, di fatto governa il parco, superando in numero, attrezzature e tecnologia i rangers deputati al controllo.
Diverse Ong hanno rilevato però che persino il famoso attacco al centro commerciale di Westgate a Nairobi nel settembre 2013, con cui al Shabaab, cellula somala di al Qaeda, fece 68 morti, sarebbe stato in gran parte finanziato con il commercio illegale dell’avorio, che rappresenterebbe il 40 per cento dei finanziamenti del gruppo.
Ma non solo: sfruttano il traffico dell’avorio, in questo caso camerunense, anche i nigeriani di Boko Haram (noti alle cronache internazionali anche per il rapimento di duecento studentesse), nonché i Janjaweed sudanesi e il Renamo del Mozambico.
IL MERCATO ASIATICO
I principali “consumatori finali” del pianeta vivono qui. È l’ascesa della middle class asiatica, cinese e vietnamita e thailandese in particolare, a guidare il mercato globale. Uno studio del WWF del 2012 conferma ad esempio che il corno di rinoceronte viene sia utilizzato per la medicina tradizionale cinese sia come status simbolo della nuova classe media, che lo tiene esposto nei propri salotti o in altri spazi di rappresentanza. Ecco allora che il mercato nero asiatico del settore si aggira intorno ad un valore tra i 63 e i 192 milioni di dollari all’anno. Ma l’Asia è un continente fondamentale anche per il prelievo degli animali protetti. Non a caso alcune sottospecie si sono qui recentemente e definitivamente estinte, come il rinoceronte di Giava nel Vietnam, e altre sono sull’orlo dell’estinzione. In Indonesia, sono meno di 50 i rinoceronti nell’isola di Giava, mentre quelli di Sumatra non superano i 200 esemplari. Per non parlare delle tigri, che nel mondo si trovano ormai solo in 13 Paesi, tutti asiatici, se si include la Russia siberiana. Il bracconaggio e la commercializzazione delle tigri va avanti da decenni per soddisfare una grande varietà di richieste: l’utilizzo dell’intero corpo per la medicina tradizionale cinese, l’esibizione di trofei, amuleti, pelli per vestiti rituali. Ancora oggi rifornisce una fiorente domanda, guidata soprattutto da credenze e superstizioni circa le loro proprietà terapeutiche. Prodotti realizzati con le loro ossa possono raggiungere anche i 3.750 dollari al chilo. Dal 1900 ad oggi la popolazione di tigre si è ridotta del 95 per cento. Nell’ultimo secolo si sono estinte già tre sottospecie, una quarta è da molti considerata tale, e delle rimanenti cinque il destino rischia di essere segnato, con una popolazione complessiva che non supera i 3.200 esemplari.
Altre specie a rischio per colpa dei crimini di natura sono il leopardo delle nevi, il leopardo nebuloso e l’antilope tibetana, che in un solo decennio, tra il 1990 e il 2000, vide la sua popolazione crollare di più dell’80 per cento, a causa della sua pregiata lana shahtoosh.
Anche in Asia, infine, come in Africa, questi traffici contribuiscono ad arricchire movimenti terroristici: è il caso delle milizie tribali nel nord della Birmania, dei separatisti del Kashmir in India, e di gruppi affiliati ad al Qaeda in Bangladesh.
NARCOS E COCCODRILLI
Pure i narcotrafficanti sono coinvolti nel traffico di animali come coccodrilli e vigogne. In Sudamerica il mercato più fiorente è quello legato alla pelle di felini selvatici ormai rarissimi come appunto la vigogna oppure di camelidi come il guanaco, uccisi per la loro lana pregiata. Altri animali molto ricercati sono i pappagalli e le farfalle amazzoniche, ambite dai collezionisti.
LE COLPE DELL’EUROPA
L’Europa è un continente di passaggio per i grandi traffici, ogni anno registra sequestri di avorio e di prodotti medicinali ricavati da animali protetti, in transito perlopiù dall’Africa alla Cina. Ma l’Ue è anche uno dei principali consumatori del mondo, insieme agli Stati Uniti, di prodotti legati a specie protette, un mercato da 499 milioni di euro dominato dalle pelli di rettile e pellame in generale. Ma c’è dell’altro. Tra il 2009 ed il 2012 ben 94 corni di rinoceronte sono stati rubati da musei, collezioni e antiquari, e dietro questi furti c’è spesso la criminalità organizzata: un colpo clamoroso venne messo a segno anche nel centro di Milano. Infine l’Unione europea è interessata anche da un’ondata di importazioni illegali di carni dall’Africa, il cosiddetto “bush meat” di foresta, derivato da rettili, ippopotami, scimpanzé e gorilla.
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http://espresso.repubblica.it/visioni/scienze/2014/10/02/news/la-strage-di-animali-un-affare-anche-per-i-terroristi-1.182718
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
USA, ANIMALI SEMPRE PIU' "GONFIATI" CON ANTIBIOTICI: +16% IN 3 ANNI
Nel 2012 usate 12.700 tonnellate di farmaci
 
La somministrazione di antibiotici a mucche, polli e altri animali destinati al consumo umano tra 2009 e 2012 negli Stati Uniti è aumentata del 16%. A farlo sapere è la Food & drug administration (Fda), ente americano di controllo sui prodotti alimentari e farmaceutici, riferisce "The Wall Street Journal". Il dato è destinato a sollevare preoccupazione per il già diffuso utilizzo di antibiotici negli animali e per la conseguente resistenza ai farmaci sviluppata dai batteri. L'aumento maggiore è avvenuto tra 2011 e 2012, con una crescita dell'8%: 12.700 tonnellate di farmaci rispetto a 14.500. Di questi, circa il 60% è costituito da medicinali importanti per gli esseri umani. Gli allevatori usano gli antibiotici per prevenire e curare le malattie, ma anche per far crescere di più i malcapitati animali dando loro meno cibo. Ogni anno le infezioni resistenti ai farmaci sono collegate a due milioni di malattie e alla morte di 23.000 persone negli Stati Uniti, secondo i dati dell'istituto per la salute Centers for disease control and prevention. La Fda ha annunciato di voler ridurre l'uso di antibiotici negli animali, chiedendo nel 2013 alle case farmaceutiche di eliminarli gradualmente come stimolo alla crescita e agli allevatori di ottenere prescrizioni veterinarie prima dell'uso. La Casa Bianca ha promesso a settembre azioni per preservare l'efficacia degli antibiotici. Soltanto promesse, al momento.
 
LA ZAMPA.IT
3 OTTOBRE 2014
 
Canada, pesca un’aquila esausta in mezzo al mare
 
Un pescatore difficilmente potrebbe pensare di vedere un’aquila abbandonata a se stessa in mezzo al mare. Ma è quanto è capitato a Dan Dunbar di Vancouver (Canada). Il volatile, visibilmente esausto, ha cercato di “nuotare” nella direzione della barca sin quando l’uomo l’ha “pescata” con un retino.
«Tu sei il compagno di pesca più insolito che io abbia mai avuto. Ma probabilmente stai meglio qui di me» dice Dunbar rivolgendosi all’uccello mentre mette in moto per portarla a riva.
Il pescatore l’ha poi consegnata ai veterinari della Orphaned Wildlife Rehabilitation Society che ne ha constatato una grave malnutrizione e un’infezione alla gola. Una difficile condizione, ma guaribile con pazienza e cure adeguate.
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http://www.lastampa.it/2014/10/03/multimedia/societa/lazampa/canada-pesca-unaquila-esausta-in-mezzo-al-mare-7USmHskCir3rmJFpveWweI/pagina.html
 
LA REPUBBLICA
3 OTTOBRE 2014
 
La storia di Pecas: dalla gang colombiana a cane antidroga
 
Era il cane di un narcotrafficante conosciuto come "Tierra". Oggi Pecas è un cane poliziotto. E' stato addestrato per sei mesi dal dipartimento della narcotici di Bogotà dopo che il suo padrone, Cesar Martinez, è stato arrestato. Pecas è passato dall'essere il cane di una gang colombiana all'essere un cane antidroga dotato sicuramente di un fiuto già allenato a riconoscere le sostanze stupefacenti trafficate dal cartello colombiano (reuters)
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http://www.repubblica.it/esteri/2014/10/03/foto/la_storia_di_pecas-97215816/1/#1
 
IL GIORNALE
5 OTTOBRE 2014
 
La seconda vita di Pecas da cane dei narcos a poliziotto antidroga
Era la mascotte della banda. Ora, dopo essere stato addestrato, è passato dalla parte della giustizia
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Abbandonato durante un conflitto a fuoco dal boss degli «Urabanos», Dairo Usuga David, il cane era stato adottato da Cesar Martinez, il cui soprannome «Tierra» provocava un brivido tra la gente dei territori dove svolgeva la sua attività. Tra quell'incrocio di Pointer e Black Hound («Fino colombiano» lo chiamano le genti del posto) e Tierra era nata ben più di una simpatia. Se l'incontro con il cane era poco raccomandabile non era per la sua aggressività, ma per il fatto che era il cane di Tierra, uno che alla droga dava del «tu», visto che ne era considerato un vero e proprio «re». Da almeno una dozzina d'anni, Tierra, come lo chiamavano amici e nemici in Colombia e nei paesi dove lui «lavorava», era dedito al traffico di droga e non si trattava di erba da due soldi, ma di un mare di cocaina, di quella finissima che finiva nei mercati di mezzo mondo. Insomma, Cesar Martinez, alias Tierra, era considerato dagli agenti del narcotraffico mondiale come una delle punte di diamante del traffico di coca ed era seguito dalla polizia colombiana e dall'Interpol in un programma particolare fatto di talpe, amici fraudolenti, nemici dichiarati, donne tanto fatali quanto letali e, insomma da tutti quegli ingredienti che si potrebbero reperire in un film di Brian de Palma con Al Pacino.
Sapendo benissimo in quale mondo «minato» si muoveva, Cesar Martinez, ormai non si fidava ormai più neanche dei vecchi amici e rispettava solo i suoi cani che, lui pensava, non lo avrebbero mai tradito. E sarebbe stato sicuramente così, se non ci si fosse messo di mezzo el senior Major Milton Leonardo Sandoval, capo dell'accademia di polizia militare e della scuola di addestramento dei cani antidroga che, in Colombia, rappresentano un vero e proprio braccio della legge e delle autorità militari. In quella nazione, dove la droga nasce, viene «curata» amorevolmente, i cani antidroga non si limitano all'azione di sorveglianza in porti, aeroporti e dogane, ma partecipano quotidianamente, assieme alle forze di polizia, a rastrellamenti, imboscate, cacce e sparatorie.
Dopo lunghi pedinamenti e una favorevole intercettazione ambientale, i poliziotti di una speciale unità antidroga di Bogotà, sono riusciti a incastrare Tierra, assieme ad altri nove criminali di una banda tristemente nota come «El Usuga». Cesar Martinez «Tierra» era ormai al terzo posto nella gerarchia della banda ed era incaricato di ottenere armi pesanti. Tutti i criminali di tale risma hanno un cane che spesso fanno partecipare a combattimenti neanche clandestini, tanto nel loro territorio hanno il pieno controllo di ogni foglia che si muova. Di solito però si tratta di razze particolari da difesa e attacco: i Dogo argentini, i terribili Presa canario, i Pitt Bull e altri cani frutti di incroci tra di loro. Quando, durante l'arresto di Tierra, i militari si sono trovati davanti il meticcio sono rimasti un po' perplessi. L'incrocio da caccia, di tre anni, era stato scelto dallo spacciatore non per l'aggressività ma per il fiuto sopraffino nell'annusare la qualità della droga. E proprio questa sua caratteristica, dopo sei mesi di addestramento nelle forze speciali antidroga, ne ha fatto uno dei migliori soggetti da impiegare nelle operazioni di ricerca degli stupefacenti. Pecas, così chiamato per le macchie nere, ha dunque «saltato il fosso».
Ora in carcere, il temibile Tierra, starà rimuginando sul fatto che non potrà più fidarsi proprio di nessuno. Neanche del più fedele amico dell'uomo.
 
IL MESSAGGERO
3 OTTOBRE 2014
 
Daisy, il cerbiatto che crede di essere un cane
 
Daisy è un giovane cervo di 4 mesi adottato da John e Tonia Garner, dopo che era rimasta orfana appena nata. Il cervo crede ora di essere un cane. Dopo l'inserimento nella nuova famiglia, Daisy ha trovato ad accudirla, oltre ai coniugi Garner, di Hemsby, nel Norfolk, anche lhasa Apsos Maisy e Roxy, i due cani di famiglia che l'hanno amorevolmente aiutata ad ambientarsi tanto da farle credere di essere un cane anche lei. infatti la piccola Daisy ha preso le identiche abitudini ed atteggiamente dei due cagnolini.
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http://www.ilmessaggero.it/SOCIETA/NOLIMITS/daisy_cervo_crede_essere_cane/notizie/936168.shtml
 
LEGGO
3 OTTOBRE 2014
 
"Il fattore faceva sesso con i suoi animali":
capretta nasce col volto 'umano' -Foto/Video
 
BUENOS AIRES - Una capretta nasce con un volto umano e il fattore viene accusato di aver fatto sesso con la madre dell'animale.  In Argentina un'intera famiglia è stata messa sotto accusa dopo che un amico ha postato in rete le foto di una capretta, nata nella loro fattoria, con delle sembianze umane.
L'animale è morto alla nascita, così la famiglia lo ha seppellito in un campo. Il gesto, abbastanza normale per un fattore, è stato interpretato nel modo sbagliato.  Sono iniziate a circolare voci di infangamento: la famiglia avrebbe voluto nascondere le prove di tale brutalità. Il capofamiglia, marito e padre di due figli, avrebbe infatti fatto sesso con una capra dando alla luce lo strano animale.
Un fenomeno improbabile, biologicamente parlando, ma a nulla sono valse le opinioni degli esperti, che hanno chiaramente parlato di deformazione genetica.
http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/sesso_con_animali_capra_volto_umano_foto_video/notizie/935846.shtml
 
GREEN STYLE
3 OTTOBRE 2014
 
Balena del Golfo del Messico: l’animale a più alto rischio estinzione
 
Una specie di mammiferi marini scoperta di recente rischia già di scomparire dal Pianeta: è la balenottera del Golfo del Messico, una varietà che si differenzia dalla simile balena di Bryde per un profilo genetico unico. Grazie alle ricerche del National Resources Defense Council e della National Oceanic and Atmospheric Administration, si apprende oggi come questo animale sia probabilmente quello a più a rischio d’estinzione al mondo. Sebbene non esistano dati di distribuzione specifici sulle balenottera di Bryde a livello mondiale, tanto da non poterne stabilire al momento l’effettivo rischio di estinzione, la varietà presente nel Golfo del Messico potrebbe costituire una specie a sé. Nonostante caratteristiche fisiche ed estetiche simili agli altri esemplari rinvenuti sul globo, in particolare in Giappone, queste balene sono uniche dal punto di vista genetico. La loro popolazione non solo conterebbe un numero esiguo di esemplari, ma la modifica degli habitat da parte dell’uomo ne renderebbe la sopravvivenza estremamente incerta.
Diffusa nelle acque del Golfo del Messico, soprattutto a largo della costa occidentale della Florida, gli scienziati avrebbero rilevato non più di 50 esemplari esistenti in condizioni precarie. Molte le possibili motivazioni: dall’ancora vivo incidente della Marea Nera ai cambiamenti climatici, con la diminuzione delle fonti da cui la balenottera di nutre. Così spiega Michael Jansy, del National Resources Defense Council: Questa è una piccola popolazione in condizioni disperate… il loro numero è sotto le 50 unità, le balene stanno lottando per esistere in uno dei più industrializzati specchi d’acqua del mondo. Per questo motivo, i ricercatori richiedono che la specie sia presto riconosciuta non solo come autonoma rispetto alle altre balene di Bryde, date le peculiarità rilevabili solo nel Golfo del Messico, ma anche come animale a elevato rischio d’estinzione. Senza una precisa definizione del loro status, infatti, è complesso avviare progetti di tutela e salvaguardia, per la difficoltà di raccogliere fonti e concentrare le risorse a disposizione per progetti integrati. Ne è nata quindi una petizione ufficiale, con la presentazione alle autorità competenti entro il prossimo dicembre.
Di recente, la Cornell University ha sottolineato l’importanza di questa balenottera non solo per l’ecosistema, ma anche per le possibilità di studio e comprensione garantite all’uomo. Il mammifero marino, infatti, si caratterizza per uno speciale richiamo che non ha eguali fra le altre balene conosciute.
 
LA ZAMPA.IT
3 OTTOBRE 2014
 
Un pensionato raccoglie 21mila dollari in monetine e li dona per aiutare i gatti
Per dieci anni si è svegliato all’alba per cercare i soldi “abbandonati”
 
Fulvio Cerutti
 
«E’ solo un centesimo». Quante volte le monetine di minor valore vengono snobbate, dimenticate nei cassetti o in auto, talvolta viste per terra senza essere raccolte. Ma tanti centesimi, messi tutti insieme, possono diventare una cifra importante. È quello che ha pensato Rick Snyder, 69enne di Manatee County (Florida, Stati Uniti), che è riuscito a raccogliere oltre 21mila dollari (circa 16.600 euro) per poi donarli in favore dei gatti. 
«Ho sempre amato gli animali. Mi sono preso cura dei gatti selvatici per anni e, mentre lo facevo, ho iniziato a notare un sacco di spiccioli dimenticati in giro per terra - ha detto Snyder al Bradenton Herald. Così ho iniziato a prenderli e a metterli da parte». 
Una pazienza e attenzione che in 10 anni gli ha permesso di raccogliere 21,495 dollari, circa 152 barattoli colmi di monetine per un peso totale superiore alla tonnellata. 
Snyder ha sviluppato un vero e proprio sistema iper efficiente: per 10 anni si è svegliato ogni giorno alle quattro della mattina andando a passeggiare per la città, raccogliendo monete presso gli autolavaggi locali e i distributori automatici. 
Lunghe passeggiate, anche 77 km ogni settimana, per raccogliere una media di 5,60 dollari (circa 4,47 euro) in monetine ogni giorno. Ora ha consegnato i suoi barattoli ai volontari della Gulf Shore Animal League, un’organizzazione no-profit che trascorre la maggior parte del loro tempo ad aiutare i gatti di Manatee County. Un’idea che potrebbe essere bene copiare. 
 
QUOTIDIANO.NET
4 OTTOBRE 2014
 
Oltre un milione gli animali uccisi in Italia per la Festa del sacrificio
Secondo una denuncia di Aidaa nello sgozzamento sarebbero coinvolti anche bambini spinti dai genitori
 
Roma, 4 ottobre 2014 - Più di 2 milioni di fedeli musulmani hanno cominciato a Mina, vicino alla Mecca, il rito della lapidazione di Satana. L'inizio del rituale della lapidazione di Satana coincide con il primo giorno di Eid al-Adha, o festa del sacrificio, celebrata dai musulmani in tutto il mondo. La lapidazione simboleggia, secondo la tradizione musulmana, la resistenza a Satana, apparso in tre diverse località ad Abramo per dissuaderlo dal sacrificare suo figlio Ismaele, come ordinato da Dio. Oltre alla lapidazione, i fedeli macellano un animale, solitamente una pecora, offrendone poi la carne ai bisognosi. Sono 1,5 miliardo i musulmani che festeggiano nel mondo la Eid al-Adha.
L'associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) stima che "oltre un milione di animali" sarà ucciso in Italia in occasione dell'Eid al Adha. L'Aidaa in particolare riferisce di aver ricevuto una segnalazione da una maestra di Quarto Oggiaro, periferia di Milano. A scuola uno dei suoi allievi, un bimbo musulmano avrebbe raccontato, sconvolto, di essere stato costretto ad assistere allo sgozzamento del capretto con cui aveva giocato prima in cortile. L'associazione poi segnala - in una nota - che queste uccisioni, soprattutto di capretti e agnelli, avvengono di norma "entro le mura domestiche senza che siano rispettati i criteri di legge che valgono anche per l'orribile pratica della macellazione rituale". "Arrivano in queste ore anche segnalazioni in fase di verifica da Napoli, Parma, Brescia, Cremona, Pavia, Torino, Milano, Alessandria e Ascoli Piceno di genitori che avrebbero messo i coltelli nelle mani dei bambini maschi invitandoli ad affondarli nel collo del capretto o dell'agnello sgozzandolo", si sostiene nella nota. 
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
VERCELLI, MACELLANO MONTONI CON IL RITO ISLAMICO: DENUNCIATI
In una cascina di Guardabosone
 
Stavano macellando clandestinamente dei montoni per la fine del Ramadan in una cascina nelle campagne di Guardabosone, nel vercellese. Quando i carabinieri del Nas di Torino, insieme ai militari di Borgosesia, sono intervenuti nella cascina erano già stati sgozzati sei animali. I sei uomini di origini marocchine presenti, che erano in attesa di connazionali che avrebbero dovuto portare altri animali, sono stati quindi denunciati per macellazione clandestina e non autorizzata e maltrattamento di animali: le bestie morivano infatti dissanguate dopo che gli era stata recisa la giugulare. Pratica consentita in Italia solo se praticata in un macello autorizzato. Denunciata in concorso anche la proprietaria italiana che aveva affittato la cascina.
 
QUOTIDIANO.NET
4 OTTOBRE 2014
 
Catturato cucciolo di lupo ridotto pelle e ossa. Ora è ricoverato
 
Lucca. Intervento della Forestale dopo le segnalazioni degli abitanti: ululava per la fame. Le sue condizioni sono critiche. Un altro esemplare preso ad Anagni e trasportato in Abruzzo
Roma, 4 ottobre 2014 - Un cucciolo di lupo è stato trovato e catturato nel paese di Montefegatesi, presso Bagni di Lucca (Lucca), dal corpo Forestale dello Stato. Le condizioni di salute dell'esemplare sono "cattive". Da diversi giorni nel borgo, situate in una zona boschiva di montagna, gli abitanti udivano nella notte forti e frequenti ululati e così hanno più volte segnalato alle autorità la presenza di un branco di lupi. Così quando è arrivata l'ennesima telefonata - questa volta di una cittadina che aveva avvistato due esemplari di lupo in paese -, la centrale operativa regionale del Corpo forestale ha preso in carico la segnalazione e ha allertato un'associazione specializzata nel recupero di fauna selvatica, Vegasoccorso.
In un paio d'ore sono intervenuti e hanno catturato il cucciolo, che intanto era stato controllato a vista dalla donna. L'animale era in pessime condizioni di salute, fortemente disidratato e debilitato, ed è stato trasportato in un centro veterinario di Viareggio (Lucca) dove l'hanno sottoposto alle prime cure. Nonostante abbia ripreso a mangiare e a bere, è sempre sotto osservazione nella struttura veterinaria presente nella Regione Toscana dove i Forestali lo hanno trasferito ieri sera. Ci resterà fino a quando il suo stato di salute sarà tornato soddisfacente. A quel punto dovrà essere ospitato presso una struttura specializzata del Corpo Forestale dello Stato per completare il recupero e venire successivamente reimmesso nel territorio.
"Talvolta - si legge in una nota del Corpo forestale - i lupi vengono uccisi, altre volte vengono tratti in salvo. In questo caso, ben lontano dallo stereotipo di bestia feroce veicolato da certe fiabe e da una credulità popolare che in certe zone ancora resiste saldamente, i Forestali si sono trovati davanti ad un animale malato, ferito, impaurito e ridotto a pelle e ossa".
La Forestale oggi aveva catturato anche un altro lupo, questa volta ad Anagni, nel Frusinate. L'animale è stato preso mentre si aggirava sulla via Morolense ed è stato catturato dagli agenti della Forestale di Frosinone e di Anagni ed è stato poi trasportato nel Parco di Pescasseroli, in Abruzzo. All'intervento ha partecipato anche il personale dell'Asl di Frosinone. Il lupo è in buone condizioni di salute. 
 
NEL CUORE-ORG
5 OTTOBRE 2014
 
LUCCA, CFS: SALVATO CUCCIOLO DI LUPO IMPAURITO: "ERA PELLE E OSSA"
L'intevento dopo diverse segnalazioni dei cittadini
 
Un cucciolo di lupo è stato trovato e catturato nel paese di Montefegatesi, vicino a Bagni di Lucca, dal Corpo forestale dello Stato. Le condizioni di salute dell'esemplare sono "cattive". Da diversi giorni nel borgo, in una zona boschiva di montagna, gli abitanti udivano nella notte forti e continui ululati. Così hanno più volte segnalato alle autorità la presenza di lupi. Quando è arrivata la telefonata di una cittadina che aveva avvistato due esemplari di lupo in paese, la centrale operativa regionale della Forestale ha allertato un'associazione specializzata nel recupero di fauna selvatica.
In un paio d'ore ecco l'intervento e la cattura del cucciolo, nel frattempo controllato a vista dalla donna. L'animale era in pessime condizioni di salute, fortemente disidratato e debilitato, ed è stato trasportato in un centro veterinario di Viareggio (Lucca) dove è stato sottoposto alle prime cure. Nonostante abbia ripreso a mangiare e a bere, è sempre sotto osservazione nella struttura veterinaria dove i Forestali lo hanno trasferito venerdì sera. E qui resterà fino a quando non si rimetterà in sesto. A quel punto dovrà essere ospitato in una struttura specializzata del CfS per completare il recupero e poi essere reimmesso nel territorio.
"Talvolta - si legge in una nota del Corpo forestale - i lupi vengono uccisi, altre volte vengono tratti in salvo. In questo caso, ben lontano dallo stereotipo di bestia feroce veicolato da certe fiabe e da una credulità popolare che in certe zone ancora resiste saldamente, i forestali si sono trovati davanti ad un animale malato, ferito, impaurito e ridotto pelle e ossa".
 
IL TIRRENO
4 OTTOBRE 2014
 
Il lupo Ezechiele peggiora Trasferito al centro Wwf
 
di Alessandra Bernardeschi
 
CASTELLINA (SI) Ezechiele, il lupo ritrovato in fin di vita da due cacciatori nel bosco tra Rosignano e Castellina Marittima lo scorso 24 settembre, è ancora in gravi condizioni. Nonostante i medici della Clinica veterinaria di Pisa abbiano deciso di non somministrargli più i sedativi, il lupo non riesce a risvegliarsi. Intanto ieri è stato trasferito al Cras, Centro recupero animali Selvatici del Wwf a Semproniano in provincia di Grosseto. «Nonostante sia senza sedativi – dice il direttore del centro di recupero Marco Aloisi – è come se l’animale fosse sempre in coma farmacologico. Probabilmente si tratta degli effetti tossici di sostanze che l’animale può aver ingerito. È grave la sua prognosi è riservata». Poche, adesso, le speranze che Ezechiele possa farcela. Lo aveva detto, alcuni giorni fa, il professor Michele Corazza della clinica veterinaria di Pisa che ha avuto in cura l’animale: dopo l’operazione chirurgica andata a buon fine, bisognava attendere per vedere come il lupo avrebbe reagito una volta fuori dagli effetti dei sedativi. «Abbiamo cercato di svegliarlo – dice lo stesso Corazza – ma l’animale non ha reagito, è come fosse ancora in stato di semi incoscienza». Intanto proseguono le analisi sui campioni del contenuto gastrico che dovrebbero portare a determinare cosa abbia ingerito il lupo e quindi alla tipologia, se di avvelenamento si tratta come sembrerebbe, della sostanza tossica che lo ha ridotto in queste condizioni. Ma ci vorrà del tempo. Così come occorreranno settimane prima di sapere, con l’esame del Dna, se Ezechiele è un lupo in purezza oppure un ibrido. Dettagli di poco conto, se l’animale non mostrerà segni di ripresa. La sua singolare storia ha incuriosito e commosso. Il giovane lupo (tre o forse quattro anni di età) morente si era nascosto in mezzo alla boscaglia vicino ad un torrente. Cercava l’acqua, forse per lenire i suoi dolori, così come fanno gli animali selvatici. È stato soccorso da due cacciatori, Alessandro e Federico Nicosia, che hanno immediatamente dato l’allarme. Polizia provinciale di Pisa e di Livorno hanno immediatamente fatto scattare i soccorsi. Le prime cure l’animale l’ha ricevute dalla dottoressa Marina Salvagno che ha compreso sin da subito la gravità della situazione. Poi il trasferimento alla clinica veterinaria di Pisa dove l’animale è stato sottoposto ad un’operazione chirurgica eseguita dal dottor Pierre Melanie. Da lì è iniziata la sua lotta contro il tempo. Poche adesso le speranze che Ezechiele, così l’animale è stato ribattezzato da chi lo ha soccorso, possa sopravvivere. Anche se ogni giorno che passa, così come le cure a cui il lupo è sottoposto, potrebbero lasciare aperto uno spiraglio.
 
LA NUOVA VENEZIA
4 OTTOBRE 2014
 
Esche topicide, i residenti chiamano i vigili
 
Venezia, Allarme esche topicide in Campo Santa Maria Formosa. Ieri mattina alcuni abitanti della zona si sono accorti che durante la notte qualche irresponsabile aveva cosparso di esche velenose diversi punti del campo. Esche che erano pericolosamente a portata di bambino e di animali domestici, con i cani che molti portano a passeggiare in campo. Subito sono stati chiamati i vigili urbani mentre qualcuno ha provveduto a raccoglierle per consegnarle poi agli operatori di Vesta. La pattuglia della polizia locale intervenuta ha raccolto informazioni. Anche se nessuno ha visto chi ha disseminato il luogo del veleno si sarebbero già dei sospettati. Ma per il momento non ci sono prove che possano far individuare il responsabile. Il settore ambiente del Comune e Vesta spiegano che in campo non c’è un’emergenza topi, come del resto non sono aumentati in centro storico, periodicamente però i roditori, per vari motivi, compaiono in zone dove non si erano mai visti prima. In genere perché sono alla ricerca di nuove zone dove alimentarsi, soprattutto quando vengono abbandonati e non raccolti i rifiuti. Le esche topicida sono pericolose per l’uomo e per gli animali perché, come nel topo, provocano emmoragie. Vesta che si occupa di derattizzazione in centro storico utilizza, come è previsto dalle norme di sicurezza, delle scatole dispenser. Attratto dall’odore del cibo il topo si avvicina, entra e prende le esche. Solitamente deve mangiarne più di una perché il veleno faccia effetto.
 
IL PICCOLO
4 OTTOBRE 2014
 
Villetta in vendita con il cane di casa incluso
Nel prezzo l’Immobiliare ha inserito anche il pastore tedesco femmina di 5 anni
 
di Riccardo Tosques
 
Prov. di Trieste. Una villetta vicino ai laghetti nelle Noghere, 5mila metri quadrati di terreno, vista mare ma soprattutto con possibilità di avere incluso nel prezzo il cane di casa. Pesce d'aprile fuori stagione? No, è tutto vero. Recita proprio così l'annuncio comparso in questi giorni in internet proposto dalla B.G. Immobiliare di piazzale Curiel. Una volta spiegato per filo e per segno le caratteristiche della casa, la disposizione delle stanze, la classe energetica, si evidenzia che "eventualmente” l'immobile si può pure “vendere con pastore tedesco femmina di cinque anni. Occasione".
Il popolo del web, una volta scoperto l'annuncio, si è sbizzarrito in una serie di sentenze contro, ma anche in difesa, della decisione di inserire la vendita del cane nella villetta. «Vi sembra normale che una famiglia venda il cane assieme alla casa e in più venga appoggiata dall'agenzia di vendita che si permette di inserire il povero animale nell'annuncio? Ma questi sono pazzi!», il commento di Non solo animali. Tra le opinioni che ha ottenuto il maggior numero di consensi quella di Santo Sanfilippo: «Io scriverei nel link dell'agenzia nella richiesta informazioni: "Vorrei saper se incluso nel prezzo posso prendere a calci quell'idiota dell'agenzia che ha pubblicato l'annuncio e fare di peggio... a chi vende la casa». Patrizia Valeria Rosselli evidenzia come «a gente così il cane non lo lascerei quindi tanto meglio se qualcuno se ne vorrà prendere cura con amore». Claudio Clamoni è più filosofico che in dialetto dice: «Povera bestia, adeso la ghè anderà meio coi novi... pezo de lori no sarà».
Di tutt'altro tono invece l'intervento di Mattia Masulli: «Prima di giudicare dovreste conoscere i fatti. Magari la casa in questione è dotata di un ampio giardino e quella nuova è un appartamento in centro. Sicuro meglio questa soluzione che l'abbandono". Ironica invece Manuela Vichi: «Spero che el prezzo sia trattabile perché il can costa... magnar, veterinario...». Gli dà man forte Marco Torri: «Se questi si dovessero per caso trasferire in città o in un appartamento che fanno, rinchiudono un pastore tedesco, un cane di grossa taglia su un terrazzino tutto il giorno?» Non la pensa certamente così Maria Leotta: «Un cane può vivere anche in appartamento, non è indispensabile la villa. Basta una bella famiglia che lo ami e lui sarà un cane felice».
Sulla vicenda abbiamo contattato l'Immobiliare per chiedere spiegazioni. «Il proprietario della casa era morto e i figli erano impossibilitati a mantenere il cane. Abbiamo deciso di inserire il cane nell'annuncio con lo scopo di trovare magari qualcuno interessato in primis proprio all'animale piuttosto che alla casa. Fortunatamente da poco il cane ha trovato una nuova famiglia», racconta Lucia Bortolato titolare della B.G. Immobiliare assieme ad Aldo Gruber. Bortolato ha infine voluto evidenziare che «l'annuncio in questione ha scatenato un'insensata ondata di mail di proteste, ma il nostro obbiettivo era quello di trovare una nuova famiglia a questo povero cane, cosa che siamo riusciti a fare». Anche senza vendere la casa.
 
HUFFINGTON POST
4 OTTOBRE 2014
 
La lettera del cane abbandonato ai suoi padroni: "Avevate promesso vi sareste presi cura di me". Lo spot Purina (VIDEO)
 
Se un cane abbandonato potesse scrivere una lettera ai vecchi padroni che lo hanno lasciato in strada, cosa direbbe? Probabilmente non si discosterebbe molto da quello che l'azienda di cibi per animali Purina ha "messo in bocca" ad un esemplare di shiba inu.
Parliamo di "Never say goodbye", uno spot, anzi un vero cortometraggio in cui seguiamo il piccolo cane mentre cerca di trovare la strada per tornare alla famiglia che amava così tanto e prova a farsi una ragione del fatto che potrebbe non desiderarlo più. Nonostante il suo abbandono , il cucciolo non molla mai la speranza che un giorno si riunirà con la sua famiglia. Si ricorda tutti i bei momenti che hanno condiviso e si chiede perché si ritrova a vivere quella situazione. Come per un amante lasciato di punto in bianco, la sua confusione e la sua totale devozione sono strazianti.
Il cortometraggio è legata alla campagna 2014 di Purina , che chiede alle persone rispetto per gli animali randagi ed è una parte di un'iniziativa globale per il benessere degli animale domestici.
VIDEO
http://www.huffingtonpost.it/2014/10/04/cane-abbandonato-lettera_n_5931410.html
 
MATTINO DI PADOVA
4 OTTOBRE 2014
 
Cappio trappola contro il gatto
 
di Enrico Ferro
 
VILLANOVA DI CAMPOSAMPIERO (PD) - Per difendere le voliere che conserva in giardino non ha esitato a “proteggere” un buco sulla recinzione installando una specie di cappio in acciaio (nella foto a destra). Una misura di protezione estrema che stava per costare cara al gatto  del vicino di casa. Un rumeno di 41 anni è stato denunciato dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato per maltrattamento di animali. L’attività della Forestale è scattata a seguito della denuncia presentata dal proprietario del gatto, chiamato dai vicini di casa che si erano accorti del micio intrappolato e dolorante per via dell’arnese intorno al collo. Una volta liberato il gatto si è rifugiato sotto ad un’auto, con il cappio ancora legato al collo. Solo successivamente il proprietario è riuscito a liberare l’animale dal filo di ferro e a portarlo dal veterinario per le cure del caso. Il referto del medico veterinario che ha visitato il felino ha confermato la lesione cutanea circolare attorno al collo e le difficoltà respiratorie. I Forestali sono quindi entrati in azione e, dopo aver sequestrato il cappio fatto con il filo di ferro, hanno acquisito informazioni dai residenti della zona. In tutti i casi la testimonianza è stata concordante, perché tutti sapevano che quel sistema di difesa era stato pensato e realizzato dal rumeno quarantunenne. L’uomo segnalato alla Procura della Repubblica è risultato essere proprietario di alcune voliere e, con molta probabilità, non gradiva la visita dei gatti. Ora l’uomo, al quale viene contestato il reato di maltrattamento di animali, rischia una pena compresa tra i tre e i diciotto mesi di reclusione o, nel migliore dei casi, una multa compresa tra i 5 e i 30 mila euro. «Il Corpo Forestale dello Stato, quale forza di Polizia deputata alla protezione dell’ambiente in genere, è sempre in prima linea per il contrasto ai reati in danno agli animali» ha ricordato Daniela Famiglietti, nuovo comandante provinciale di Padova. [email protected]
 
RUVO LIVE
4 OTTOBRE 2014
 
Nel territorio del parco dell'alta murgia
A caccia di quaglie con richiami acustici vietati, 2 bracconieri “beccati” dalla Forestale
 
Attività di antibracconaggio nell'area protetta: denunciate 2 persone e sequestrati 2 fucili, avifauna protetta oltre ad un cospicuo quantitativo di munizioni di vario calibro
Con l’avvio della stagione venatoria il Corpo Forestale dello Stato  - Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Altamura ed i Comandi Stazione dipendenti (Ruvo) hanno intensificato i controlli a tutela del patrimonio faunistico.
Su questo fronte in data 28.09.2014, personale del Comando Stazione C.F.S. di Ruvo di Puglia, impegnati appunto in uno servizio mirato posto in essere non solo a tutela dei territori del Parco Nazionale dell’Alta Murgia ove l’esercizio venatorio è tassativamente vietato,  ma anche sulle aree contermini a quest’ultimo, sono intervenuti in località “Torre Mascolo” in agro del comune di Corato.
Qui alle prime ore del mattino hanno sorpreso due individui dediti alla caccia con l’ausilio di un richiamo acustico elettromagnetico in danno ad esemplari di avifauna migratoria della specie “quaglia”.
Stante la normativa di settore, l’utilizzo di tale richiamo che consente un più facile avvicinamento e abbattimento della fauna, non è consentito configurando un esercizio venatorio illegale e pertanto penalmente sanzionato. Gli agenti hanno così sottoposto a sequestro n° 2 fucili, varie munizioni nonché il predetto richiamo acustico deferendo alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Trani i 2 individui, entrambi residenti a Corato.
Per il coordinatore Commissario Capo dr. Giuliano Palomba "l'impegno degli uomini del CFS quale forza specializzata nella tutela dell'ambiente è di fondamentale importanza per la tutela del patrimonio faunistico  spesso vessato da attività di illegale prelievo".
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
VILLAPUTZU (CA), BRACCONIERE COLTO SUL FATTO DAL CORPO FORESTALE
Vigilanza ambientale sui monti del Sarrabus
 
Operazione anti bracconaggio del Corpo forestale e di vigilanza ambientale sui monti del Sarrabus. Durante i controlli nell'Oasi permanente e di protezione faunistica, in localita' Sa Moddittzi, nel comune di Villaputzu, un pensionato di 62 anni, Pietro Sanna, e' stato sorpreso in flagranza di reato nell'atto di posizionare cavetti di acciaio per la cattura di cervi e cinghiali. Nella successiva perquisizione in un terreno e in un locale rurale li' vicino, e' stata scoperta una gabbia artigianale con mandorle all'interno per catturare cinghiali vivi. Nell'abitazione di Sanna sono stati poi trovati una balestra con 13 dardi, 23 tagliole di diverse grandezze, 12 reti per uccellagione e altri lacci. Il pensionato, titolare di porto di fucile per uso da caccia, e' stato denunciato per esercizio venatorio con mezzi e in zona non consentita e per detenzione di attrezzi per la cattura illegale di selvaggina.
 
IL TIRRENO
4 OTTOBRE 2014
 
Investe un cervo sull’Aurelia
 
TORRE DEL LAGO (LU) - Un brutto incidente, ieri mattina, sull’Aurelia, tra Torre del Lago e l’ingresso dell’Autostrada a Pisa Nord. Un furgoncino condotto da un uomo che percorreva la via Aurelia ha investito un cervo che è uscito dalla pineta che costeggia la strada. L’impatto con l’animale è stato improvviso e violento e nello scontro ha avuto la peggio il cervo che è deceduto. Il conducente del mezzo è rimasto leggermente ferito e per accertamenti è stato trasportato con una ambulanza della Misericordia di Torre del Lago al pronto soccorso dell'ospedale Versilia. Non è la prima volta che cervi o altri animali invadono la carreggiata in questa zona - la strada non ha infatti barriere laterali - che attraversa il Parco regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli .
 
IL CENTRO
4 OTTOBRE 2014
 
Celano (AQ), rubati animali e attrezzi agricoli

Dante Cardamone

 
CELANO (AQ) - Rubati animali, macchinari e utensili di vario genere all’interno di una piccola azienda agricola di Celano. I ladri sono entrati di notte nei locali di proprietà di Nazzareno Mascitti, docente in pensione. «Mi hanno rubato polli, conigli, sei pecore, tre capre e due agnelli» racconta Mascitti «nel magazzino adiacente, una volta rotto il lucchetto, hanno preso un macchinario utilizzato per la macina del grano e dell’orzo, del valore di almeno mille euro, quattro giunti cardanici del valore di 250 euro l’uno e un compressore. I ladri hanno fatto visita anche a un altro magazzino nelle vicinanze, ma non hanno portato via quasi nulla. Quello della sicurezza è un problema molto serio», conclude Mascitti, «siamo continuamente in balia di bande che compiono furti in aziende agricole e abitazioni». Secondo il professor Mascitti il colpo è opera di persone organizzate, che sicuramente hanno utilizzato un camion per portare la roba. L’azienda del professore si trova nelle vicinanze di via Cicivette. Su quanto accaduto è stata presentata anche una denuncia alla caserma dei carabinieri di Celano. Nazzareno Mascitti è una persona molto conosciuta nella Marsica. In passato ha avuto anche incarichi politici. È stato vicesindaco di Celano con il Partito socialista ed è stato anche segretario di federazione del Psi. Inoltre, ha ricoperto l’incarico di vicepresidente dell’Arssa. Attualmente è un esponente della Fondazione Carispaq.
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
BRAMBILLA, RENZI? "NON RIESCE A PRONUNCIARE LA PAROLA "ANIMALI""
La strana "avarizia" del loquacissimo Matteo
 
"Non si può dire che Matteo Renzi sia avaro di parole. Ce n'è almeno una, però, che non riesce proprio a pronunciare. Neanche intervenendo ad Assisi, nel giorno di San Francesco, autore del "cantico delle creature", gli scappa la parola "animali", né tantomeno un concettino in materia che non sia un convenzionalissimo riferimento "al creato e all'ambiente". Renzi è completamente scollegato dalla maggioranza degli italiani che ama gli animali e vuole vedere rispettati i loro diritti". Lo rileva l'on. Michela Vittoria Brambilla (FI), portavoce della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente.
"Tanta avarizia in un parolaio di comprovata generosità verbale – continua l'ex ministro - conferma quanto abbiamo potuto constatare alla Camera durante la recente discussione delle mozioni sul benessere animale: il governo Renzi e la maggioranza che lo sostiene dicono sì allo sfruttamento degli animali nei circhi, all'uccisione dei selvatici nelle aree di Rete Natura 2000, alla barbarie dei richiami vivi, agli allevamenti di animali da pelliccia (già vietati in altri Paesi europei), non prendono impegni sul trasporto commerciale di animali con l'introduzione del limite massimo di otto ore di viaggio, non muovono un dito neppure sulla macellazione religiosa (oggi è anche la festa islamica del Sacrificio, chissà quanti animali avranno perduto la vita per sgozzamento anche nel nostro Paese...). Se poi consideriamo la profonda disattenzione, per non dire assoluta negligenza, con cui il ministero dell'Ambiente ha seguito il caso dell'orsa Daniza, il cerchio si chiude. E si capisce perché quella parola, "animali", Renzi non riesca a pronunciarla".
 
ESTENSE.COM
4 OTTOBRE 2014
 
Sperimentazione animale, accesso negato allo stabulario per i deputati M5S
L'intenzione era verificare le condizioni di benessere degli animali utilizzati
 
I deputati del M5S Cristian Iannuzzi e Paolo Bernini ed il presidente dell’associazione Animal Defenders Cristian Romanin, dopo aver comunicato precedentemente la visita al responsabile dipartimento, si sono recati ieri ai laboratori in via Fossato di Mortara del Dipartimento di scienze biomediche e chirurgo specialistiche dell’Università degli studi di Ferrara.
“La visita”, spiegano i due deputati (Bernini è già autore di un’iniziativa simile svolta allo stabulario di Modena e a seguito della quale pubblicò su internet un video piuttosto contestato dai ricercatori per la presenza di frasi decontestualizzate e vari collage con immagini di repertorio), “era finalizzata a verificare alcune voci allarmanti sulla gestione ed il benessere degli animali tenuti nello stabile per la ricerca scientifica, anche in vista della manifestazione che si svolgerà a Ferrara l’11 ottobre che reclama sia una ricerca etica senza animali, sia che i fondi destinati all’Università di Ferrara, vengano utilizzati per sviluppare metodi sostitutivi così come già sta accadendo in numerosi poli di eccellenza all’estero”.
“Ci hanno fatto aspettare ore rimpallandoci tra un responsabile e l’altro con scuse di ogni tipo – proseguono i due – mentre il personale allarmato, chiudeva tutte le porte e ci piantonava nella sala d’attesa come se fossimo stati dei pericolosi criminali che volevano assaltare il laboratorio. Nonostante i molti tentativi, ci è stato impedito di entrare nel laboratorio per stabilire la condizione degli animali detenuti all’interno. Il veterinario referente del centro ci ha confermato la detenzione di un numero imprecisato di primati (la nostra fonte diceva sei), spiegandoci che però poteva entrare nei locali solo il personale autorizzato, tra cui gli addetti alle pulizie”.
Poca fortuna anche con il rettore Pasquale Nappi: “Dopo varie giravolte da parte degli uffici siamo riusciti a parlare telefonicamente con il rettore che non ci ha permesso neanche di avere l’autorizzazione per vedere le gabbie in cui sono rinchiusi i primati. Abbiamo dovuto purtroppo constatare di trovarci davanti un muro di gomma – concludono i due – pretesti formali e carte bollate, che ci hanno impedito di ispezionare”.
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
ISLAM, PER LA FESTA DEL SACRIFICIO MILIONI DI ANIMALI SGOZZATI
Ovini, caprini, bovini moriranno di morte lenta
 
Dalla serata di ieri – per 1,3 miliardi di musulmani nel mondo – è cominciata la "Festa del Sacrificio" (Eid -el Adha). Il sacrificio rituale che si pratica nel corso della festività ricorda il sacrificio sostitutivo di un montone eseguito da Ibrāhīm (Abramo), pronto a sacrificare a Dio il figlio Ishmail (Ismaele) prima di venire fermato dall'angelo.
i musulmani sacrificano come Abramo un animale che, secondo la sharia deve essere fisicamente integro e adulto e può essere soltanto un ovino, un caprino, un bovino o un camelide, negli ultimi due casi è possibile sacrificare un animale per conto di più persone, fino a sette. L'animale è ucciso mediante sgozzamento, recidendo la giugulare per permettere al sangue di defluire. La legislazione biblica e coranica, infatti, considera il sangue impuro ed è quindi proibito mangiarne.
La carne viene divisa preferibilmente in tre parti uguali, una delle quali va consumata subito tra i famigliari, mentre la seconda va conservata e consumata in seguito e la terza viene destinata ai poveri della comunità, che non hanno i mezzi economici per acquistarlo. Se una famiglia non ha animali da sacrificare, può donare una somma di denaro ad organizzazioni caritatevoli che fanno avere la carne ai poveri.
E' difficile dire precisamente a quanti animali costi la vita Eid el Adha: nel solo Pakistan (182 milioni di abitanti) ne muoiono dieci milioni entro tre giorni dall'inizio della festa.
Per puro caso, la festa del calendario lunisolare islamico coincide quest'anno con il 277.o giorno del calendario gregoriano: san Francesco d'Assisi, autore del cantico delle creature. Inoltre (accade ogni 33 anni) la festa del Sacrificio 2014 coincide anche con l'ebraico Yom Kippur, il giorno dell'Espiazione, durante il quale è proibito mangiare, bere, lavarsi, truccarsi, indossare scarpe di pelle ed avere rapp
orti sessuali.
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
JOHANNESBURG, MIGLIAIA IN PIAZZA CONTRO IL BRACCONAGGIO
17 cortei per difendere elefanti e rinoceronti
 
Migliaia di sudafricani sono scesi oggi nelle strade per chiedere un'azione urgente contro il bracconaggio di elefanti e rinoceronti in Africa, due specie in rapida estinzione. "Denunciamo i politici che nel mondo non hanno il coraggio e la volonta' politica di cambiare le loro leggi", ha detto uno degli organizzatori del movimento, Dex Kotze. I manifestanti hanno marciato in diciassette citta' del Sudafrica, un paese dove il bracconaggio nei confronti dei rinoceronti, uccisi per il loro corno, e' particolarmente grave. Il corno di questi animali, ridotto in polvere e utilizzato nella tradizionale medicina asiatica, viene venduto a peso e sul mercato finale vale quasi quanto l'oro. Le proteste sono indirizzate a un gruppo di 19 paesi (tra cui Cina, Kenya e Angola), contro cui ha puntato il dito la CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione) per non aver preso le misure necessarie a combattere il traffico di avorio. "Questi paesi devono cambiare le loro leggi", ha insistito Dex Kotze. Il Sud Africa e' la patria di circa 20.000 rinoceronti, l'80% della popolazione mondiale, ma il massacro si intensifica di anno in anno. Quanto agli elefanti, ne vengono uccisi piu' di 35.000 l'anno in Africa per le loro zanne. E, sottolinea Kotze, nel continente africano ci sono solo 400.000 elefanti.
 
LA ZAMPA.IT
4 OTTOBRE 2014
 
Troppa energia per cercare le prede lontane, ghepardi decimati
La perdita di habitat e l’aumento di presenza dell’uomo costringe infatti questi felini ad andare sempre più lontano alla ricerca di cibo.
 
Scatta l’allarme per i ghepardi: dai circa 100.000 esemplari nel 1900 si è passati a solo 10.000 oggi. E la colpa non sarebbe di leoni o iene, ma dell’enorme energia che impiegano in lunghi percorsi per cercare le prede. La perdita di habitat e l’aumento di presenza dell’uomo costringe infatti questi felini ad andare sempre più lontano alla ricerca di cibo. 
È quanto evidenzia un nuovo studio di biologi di Europa, Sud Africa e università del Nord Carolina, che ha osservato il comportamento dei ghepardi in due diverse riserve sudafricane, iniettando loro una particolare sostanza `tracciante´ e facendogli indossare radio-collari. Seguendo i ghepardi e analizzando la quantità di questa sostanza rilasciata nei loro escrementi, il gruppo di ricerca è stato in grado di calcolare quanta energia questi velocissimi cacciatori utilizzano per catturare le prede e quanto pesi il fatto di dovere coesistere nel proprio habitat con predatori molto più forti in grado di sottrargli cibo. 
I risultati sono stati «sorprendenti», secondo i ricercatori: il dispendio energetico del ghepardo durante la caccia è stato «relativamente piccolo, anche tenendo conto dei lori incredibili slanci di velocità». La più grande spesa energetica per la specie si è rivelata essere la grande distanza che gli esemplari sono costretti ad attraversare per trovare le proprie prede, a causa della perdita dell’habitat e della sempre più allargata presenza umana. 
«Abbiamo dato troppo spesso la colpa a leoni e iene per la decimazione delle popolazioni di ghepardo quando in realtà è probabile che siamo noi a guidare il loro declino, costringendoli a camminare molto di più in quanto riduciamo le loro scorte di cibo ed erigiamo recinzioni o barriere», ha commentato Johnny Wilson, della North Carolina State University, che ha lavorato allo studio. 
 
LA ZAMPA.IT
4 OTTOBRE 2014
 
California, i suoi pitbull uccisero una donna. Il proprietario condannato a 15 anni di carcere
Per i giudici «era consapevole della pericolosità degli animali». La vittima, aggredita e dilaniata durante una passeggiata, riconosciuta grazie all’iPod


NELLA FOTO - Alex Donald Jackson è stato condannato a 15 anni di carcere

 
Una sentenza senza precedenti, destinata a far discutere. In California il proprietario di quattro pit bull che hanno aggredito mortalmente una donna, è stato condannato a 15 anni di carcere. «Era consapevole della pericolosità degli animali», hanno scritto i giudici nella sentenza di condanna di Alex Donald Jackson, 31 anni, arrestato durante un’operazione antidroga e accusato dell’omicidio dopo che il Dna dei suoi animali è stato trovato sugli indumenti della vittima.  
La vicenda risale al 2013. Una mattina come tante altre Pamela Devitt, 63enne pensionata di Littlerock (60 km a nord est di Los Angeles), esce di casa per una passeggiata quando i quattro pit bull scavalcano la recinzione del cortile in cui sono rinchiusi e l’attaccano. Un’aggressione violentissima: oltre i 150 morsi che dilaniano la donna che grida aiuto. Ma in strada non c’è nessuno che possa soccorrerla e Pamela Devitt muore dissanguata.  
“La sua storia non si sarebbe dovuta concludere in un modo così orribile” ha raccontato emozionato in tribunale il marito della vittima, Ben Devitt. Ha spiegato che la nascita del loro nipotino, quattro anni fa, e la necessità di tenersi in forma, li aveva spinti a compiere quotidiane passeggiate. L’ultima immagine che Devitt conserva di sua moglie è della sera precedente la morte, quando l’ha salutata per andare al lavoro per il turno di notte in una società di autotrasporti. Non sapeva nulla di quanto accaduto quando è tornato la mattina dopo e gli agenti gli hanno chiesto di riconoscere l’iPod di sua moglie. Il viso era orrendamente sfigurato. 
Jackson non ha rilasciato dichiarazioni dopo la sentenza di condanna. Il suo avvocato difensore Al Kim ha già annunciato che farà appello, riconoscendo solo che il suo cliente era un trafficante di droga. Il giudice Lisa Chung, ha respinto la libertà vigilata e la sospensione condizionale per i precedenti di Jackson, che potrà uscire dal carcere e beneficiare di libertà vigilata solo dopo aver scontato 15 anni. Ben Devitt dopo la tragedia si è trasferito a Washington: “Una delle ragioni che mi ha convinto a vendere la nostra casa era il dolore nel vedere che tutte il verde del nostro giardino, stava morendo”. Ha sottolineato di avere sostenuto l’accusa di omicidio e di essersi si recato a in tribunale Los Angeles per impedire che altri proprietari di cani potessero terrorizzare i loro vicini. 
 
TUTT’OGGI
5 OTTOBRE 2014
 
Addestra cani con collare elettrico, segnalato eugubino
Corpo Forestale attirato dal “terrore” di due segugi di fronte al padrone / Posti a sequestro sia i cani che gli strumenti per la scossa

Davide Baccarini

 
Perugia. Un cacciatore eugubino è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Perugia per maltrattamento di animali nella zona tra San Marco e Padule. L’uomo, scoperto dal Corpo Forestale, era solito mettere collari elettrici ai suoi due segugi, usati per andare a caccia.
Gli agenti della sezione di Gubbio, sarebbero stati incuriositi dallo strano comportamento di entrambi i cani, tra la paura e la diffidenza, nei confronti del loro padrone. E’ cosi che hanno deciso di intervenire per chiarire la situazione, scoprendo poi gli “strani” collari al collo dei segugi. Il magistrato ha ordinato subito il sequestro degli animali, affidati al canile locale, e dei collari. All’Autorità Giudiziaria spetterà valutare l’episodio.
Nonostante la legge giudichi l’utilizzo di questo strumento atto al “maltrattamento di animale”, l’argomento si espone a diverse interpretazioni: molti addestratori, appellandosi alla “scusa” delle diverse intensità della scossa ritengono il collare “necessario” per facilitare il loro lavoro. Ovviamente, poi, si va dalla condanna pesante degli animalisti a quella inesistente dei commercianti dell’articolo, facilmente reperibile, tra l’altro, in ogni negozio specializzato o sul web.
 
VERONA SERA
5 OTTOBRE 2014
 
Costringeva 7 segugi a vivere in condizioni indecenti: perde i cani e 3000 euro
Il tribunale ha condannato un anziano di Colognola ai Colli, che teneva i suoi animali all'interno di catapecchie fatiscenti in mezzo ai campi, dove buttava loro il cibo in mezzo agli escrementi
 
Il Tribunale di Verona ha condannato un cacciatore settantenne di Colognola ai Colli ad un'ammenda di tremila euro e alla confisca di sette cani, due femmine e cinque maschi, affidate in via definitiva alla Lav, nominata custode giudiziario dei cani. 
I segugi erano costretti dall'anziano a vivere in condizioni indecenti, dentro catapecchie buie dislocate in mezzo ai campi con un ruvido pavimento dove il loro cibo veniva gettato in mezzo agli escrementi e legati con corde cortissime a dei pali. Gli animali vennero sequestrati lo scorso febbraio dal Nipaf del Corpo forestale, in seguito a denuncia sporta dopo accurate indagini svolte dai volontari della Lav. I segugi si trovavano in pessime condizioni di salute, con il pelo rado e rovinato da chiazze alopeciche, ciò a causa dei parassiti che li infestavano e del ruvido terreno. 
Durante i mesi passati con i volontari della Lav però, i cani hanno pienamente ritrovato la loro salute psico-fisica, riacquistato sicurezza e serenità e raggiunto un buon livello.
 
LA ZAMPA.IT
5 OTTOBRE 2014
 
Cucciolo di lupo vaga in paese della Lucchesia, ululava affamato
Avvistato tra case di Montefegatesi, salvato e curato da Forestale
Un cucciolo di lupo è stato trovato e catturato nel paese di Montefegatesi, presso Bagni di Lucca (Lucca), dal corpo Forestale dello Stato. Le condizioni di salute dell’esemplare sono state giudicate «cattive».

 
provincia di Lucca - Da diversi giorni nel borgo, situate in una zona boschiva di montagna, gli abitanti udivano nella notte forti e frequenti ululati e così hanno più volte segnalato alle autorità la presenza di un branco di lupi. Così quando è arrivata l’ennesima telefonata - questa volta di una cittadina che aveva avvistato due esemplari di lupo in paese -, la centrale operativa regionale del Corpo forestale ha preso in carico la segnalazione e ha allertato un’associazione specializzata nel recupero di fauna selvatica, Vegasoccorso. In un paio d’ore sono intervenuti e hanno catturato il cucciolo, che intanto era stato controllato a vista dalla donna. L’animale era in pessime condizioni di salute, fortemente disidratato e debilitato, ed è stato trasportato in un centro veterinario di Viareggio (Lucca) dove l’hanno sottoposto alle prime cure. Nonostante abbia ripreso a mangiare e a bere, è sempre sotto osservazione nella struttura veterinaria presente nella Regione Toscana dove i Forestali lo hanno trasferito venerdì sera. Ci resterà fino a quando il suo stato di salute sarà tornato soddisfacente. A quel punto dovrà essere ospitato presso una struttura specializzata del Corpo Forestale dello Stato per completare il recupero e venire successivamente reimmesso nel territorio. «Talvolta - si legge in una nota del Corpo forestale - i lupi vengono uccisi, altre volte vengono tratti in salvo. In questo caso, ben lontano dallo stereotipo di bestia feroce veicolato da certe fiabe e da una credulità popolare che in certe zone ancora resiste saldamente, i Forestali si sono trovati davanti ad un animale malato, ferito, impaurito e ridotto a pelle e ossa». La Forestale ieri aveva anche catturato anche un altro lupo, questa volta ad Anagni, nel Frusinate. L’animale è stato preso mentre si aggirava sulla via Morolense ed è stato catturato dagli agenti della Forestale di Frosinone e di Anagni ed è stato poi trasportato nel Parco di Pescasseroli, in Abruzzo. All’intervento ha partecipato anche il personale dell’Asl di Frosinone. Il lupo è in buone condizioni di salute.  
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 OTTOBRE 2014
 
Centra con l’auto due maiali che attraversano la 131, illeso
 
TRAMATZA (OR) - Si è trovato improvvisamente due enormi maiali in mezzo alla strada e non è riuscito ad evitarli. Gli animali sono morti, mentre l’auto ha subito ingenti danni. Per fortuna il guidatore è rimasto illeso. La disavventura è capitata ieri notte ad un automobilista che stava percorrendo la 131. All’altezza dell’area di servizio della Esso è accaduto l'imprevisto: i due maiali hanno attraversato la strada proprio mentre transitava un’Alfa 159. L’autista non è riuscito a evitarli e li ha centrati in pieno, uccidendoli. Spaventato ma fortunatamente illeso, l’automobilista ha chiesto subito i soccorsi. Sulla 131 sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Oristano e il veterinario della Asl. I militari hanno effettuato i rilievi e ora dovranno accertare l’identità del proprietario degli animali. Il veterinario ha inviato una relazione agli uffici competenti. Per rimuovere le carcasse dei due grossi maiali è stato richiesto anche l’intervento dei vigili del fuoco del Comando provinciale. Non è la prima volta che animali incustoditi provocano incidenti lungo la 131. I proprietari, infatti, dopo la depenalizzazione del reato, rischiano solo una modesta multa per omessa custodia degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
5 OTTOBRE 2014
 
"AL LUPO, AL LUPO" DI TOSI: "VANNO SPOSTATI, NON CI POSSONO STARE"
Verona, il sindaco attacca di nuovo dopo l'ordinanza
 
La soluzione per i lupi in Veneto "è spostarli, perchè nella nostra montagna è pieno di allevamenti e di case, non ci possono stare. Bisogna che l'istituto nazionale autorizzi lo spostamento". Lo ha detto oggi Flavio Tosi, della Lega, sindaco di Verona, ospite su Sky Tg 24 de "L'Intervista" di Maria Latella. Il primo cittadino della città veneta se la prende ancora una volta con questi animali dopo l'ordinanza choc, emanata proprio qualche giorno fa, che permetterebbe di ucciderli. Solo venerdì scorso, in una conferenza stampa, Tosi aveva fatto sapere: "E' importante avere un approccio concreto e scientifico alla questione della salvaguardia della Lessinia e della presenza dei lupi in quella zona. Per questo abbiamo deciso di avvalerci di alcuni esperti che, attraverso una loro relazione accurata, possano documentare ciò che sosteniamo da tempo, ovvero non è possibile una convivenza tra lupo e uomo in questo territorio".
 
TG COM24
5 OTTOBRE 2014
 
Ricompare sull'altipiano di Asiago l'orso M4, incubo degli allevatori
Le immagini del plantigrade, soprannominato "il Biondo", sono state riprese attraverso il mirino di precisione del fucile di un cacciatore
 
M sta per "maschio", 4 è il numero della provetta contenete il suo dna. Due quintali di peso e sei anni di vita, "Il Biondo" - come è soprannominato per via della peluria ritrovata vicino alle sue vittime - è un orso che desta le preoccupazioni degli allevatori da diversi mesi. Aggressivo ed esperto nel far perdere le sue tracce, l'orso andrebbe sorvegliato per evitare che faccia ulteriori vittime: sono già decine i bovini uccisi, e addirittura due asini. L'obiettivo è catturarlo per munirlo di radiocollare e poter sorvegliare i suoi movimenti, ma il Biondo appare e scompare fra le foreste dell'altipiano di Asiago. L'ultima volta era stato avvistato al confine con il Trentino, a 1700 metri d'altezza. Questa volta è stato un cacciatore a riuscire a registrare le immagini di questo animale
VIDEO
http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/ricompare-sullaltipiano-di-asiago-lorso-m4-incubo-degli-allevatori_2071916201402a.shtml
 
IL CENTRO
5 OTTOBRE 2014
 
Qualcuno mi aiuti a portare fuori il cane

Vito de Luca

 
PESCARA «Per favore, qualcuno mi aiuti a portare a spasso il mio Leo». È l’appello di Maria Buzzoni, 62 anni, che vive nella zona dell’ospedale civile. E Leo, invece, è uno spinone di otto anni, l’unico a tenerle compagnia, visto che Maria è rimasta sola (a parte l'assistenza che le dà la Asl), con le artriti che però le procurano forti dolori nei movimenti. Ed è questa la causa del suo appello: l'impossibilità di portare a spasso il suo cane, che naturalmente ha bisogno di almeno due uscite giornaliere per le passeggiate. Maria, infatti, ormai si muove a fatica, e non potrebbe in nessun modo trattenere tra le mani un guinzaglio e da due anni un’uscita di questo tipo le è diventata fuori dalla sua portata. Due anni in cui Maria ha pensato bene di affidare l’incarico per lo sgambettamento di Leo ad una signora, un servizio che però le è costato cinque euro per ciascuna uscita di un’ora, due volte al giorno, per un totale di 10 euro al dì. Troppi, vista la pensione d’accompagnamento che percepisce: 700 euro al mese, riferisce. «Ringrazio tanto la signora che mi ha aiutata», spiega Maria al Centro, «ma ora, purtroppo, questa spesa mi è diventata impegnativa. Tuttavia, per Leo ora devo trovare una soluzione», continua Maria. «Io non posso più accompagnarlo, poiché ho le dita delle mani che mi vanno per conto loro, e in più non ho nemmeno un’amicizia per poter avere un aiuto di qualsiasi tipo, anche morale. Mi rimetto pertanto alle persone di buon cuore che amano gli animali e che sono in grado di capire la situazione». Insomma, a Maria farebbe comodo se ci fosse qualcuno in grado di poter far fare le passeggiate giornaliere a Leo, senza gravare sul suo bilancio quotidiano. «Io non mi voglio separare dall’affetto più caro che ho, il mio amico Leo, cane meraviglioso, che mi fa tantissima compagnia», sospira Maria. «Per me persona sola, malata e tribolata è molto importante condividere con lui le mie giornate di solitudine, poiché avere un fiato vicino nei momenti no è molto importante». «Io non sono in grado di portarlo fuori», conclude con la speranza che l’appello venga recepito da qualcuno, «ma lui ha diritto di stare all’aria aperta. E dunque, chiedo che qualcuno si offra affinché mi possa dare una mano». Per informazioni telefonare al 320/8230537.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
5 OTTOBRE 2014
 
Niamey: uomini e animali
 
E’ un’impresa non da poco. I capri e i montoni sospettano appena ciò che accadrà. Legati e trasportati sui tetti dei camion come migranti. Spuntano dai bauli dei taxi. Appesi a una corda o parcheggiati lungo le strade. Fieno in abbondanza per ingrassarli. Acqua insaponata per dilatarne i contorni. I capri sono le prime vittime dell’annuale festa della Tabaski che si celebra questa domenica. Resistono come possono perché sono sempre cresciuti isolati. I pochi tentativi di ribellione sono stati stroncati sul nascere. Si conosce l’esito del copione scritto dai vincitori. Condotti al macello o allora sgozzati sul posto senza video per renderne appetibile il sacrificio. Quest’anno i prezzi sembrano più abbordabili del solito. Aumentata l’offerta e diminuiscono i prezzi. Perché l’operazione sia completata occorre la legna e la sicurezza della vittima. I ladri sono abili nell’asportarla. Il proprietario che l’ha nutrita e custodita rischia fino all’ultimo la sua incolumità. Il mercato di oggi è spietato. I capri, come i poveri, non sono che danni collaterali. Chi commercia l’erba e la legna per la festa sono gli asini. Lavorano senza sosta e sono bastonati ad ogni accenno di sommossa. Dalla periferia raggiungono la città ad ogni ora della giornata. Non hanno orari se non quelli dei padroni. A testa china trascinano il carro dalle ruote incerte come il traffico. Lo sfidano nella confusione che regna ad ogni incrocio che Dio manda. Di notte assomigliano a un don Chisciotte senza scudiero. I serbatoi d’acqua numerati sono castelli che si trasformano in mulini a vento. Attraversano le foreste che non hanno più alberi. Seguono le incerte rotte dettate dal padrone. Mangiano appena a sufficienza e non hanno nessun giorno di ferie. Sono esclusi da ogni forma di protezione umanitaria. Gli asini sono considerati come i garanti del sistema. Non discutono gli ordini superiori. Eseguono ciò che i padroni decidono per il loro bene. Il bastone è necessario per convincerli a camminare. Sembrano sottomessi al loro destino. L’ultimo tentativo di ribellione che si ricordi è stato sedato dalle preghiere lungo la strada.
Si vedono come una classe superiore. L’andatura, il portamento e le rifiniture non lasciano dubbi. Per prevenire inutili itinerari su strade smarrite portano i paraocchi. Resistenti al caldo e alle sete. La ditta francese Orange, une delle compagnie telefoniche della piazza, li addobba di tessuti colorati per la pubblicità. I dromedari sono gli altri animali di Niamey la capitale. Silenziosi e addomesticati ascoltano solo la voce del padrone. Trasportano lui e la legna col fieno ancora verde di stagione. Si adattano bene alle esigenze del mercanti del paese. Dimenticati i deserti e le steppe si limitano a inseguire i rari marciapiedi che gli arbusti arredano. Dell’antica sabbia conservano l’opaco colore e l’incerta nostalgia. Rari sono quanti ricordano e tramandano le piste carovaniere del sale e degli schiavi. Quasi nessuno saprebbe ancora trovare le rare sorgenti delle oasi. Un brivido di follia si propaga quando una ditta di trasporti li prende come pubblicità. I dromedari di Niamey si assicurano una corsia a parte del ponte nuovo del fiume Niger.
Sono messi in gabbie intrecciate. Passano senza destare sospetto tra un auto in sosta e l’altra ferma per guasto. Chi viene da lontano usa la bicicletta o un carro tirato a mano. La gabbia prende poco posto e ha il vantaggio della visibilità. Si apprezza la qualità a colpo d’occhio. I polli di Niamey non hanno la vita lunga. Passano da una gabbia all’altra e sono arrostiti lungo le strade. Sono pochi i ristoranti che li propongono da quando i turisti sono finiti. Quelli dei villaggi fanno esperienza di libertà. Si guadagnano il pane quotidiano ruspando il miglio ormai terminato accanto ai granai. Lo chiamano il tempo della ‘saldatura’. Finite le scorte si aspetta il nuovo raccolto che dipende dalla pioggia. I polli questo lo sanno e sopravvivono fingendosi uccelli. La notte la passano sui rami degli alberi per consolarsi a vicenda. I pochi galli che si azzardano a  svegliare il giorno sono in competizione coi minareti. In città si accampano nei cortili e rincorrono le farfalle. Poco prima dell’ultima alluvione la gabbia galleggiava come l’arca di Noè.
Una coppia di animali scelta secondo la loro specie. E l’arca prendeva forme e dimensioni che nessuno aveva osato immginare. Tutti si erano potuti salvare dal diluvio. Apparve l’arcobaleno
 
LA ZAMPA.IT
5 OTTOBRE 2014
 
L’Unione Europea approva le regole finali relative alle specie invasive, al via da 2015
Bruxelles sta preparando una “lista nera” di minacce a livello europeo
 
L’Unione europea prepara il suo piano d’attacco contro le specie “aliene” invasive, animali e piante “ospiti” indesiderati degli ecosistemi europei. Il Consiglio Ue ha dato il via libera finale alle nuove regole, con entrata in vigore prevista il primo gennaio 2015. 
Secondo il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, questa norma rappresenta una «tappa importante nell’affermare il valore della biodiversità in Europa, che costituisce un fattore chiave per lo sviluppo della nostra economia». 
Bruxelles è già a lavoro per preparare una “lista nera” di minacce a livello Ue. Specie come lo scoiattolo grigio americano, presente in Italia soprattutto in Piemonte ma anche in Lombardia, Liguria e di recente anche vicino Perugia e nel padovano. Secondo fonti comunitarie, «ci sarà sicuramente» e questo significa che per l’Italia significa «scatterà un impegno formale a eradicare le colonie e renderà più forte il divieto di commercio e possesso, già introdotto con decreto» spiega Piero Genovesi, esperto dell’Ispra. 
Fra i candidati ad entrare nell’elenco non dovrebbe mancare anche un animale giunto dalla Thailandia fino in Piemonte e a Maratea, in Basilicata: lo scoiattolo “variabile” o Callosciurus finlaysonii. Mentre per la nutria, accusata di provocare danni per milioni di euro ogni anno, l’arrivo della norma Ue l’anno prossimo colmerà un vuoto normativo che si era venuto a creare a livello nazionale, ripristinandone il monitoraggio. 
 
CORRIERE.IT
5 OTTOBRE 2014
 
“La carne è monotona perché non esprime la vita”
 
di Alessandro Sala
 
“La carne è monotona perché non è in grado di esprimere la vita”. La filosofia che sta dietro alla cucina di Pietro Leemann, il più noto tra gli chef vegetariani di casa nostra, titolare del Joia di Milano, ristorante con stella Michelin che da 25 anni rappresenta l’eccellenza veg in campo culinario, in fondo è tutta racchiusa in queste semplici parole. E nella sua personale filosofia: “La grande soddisfazione di uno chef vegetariano sta nella consapevolezza di non essersi limitato a offrire ai suoi ospiti una cena piacevole, ma di avere anche contribuito a fare loro del bene”. Perché è inutile girarci troppo attorno: al di là dell’empatia nei confronti degli animali, che si può provare oppure no, un dato di fatto piuttosto incontrovertibile è che il grosso della carne che arriva sulle tavole proviene dalla filiera degli allevamenti intensivi che vede negli animali solo materie prime in un percorso produttivo finalizzato, come in ogni processo industriale, a garantire la massima resa al minor costo con tutto quello che ne consegue sulla qualità del prodotto finale. E, di conseguenza, sulla salute di chi se ne nutre.
Leemann ha spiegato il suo modo di vedere le cose nei giorni scorsi a margine del convegno della Lav “Il futuro inizia a tavola”, in occasione dell’inizio della Settimana vegetariana internazionale. Un’ininiziativa simbolica, quest’ultima, che per sette giorni accende i riflettori su un modo alternativo di alimentarsi, più attento e consapevole al benessere in ogni sua declinazione: quello della persona, quello degli animali e perfino a quello del pianeta, considerati gli alti costi ambientali legati alla produzione intensiva di carne. Una sola settimana in un intero anno, si potrebbe pensare, non fa una grande differenza. Ma può essere l’occasione per stimolare comportamenti virtuosi anche nelle rimanenti 51. Leemann  ha così  provato a dare qualche consiglio a quanti intendono provare a modificare il proprio stile di vita in cucina e sulla tavola. Eccoli, in estrema sintesi:
- Conoscere il cibo che cuciniamo: bisogna imparare a creare una banca dati di ingredienti di cui si conoscono caratteristiche e proprietà: solo così è possibile trovare i giusti equilibri nutritivi e di gusto
- Ciò che nasce in natura è già perfetto. Noi dobbiamo essere capaci di non rovinare questa perfezione con la trasformazione. Quando si assapora un cibo è importante che si riconosca il sapore originale dell’ingrediente.
- La semplicità sia il filo conduttore: a volte complichiamo troppo le cose e così facendo l’essenza del cibo se ne va
- Ogni prodotto ha caratteristiche differenti, appartiene ad una categoria dei gusti di base: bisogna conoscerli e imparare a giocare con i contrasti.
- Dedicare almeno 30 minuti alla preparazione di ogni pasto. Oggi nelle case si tende a dedicare troppo poco tempo alla cucina, che pure fa parte della nostra cultura. Ma soprattutto si passa il tempo a cucinare cibo già cucinato, prendendolo dalla scatola o da una busta nel freezer.
- Pensare a come mangiare un cibo, ma anche a come digerirlo: l’utilizzo di fermenti o alghe aiuta ad assimilare meglio. Ogni cibo deve essere cucinato nel modo corretto, per mantenere le proprie caratteristiche e per essere più assimilabile.
- Coinvolgere i bambini, avvicinandoli alle verdure come se fosse un gioco, facendo scegliere a loro quali mangiare e invitandoli a dare il loro contributo anche nella preparazione.
- Quando cuciniamo portiamo in tavola un cibo ma anche un sentimento. E di conseguenza quando si inizia a cucinare non dovrebbe mai mancare l’ingrediente principale: l’amore. L’amore per il cibo, per la natura, per l’ambiente, per le persone. Per questo è importante gioire di quanto c’è nel piatto con la consapevolezza che non è stato ucciso alcun animale. Il successo di un’alimentazione corretta è tutto qui: che sia sana e che porti con sé amore.
Trasformare tutto questo in una cucina creativa e da stella Michelin è cosa da grandi chef. Una maggiore consapevolezza sul cibo, sulle sue origini, su quello che può comportare per la nostra salute e farne tesoro per cambiare in meglio le abitudini quotidiane, invece, è cosa per tutti.
 
IL MESSAGGERO
5 OTTOBRE 2014
 
Il cane che non voleva morire: Lazarus sopravvive a incidente e due eutanasie

Anna Guaita

 
NEW YORK - Investito da un’automobile. Sottoposto per due volte a eutanasia. Eppure è vivo e vegeto. Un bastardino di 4 anni che il padrone aveva ritenuto necessario abbandonare in un canile, in Alabama, è oggi sano e salvo presso una famiglia che gli vuole un gran bene. Ma la sua avventura ha fatto il giro del mondo.
Lazarus – così è stato ribattezzato per ovvie ragioni – è un misto di cane pastore tedesco e un border collie. Il padrone se ne è liberato perché doveva trasferirsi, almeno questo ha detto al canile per spiegare perché non poteva più tenere con sè il cane. Evidentemente non si trattava di un padrone molto affezionato, considerato che ha scelto un canile di Ozark, in Alabama, dove gli animali vengono tenuti solo una settimana: se nessuno li adotta in quel breve arco di tempo, vengono sottoposti a eutanasia.Nella sua vita, Lazarus era già sopravvissuto a un incidente stradale: era stato investito, ma si era rimesso. Tempra forte dunque. E quando è successo che dopo una settimana nella gabbia, il veterinario è venuto per praticargi l’iniezione per sopprimerlo, le cose non sono andate come al solito. Il veterinario ha eseguito varie eutanasie a tutti gli animali giunti alla fine della loro “residenza”. E poi ha fatto un giro di controllo per accertarsi che tutti fossero davvero deceduti. Ma arrivato al corpo di Lazarus, ha sentito che il cuor batteva ancora, anche se molto lievemente. Ha dunque praticato una seconda iniezione di eutanasia. Questa volta è rimasto accanto al cane, gli ha auscultato il cuore. E non ha avuto dubbi: per quanto forte fosse il cuore di quel povero cane, aveva smesso di battere. Se ne poteva dunque certificare ufficialmente la morte.
Gli addetti hanno chiuso le gabbie dei cani deceduti, in attesa che il turno della mattina li prelevasse. Dopodiché il veterinario e i dipendenti se ne sono andati a casa. Ma quando è arrivato il turno della mattina: sorpresa! Lazarus era in piedi nella sua gabbia, forse un po’ intontito, ma allegro, con la coda scodinzolante. Aveva anche finito quel poco di mangiare che era rimasto nella sua ciotola la sera prima.E’ stato a questo punto che è intervenuta l’organizzazione di beneficenza “Two by Two Rescue”, specializzata nel salvare cani in situazioni disperate. L’associazione, che sopravvive solo grazie alle donazioni del pubblico, ha prelevato il bastardino dal canile, lo ha ribattezzato Lazarus, e lo ha trasferito nella casa di una delle direttrici dell’associazione, a Birmingham. Dalle foto postate su Facebook, si vede che Lazarus ora vive serenamente, gioca con un altro cane (anche lui salvato da un canile), e apprezza essere coccolato. I suoi salvatori sostengono che si tratta di un animale dolce, bene educato, pulito: “Per noi lui rappresenta un miracolo –scrivono – ed è bello essere parte di un miracolo”.
 
LA ZAMPA.IT
6 OTTOBRE 2014
 
Ecco Lazzaro, il cagnolino che non voleva morire
 
La voglia di vivere di Lazzaro è senza paragoni. Lui, meticcio di circa 4 anni, è stato investito da un’automobile ed è stato sottoposto due volte a eutanasia. Ed è comunque sopravvissuto.
Quando era giovane, Lazzaro era stato investito, ma si era ripreso. Poi il suo proprietario, dovendosi trasferire, decise di abbandonarlo in un canile statunitense. Uno di quelli dove gli “ospiti” vengono abbattuti se non vengono adottati entro una settimana. Così dopo sette giorni il veterinario gli praticò l’iniezione letale. Ma durante un giro di controllo, si accorse che Lazzaro non era morto: il suo cuore batteva ancora, anche se molto debolmente. Così decise di fargli una seconda iniezione e di rimanergli accanto per certificarne ufficialmente il decesso. Questa volta sembrava che Lazzaro avesse lasciato questo mondo e così gli addetti della struttura chiusero le gabbie dei cani deceduti, in attesa che il turno della mattina li prelevasse.
Ma il giorno dopo la sorpresa: Lazarus era in piedi nella sua gabbia, un po’ intontito, ma aveva anche finito quel poco di cibo che era rimasto nella sua ciotola dalla sera prima.
Un cane con così tanta voglia di vivere meritava un diverso destino: così “Two by Two Animal Rescue”, un’organizzazione specializzata nel salvare cani in situazioni disperate, gli ha trovato una casa dove vive felice così come testimoniano queste foto pubblicate su Facebook.
FOTO
http://www.lastampa.it/2014/10/06/multimedia/societa/lazampa/ecco-lazzaro-il-cagnolino-che-non-voleva-morire-sVk8Ckz3eKpPRVf6lPgF9M/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
5 OTTOBRE 2014
 
L’elefantino cade, i genitori corrono in suo aiuto
 
Un elefantino cerca di risalire da una buca, ma perde l’equilibrio e cade a pancia in su. In pochi secondi due esemplari adulti, forse i suoi genitori, corrono in suo soccorso. Una splendida immagine, specchio però di una natura selvaggia che non c’è: sebbene la scena riscaldi il cuore, il tutto accade all’interno dello zoo di Zurigo e luogo ben lontano dalle sterminate aree in cui questi splendidi animali dovrebbero vivere.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2014/10/05/multimedia/societa/lazampa/lelefantino-cade-i-genitori-corrono-in-suo-aiuto-kJEMTVfhLCXWfWkUOm0ASN/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
5 OTTOBRE 2014
 
COSTA RICA, I CAMBIAMENTI CLIMATICI MINACCIANO LE UOVA DI TARTARUGA
Ben 600 testuggini marine in viaggio per deporre
 
I cambiamenti climatici stanno ostacolando la sopravvivenza di alcune specie di tartarughe di mare in Costa Rica, lungo la costa del Pacifico. Ben 600 testuggini marine viaggiano ogni anno per deporre le uova lungo le spiagge di Ostional, nella provincia di Guanacaste, a circa 300 chilometri dalla capitale San José. Gli animali arrivano su queste spiagge tra metà agosto e l'inizio di settembre e le uova si schiudono fino al massimo a dicembre.
Le tartarughine, però, non devono sopravvivere solo ai loro normali predatori come gli uccelli marini, i cani e gli avvoltoi, ma anche ai cambiamenti climatici, secondo il biologo Rodrigo Morera Avila. "L'umidità e la temperatura ottimale, indispensabili a far schiudere le uova - spiega il biologo - sono mancate a causa di un agosto caratterizzato da una forte siccità. Le uova si schiudono a 34 gradi, ma qui spesso ne abbiamo fino a 40". Un allarme per la salvaguardia di specie come la tartaruga verde, la embricata e la tartaruga liuto.
 
NEL CUORE.ORG
5 OTTOBRE 2014
 
MODELLO FILIPPINE: GLI ANIMALI BENEDETTI IN UNA CHIESA DI MANILA
Non solo cani, ma anche porcellini d'India e serpenti
 
Non solo cani, ma anche serpenti, porcellini d'India e qualunque genere di animale domestico: tutti insieme nella chiesa Malate di Manila per l'annuale benedizione degli animali. Centinaia di persone hanno portato ieri i loro "amici" a far benedire con una spruzzata di acqua santa, in occasione del giorno dedicato a San Francesco d'Assisi, santo protettore degli animali.
Il parroco della chiesa, Padre Michael Martin, ha detto che spera che la messa annuale porti maggiore consapevolezza fra le persone circa l'importanza del rispetto per tutte le forme di vita. In questa occasione i proprietari possono ascoltare la celebrazione insieme ai loro amici animali, che successivamente hanno ricevuto la benedizione.
 
GEA PRESS
6 OTTOBRE 2014
 
Benevento – La “fabbrica” degli uccellatori napoletani, con le spille da balia
La Forestale distrugge numerose postazioni. Purtroppo le pene sono poco severe

 
Più impianti di uccellagione sono stati distrutti del Corpo Forestale dello Stato il località Olivola, nel Comune di Benevento. Si tratta dello stesso luogo dove pochi giorni addietro era stato fermato un uccellatore napoletano.
Proprio dell’hinterland napoletano proveniva il pluripregiudicato colto ora in flagranza di reato dalla Forestale. Purtroppo altri uccellatori sono riusciti a fuggire alla vista dei Forestali. Numerose postazioni di cattura sono così state distrutte dagli Agenti che hanno asportato materiali adoperati per la cattura dei volatili ai quali è stata resa subito la libertà.
All’uomo denunciato, sono state invece sequestrati lacci, reti ed i sventurati richiami vivi. L’uomo aveva inoltre già catturato un cospicuo numero di fringillidi, alcuni custoditi in anguste gabbiette, altri legati con l’ausilio anche di spille da balia.
Secondo la Forestale il reato specifico previsto dalla legge sulla caccia non è particolarmente adatto al fenomeno, ma all’uccellatore è stato contestato anche il maltrattamento di animali il quale, in quanto reato-delitto, è più severo.
La Forestale ricorda inoltre come secondo le stime desumibili dal più recente rapporto ecomafia stilato da Legambiente, l’assalto al patrimonio faunistico, in Italia, ha assunto i contorni di una vera e propria emergenza criminale, con un aumento esponenziale dei reati perpetrati e del giro di affari, che solo per l’uccellagione si aggirerebbe su valori di svariate decine di milioni di euro.
La Campania, nell’ambito della triste classifica dei reati connessi alle ecomafie, vanta da anni un poco invidiabile primo posto nazionale, ma è forse meno noto che la medesima posizione la stessa regione ha recentemente registrato proprio per lo specifico problema del prelievo venatorio abusivo, facendo un balzo in avanti dalla precedente quarta posizione, con un consequenziale incalcolabile danno ambientale dovuto al depauperamento continuo della preziosa biodiversità animale delle nostre terre.
Dimostrazione lampante di questa preoccupante recrudescenza dell’ odioso fenomeno criminale dell’uccellagione e dei reati connesi in danno degli animali, sono le decine di denunce e sequestri effettuati solo negli ultimi anni dal personale del Comando Stazione CFS di Benevento.
Immancabilmente, queste crudeli pratiche sembrano essere appannaggio esclusivo di soggetti provenienti dal napoletano, perlopiù pregiudicati, i quali per rifornire il fiorente mercato nazionale e locale hanno eletto la nostra provincia, purtroppo, tra le mete privilegiate di cattura degli sfortunati volatili, proprio in ragione di una ricchezza ecosistemica e di biodiversità che il personale del Corpo Forestale dello Stato è impegnato strenuamente a difendere.
 
IL VELINO
6 OTTOBRE 2014
 
Animali, da M5S proposta legge contro macellazione rituale
 
“In questi giorni si è celebrata 'Festa del sacrificio' di Abramo, occasione come tante altre in cui migliaia di animali sono stati uccisi attraverso la cosiddetta macellazione rituale, una tecnica estremamente cruenta che non prevede lo stordimento preventivo, provocando così all'animale ulteriori sofferenze nel suo già lungo e doloroso percorso di morte”. Lo affermano i deputati M5S della Commissione Agricoltura e il deputato Paolo Bernini (Commissione Difesa) , annunciando la convocazione di una conferenza stampa per oggi lunedì 6 ottobre, alle ore 16, presso la sala conferenze della Camera dei Deputati, durante la quale chiederanno l'immediata calendarizzazione di una proposta di legge a prima firma Chiara Gagnarli. All'evento parteciperanno anche alcuni attivisti di Animal Equality e sarà proiettato un video.
 
OGGI
6 OTTOBRE 2014
 
Pet therapy: quando il cane aiuta a guarire. L’esperienza di Dog4Life
All’Unità spinale dell’Ospedale Niguarda di Milano, ci sono anche i dottori a… quattro zampe. Qui la fisioterapia è affidata a Happy ed Angel, due labrador color miele e cioccolato, con i loro amici guidati da due pet therapist esperti. I risultati? Sorprendenti
 
Come ogni settimana è arrivato il momento della fisioterapia all’Unità Spinale dell’Ospedale Niguarda di Milano (il nuovo centro Spazio Vita che accoglierà tutte le attività socio integrative sarà pronto nel 2015). I pazienti sulla carrozzina attendono in palestra, ma quella non sarà un’ora come le altre. Perché dalla porta entrano, ormai da dieci anni, dei terapisti molto particolari. Il saluto è un colpo di coda e l’atmosfera si fa subito più distesa. Sono Happy ed Angel i capofila di questa allegra equipe di medici del sorriso, due labrador color miele e cioccolato accompagnati da Patrizia Spada, la responsabile pet therapist dell’Associazione Dog4Life. Insieme a loro Alessandra De Fronzo con il diligente pastore belga malinois Alinghi, ed Enzo Panelli, primo pet therapist sulla carrozzina, con la labrador nera Iana.
Vittime d’incidenti sportivi o automobilistici e bambini affetti da spina bifida. La fisioterapia si rivolge a loro con un programma di esercizi finalizzati alla mobilità degli arti superiori e del tronco. C’è il lancio della pallina e del frisbee o ancora la sistemazione a terra di croccantini camuffati sotto coppette, e il percorso di paragility. Ogni movimento è studiato a seconda dell’esigenza riabilitativa da uno staff di professionisti e coinvolge fasce muscolari che altrimenti verrebbero stimolate con una ginnastica meccanica e ripetitiva. In più c’è l’interazione con il cane, preparato da esperti istruttori cinofili, che addolcisce e alleggerisce il lavoro trasformandolo in un gioco. “Questa è una terapia integrativa che affianca i regolari percorsi medici, ma ha il vantaggio di favorire la socializzazione e di creare un clima disteso e informale” dice la fisioterapista del reparto Liliana Panigata.
Il cane con la sua spontaneità comunica senza pregiudizi, senza filtri e senza vedere la disabilità in chi gli sta di fronte. Inoltre, il paziente acquisisce gradualmente autostima e autonomia nell’imparare a condurre un animale e impartirgli dei comandi. La fatica diventa piacere e la dolcezza scioglie qualsiasi resistenza. Alessandra Sessa
FOTO
http://www.oggi.it/famiglia/animali/2014/10/06/pet-therapy-quando-il-cane-aiuta-a-guarire-lesperienza-di-dog4life/
 
LA ZAMPA.IT
6 OTTOBRE 2014
 
Regno Unito, l’abbaiare di un cane ha salvato sei gattini dalla spazzatura
I felini, dai due ai cinque anni, sono ora in cura dai volontari della Croce Blu
 
Gettati in un bidone come se fossero spazzatura. Così sono stati trovati sei gattini in una zona isolata nei pressi di Wicken Fen riserva naturale nel Cambridgeshire. I sei piccolini erano destinati così a una morte certa e lenta, fatta di sofferenza e solitudine. 
A salvare loro la vita è stato però un amico inaspettato: quando un cane è passato vicino al bidone, ha iniziato ad abbaiare costringendo i suoi proprietari a capire il motivo della sua agitazione.  
«Quando hanno aperto il bidone i proprietari hanno trovato sei gatti che li fissavano con uno sguardo terrorizzato - racconta al Cambridge News Alan Maskell, direttore della Croce Blu locale -. Una scena che li ha completamente scioccati». 
I gattini, fra i due e i cinque anni, godono per fortuna di buona salute e ora sono in cura dai volontari, con la speranza che possano trovare presto una famiglia.
 
LA ZAMPA.IT
6 OTTOBRE 2014
 
Foca nelle gabbia dei sub per sfuggire allo squalo
 
Due sub, al sicuro della gabbia, stanno filmando uno squalo bianco e assistono a qualcosa di particolare: una foca, possibile vittima del predatore, si infila nella gabbia con loro per cercare rifugio.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2014/10/06/multimedia/societa/lazampa/la-foca-nelle-gabbia-dei-sub-per-fuggire-allo-squalo-YFZsOJJnNszX7Drpdu3IDI/pagina.html
 
CAFFEINA MAGAZINE
6 OTTOBRE 2014
 
Scopre di avere il cancro grazie al suo cane. Il fiuto salva la vita?
 
Forse un caso, o forse il sesto senso che si mescola all'affetto che un cane può provare per il suo padrone. Se lo chiederà sicuramente Allison Powell che ha scoperto di avere il cancro al seno grazie al suo cane. Salvandole la vita. La donna da qualche mese aveva notato una strana attenzione da parte del cane verso il suo seno sinistro. L'animale sfregava ripetutamente il muso sempre nello stesso punto, al punto che Allison ha deciso di sottoporsi a un controllo medico. Alla 48enne londinese è stato diagnosticato un cancro della mammella in stadio precoce. "Credevo volesse solo attirare la mia attenzione - racconta la donna parlando del suo labrador - ma invece voleva dirmi a modo suo che qualcosa non andava. Voleva farmi riflettere". Il cane, durante la degenza della donna ricoverata in ospedale per l'intervento, era molto depresso e si è ripreso solo quando ha iniziato a vedere dei miglioramenti: "Ora ogni mattina, appena mi alzo, mi annusa dalla testa ai piedi", ha detto la donna. L'olfatto del cane per una diagnosi precoce?
Di questa qualità qualche studioso parla da parecchio tempo e sono diversi gli studi che lo confermano. Non solo. Ci sono anche testimoni diretti del grande potere del fiuto dei quattrozampe. Come la donna inglese, anche una signora newyorkese di 57 anni ha vissuto la medesima esperienza. Il suo dobermann di nome Troy ha fatto la diagnosi precoce. Diane Papazian è certa che il suo amichetto l’abbia salvata: il cane si strofinava insistentemente alla padrona da quando era cucciolo. All'inizio non ci aveva fatto caso, poi si era messa in allarme decidendo per una mammografia. Anche per lei, l'intervento di mastectomia.

    

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